Orgoglio gay, Bergoglio e (nessun) pregiudizio

Michela Murgia, scrittrice che ho tanto apprezzato per Accabadora, scrive sul suo blog – lamentandosene – della situazione della stampa italiana, dei media e del relativo pubblico, sulla capacità di creare false notizie e di generare credulità collettiva sulle bufale direttamente indirizzate ai danni dell’attuale nuovo pontefice.

Il discorso di Murgia è così sintetizzabile: hanno detto che era pro-dittatura e non è vero. Gli hanno attribuito frasi misogine che si sono poi rivelate mai dette o pensate. Ok, è omofobo ma da un papa non ci si può aspettare un’apertura sui diritti civili.

Premetto di essere uno di quelli che hanno “abboccato” da subito alle illazioni di cui sopra. Murgia, insieme al coro degli entusiasti di Bergoglio, dovrebbe tuttavia riflettere su un dato incontrovertibile: la gente ci crede subito, a certe “sparate”, perché ritiene possibile che la chiesa cattolica romana sia capace di tali nefandezze. Non bisogna essere nemmeno poi tanto anticlericali. Basta aver studiato storia in modo corretto al liceo, per farsi un’idea in merito.

Non si tratta, quindi, di nutrire un pregiudizio o di essere semplici di intelletto. Semmai significa di essere abbastanza disincantati rispetto a un’istituzione che ha ancora molto, oggi e temo anche in futuro, da farsi perdonare.

C’è poi un secondo dato che riguarda il rapporto tra fedeli e gerarchie. Due frasi di quell’articolo ci aiutano a capire la reale dimensione del dramma. Le riporto, qui di seguito:

Resta in piedi solo l’accusa di aver affermato che il matrimonio gay è “la distruzione del piano di Dio”, ovvero di essere d’accordo con l’ortodossia cattolica in fatto di ordine familiare naturale.

[…] è pieno di gente sinceramente sorpresa che il conclave non abbia eletto papa un attivista dei diritti lgbt.

Evidentemente anche per l’autrice, l’onta dell’omofobia è uno dei mali minori di una chiesa che, in quanto tale, ha sviluppato una propensione nel disprezzare gay e lesbiche, per la quale si ha un atteggiamento di passiva accettazione. Un “sai com’è fatto” che se applicato a una lettura del nazismo, dell’apartheid in Sud Africa o al razzismo della Lega, risulterebbe irricevibile per chiunque. Mentre i “bergoglioboys” lo giustificano, pur non condividendolo.

Mi chiedo: ma è forse questa una giustificazione? Si vuole far passare per caso l’idea che ci sono ambiti di inevitabilità per il pregiudizio verso qualcuno, solo perché rientra nel DNA di una religione? O non dovrebbero, forse, i fedeli partire dall’assunto opposto, ovvero che è intollerabile – per una chiesa che riesce a manipolare centinaia di milioni di coscienze – l’esistenza di sentimenti di odio contro una categoria sociale specifica?

Siamo un paese che si scandalizza per un saluto mancato di una deputata grillina a una parlamentare cattolica (e pure non proprio rispettosa verso le persone LGBT) ma lo stesso, poi, accetta passivamente che la chiesa sia omofoba.

La stortura del rapporto tra base e gerarchia sta proprio in questo corto circuito culturale. Fino a quando i fedeli, se realmente convinti dei loro sentimenti di inclusione e di rispetto di tutte le differenze, non pretenderanno una moralità diversa da parte dei loro capi spirituali – e la chiesa ha il dovere di cambiare, altrimenti saremmo ancora ai tempi dei roghi a eretici e streghe (gli omosessuali non si bruciano più, si aspetta solo che finiscano all’inferno) – tutti i loro discorsi sulla diversità tra ecclesia e gerarchia saranno solo pallidi desiderata senza alcuna giustificazione e presupposto reale.

Concludo ricordando che su Dagospia è uscita la notizia di una certa apertura del papa verso le unioni gay. Se il discorso di Murgia è valido, ci troveremmo di fronte la terza bufala. Se invece quella notizia dovesse rivelarsi vera, vi invito a leggere oltre il trionfalismo dilagante su Francesco I: non ha (o avrebbe) mai detto di essere a favore dei diritti, ma di optare per le unioni civili proprio per non approvare nessuna legge sul matrimonio. Invece dei diritti pieni, diritti a metà. Un po’ come i DiCo, insomma, che tutti e tutte noi abbiamo tanto osteggiato, a suo tempo. Non vorrei che adesso qualcuno li tirasse fuori, magari portandoli in trionfo sulle note di YMCA.

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