Che quasi quasi uno tifa per l’asteroide…

Ti svegli una mattina, apri il giornale e leggi la notizia che nel 2036 un gigantesco asteroide, simpaticamente ribattezzato Apophif, come il dio egizio della distruzione,  calerà sul pianeta disseminando catastrofi, morti violente, un probabile intero ciclo di Verissimo sull’argomento e lo scioglimento delle calotte polari… Cioè, il 2010 deve ancora cominciare e già si parte con la sfiga galattica?

Ma questa, se vogliamo, è natura. Dico, dopo tutto quello che noi le facciamo, tra inquinamento, petroliere che colano a picco, rifiuti radioattivi in mezzo al mare e le dichiarazioni a mentula canis di Brunetta, forse forse non dico uno sterminio da Armageddon, ma almeno una grandina di pietruzze spaziali ce la meritiamo.

Ma come disse lo zio di Johnny Stecchino, dove l’uomo può e non fa, e questa è una vergona ppe tutta Paleimmo (dove con Palermo si intenda graziosa metonimia per l’Italia tutta), è quel gigantesco risiko che i nostri potenti si ostinano a spacciare per politica.

Perché.

A Reggio Calabria trovi una bomba davanti al tribunale, e con l’aria che tira non credo si tratti di una performance dei giovani del PDL per far pressione sul lodo Alfano (o anche si?).
Per i cieli americani trovi terroristi un po’ incapaci che sul blog vanno a scrivere che si sentono soli, si iscrivono ad Al Qaeda e si nascondono l’esplosivo nelle mutande (per la serie: sono pronto a tutto per dimostrare che ho le palle?).
Il premier inglese, quello incapace, è d’accordo con Obama nel fare missioni in Somalia e nello Yemen (perché si sentiva l’esigenza di portare un po’ di pace come in Iraq e in Afghanistan).

Che a leggerla così pensi che sto 2010 è cominciato talmente bene che quasi quasi porta sfiga a valanghe, magari come quella di fango che ha sepolto in Brasile un hotel di lusso, trascinandosi dietro un centinaio di persone. Invece no. Stelle cadenti a parte, l’anno nuovo è solo un fenomeno da calendario. Serve a mettersi le mutande rosse, a sentirsi rinnovati spiritualmente e migliori e, di conseguenza, a dare di matto per i saldi. Ciò che non cambia, purtroppo, è l’uomo. Con la sua incommensurabile capacità di essere visceralmente stronzo.

P.S.: in tutto questo una buona notizia. De Magistris ha scritto sul suo blog come superare la questione dell’immunità del premier. Metterlo in un aereo assieme ad Apicella e a una squinzietta e mandarlo via dall’Italia. Che non so voi, ma a me sembra un’idea geniale.

Comunista sarò io!

Siamo alle solite. Dal lodo Alfano in poi, anzi, dalla sua clamorosa e giusta bocciatura – i berluscones si rileggano Orwell e sugli animali più uguali degli altri – il nostro amato premier si cimenta in un profluvio di insulti e di dichiarazioni che non risparmiano nessuno, a cominciare dal popolo italiano che, anche suo malgrado, si ritrova sovraesposto a una certa logorrea imbecille. Sì, perché ciò che dice Silvio Berlusconi, il più delle volte, nella sua valutazione del reale, non ha alcuna base logica ed è confezionato ad uso e consumo di un elettorato che vota, per lo più, sulla base di umori e di sensazioni di pancia.

Tra queste gesta verbali va messa agli annali, come fulgido esempio di sproloquio fondamentalmente idiota ma ugualmente aggressivo e indegno di un rappresentante qualsiasi dello Stato, il suo ultimo intervento telefonico a Ballarò. Dove si è indicata, come vera anomalia italiana, non il caso di un presidente del consiglio plurinquisito e in palese conflitto di interessi bensì quello di una magistratura “rossa”, cioè comunista, che indaga contro il presidente del consiglio.

Adesso, quello che Berlusconi non capisce – e qui forse dovremmo cominciare a dubitare delle sue facoltà mentali perché se ci crede è grave, se finge di crederci è pure peggio – è che in un paese democratico che un giudice sia comunista è perfettamente legittimo: rientra nella libertà di pensiero, esercizio che evidentemente dentro il PdL è poco praticato.

Così come è naturale che un giudice indaghi su un personaggio, anche pubblico e anche ai massimi vertici delle istituzioni. Anzi, e si rassegni il berlusconiano medio(cre), al di là delle Alpi e in tutto il mondo civile, Berlusconi non sarebbe stato eletto nemmeno in un’assemblea di condominio.

Surreale, inoltre, che si usi la parola “comunista” come insulto svuotato di qualsiasi contenuto politico e identificato col senso di “contrario alle magagne del premier”. Una favoletta tutta itagliana, quest’ultima, a cui credono solo italiani per lo più allergici al fisco e intrisi ancora di retorica paleo-democristiana. La vera anomalia, se vogliamo dirla tutta, sta proprio qui.