Maschi che difendono maschi

io“Sei un maschio che difende altri maschi.”

Me lo hanno scritto, ultimamente. Non in tanti/e, ma in un paio di casi, qui sul blog come su Facebook. Perché difendevo un politico di sesso maschile vittima, a mio modo di vedere le cose, di una gogna mediatica sproporzionata per un errore (e siccome non voglio tornare sul caso Piras, diamo per pacifico, anche se non è il mio pensiero, che abbia peccato di odio verso le donne).

La cosa mi ha fatto riflettere. Per i miei detrattori e per le mie detrattrici, non ero un “maschilista” o un “misogino”; ero semplicemente un maschio (primo livello di insulto) che compiva il peccato supremo: difendere qualcuno del suo stesso sesso. E se è una colpa nascere in un certo modo, figuriamoci difendere un altro portatore di pene.

Non amo il maschilismo, per quanto sia consapevole che essere nati e cresciuti in un contesto in cui vige un sistema culturale che vede nelle donne delle creature inferiori possa portarmi a cadere nelle sue trappole (dalle battute, apparentemente innocue, agli “sfoghi” da volante). Mi è già successo e temo, anche se spero il contrario, che accadrà ancora. Credo di essere una persona, tuttavia, che impara dai propri errori e che si mette in discussione.

Credo altresì che il maschilismo sia una degenerazione del concetto stesso di umanità, perché crea solchi irrecuperabili tra una categoria specifica (l’essere adulti, di sesso maschile ed eterosessuale) e tutte le altre (bambini/e, donne, omosessuali, trans, ecc). Credo che la base di questa disumanizzazione stia nel sessismo, arricchito a seconda del contesto di altri ingredienti, quali la religione, il nazionalismo e via discorrendo.

Ma se la radice del male è il sessismo, non sarà utilizzando ulteriori categorie sessiste che si arriverà alla piena liberazione dei corpi, delle coscienze, delle sessualità, della dignità umana. Credo sia sbagliato sostituire un sessismo con un altro. Non vorrei vivere in un mondo alla rovescia, per cui essere maschi è sbagliato come adesso lo è, nella percezione comune dei più, sia essa inconscia o meno, essere donne.

Essere considerati di serie B perché appartenenti a un genere specifico è una violenza uguale e contraria a quella generata del maschilismo, nella sua declinazione machista, di cultura cristiana ed etnicamente connotata in senso “bianco”.

Se poi ci mettiamo in mezzo che per tutta la mia vita sono stato insultato e deriso poiché “maschio” quanto più vicino all’essere simile a una “femmina”, la cosa assume connotati ridicoli.

Vorrei vivere in un mondo migliore, dove ad avere la meglio sia il concetto di onestà intellettuale e la critica basata su argomentazioni politiche e culturali. Purtroppo viviamo in un pianeta dove l’attribuzione di valore in base agli organi sessuali che la natura ci ha dato è un dato più forte della valutazione della persona. E per me questo è un sintomo di profonda stupidità, sia che esso colpisca uomini, sia che colpisca donne, in egual misura.

P.S.: poiché questo post mi tocca corde molto profonde, che recuperano anche dolori antichi, come credo sia facilmente intuibile, ho preferito mettere come immagine il mio volto. Come se volessi parlarvi a quattr’occhi. Mettiamola così… ;)

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Culone e cani randagi. E forza Italia.

Alla vigilia della finale tra Italia e Spagna, leggo su Repubblica, in merito a questi sanguinosi europei:

È la fine del primo tempo, i giocatori sono ancora negli spogliatoi e, sotto di due gol, la Germania già sente odore di sconfitta. “Sono fuori da ogni controllo in area rigore, giocano come se fossero in strada”. Reinhold Beckmann e Mehmet Scholl, commentatori sportivi della televisione tedesca Ard, se la prendono con Cassano e Balotelli e li definiscono: “cani randagi” e “non autosufficienti”. Affermazioni non gradite neanche da parte del pubblico e della stampa tedesca.

L’indomani di quella partita, ricordo, tanto per non essere da meno, alcuni luminosi esempi di stampa italiana titolavano con un addio alla “culona” Angela Merkel.

Ma a noi italiani piace lo stesso. Per il calcio siamo disposti a tollerare razzismo, omofobia, maschilismo e tutto il disprezzo per qual si voglia parvenza di rispetto per i diritti minimi. Cani o esseri umani, arrivati a questo punto, non c’è più molta differenza.