I due no a Bersani e a Rodotà

La gente vuole Rodotà. L’opinione pubblica, l’elettorato del Partito Democratico di SEL e del MoVimento 5 Stelle, guardano con favore alla sua elezione. Oggi su Twitter Paolo Flores d’Arcais ha scritto a chiare lettere che l’elezione del giurista aprirebbe la strada anche ad un’intesa tra Pd e M5S per il governo. La società civile sarebbe più felice e si sentirebbe finalmente rappresentata anche sullo scranno più alto delle istituzioni italiane.

Basterebbe dire solo sì e il nodo che ci ha portati all’inazione, per tutti questi mesi, si scioglierebbe in un colpo. Condannando Berlusconi a una permanenza all’opposizione che per lui sarebbe solo logorante. E invece…

Ma vogliamo analizzare fino in fondo le ragioni di questa ennesima impasse?

Ieri Grillo ha negato il sostegno a Bersani, facendo tornare in campo lo spettro delle larghe intese e consegnando al leader del PdL un potere fortissimo di veto su ogni decisione futura. E non ne sentivamo di certo la necessità.

Oggi Bersani e i suoi non riescono a vedere oltre se stessi e il grigiore istituzionale che rappresentano, riuscendo a dialogare solo con quelle forze politiche che rappresentano il passato e l’attuale sfacelo dell’Italia.

Quando bastava semplicemente dire due sì: ieri al governo di Pd e SEL e oggi a Rodotà presidente. E invece.

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Il carrello della spesa (lettera aperta a Finocchiaro e Marini)

Gentile senatore Marini, gentile senatrice Finocchiaro, le cronache di questi giorni vi vedono rispettivamente come possibili candidato e candidata per la Presidenza della Repubblica, la più alta carica dello Stato. A quanto pare, Renzi in una sua intervista vi giudica poco rappresentativi – per non dire impresentabili – per una serie di ragioni.

Lei, senatore, è stato trombato alle ultime elezioni e per di più, a sentire il sindaco di Firenze, farebbe leva sulla sua appartenenza religiosa per avallare la sua candidatura. Cosa che, appunto, accade solo in paesi come l’Iran. Lei reagisce sdegnato, perché, sempre secondo quanto apprendiamo dai giornali, non ha mai fatto leva sulla sua fede per ottenere incarichi.

Lei, senatrice, è stata beccata da Ikea con le guardie del corpo le quali sono state impegnate a contenere gli eccessi di un pericolosissimo carrello della spesa, dovendolo evidentemente spingere ai fini della sua sicurezza. Per tali ragioni, si è sentita in dovere di apostrofare come miserabili le parole di Renzi.

Or bene, a siffatte argomentazioni, vorrei farvi notare quanto segue:

1. esibire la qualifica di “cattolico” come indicativa di un’identità politica, senatore Marini – e lei lo ha sempre fatto –, significa esattamente utilizzare la propria fede per far carriera nelle istituzioni. Non so se ci ha mai pensato… (poi un altro conto è che questo sia avvenuto per lei, come per molti altri, dentro il gioco democratico, Renzi incluso);

2. se quando ho fatto il dottorato di ricerca il mio tutor mi avesse mandato a fare la spesa da Ikea, cara senatrice, si sarebbe parlato di baronie, di gerontocrazia, di demansionamento del mio ruolo. Mutatis mutandis, la inviterei a riflettere su questo esempio (e sul fatto che magari, per far spingere quel carrello al suo bodyguard, hanno tolto i soldi a qualche ente di ricerca dove altri dottori di ricerca come me non verranno mai assunti, per le ben tristi condizioni della nostra economia).

Adesso io non sono mai stato un fan di Renzi – non l’ho votato alle primarie – così come non ho mai votato il vostro partito, grazie anche alla presenza di personaggi istituziolmente lugubri come voi due, egregi Marino e Finocchiaro, ma posso garantirvi che un domani, se ci fossero nuove primarie e semmai Renzi dovesse essere candidato premier, forse il mio appoggio l’avrebbe.

Sarà “populista” (accusa tutta da dimostrare), sarà di “destra” (ma gli inciuci con Berlusconi li avete fatti pure voi, e anche meglio), ma almeno sa capire che la spesa al supermercato non è un affare di stato. E di questi tempi non è poco. Davvero.