Comunicazione di servizio per gay a dignità limitata

Domanda:tumblr_lnaz0y5lfQ1qc9tcoo1_500 lasceresti esprimere liberamente, in un dibattito qualsiasi, chi pensa che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e chi invece pensa che siano inferiori in quanto tali? E ancora: quest’ultima la riterresti un’opinione come un’altra, o la aborriresti in toto? Ti è chiaro, in altri termini, che nel mondo occidentale ciò che nega la dignità di una categoria sociale non viene visto come “elemento per arricchire il pensiero”, bensì come problema da superare?

Perché tali interrogativi? Mettiamola così: se siete del gruppo “io stimo persone come X” (con X = gay/lesbica di regime a vostra scelta che si allinea a posizioni omofobe) o di quelli che “anche gli omofobi hanno diritto di dire la loro”, ebbene, potete serenamente depennarmi dai vostri contatti (rubrica telefonica, social, email, ecc). Mi risparmiarete la fatica di essere esposto alla vostra mancanza di dignità e al defollow conseguente. Grazie.

Defollow vari ed eventuali: istruzioni per l’uso

istruzioniEppure non è difficile da capire.

Se mi insulti, ad esempio paragonandomi a una persona detestabile.
Se metti in dubbio la mia professionalità sul lavoro, solo perché non la penso come te.
Se penso che tu sia al servizio di una causa che reputo dannosa e che non solo rende te servo di un padrone, ma che mira ad asservire anche me o la mia categoria.
Se sei omofobo oppure omofobo interiorizzato.
Se manifesti disistima nei miei confronti a qualsiasi livello.

Ecco, se fai questo – in tutto o in parte – non credo che ci sia ragione alcuna di continuare a fare un pezzo di strada insieme. Per cui non capisco la ragione di tutte le lamentele da parte di qualcuno quando decido di non seguirlo più su questo o quel social. Anche io vengo depennato e anche per molto meno, ma non sto lì a lamentarmi per così poco.

Non è mancanza di democrazia decidere di non seguire una persona che ti reputa orribile o con cui non hai (più) piacere di interagire: è una libertà individuale, semmai. Sarebbe tirannico impedire che l’altro/a possa esprimersi. Ed io non ho la volontà, il tempo, la possibilità o l’interesse di perdere la mia vita dietro persone che considero sostanzialmente non meritevoli della mia attenzione. A parti invertite posso garantirvi che ammetto lo stesso identico trattamento. Dopo di che, state sereni, fatevene una ragione (come amate dire) e andate in pace o in qualsiasi altro luogo, dicibile o meno. Purché lungi da me.

Expo 2015 e froci del terzo millennio

polemicaHo espresso pubblicamente il mio sdegno, su Twitter, per la questione Expo – e il relativo patrocinio a un convegno omofobo, come denunciato da Gay.it – e mi sono sentito dire, nel giro di pochi minuti, che faccio “tipica polemica a senso unico di chi vede solo cospirazioni contro gli omosessuali”, che chi vuol andare a un convegno “pro famiglia” ha tutto il diritto di farlo (in nome della libertà d’espressione) e che “con voi attivisti gay è un’impresa parlare”.

L’oggetto del contendere è nato da un mio tweet: «a quanto pare l’ sponsorizza convegni omofobi. Pensavo di farci un salto, mi sa che cambio idea».

Quindi, ricapitolando: i soliti movimenti antigay hanno tutto il diritto, secondo certe persone, di poter diffondere il loro odio omofobico, in nome della libertà d’espressione. Se io dico, a titolo personale, che finché ci saranno certi patrocini – consapevoli o meno, poco mi importa – diserterò l’evento, sono un estremista, un individuo che vede cospirazioni ovunque, uno a cui piace far polemica, ecc.

Mi fa specie che il ragazzo in questione, che è gay, dia stessa cittadinanza sia agli incontri in cui si dice che l’omosessualità è una malattia da curare sia all’associazionismo LGBT, sempre in nome del cosiddetto libero pensiero. Come se la lotta per i diritti (anche suoi) e le solite fandonie e gli insulti contro la stessa vita delle persone LGBT fossero la stessa identica cosa.

Taccio sul fatto che si qualifichino certe iniziative come incontri “a sostegno della famiglia”, come se il termine fosse appannaggio di una parte e di una soltanto (quella vicina a personaggi come Adinolfi, Miriano, alla rivista Tempi, per intenderci).

Insomma, giovani froci del terzo millennio, ditemelo subito se è a questa umanità che sto sacrificando – dopo aver impegnato i miei venti e trent’anni – l’età matura della mia esistenza. Perché io a fare il gay da vetrina, tutto week end a Berlino e serate fighe nei locali di grido, non ci metto manco un minuto. Poi però quando tra qualche tempo verranno a sprangarvi perché vi tenete mano nella mano, come fate oggi (forse grazie a chi a venti e trent’anni si costruiva un’opinione critica sulle cose) non venite a piangere. Perché ve la sarete meritata tutta la merda che oggi difendete a spada tratta in nome di un pensiero che volete libero e che sta lavorando alacremente per relegarvi al rango di “invertiti”, in un momento storico in cui dovreste ambire ad essere società civile al cento per cento e a volere il massimo della dignità possibile, come minimo sindacale della vostra umanità. Sempre che la meritiate ancora, va da sé. Ma forse questo, appunto, non deve essere affar mio. Non più.