I vip votano Raggi. Caro Pd, due domande me le farei

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Claudio Santamaria, sosterrà il M5S a Roma

Leggo sui social un vago scandalo per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia e Claudio Santamaria , ecc, che hanno dichiarato di votare Raggi per le amministrative di Roma. «Allora meglio non votare» commentano i seguaci di Renzi. Premesso che io non voterei mai la signora in questione (così evitiamo, si spera, la patente di grillino), vi faccio notare due cose, semplici semplici:

  1. il voto di persone che si sono sempre dette a sinistra non è appannaggio della volontà o delle aspettative degli iscritti al Partito democratico
  2. fossi in tutti voi, se arrivano endorsement spontanei per la candidata del M5S dal mondo dello spettacolo, due domande me le farei…

Poi certo, ci sarebbe qualche commento da fare sulla democraticità del pensiero “o voti me o non votare”, ma stiamo parlando del Pd. Un partito che deve ancora capire cosa significa quell’aggettivo messo lì in mezzo al suo nome.

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Nasce l’ennesima Sinistra italiana. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%

6843500404_4d16f9817d_bQuindi, ricapitolando: dopo SEL, Possibile e lo spettro di Rifondazione, abbiamo il quarto partito di sinistra “unita”. Guidato – squillo di trombe – nientepopodimeno che da Fassina. Quello che se vai al mercato e chiedi chi è ti rispondono un tipo di legno per mobili da giardino, per capirsi. Si chiama, per il momento, Sinistra italiana: ennesimo partito nato dentro il palazzo e fuori dalla società civile. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%.

Consideriamo anche due o tre fatti importanti, quali:

  • il pd è in calo in tutti i sondaggi (strano, dopo tutto quello che ha fatto contro per lavoratori, insegnanti, persone LGBT, sindacati, sanità, ecc)
  • queste formazioni nascono alla sinistra del pd, per cui eroderanno quella base elettorale arrivando tra il 3 e il 4% tutte insieme
  • si abbassa la distanza con il M5S, che risulta avvantaggiato dalla disgregazione della sinistra e dall’indebolimento del partito di Renzi (si riduce la distanza per il ballottaggio, per dirne una)

è probabile che la vittoria del movimento di Grillo non sia così lontana. Improbabile forse, ma non impossibile. E stiamo parlando del partito delle scie chimiche e delle sirene, per capirsi. Poi non sono tra quelli che demonizzano i pentastellati, ma alcune follie dovrebbero essere semplicemente rimosse per una formazione che vuole governare un paese, prima tra tutte quella di affidare scelte strategiche e fondamentali agli iscritti ad un blog.

E insomma, solo belle cose, tanto per cambiare. Sotto il cielo di una fu sinistra che ha perso la sua identità (a tal punto da amalgamarsi con la peggiore destra di Verdini, Alfano, ecc) e di una vecchia sinistra che non riesce ad andare oltre la scissione molecolare per avere una sigla, un simbolo, quattro elettori e nulla più.

P.S.: esisteva già un partito che aveva come sigla “SI”. Erano i Socialisti italiani. Sappiamo che fine hanno fatto.

Le adozioni, Di Maio e gli scivoloni di Gay.it

Mi si è chiesto più volte come mai abbia abbandonato la mia collaborazione su Gay.it. Vediamo di capirlo meglio guardando questa immagine (di Simone Alliva):

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Non sta a me difendere i politici, né mi interessa farlo. Ma qui il problema è di veridicità giornalistica e di correttezza politica. Il M5S e Di Maio sostengono il ddl Cirinnà con le stepchild adoption. Altra cosa è l’adozione su cui il vicepresidente della Camera per altro sbaglia, a parer mio, dicendosi dubbioso. E questo è un altro piano ancora.

Qualcuno in Gay.it gli affibbia però dichiarazioni proprio contro le stepchild adoption, cosa evidentemente non vera. Tale procedimento sembra voler far ricadere su altri le titubanze del partito renziano su un provvedimento che stenta a decollare per l’ostilità dei suoi stessi senatori cattolici e dell’alleato di governo. Le sirene di partito già inveiscono contro le timidezze del movimento di Grillo. Se facessero, invece, il loro dovere dentro il Pd – lavorare davvero per le istanze LGBT – non saremmo a questo punto. E invece…

Avevo già subodorato un deragliamento filo-governativo, negli ultimi giorni della mia permanenza sul sito. Certi “scivoloni” non potevano coesistere con la mia presenza, anche se ero un semplice blogger. Capirete perciò il mio imbarazzo. E le ragioni di un addio.

Scalfarotto, il coming out dei grillini e il senso della vergogna che non ha

scalfaRiguardo il coming out di Krzysztof Charamsa, si è scatenato un forte dibattito tra chi vede la cosa come positiva e chi accusa il prelato di ipocrisia. Non mi appassionano le beghe interne della chiesa, credo che solo prestare attenzione a questo tipo di argomenti sia una sostanziale perdita di tempo – le gerarchie non muteranno le loro posizioni di una virgola e il signore in questione avrà solo molta pubblicità – ma mi ha molto incuriosito il commento, evitabilissimo per altro, di Ivan Scalfarotto, il quale proferisce le sue immani verità. Riguardo l’ingerenza delle sfere religiose riguardo i nostri diritti, dichiara:

Questo è un alibi per la politica, la Spagna è cattolica quanto l’Italia. A Madrid il matrimonio gay c’è dal 2005, non diamo alla Chiesa responsabilità che non ha. La Chiesa fa il suo mestiere, la politica ha il dovere di prendere le sue decisioni e di non nascondersi dietro il dito.

Credo che in affermazioni come questa stia il primo, principale problema della nostra classe dirigente. La chiesa fa il suo mestiere è proprio l’alibi per cui poi si permette che essa si comporti da agenzia omofoba. E il discorso, appunto, dovrebbe mutare di segno: la chiesa farà pure il suo mestiere, ma è il caso che continui, opponendosi all’approvazione delle unioni civili, dichiarandosi contro il matrimonio egualitario, sponsorizzando fenomeni come il Family day, dando battaglia contro la legge 194, contrastando il testamento biologico e contribuendo a rendere il nostro paese un’appendice confessionale e illiberale della Città del Vaticano?

Al di là di queste considerazioni di partenza, ci sarebbe poi da chiedersi se il nostro eroe sa in quale partito milita, visto che fa parte di una formazione politica che da quella chiesa prende ordini per ritardare, non approvare o peggiorare leggi come il ddl Cirinnà attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.

Dopo di che, la tragedia evolve in farsa, quando il sottosegretario si avventura in dichiarazioni quali:

I grillini su circa duecento eletti tra Camera, Senato e Parlamento europeo non hanno nessuno che sia dichiaratamente omosessuale. Visto che statisticamente su 200 qualcuno gay o lesbica ci sarà, mi chiedo perché è i parlamentari dei 5 Stelle non si sentano a loro agio.

Adesso, prima di andare a guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino – che pure dovrebbe rispondere su certe cadute di stile, gravi per altro, come certi tweet omofobi contro Vendola poi ripresi direttamente da Grillo sul suo profilo – bisognerebbe che Scalfarotto si chiedesse:
1. qual è il disagio che provano i senatori del suo partito a non approvare la sua legge sull’omo-transfobia che resta inapprovata da più di due anni
2. perché il Pd non riesca ad andare oltre una legge sulle unioni civili, di fronte un mondo che approva il matrimonio egualitario

3. come mai in Senato i suoi colleghi hanno deciso di rassicurare il fronte cattolico intero, sempre sulle unioni civili, partorendo aborti giuridici come la dicitura “formazioni sociali specifiche” che sanciscono, per legge, che le nostre unioni non sono famiglie.

vignaroli tweetAlla luce di tutto questo – e considerando che in verità di fronte la sua provocazione il deputato M5S Stefano Vignaroli ha fatto coming out, ma a quanto pare la cosa è sfuggita all’esponente dem – bisognerebbe pensare seriamente di organizzare una colletta, raccogliendo a testa un paio di minuti di senso della vergogna e della decenza. Basta veramente poco, una trentina di persone in tutto, giusto per regalargli mezzora di entrambi i sentimenti. Chissà che non siano utili, a Scalfarotto, per fargli comprendere il senso del ridicolo di cui si copre, quando fa sortite del genere.

Pensieri random sulle elezioni europee

vinciamo poi...

vinciamo poi…

Pensieri random, e molto a caldo, sulle proiezioni delle elezioni europee, il cui spoglio è attualmente in corso:

  •  a vedere gli exit pool il prezzo orientativo di un italiano è di 80 euro. 
  • adesso voi gioite, ma se vincono Renzi e Merkel vincono larghe intese, precariato, ingiustizia sociale e tagli alla spesa pubblica.
  • sempre sugli exit pool: l’italiano medio(cre) ha votato per anni Berlusconi, perché adesso non dovrebbe votare la sua ridicola fotocopia?
  • vi faccio notare che il Pd è riuscito a superare il 30% dopo la trasformazione dell’ex sinistra in un partito conservatore. Cattolico lo era già. Omofobo pure.
  • per capire come stanno messi male nel PSE: Schultz si affida al successo del Pd italiano per risollevare il fallimento della socialdemocrazia (come se il Pd fosse di sinistra).
  • la cosa peggiore della vittoria del Pd è che tra i renziani crescerà la sindrome di rivalsa dello sfigato che li ha caratterizzati fin ora.
  • ora vedrete che col Pd al 40% ci fanno subito le unioni civili uguali ai matrimoni… (e soprattutto credeteci).
  • un pensiero al M5S i cui militanti (alcuni di loro) mi diedero del mafioso quando dissi che in democrazia avrebbero dovuto permettere, a suo tempo, un governo Bersani.
  • Debora Serracchiani è la risposta di “sinistra” a Stefania Prestigiacomo. Sono venti secondi che la ascolti ed è già narcolessia.
  • i gay entusiasti della vittoria del Pd sembrano galline contente di essere finite in batteria perché almeno così si mangia (tradotto per i renziani: non vi sto dicendo che siete galline, non è un insulto, è una battuta e no, non sono come Hitler, men che mai sono “dopo Hitler” e se proprio ci tenete, ricordo che siete voi quelli alleati con un partito al cui congresso si salutavano col saluto romano, per dirla tutta).
  • va dato atto ai detrattori di Grillo che gli hashtag  e rientrano in quel linguaggio dell’ironia che vince. Questo almeno.

Dulcis in fundo: non ho votato per il M5S, il suo posizionamento non mi sconvolge – per me è già un buon inizio se la Lista Tsipras ottiene dei seggi qui in Italia – e continuerò a credere che la vittoria del Pd sia solo il proseguimento di un percorso che porterà ancora a larghe intese, diseguaglianze sociali e al rinfocolare i partiti estremisti che dite di non amare.

Il resto, più ragionato, a quando dati e numeri saranno più certi.

Europee 2014: due sole opzioni di voto

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Scrivo questo post mentre sono in viaggio, visto che tornerò in Sicilia per votare per le elezioni europee.

Per la prima volto dopo anni torno senza quel sentimento di logoramento interiore, perché vedo segnali importanti di cambiamento. Credo che allo stato attuale solo due partiti siano votabili nel panorama italiano: la Lista Tsipras e il Movimento Cinque Stelle.

Su quest’ultimo credo che sia un voto di protesta, valido, democratico e legittimo. Ancora di più se si pensa che i suoi principali detrattori, dopo anni di demonizzazione reciproca, ora invitano a votarsi l’un l’altro. È una scelta che dà un volto alla rabbia e per chi fa psicoterapia come me sa che la rabbia non va ingabbiata o rimossa. Semplicemente, la si lascia andare. Per poi fare in modo che essa si trasformi in cambiamento. Credo che il M5S sia ancora fermo alla sua pars destruens. Per tale ragione, seppur credo sia una scelta legittima (e più nobile di mettere una croce su Pd o qualche alleato mobile), non lo voterò.

Dall’altra parte rimane la Lista che fa capo al leader greco. Con tutti i limiti che ci sono nella sua formazione italiana, a cominciare dalle solite liti tra i partitini che la compongono. Ma qui non si vota per Diliberto o Vendola, bensì per una visione di Europa che dice no allo strapotere delle banche, alla sottomissione della politica alla finanza, alle larghe intese che tutelano chi genera crisi e fa pagare le conseguenze a chi vive del proprio lavoro.

Domani in altre parole si sceglie tra la rabbia e l’alternativa. Al di là di questo rimangono le carriere politiche di chi lavora contro gli interessi della società civile e prende ordini da chi poi non ha tanto problemi a delocalizzare, a distruggere le economie dei paesi più deboli, ad affamare la gente solo perché i guardiani di aride parole quali spreadh e PIL hanno deciso che non è poi così importante rovinare la vita altrui.

Concludo con un monito ai soliti piddini: non vengano a battere cassa o a scandalizzarsi, qualora le intenzioni elettorali non coincidano con le loro aspettative. Il voto non è una sorta di omaggio feudale, da pretendere e di cui disporre a piacimento. Un voto è una scelta di fiducia e c’è ben poco di che fidarsi da chi per anni ha detto che era diverso da Berlusconi per poi farne interlocutore privilegiato. L’epoca delle cambiali in bianco è scaduta almeno dal 2013 (se non prima). Se non l’hanno capito nonostante il tempo trascorso, non meritano di sedere nemmeno in una assemblea condominiale. Insieme a tutto il resto, sia ben chiaro.

Dai Renzi, ammazzali tutti quelli di sinistra!

Il grande dittatore

Scrive Alicata sul suo profilo Facebook: «Anche il tipo di elettori che attrae racconta molto la sostanza di un partito. Forse tutto.»

Ieri ho visto Piazza Pulita. C’era un servizio su un gruppo di imprenditori del nord. Chi vuole può guardare il video qui.

Tutti ex elettori di Berlusconi, tranne uno. Adesso tutti renziani. Interessanti i discorsi che facevano attorno una tavola riccamente imbandita, mentre mangiavano tartare di tonno, pappardelle al ragù di pasta di salame ed altre prelibatezze non certo alla portata dell’italiano/a medio/a (con figli da mandare a scuola, pagare bollette e mutuo, mantenere il posto di lavoro, ecc).

Sintetizzando:

«L’evasione non esiste, è un bluff della politica.»

«I No-tav in un paese civile sarebbero presi, sbattuti in galera per vent’anni e buttate via le chiavi.»

«Abbiamo vissuto per qualche anno sopra le nostre possibilità. Posti con settecento euro… chi è stato fortunato e avesse messo qualcosa via lo deve usare per vivere con settecento euro.»

«In Italia non vogliono il lavoro, ma vogliono lo stipendio.»

«Dai Renzi, in bocca al lupo e ammazzali tutti quelli di sinistra!»

Faccio notare che la frase sui salari è stata proferita dal più grasso tra gli imprenditori filmati e mandati in onda, che sicuramente sa cosa significa vivere al di sopra delle possibilità di un lavoratore.

Ricordo ancora che uno dei presenti, tale Brambilla, è sostenitore del trasferimento di massa – speriamo non forzato – delle persone anziane nelle case di cura in Tunisia, in quanto troppo costose per il sistema italiano.

il post di Cristiana Alicata sul M5S

il post di Cristiana Alicata sul M5S

Mi aspetto che questo linguaggio – che per evidente legge già menzionata in apertura qualifica non solo l’elettorato, ma anche partito e leader – venga al più presto stigmatizzato da chi in questi giorni pare rintracciare nel grillismo da tastiera l’unico male italiano. Personalmente mi fa più paura una classe dirigente che evoca, a livello lessicale, la morte e la galera per gli avversari politici che un branco di imbecilli che sbraitano sul pc, per quanto grave possa essere (e meritevole di biasimo).

Parafrasando l’ottimo Augias, se il “gioco” dei sostenitori del M5S è etichettabile col fascismo, certi sostenitori di Renzi sono ascrivibili al rango del nazismo inconsapevole. Gli ingredienti, mi pare, ci sono tutti. E se Alicata ha ragione, mi sa che a breve  il Pd dovrà cambiare nome e simbolo.

Basi malate e teste che puzzano

“Quando il pesce puzza dalla testa non è mai buon segno.”

“Brutta troia, lesbica vacci a succhiare il pisello a la checca del tuo padrone vecchia zozzona.”
“Io spedirei lei, la kyenge, coucky, letta e tutto il pd in africa assieme ai loro amici rom, clandestini,e gay e costringerli a vivere la.”
“Questa e una povera depressa lesbica.”
“Sei brutta come una ZINGARA nn ti si può guardare.”

Questi e altri commenti dello stesso tono – e grammaticalmente ardui – sono presenti in molti post del blog di Beppe Grillo, e giustamente Alessandro Capriccioli si chiede (e chiede al leader del M5S) come mai si permette a certa gente di avere diritto di parola, in quei modi e in quei termini, senza provare anche un minimo di vergogna.

Queste sono le ragioni per cui non posso votare M5S. Sessismo, omofobia e razzismo rappresentano un robusto sostrato culturale della base del partito pentastellato. Ed è urgente e necessario che i vertici – che se ne dica, Grillo e Casaleggio sono i capi indiscussi – siano chiarissimi in merito. Anche se temo che non abbiano gli strumenti culturali per prendere le distanze da tutto questo. E quindi, come dicevo poc’anzi, non posso votare un partito che presta il fianco a certi sottovalori.

Fatta questa premessa, vorrei però ricordare anche a quanti si stracciano le vesti di fronte a questi fenomeni, che altrove non si naviga in acque migliori.

A Macerata, ad esempio, di recente i rappresentanti del Partito democratico hanno votato un ordine del giorno dell’IdV «con il quale il Consiglio si impegna ad opporsi a qualsiasi disposizione normativa in merito ai diritti degli omosessuali, che sia di contrasto all’omofobia o di riconoscimento delle unioni omosessuali».

Mentre questo accade, il nostro premier Enrico Letta sarà uno dei pochi capi di governo a presenziare ai giochi olimpionici di Sochi, nell’omofoba Russia. Faccio presente che moltissimi altri leader europei e mondiali, a cominciare da Obama, diserteranno l’appuntamento mandando delegazioni LGBT come risposta politica alle persecuzioni di omosessuali russi.

Scrive Cristiana Alicata sul suo blog e sul suo profilo Facebook che gli elettori di un partito danno il senso di cosa sia quel partito stesso. Credo che bollare i milioni di votanti del M5S come “feccia” della politica sia un atto di arroganza pari a quella del grillino medio(cre) che tanto si vuole contestare.

E credo pure che se parte della base del M5S sia malata del tipico cancro italiano – i cui ingredienti stanno appunto nel sessismo, nel razzismo e nell’omofobia, e che ritroviamo sparsi anche in molti altri partiti con cui lo stesso Pd fa accordi politici e governi – altrettanto preoccupante è una dirigenza che non si limita a scrivere insulti su questo o quel blog, ma istituzionalizza l’odio contro le persone LGBT con atti pubblici e gesti istituzionali che fanno forse più male del delirio di un manipolo di esaltati.

Anche perché gli autori di quegli insulti non stanno al potere, chi va a stringere la mano a Putin, invece, è il nostro presidente del consiglio. E quando il pesce puzza dalla testa non è mai un buon segno.

Ma Pd e M5S condividono la stessa arroganza

L’arroganza dei giovani parlamentari…

In questi giorni sono nel mirino dei piddini, che mi accusano di chiare aperture a Grillo e al suo partito – aspetto con ansia il momento in cui verrò tacciato dagli stessi di squadrismo e di propensione al fascismo – e allo stesso tempo da certa militanza grillina, che mi etichetta come servo del potere, alleato alle banche, alle mafie e tutta quella roba lì.

Premettendo che se fossi della casta non starei a perdere il mio tempo a rodermi il fegato per un’Italia migliore e non lavorerei in una scuola pubblica per 1300 euro al mese (quando ci sono, con contratto da precario), e aggiungendo che non credo affatto che il voto al M5S sia antidemocratico, cercherò di sintetizzare il mio pensiero andando per punti.

1. Non votare Grillo non significa necessariamente votare Pd o Forza Italia. Personalmente credo che non voterò fino a quando il quadro istituzionale non sarà più agibile. Tra una mandria di mentecatti guidati da mister Fuffa (Renzi), Forza Italia (che è un insulto di per sé) e una manica di esaltati che giocano a “cosa faresti a Boldrini se” preferisco, per ora, il nulla. 

2. Alle elezioni del 2013 è emerso chiaro un quadro che l’amore grillino per la democrazia doveva prendere in considerazione da subito. La coalizione di centro-sinistra, guidata da Bersani, era in vantaggio sulle altre. Democrazia voleva che si desse una chance a quella coalizione, anche attraverso una formula di appoggio esterno. Così non è stato ed è stato gioco facile per il Pd allearsi con Berlusconi.

3. Le rivoluzioni si fanno in due modi: o imbracci il fucile, o fai in modo che le tue idee diventino progetti fattivi. In entrambi i casi si fanno con le persone che sono disponibili, non con quelle che ti piacerebbe che ci fossero.

4. Fossi stato in parlamento non avrei mai fatto accordi con Berlusconi e in un panorama in cui si può formare un governo con me o con lui, avrei fatto in modo di orientare un esecutivo rendendolo somigliante a me. Il Pd ha colpe enormi, ragion per cui credo che perderà anche le prossime elezioni, ma non tutte dipendono dalla sua esclusiva volontà.

5. Si tacciano i deputati del M5S, come Di Battista, di arroganza. Ma a proposito di persone arroganti, ricordo agli elettori del Pd il caratterino tutt’altro che conciliante di un certo Scalfarotto, quando si è trattato di scrivere la legge contro l’omofobia. Quando le associazioni gli fecero notare che il suo provvedimento portava vantaggi al fronte omofobo, ha cominciato a insultare. Taccio sulla gradevolezza di Speranza, capogruppo dei dem alla Camera. Così, giusto per ricordare l’aplomb di certi giovani parlamentari, soprattutto se messi di fronte alla loro incapacità politica e alla loro inadeguatezza istituzionale.

6. Post di pessimo gusto su Facebook (vedi caso Boldrini), un bel “vecchia puttana” all’indirizzo di Rita Levi Montalcini, offese costanti a tutti coloro che non la pensano come il grande capo, l’incapacità di dialogare con le altre forze parlamentari e via discorrendo. Questi sono fatti e limiti oggettivi di un movimento che ha grandi idee e un grosso problema: Beppe Grillo. E visto che l’Italia ha già altri partiti di cui vergognarsi, il bambino capriccioso in mezzo agli adulti infimi era un lusso che non potevamo permetterci.

Concludo dicendo che chi mi conosce sa quanto io possa essere tenero con il Pd – che reputo, appunto, popolato di imbecilli, persone politicamente squallide e qualche idealista che ci crede ancora ma con la testa troppo dura – ma se, a suo tempo, avessi dovuto fare un progetto politico avrei cercato la sponda di chi ideologicamente mi è più vicino. Se mi chiudo sulla torre a vomitare merda su chiunque solo per far contente le mosche che mi ronzano attorno poi non posso lamentarmi se mi associano a una latrina (popolata, si sa bene, da stronzi).

Se passa l’italicum, chi (non) votare?

Rissa alla Camera dei Deputati

La legge elettorale fortemente voluta da Renzi e dall’evasore Silvio Berlusconi – ricordiamoci sempre che se diamo il 40-50% dello stipendio allo Stato è a causa di gente come lui – si frantuma già tra i mille distinguo che fanno di ogni provvedimento italiano un pasticcio all’italiana.

Nel merito, le premesse erano criticabili, ma in una logica di stampo europeo: premio di maggioranza al primo partito e soglia di sbarramento, come avviene in molte democrazie occidentali. Poi spunta il salva-Lega: se prendi un tot di voti in almeno tre regioni, entri uguale. E quindi, dopo che Scanzi ci istruisce sul probabile perché della ghigliottina applicata da Boldrini alla Camera, arriva il recupera-SEL: se sei il primo dei non eletti, per magia, vieni eletto ugualmente. E quindi il partito di Vendola entrerà in parlamento con un escamotage, permettendo anche ai post-fascisti di Fratelli d’Italia di fare altrettanto.

Più che una legge elettorale sembra una lista per entrare in discoteca. A ciascuno il suo PR. Ma va bene così. È la nostra democrazia. Malata, sbagliata, affidata a gente che a trent’anni ne dimostra settanta e a settantenni che non si rassegnano più a non averne trenta.

Emerge però un secondo aspetto, altrettanto tragico. La questione della dispersione del voto.

Con la legge attuale, così come la precedente, che era e resta una cagata pazzesca – e no, amici e amiche del Pd, non sto grillinizzando il mio linguaggio, ho solo citato Paolo Villaggio in uno dei vari Fantozzi – si deve scegliere tra due/tre coalizioni e un partito di dimensioni adeguate, per non disperdere il voto.

Adesso, io il Pd non lo voglio votare e non certo perché ideologicamente contrario, ma per una serena valutazione dei fatti: la legge contro l’omofobia di Scalfarotto, che protegge gli omofobi, il recente regalo alle banche di denaro pubblico, i soldi regalati (ottanta miliardi se non ricordo male) ai gestori delle slot machine, i sedici miliardi per i cacciabombardieri petecchia, nessuno straccio in tutti questi anni di una vera legge di tutela per le persone LGBT, la presenza di soggetti imbarazzanti come Speranza (a proposito di giovani in formalina), ecc.

Poi c’è SEL che resterebbe un’opzione se non si alleasse col Pd e se decidesse di evitare candidature imbarazzanti proprio come la presidente Boldrini che, al pari di Napolitano, più che garante sembra assumere giorno dopo giorno il ruolo di pedina del sistema. Ma se SEL andasse da sola sarebbe, appunto, un voto disperso.

Votare centro-destra non se ne parla nemmeno. Per me dare le proprie preferenze alla Lega è un atto criminale, ma come disse Giuliano Amato a proposito del World Pride del 2000, purtroppo c’è la Costituzione (e prima che qualche mio “amico” ex-berlusconiano e ora felicemente renziano si scandalizzi, lo scrivo qui a chiare lettere: è una provocazione, ok?). Votare Alfano o Berlusconi ha lo stesso senso di scomodare le abitudini alimentari delle mosche. Anche se sono miliardi, e buon per loro, ma io resto umano.

Resterebbe il M5S, che va bene come voto arrabbiato – la rabbia è un sentimento degno di rispetto, ma nell’ottica di una scelta non pragmatica e di protesta (e qualcuno lo spieghi a quegli idioti piddini che pensano “devi scegliere me, il tuo voto mi appartiene”) – ma mi lascia basito vedere l’ignoranza politica di chi ancora oggi pronuncia motti come “boia chi molla”, per non parlare di certe perle del leader, come quel “vecchia puttana” a Rita Levi Montalcini e cose così.

Per questa ragione penso che il vecchio mattarellum, magari col doppio turno e senza quota proporzionale, fosse (e rimane) il miglior sistema possibile. Voti il candidato (o la candidata), lo leghi al territorio, scegli persona e programma. Per dire, se il M5S candidasse una persona degna di stima nel mio collegio non avrei problema a votarla, idem per SEL o addirittura per il Pd (ma qui sconfiniamo nel fantascientifico). Ma il voto al progetto, quando i risultati dello stesso sono sotto gli occhi di tutti e tutte, quello no, è irricevibile.

E allora cosa deve fare chi come me ha ancora il sentore di una coscienza civica ma rimane desolato di fronte al deserto culturale che popola i partiti attualmente presenti nel panorama istituzionale italiano? Scegliere la rabbia o programmare quel viaggio a Lisbona che è da tanto che vuoi fare, assaporando per qualche tempo l’illusione di vivere in un paese civile?

Il dilemma resta tutto. Per fortuna non devo andare a votare domani.