Convegno di Milano: il video dell’intolleranza omofoba

Ma Sentinelle in piedi, Manif pour tous, Mario Adinolfi, la sposa (mai del tutto) sottomessa Costanza Miriano, non erano per la libera espressione e libertà di opinione di tutti e contro ogni forma di omofobia?

lo studente viene preso per un braccio

lo studente viene preso per un braccio

Perché a guardare un video pubblicato nel sito di Repubblica sul convegno omofobo organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia – e abusivamente associato al logo dell’Expo 2015 col placet di Maroni – in cui un ragazzo chiede coraggiosamente alla platea se sanno qual è il reale orientamento sessuale dei figli dei/delle partecipanti, io sento solo parolacce contro di lui, fischi e tanta violenza verbale.

Da notare la “serenità” degli astanti, a cominciare dal “moderatore” del convegno che lo apostrofa pesantemente, con frasi «sei venuto a rompere le balle» e «ma va a cagare!».

lo studente viene allontanato dal microfono

lo studente viene trascinato via dalla sicurezza

Mi chiedo e vi chiedo, cari amici e care amiche eterosessuali: vi sentite al sicuro sapendo che è questa gente che vuole difendere le vostre famiglie? Cosa accadrebbe se costoro, arrivati al potere, pensassero che le vostre decisioni non sono affini alle loro idee (ad esempio in materia di interruzione di gravidanza, divorzio, fine vita, educazione della prole, ecc)? Perché di fronte a tutto questo, mi viene in mente una parola e una soltanto: fascismo.

Siamo sicuri che questa gente voglia davvero tutelare le vostre famiglie o forse, visti i toni e le reazioni rispetto a una semplice domanda, sono loro la minaccia da cui occorre difendersi?

E in tutto questo, ricordiamolo: la Lega Nord, il partito di Matteo Salvini, sta dalla parte di queste belle persone. Lo chiedo per l’ennesima volta: tutto questo vi fa davvero sentire al sicuro?

Di Pietro e Lega a favore del manganello facile

Il popolo indica la luna e il governo guarda al dito. Quello della mano che tiene il manganello, per altro.

Sabato scorso a Roma ci sono state centinaia di migliaia di persone pacifiche che sono state vittime, assieme alla democrazia di cui sono stati capaci, dell’assalto di poche centinaia di delinquenti da strada e dell’impreparazione delle forze di polizia che non hanno saputo garantire l’incolumità dei cittadini.

Roberto Maroni, se fosse stato il ministro degli interni di qualunque paese europeo e occidentale, sarebbe stato costretto alle dimissioni alla velocità di un neutrino, con tanto di comunicato di compiacimento della Gelmini o chi per lei.

Invece si evacano leggi da Sud America degli anni settanta.

Questa cricca di notabili senza arte né parte, a cui anche la Lega appartiene a pieno titolo, ancora una volta non riesce a capire i bisogni concreti della gente. Sabato l’Italia ha detto a PdL e Lega che se ne devono andare dai luoghi del potere, che sono indegni del ruolo che ricoprono, che questa crisi non può essere gestita ancora con leggi ad personam e a colpi di fiducia.

Il governo deve dare risposta a queste critiche che vengono direttamente dalla pancia della società. Non può pensare di nascondersi ancora dietro il terrorismo psicologico suscitato da un’emergenza per altro affrontata in modo pedestre, inadeguato, vergognoso.

Maroni farebbe prima a prendere bagagli, cartellette, i suoi ridicoli occhiali e nascondersi nella nebbia di una delle valli da cui proviene. Nessuno ne sentirebbe la mancanza.

Grave, poi, che Di Pietro sia la sua musa ispiratrice. Da un politico di “cosiddetta” sinistra ci si aspetterebbe un minimo di buon senso, non l’ennesima boutade in salsa molisana. La politica è roba seria, dovrebbe averlo capito anche l’ex pm di Mani Pulite.

Via la Lega dall’Italia!

È evidente che i leghisti non si sentono a casa loro, nell’Italia del nord.

Continuano a chiamarla Padania, che sta a qualsiasi atlante geografico come Topolinia sta al globo terreste (si veda a tal proposito il gruppo Facebook dedicato).

Continuano a scomodare radici celtiche, che pur ci sono, ignorando tuttavia che i celti, anzi, i galli, furono assorbiti dalla cultura romana esattamente come i greci a sud, gli etruschi e gli italici al centro e così via.

Si richiamano fuori dalla storia di Roma, ignorando che i dialetti che tanto amano sono figli del latino esattamente come il toscano, il siciliano, il castigliano, il francese, il rumeno e via discorrendo.

Non ricordano che l’unità d’Italia è stata fatta anche al nord, tra Regno di Sardegna (o Piemonte) e Lombardo-Veneto (all’epoca austriaco). Garibaldi, per altro, era nizzardo.

I leghisti sono ignoranti, ignobili, razzisti, omofobi, violenti. Questa è la Lega Nord.

Un partito che Berlusconi ha portato al governo più volte – e che pare faccia gola al sistema di alleanze del partito democratico, nonostante le smentite di Bersani (ma a ben vedere pure Veltroni doveva andarsene in Africa) – e che ha affamato il sud, ha mandato sul lastrico migliaia di insegnanti del meridione, ha reso l’Italia un paese di persone intolleranti verso lo straniero e il diverso.

La Lega Nord è violenza, è razzismo, è fascismo. La Lega Nord è morte civica.

Leggo che anche adesso, a Pontida, migliaia di esaltati gridano alla secessione, col supporto dei loro capi, Bossi e Maroni in primis.

Una volta dissi a mio padre, avevo diciassette anni, che trovavo le sue regole ingiuste. E si parlava di ritornare a casa a mezzanotte, da una festa. Lui mi guardò un po’ male e mi rispose: fino a quando stai a casa mia, le regole sono queste. Quando te ne andrai, farai ciò che vuoi.

Propongo lo stesso trattamento per i leghisti. Fino a quando staranno in Italia, e l’Italia va dalle Alpi a Lampedusa, si faranno piacere la Repubblica Italiana, unita, integra, democratica. Se poi dovessero trovarsi male, c’è sempre l’emigrazione. Che se ne vadano via. Un’Italia senza la soma leghista sarebbe un’Italia migliore, meno violenta, meno razzista e meno ignorante.

Aggressione a Berlusconi: dal governo stretta su web e piazze

Come volevasi dimostrare. Il governo – da oggi promosso a governo di sciacalli, dopo esser stato a lungo anche un governo inetto e scellerato – sta strumentalizzando l’aggressione subita dal premier per porre restrizioni al diritto di parole, di pensiero e per limitare le manifestazioni di piazza.

Maroni, il ministro dell’interno, ha dichiarato che si stanno studiando provvedimenti «per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione». E ha aggiunto che si tratta di «misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici».

Adesso, poiché non stiamo parlando dei liberali tedeschi, dei conservatori danesi o dei socialisti svedesi, bensì di un esponente di un partito razzista i cui esponenti vanno a braccetto con i fautori del fascismo, tutto lascia pensare che la dicitura “misure delicate” possa essere agevolmente tradotta con “restrizioni”.

Che l’esponente di un partito non democratico e illiberale si occupi di democrazia è come lasciare le pecore in custodia dei lupi. Da notare, ancora, come nel “vuoto” istituzionale che si è creato col ferimento di Berlusconi sia proprio la Lega a dettare l’agenda politica italiana. Gli altri partiti sono ancora in stato catatonico, con un Bersani che non prende posizione – e questa sarebbe discontinuità? – Casini che adesso critica ciò che fino a ieri ha sostenuto e portato al potere e tutto il PdL che ha trovato il mandante politico di quest’aggresione in Di Pietro.

A nessuno viene in mente che quest’atto si colloca esattamente una settimana dopo il grandioso successo del No B Day, manifestazione di piazza libera, gioiosa, democratica e assolutamente non violenta. Tempistica un po’ sospetta, a ben vedere, come sospetti sono i casi dei profili su Facebook immediatamente riconvertiti in siti pro-Berlusconi.

Nessuno degli attori politici ha ancora chiesto l’unica cosa che c’era da chiedere: le dimissioni di Maroni, per l’incapacità da parte della sicurezza pubblica di garantire l’incolumità del presidente del consiglio.

Se, come pavento, l’intervento del governo porterà a una restrizione delle libertà civili e democratiche, non so davvero cosa potrà accadere e soprattutto occorrerà pensare a un’azione, sicuramente pacifica, ma forte e costante, affinché questi signori al potere facciano marcia indietro e, possibilmente, vengano conseguentemente rimossi dalle loro cariche.