Berlusconi se ne andrà? Il berlusconismo resta

Berlusconi è il suo governo hanno solo 308 deputati. Lentamente muore, potremmo dire poeticamente. Ma adesso, cosa accadrà?

Dopo Berlusconi avremo Bersani, soporifero anche mentre gli diceva di andarsene a casa.
Ci saranno di nuovo D’Alema e Bindi ministri.
Casini e Buttiglione faranno parte delle prossime maggioranze parlamentari.
Vendola è talmente desideroso di tornare in parlamento che è pronto a patti col demonio: la questione del matrimonio gay è già stata depennata dal sito di SEL.

Il futuro, in pratica, sarà fatto di soldi alle scuole cattoliche, omofobia, restrizioni e divieti sulla lotta all’AIDS, sull’educazione sessuale, sull’uso del preservativo, sul testamento biologico e fine vita. Sta già accadendo tutto, a Milano, in Lombardia, altrove.

Voi state lì a festeggiare ma la cultura profonda di questo paese non cambierà, saremo sempre in mano a gentaglia che ha fatto la fortuna di Silvio Berlusconi e che è diversa da lui per il solo fatto di portare un cognome diverso.

Se Berlusconi cade, va via solo il sintomo più evidente, la febbre. Il virus del conservatorismo, delle mafie al potere, del clericalismo, del disprezzo per intere fette sociali sarà saldamente al potere. Io non ci trovo nessuna ragione per festeggiare.

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Il pd bolognese con la destra contro le famiglie gay

Una famiglia omoparentale è composta da due mamme o da due papà. Queste coppie hanno figli, o perché li hanno concepiti o perché li hanno adottati (all’estero, qui in Italia non si può) o perché provengono da unioni precedenti.

I figli di queste famiglie vanno a scuola, frequentano le palestre comunali, in alcuni casi anche gli oratori di quei sacerdoti illuminati che vedono l’amore tra le persone e non il “peccato” (presunto e da dimostrare).

I padri e le madri gay hanno a che fare con pappe, influenze, problemi con la matematica, piccole e grandi ansie dei loro bambini (e anche dei loro ragazzi, visto che il fenomeno non è recentissimo).

Si calcola che in Italia siano centomila le famiglie di questo tipo. Esse hanno tutti gli oneri di una coppia con figli e qualche problema in più di quelle regolarmente sposate. Se il genitore biologico muore, ad esempio, lo Stato non tutela il bambino che può essere prelevato dalla sua casa e affidato a un istituto minorile, anche in presenza del genitore affettivo.

Per non parlare degli insulti quotidiani che questi nuclei familiari ricevono ogni giorno da parte di persone come Casini – quello che ha candidato Cuffaro e l’attuale ministro Saverio Romano, indagato per mafia – Buttiglione – cacciato dalla Commissione Europea, perché omofobo – Joseph Ratzinger – accusato di aver coperto diversi casi di violenza sessuale su minori all’interno della chiesa – Rosy Bindi e altra gente di tal risma.

Di fronte a tanta violenza, a tanta ignoranza, a tanto pregiudizio, stupisce la quotidianità di quelle famiglie che accettano con amore i propri figli gay (come quelle di Agedo) e delle altre composte proprio da gay (come le Famiglie Arcobaleno), per niente sterili e capaci di avere e di crescere bambini nel nome del rispetto delle differenze e della dignità di tutti gli esseri umani.

Qualcuno dovrebbe dirlo al partito democratico di Bologna che, in occasione della richiesta, da parte proprio di Famiglie Arcobaleno e di Agedo di entrare a far parte della Consulta per la Famiglia, ha fatto muro proprio con i partiti di destra. Per il pd bolognese, quindi, due genitori eterosessuali che hanno un figlio gay non sono più famiglia. Due gay che hanno figli, non lo saranno mai.

Qualcuno ricordi a certa gentaglia che sa solo comandare, ma non riesce a governare i fenomeni del presente, che c’è famiglia dove c’è rispetto, progettualità e amore. Parole che evidentemente dentro certi partiti sono state dimenticate da tempo.

Un partito tutto mafia e Lega…

I fatti di questi ultimi mesi, e soprattutto di questa settimana appena trascorsa, ci insegnano una cosa fondamentale sulla Lega.

Se sei meridionale e immigrato, magari fai il prof a scuola, vieni trattato come un mangiapane a tradimento che vuole togliere ricchezza e benessere al popolo del nord.

Se sei straniero, magari pure extracomunitario, peggio ancora se musulmano, sei automaticamente un delinquente.

Se sei meridionale ma ministro e sei pure sospettato di concorso esterno in associazione mafiosa sei degno di rispetto e di fiducia.

Lo stesso dicasi se sei parlamentare, del nord, e accusato di corruzione. D’altronde si sa, il partito di Bossi e Maroni non è mai stato razzista.

La rabbia di Rosy e l’alleanza pd-Lombardo

Rosy Bindi, giustamente, si incazza. I radicali, inspiegabilmente, non votano per l’arresto di un parlamentare nonché ministro accusato di aver rapporti con la mafia. Dovrebbero capire che uno Stato gestito da gente siffatta non migliorerà di certo la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. Ma tant’è..

Ma ritorniamo al piddì.

Immagino che Bindi (e con lei anche Franceschini e qualcun altro dall’incazzatura facile) abbia sbottato anche in altre occasioni: come quando, ad esempio, la Margherita ha approvato, assieme alla destra, la vergognosa legge 40 o come quando nei vari consigli comunali sparsi per l’Italia i loro appartenenti votano a sfavore delle coppie gay.

Per non parlare della vergognosa alleanza tra pd e Lombardo in Sicilia!

Hanno una morale un po’ strana, questi signori. A ben vedere sanno come prendersela contro le minoranze (parlamentari, sociali) mentre sanno scendere a patti con il potere, qualsiasi forma questo assuma, a seconda della convenienza del momento.

Uno su mille ce la fa…

Ministro che va, ministro che viene.

Bondi rassegna le dimissioni e il mondo non se ne accorge.
Lo sostituisce Galan, già ministro dell’agricoltura. Considerando che Bondi era alla cultura, in questa scelta si intravede una sostanziale continuità da parte del governo. No, la rima non c’entra niente…
A Galan succede tale Romano, esponente dei cambiacasacca detti, con procedimento linguistico basato su ironia e ossimoro (cara vecchia retorica), i Responsabili.

Dal Colle, intanto, ennesimo mal di pancia del presidente Napolitano. Che fa notare che tra tutti i presenti in parlamento, quasi mille, almeno uno che non fosse imputato per concorso esterno in associazione mafiosa si poteva trovare. (Giorgio, sei proprio comunista, eh!)

La chicca: Romano è stato eletto nelle liste dell’UdC, il partito di Casini. Che strano, pensavo che quel partito non accogliesse sospettati di rapporti con la mafia… La politica non è davvero più quella di una volta.

La mia solidarietà alle forze dell’ordine

Sono questi giorni molto drammatici per la storia della Repubblica, messa in scacco dagli istinti ignobili di un presidente del consiglio sempre più inadeguato a ricoprire la funzione che ricopre, ormai sempre più abusivamente, e messa in forse dalla vicenda personale dello stesso uomo il quale gestisce, in modo scellerato, la vita di sessanta milioni di italiani per evitare di sottoporsi alla giustizia e di rispondere dei crimini che gli vengono contestati.

In questi giorni, per colpa delle scelte fatte da questo governo, scendono in piazza studenti, precari, lavoratori, terremotati, associazioni di categoria e sindacati. Il popolo tutto che vede la sua vita immiserita e resa meno dignitosa da una classe politica di inetti, di pregiudicati, di incapaci, di servi del potere ecclesiastico ormai sempre più colluso con questo governo.

In questi giorni, che sono di barricate e di sangue, io voglio portare la mia solidarietà alle forze dell’ordine. Sì, proprio ad esse. A carabinieri, finanzieri, polizia e tutte quelle che sono impegnate a vegliare sulla sicurezza del nostro paese e delle persone a cui vogliamo bene.

Perché fare questo lavoro con un governo che taglia i fondi per la benzina e poi usa le auto blu per portare le donnine nelle sedi istituzionali è un insulto.

Perché impiegare il proprio tempo al servizio di quei politici che dicono di asciugarsi il culo con la bandiera sotto la quale tutti si dovrebbero riconoscere è umiliante.

Perché rischiare la vita, come accade, come è accaduto e come accadrà, per combattere le mafie quando poi in parlamento siedono persone sospettate e/o condannate a causa dei loro rapporti con la cosca di turno è tragico.

Perché sostenere la giusta rabbia dei cittadini che protestano deve essere una fatica enorme, nel rispetto delle norme dello stato democratico, e subire per l’ennesima volta, l’ombra del sospetto che dietro disordini e scontri ci siano regie occulte che vi usano per scatenare il panico è un’onta che ha del criminale.

Perché esser sospettati di far parte di un apparato di tipo cileno non rende giustizia di tutto il bene che c’è dentro e dietro il lavoro che molti di voi fanno, quotidianamente.

Perché anche se alcuni di voi, da Genova in poi (e anche prima) hanno fatto errori mostruosi, so che non tutti voi siete così. E se vi dipingono così è per colpa di un potere che dimostra, per l’ennesima volta, il perché è inadatto a rappresentare il paese, i cittadini, le forze migliori della società.

Per tutto questo, essendo io persona di sinistra, lavoratore e del popolo, esprimo la mia solidarietà, pur nella vicinanza alla piazza, per quello che questo governo ha fatto e continua a fare sulla pelle di tutti. Anche la vostra.

A ben vedere, infatti, il sangue che scorre ha tutto lo stesso colore.

Ecco perché Casini non è degno del voto “cristiano”

Il presunto declino del berlusconismo e l’irrompere sulla scena di partiti nuovi (con leader non proprio di primo pelo) come SEL o Futuro e Libertà sparigliano le carte su temi che, apparentemente, sono tornati di moda anche nei corridoi di Montecitorio dopo la pessima gestione ulivista dei DiCo e dopo il dramma di Eluana Englaro di qualche tempo fa: il testamento biologico e le coppie di fatto.

Una ripresa, per adesso non ufficiale e lontana dai programmi elettorali delle ormai certe future elezioni anticipate, che nonostante le aperture registrate in queste settimane è però piena di pericoli per le tematiche che stanno a cuore alle persone GLBT e per chi si batte, più in generale, per i diritti civili, compresi anche quelli sul trattamento di fine vita.

Il primo rischio è quello della confusione: pare sia un mantra diffuso quello di mischiare le carte tra temi eticamente sensibili e diritti civili. Il che per i politici di matrice cattolica è comprensibile, abituati come sono a confondere certe sfere del diritto per avallo di pratiche viziose e, soprattutto, a obbedire alla morale personale dell’esibizione delle virtù pubbliche e della pratica fervente ma silenziosa dei vizi privati. In altre parole, ne comprendiamo i limiti e già da un po’.

Che invece lo stesso errore lo commetta pure Giuliano Pisapia, fresco di vittoria sulle primarie, lascia un po’ perplessi e delusi – per non parlare dell’irritazione di politici del pd come Scalfarotto – e fa pensare che il candidato sindaco di Milano voglia aprirsi uno spiraglio di vittoria certa lasciando aperta la finestra del dialogo con i centristi capitanati da Casini.

E questa eventualità ci riporta al secondo rischio, che è quello dell’ennesimo sacrificio umano da consumare all’altare del voto cattolico che potrebbe avere di nuovo, come vittima prescelta, il tema delle famiglie gay e lesbiche.

Casini, infatti, in un programma a La7 non ha perso occasione di ricordare che chi si alleerà con l’UdC nulla dovrà concedere alle coppie gay, con una fermezza così irriducibile che se fosse stata applicata anche nella scelta di certe (sue) candidature di sicuro sarebbe stato un bene non solo per l’Italia tutta ma anche per la stessa popolazione parlamentare.

A questi rischi, che sono particolari, se ne aggiungono altri per così dire strutturali.

In primis: l’indeterminatezza di cui si fa scudo Pisapia, e di chi confonde temi etici con temi di rilevanza sociale, ne fa terra di conquista della falange d’assalto vaticana e che, abbiamo visto, non è un bene per la tenuta democratica del nostro paese.

Adesso fa bene Scalfarotto a indignarsi, ma a mio giudizio in tutta questa situazione bisogna far ben presente a tutti che:

1. non importa che temi etici e temi sociali siano interscambiabili o meno, come da precisazione scalfarottiana, ma ciò che importa ne è la legittimità;

2. se un tema è legittimo e incontra il bisogno di larghe masse o singoli individui può diventare argomento di campagna elettorale (e credo che in una città grande come Milano si senta l’esigenza di certe tutele da parte di larghe fasce sociali)

3. i temi eticamente sensibili devono essere campo di analisi e di soluzione politica proprio della sinistra e devono essere affrontati con spirito laico, libertario e inclusivo.

Lo capisse pure Pisapia saremmo a buon punto.

In secundis: trattare certe opinioni di stampo omofobo come esercizio di libertà di pensiero è aberrante. A Casini, o chi per lui, non va risposto sul piano dei contenuti, sempre deprecabili, ma va spostato l’argomento su un piano più elevato che è quello, appunto, della moralità. Tanto per fare un esempio, al leader dell’UdC, così lucidamente e coerentemente omofobo, qualche politico, anche del mondo GLBT ma non solo, dovrebbe ricordare e anche con una certa durezza che non si accettano lezioni di etica individuale o morale collettiva da chi ha fatto eleggere al Senato un condannato per reati di mafia.

Per altro la durezza di Casini dimostra come il leader centrista sia disposto a fare alleanze con chiunque si adegui a lasciare l’Italia in uno stato di apartheid giuridico nei confronti di gay e malati terminali, Berlusconi incluso, e questo ne dimostra tutta la pochezza e la piccolezza umana prima ancora che politica.

Casini, in altri termini, potrà vantare il voto cattolico dalla sua parte, ma di certo non  merita il “voto cristiano” – che è altra cosa e che investe la genuinità dei credenti – per il suo passato che ha visto l’avallo del peggiore berlusconismo e la legittimazione del malcostume italiano, due “peccati” che di certo non si sposano con il messaggio di Gesù, il quale, tra l’altro, non prevedeva la marginalizzazione del diverso ma la sua piena integrazione. Piaccia al papa o meno, o chi per lui.

Il rischio della caciara, al momento di affrontare tutte queste questioni, tra le quali anche il fine vita, che tralascio perché ne ho competenza limitata, è elevatissimo. La nuova classe dirigente che si dice progressista o futurista e che è, in entrambi i casi, migliorista non può prescindere da queste considerazioni se vuole essere davvero ciò che dice di voler diventare: moderna, europea, inclusiva. Perché, se non si fosse ancora compreso, oggi è moderno, europeo e inclusivo tutto ciò che è quanto più lontano del voto cattolico-moderato italiano. Ed è compito del nuovo corso della politica del nostro paese, ammesso che ce ne sia l’intenzione, superare questo gap culturale che interessa tutti gli schieramenti possibili.

La trave nell’occhio tra Halloween, i gay e l’evasione fiscale

Come ogni anno in questo periodo, la chiesa cattolica si lancia nella sua solita crociata contro Halloween, la cui colpa, secondo i porporati d’oltre Tevere, è quella di deviare i fanciulli e i ragazzi di oggi dalla dottrina cattolica della festa dei santi e dei defunti, per farli approdare verso le sponde di un orrorifico neopaganesimo. Il fatto che ogni hanno si ripeta questo mantra sostanzialmente idiota lascia intuire, con ogni evidenza, quanto sia fallimentare questa battaglia culturale. Che poi quest’anno si voglia osteggiare il “consumismo” legato a questa ricorrenza con un altro tipo di business che scomoda addirittura padre Pio, la dice lunga sulla reale natura del problema…

La chiesa, per altro, evita di dire, a questo riguardo, che il copyright della festa in questione non è di certo cristiano ma, per l’appunto, pagano. Gli antichi celti, infatti, festeggiavano nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre il proprio capodanno.

Del resto, le stagioni calde lasciano il passo a quelle fredde. La natura si colora con le tinte del sonno, dell’ibernazione, del buio. I campi sono vuoti, le spighe torneranno col bel tempo. Questo passaggio tra la vita e la morte, tra estate e inverno, segna l’origine della festa di Halloween. E il mito era così antico e autorevole che i primi cattolici, non potendolo estirpare, lo assorbirono cambiandone il nome.

In buona sostanza quando sua santità o i suoi rappresentanti in terra si scagliano contro questa festività bisognerebbe ricordar loro che sono degli impostori. Sic et simpliciter.

Certo, verrebbe da dire che con tutti i mali che affliggono il fan club di Gesù Cristo le festività pagane dovrebbero essere l’ultimo dei problemi a cui interessarsi. Corruzione interna, un grado di moralità più vicino ai pozzi petroliferi che ai cieli dell’Empireo, lo scandalo della pedofilia che ormai è cronaca quotidiana in tutto il mondo, scandali finanziari, istigazione all’odio per le persone GLBT, appoggio alle peggiori dittature del mondo… qualcos’altro a cui pensare, insomma, ce l’avrebbero.

E siccome chi va con lo zoppo lo emula alla perfezione, non è un caso che anche i rappresentanti politici di questo tripudio del nulla guardino più alla pagliuzza nell’occhio del vicino. L’immancabile Rocco Buttiglione, cattolico e esponente di punta dell’UDC, ormai assurto a fama per essere uno dei maggiori maitre à penser della sodomia italiana (che forse un filosofo, o presunto tale, avrebbe altro a cui dedicarsi), ha paragonato l’omosessualità all’evasione fiscale. Per Buttiglione l’amore tra due uomini o il sesso tra adulti consenzienti è come un reato.

Certo, è pure comprensibile. Buttiglione appartiene a un partito che ha fatto eleggere in Senato un tale Totò Cuffaro, ex governatore siciliano, condannato per aver favorito la mafia. Un partito che non sa distinguere tra chi è degno di sedere in parlamento e un criminale è normale che sia affidato a chi non sa discernere tra amore e delinquenza comune.

Buttiglione dovrebbe tenerlo bene a mente. E se qualcuno dei nostri rappresentanti in parlamento glielo ricordasse, non sarebbe affatto male. Ne converrete.

Quando loro stavano sugli alberi noi eravamo già froci

Lele Mora dice che ha avuto una relazione con Corona e che gli ha fatto regali per milioni di euro ed io penso che ok, de gustibus e tutte quelle puttanate là, ma a tutto c’è un limite.

I giornali continuano a mettere a dura prova la nostra pazienza con sta storia di Fini e della casa di Montecarlo, ignorando che non ce ne può fregare un cazzo della casa di Montecarlo, della villa in Sardegna o della baita a Saint-Tropez. Si auspicano ghigliottine salvifiche.

Come ogni anno comincia la solita tiritera, Santoro sì Santoro no, Dandini sì Dandini no, come se fosse sufficiente mandare in onda due persone soltanto per capire, da soli, quanto faccia cagare la nostra splendida repubblica fondata sul lavoro, la mafia e la corruzione di tu-sai-chi.

Bossi rispolvera Roma Ladrona, SPQR, sono porci questi romani e le solite fregnacce della Lega. E poi, parlando con Gugliandalf, viene fuori quella battuta di De Crescenzo, parlando dei primati del Po, e cioè che quando loro stavano sugli alberi noi eravamo già froci.

E scusate se è poco.

I veri eroi: ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Quando morì Giovanni Falcone non appresi subito la notizia. Avevo diciotto anni, i miei problemi più urgenti riguardavano le ultime interrogazioni in matematica e fisica. E da lì a poco c’era la maturità. Di sera, poi, c’era una cena col gruppo dei francesi ed eravamo stati invitati tutti, io, papà e mamma e pure Himelda. Yasmina e Anna, le ragazze che avevano organizzato il raduno, erano sinceramente tristi. Yasmina non conosceva quasi per nulla Falcone, ma aveva saputo che era una persona per bene, che lottava per rendere la vita di milioni di italiani più sicura, più vera, più giusta. Anna, che è franco-italiana, era arrabbiata. E si è parlato di mafia e stato, assieme a tutto il resto. E lì compresi che era successo qualcosa di veramente brutto.

L’indomani eravamo tutti in piazza, a manifestare. Ammetto che la mia era una partecipazione emotiva. Ammetto che non capivo del tutto cosa stava succedendo, ma in cuor mio sapevo che bisognava esserci, nonostante i compagni di scuola del Fronte della Gioventù che gridavano cose del tipo “Stato e DC, la mafia è tutta lì”. Lucrare voti sui morti e su un episodio così grave, compresi molto tempo dopo, è una cosa che avrebbe sempre contraddistinto quel modo di pensare a destra col mio modo di essere di sinistra. Semplicemente, non si fa. Ogni altro commento è superfluo.

Altro discorso, invece, è l’aver visto che fine hanno fatto quei giovani fascisti. Con chi sono poi andati al governo, qualche anno dopo. Quale storia hanno seguito e quale hanno tradito. Ma, appunto, questa è un’altra storia.

A distanza di diciotto anni, (la mia vita, all’epoca, era a metà strada rispetto a ora, mentre adesso mi sembra di vivere una vita a metà e in questo c’è qualcosa di molto ironico a ben vedere), non saprei dire cosa veramente sia cambiato da quel giorno. E dall’altro, poche settimane dopo, in un luglio in cui appresi che anche Paolo Borsellino era stato ammazzato, e mi ricordo che ero a mare, coi miei amici, a ridere e a pensare che il futuro sarebbe stato bellissimo, perché ormai la scuola era finita per sempre e che a ottobre sarei partito a Bologna per cominciare l’università.

Non so davvero cosa è cambiato. In Sicilia la mafia grida di meno, ma non credo di poter dire che non ammazzi più. Ancora oggi, se conosci qualcuno al comune, riesci a farti togliere la multa e se vuoi vincere un dottorato in un’università siciliana hai bisogno di una “buona parola”. Ancora oggi, si sente dire in giro, se vuoi un’ecografia (in tempi brevi e gratuita) basta dare il voto a chi sai tu. Il referto ti viene dato dopo le elezioni, ma questo se vogliamo  è un dettaglio.

La mafia non ha bisogno di agitare la pistola per proliferare. Il pizzo è solo una forma di folklore, di fronte a tutto il resto. Bastano i piccoli gesti della nostra quotidianità. La stessa che poi viene sconvolta, in una cena o al mare con i compagni di classe, quando il tritolo fa molto, troppo, rumore. Quando le nostre piccole preoccupazioni quotidiane hanno il prezzo, come contropartita, del sangue di altri. Ed è questo che non si capisce.

Non so cosa sia cambiato in un paese in cui i rappresentanti delle istituzioni, oggi, pensano che quelli come Falcone e Borsellino siano il cancro della società. E la società, invece di defenestrarli, continua a votarli o, nella migliore delle ipotesi, a restare indifferente.

Io so soltanto che considero questi uomini che vedete raffigurati più sopra come veri eroi, come “patrioti”, nel senso più vero del termine. Uomini che hanno cercato di rendere l’Italia non più grande o orgogliosa, con la forza delle mitragliette contro talebani e civili afghani, o dando calci a un pallone dietro compensi più che milionari, bensì con discrezione e silenzio, con sacrificio e impegno. E rimettendoci la vita e non per il petrolio o una coppa, ma per rendere le nostre vite, le nostre quotidianità, a cena come al mare, più giuste, più sicure, più vere.