Di Gesù, del sushi e della libertà di non credere

12513767_10153353495955703_6523537835753238717_oHo pubblicato un’immagine in cui si gioca con la parola “resushitato”, e con l’immagine di Cristo, a cui si sovrappone un gamberetto in un dipinto sulla passione. Ho ricevuto commenti perplessi e giudizi di valore, con tanto di inviti all’umiltà. E allora scusate il pippone di sabato sera, ma:
1. si chiama ironia. Capisco che la desacralizzazione del potere (e il conseguente dissacrare l’autorità) non è alla portata di tutti, ma si chiama ironia ed è una forma di libertà
2. aderire a un credo e esibirne tutta l’egemonia culturale non rientra proprio in quello che reputo un esercizio di accoglienza dell’altro da sé
3. credo, comunque, in quello che ho scritto. Poi se quanto da me pubblicato arreca offesa, c’è sempre il tasto defollow. Pratica che accetto con umiltà
4. andare di matto appena si prende in giro la fede è, mutatis mutandis, lo stesso procedimento mentale che poi, se portato alle estreme conseguenze, porta qualche esaltato a mettere bombe in aerei e stazioni metro. E poi magari vi scandalizzate e vi chiedete come si può arrivare a tanto
5. essere cattolici non vi rende depositari di alcuna verità. Basta aver studiato la storia della religione alla quale dite di aderire per vederne tutte le contraddizioni, le brutture e le miserie umane. E dubito lo abbiate mai fatto.
Detto ciò e ricordando che tra le libertà religiose c’è anche quella di non credere, buone festività. Assolutamente laiche, viziose e pienamente umane. E, proprio per questo, di certo meno noiose.
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A priori e a posteriori dell’omofobia italiana

no_omofobiaHo scritto un articolo, sul mio blog nel Fatto Quotidiano, sulle orrende leggi dell’Indiana, che permettono a esercenti e ristoratori di discriminare le persone LGBT non servendole nei loro locali, per questioni religiose. Rimandandovi alla lettura dell’articolo, segnalo il commento di un lettore:

Chiamala col suo nome: obiezione di coscienza.
Loro hanno la loro, voi la vostra.
Voi boicottate commercialmente chi è contro i gay, perchè non ne parliamo?
Ti tocca farci i conti, le tue ragioni le dici, le loro ragioni le dicono, entrambi sono sordi l’un l’altro.
Per farti più sereno ti regalo un gelatino portandotelo a domicilio anche s’è m’è un po’ scomodo venire in Sicilia.

Ho fatto notare a chi ha scritto queste parole che non pretendo che il fornaio sotto casa sia gay-friendly o che il titolare del supermercato dove faccio la spesa finanzi il pride. Semplicemente, non me ne curo. Dopo di che, se qualcuno fa considerazioni che vanno contro la mia dignità, ne prendo atto. È una cosa a posteriori. Questi commercianti americani, invece,  chiedono di discriminare a priori. Vogliamo farglielo fare? Benissimo. Non si lamenti poi qualche cattolico se verrà buttato fuori da qualche scuola a maggioranza protestante o da un cinema gestito da ebrei. Toccherà che ci faccia i conti, con certe inoppugnabili ragioni.

Aggiungo, come commento personale, che è sconfortante il grado di analfabetismo politico e culturale di questo paese. Anche perché sembra essere non genuino, ma di ritorno. Ennesimo lusso che la società italiana non può davvero permettersi.

P.S.: Ho infine detto al mio interlocutore che non accetto gelati da sconosciuti, sebbene ne apprezzi il pensiero. Potrà farne l’uso che reputerà più opportuno.

Se per Ratzinger la felicità dell’uomo è un pericolo…

Le recentissime dichiarazioni di Joseph Ratzinger – sarebbe ora di chiamare così sua santità, col suo nome di battesimo, giusto per sottolineare l’inconsistenza della sua presunta e di fatto ingiustificata autorità morale in quanto pontefice – rappresentano l’ennesimo attacco non solo contro la laicità della nostra società, ma anche contro il concetto stesso di democrazia.

Innanzi tutto per il contesto in cui le ha proferite, ovvero durante l’udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Non una riflessione tra chierici, ma un’occasione ufficiale e di non poco conto in cui ha presentato un vero e proprio progetto politico.

In secondo luogo per i temi trattati e, soprattutto, in merito al come. Ratzinger lascia intuire, in modo mendace, che i paesi che esercitano pienamente le loro funzioni democratiche (ma questo, astutamente, evita di dirlo) minano la libertà religiosa. In questo ambito, tra l’altro, utilizza una tecnica tanto cara a quegli stessi autoritarismi che ha descritto come i mali assoluti del Novecento: cambiare il significato delle parole.

Libertà religiosa, per Ratzinger, si riduce a quella facoltà di inazione da parte dello Stato di fronte alle richieste, anche illegittime, della chiesa. L’attacco è, fattivamente, diretto alla nostra Costituzione che vieta che si possano finanziare scuole private con denaro pubblico. Ne consegue, perciò, che la chiesa, secondo il Vaticano, per essere pienamente libera deve essere al di sopra della nostra Carta Fondamentale. Ma questo, per diretta conseguenza, è un attacco alla nostra democrazia perché chi si pone al di sopra della legge, e dei principi che la regolano, diviene, poi, pericoloso per la libertà di tutti.

E la libertà di tutti, in cui rientra anche (ma non solo) anche la libertà dei credenti, nel rispetto di regole e di una visione inclusiva di ogni diversità (anche quella cattolica) è il principio cardine non solo della democrazia nella sua essenza più vera, ma anche della laicità. Questo evidentemente dà fastidio alla chiesa.

Tenuta democratica interna del paese, libertà personale, rispetto per la diversità e per le richieste che ne possono conseguire: questi i principi a cui attenta la gerarchia cattolica.

E non a caso si attacca la scuola pubblica, ancora unico luogo di confronto democratico di tipo interclassista e interculturale nonostante gli attacchi del nostro governo e di quelli precedenti.

Si attacca l’educazione civile, cioè il tentativo di formare futuri/e cittadini/e dentro un’ottica di condivisione di valori comuni (anche, ma non solo, e questo evidentemente disturba profondamente il nostro clero sempre più “iraniano”, religiosi).

Si attacca la libertà individuale nella sua forma più elementare e, lasciatemelo dire, sacra: quella che investe il diritto alla salute e che deve passare, di questi tempi, anche per l’educazione sessuale.

Mi chiedo quale autorevolezza, quale onestà intellettuale, quale credito si possa ancora dare a chi confonde il concetto di libertà con quello di catechismo. Concetto secondo il quale è una minaccia liberare le persone facendole vivere senza il fardello del senso di colpa e di sudditanza psicologica a cui sottoporre una sessualità consapevole e una visione della vita rispettosa delle differenze altrui: in una parola sola, la felicità altrui.

Questo, a mio parere, è semplicemente criminale.