Matrimonio egualitario: il mondo civile dice sì

Spagna, 6 novembre 2012: La Consulta ha bocciato il ricorso del Partido Popular e conferma la legge Zapatero sul matrimonio esteso alle coppie gay e lesbiche. Un passo importante nei confronti della cultura mondiale del diritto per le minoranze. La Spagna, anche in un momento di grave crisi economica, non rinuncia al dibattito sulla questione dei diritti e, soprattutto, alla loro salvaguardia.

Stati Uniti d’America, 7 novembre 2012: Obama vince le elezioni presidenziali per la seconda volta consecutiva, con un programma di grande apertura sui diritti delle coppie gay e lesbiche. Il presidente rieletto, per altro, si è detto favorevole al matrimonio egualitario. Nella stessa giornata di ieri è stato votato con esito positivo un triplice referendum, in Maine, Maryland e Washington, che istituisce il matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso. In Minnesota, invece, un referendum contrario viene respinto.

Francia, 7 novembre 2012: il governo ha approvato il disegno di legge sul matrimonio egualitario, che verrà discusso a gennaio in Parlamento.

In poco meno di ventiquattro ore il mondo civilizzato e democratico sconfessa, nell’ordine: la filosofia omofoba del Vaticano e dei suoi galoppini parlamentari italiani; Pierferdinando Casini e il suo orrido partito fondamentalista; l’italica destra (PdL e Lega) sempre più arroccati su posizioni medievali; l’intera linea del Partito democratico sulle unioni civili – con conseguenti mediazioni al ribasso – portate avanti dal 2007 a oggi, e in particolar modo le posizioni di personaggi discutibili quali Fioroni, Bindi, D’Alema e altri personaggi, più o meno grigi – Renzi e Bersani inclusi – della cricca cattocomunista di cui sono fieri alfieri.

A tutto questo non si può che dire sì. Un sì che va in direzione contraria al medio evo in cui pensano di vivere ancora le suddette persone e realtà politiche e che, proprio per la loro inadeguatezza di fronte al presente e alla storia, devono essere cancellati dalla scena politica italiana.

Sarebbe opportuno, adesso, che il movimento LGBT si desse una bella scossa e organizzasse, da qui ai prossimi mesi, continue iniziative di protesta e di sensibilizzazione per arrivare, in tempi brevi, a una legislazione avanzata sui diritti di cittadinanza. Magari mettendo da parte, per una volta, dissidi, dissapori, inimicizie politiche e quanto, fino a ora, ci ha reso, anche per colpa nostra, fanalino di coda in Europa e in quella parte di mondo che si fregia dell’aggettivo “civile”.

P.S.: per integrare, potete pure leggere il mio articolo di oggi su Gay’s Anatomy.

Matrimoni gay: per la chiesa è peccato, per la democrazia è diritto

Oggi su R2 di Repubblica si può trovare uno speciale sul matrimonio e l’estensione dei diritti alle coppie gay e lesbiche. Tra gli articoli proposti, vi è un pezzo molto interessante di Stefano Rodotà che fa notare due aspetti fondamentali della questione omosessuale italiana.

Il primo: con la sentenza 138/2010 la Corte Costituzionale ha dato rilevanza giuridica alle unioni omosessuali. In altre parole, la corte suprema italiana ha stabilito che l’amore tra due uomini o tra due donne rientra nei principi salvaguardati dalla Carta fondamentale del diritto italiano. Su questo c’è poco da discutere, bisogna solo prenderne atto.

Il secondo: nonostante la sentenza, il parlamento continua a far finta di nulla, imprigionato tra la prudenza di una sinistra incapace e il fondamentalismo e la violenza ideologica di un centro e di una destra altrettanto incapaci di cogliere il dato del presente.

E il dato è: la società è cambiata, profondamente. L’omosessualità non è una malattia, non è una perversione, non è un vizio. Chi crede ancora queste cose si appella a un testo epico-letterario che prevede la morte per chi mangia crostacei o per chi rivolge la parola a una donna con le mestruazioni.

Questa è la distanza tra il paese reale – dove è ormai norma che eterosessuali e non eterosessuali convivano pacificamente – e il palazzo, unitosi contro natura con santa romana chiesa e tradendo il principio di laicità dello Stato.

Intanto, mentre la situazione italiana ci ricorda sempre di più certa subcultura che ci rende più vicini all’Iran e all’Arabia Saudita, in tema di diritti civili, negli USA un altro stato – il Maryland – ha aperto le porte al matrimonio per tutti. Proprio in virtù del fatto che la Costituzione americana concede il diritto alla felicità a tutti i suoi e le sue abitanti. Se due donne o due uomini, perciò, per essere felici vogliono sposarsi, secondo quanto stabilito dalla legge, devono poterlo fare.

Questo passaggio è fondamentale. Perché ci fa capire due modi di vedere le cose totalmente all’opposto.

Per le religioni, infatti, l’amore, in qualsiasi sua forma, è sempre peccato. E non lo è solo se subordinato alla procreazione, che è conseguenza e non presupposto del sentimento.
Per la democrazia esso è un aspetto del diritto alla felicità. E da quel diritto può scaturire ogni altra cosa, vita inclusa.

A noi, poi, la scelta tra i dettami di una superstizione qualsiasi o la ricerca della parte più vera di cui siamo capaci.
Allo Stato, invece, il dovere di metterci in grado di operare questa scelta.