Caro Davide, abbandona le tue parole ferite

Caro Davide,

ho letto la tua lettera – potrei dire “disperata”, nel senso che vi ho riscontrato ben poca inclinazione alla speranza – su Repubblica e, pur condividendone alcuni aspetti critici, per altro molto illumina(n)ti, soprattutto laddove dici che «un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé», vorrei spiegarti perché, secondo il mio modesto parere, essa vada ricalibrata su alcuni punti.

Tralascio il generale senso di sconfitta che traspare da tutte le tue parole. Ma d’altronde cominci dicendo che quella lettera è l’unica alternativa al suicidio. Con un’apertura simile devo dedurre che la tua pazienza è ormai messa a durissima prova e non ci si può aspettare una rivoluzione della gioia, né è un tuo dovere sociale propendere per sentimenti più positivi.

Continuando nella lettura, tuttavia, ci si imbatte in queste parole:

Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia “anormale” dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest’ostinata battaglia?

Eviterei, fossi in te, di parlare di anormalità, anche se sotto la protezione del virgolettato. Non esiste una normalità, semmai esistono molte specificità e quella che conta più casi viene spacciata per “norma”, cioè per unica scelta condivisibile. Questa, per molti, coincide con l’eterosessualità e sappiamo tutti e due quanto questo pregiudizio sia fuorviante: innanzi tutto perché essere eterosessuali non è una scelta, ma un modo di essere – esattamente come per le persone LGBT – e in secondo luogo perché non è la superiorità numerica a creare una natura, altrimenti secondo questa logica non ci sarebbero persone più naturali dei cinesi (sono oltre un miliardo) e persone così anormali come i maltesi o gli stessi abitanti della Città del Vaticano (poche migliaia nel primo caso, poche centinaia nel secondo).

Inoltre, parli di matrimoni “omosessuali”, errore comune dal quale nessuno scappa – anch’io usavo la locuzione “matrimonio gay” – complici anche i media, a cominciare da quello che ha ospitato la tua lettera, e la loro sciatteria linguistica e culturale.

Il matrimonio, qualora dovesse aprirsi anche a gay e lesbiche in Italia, non muterebbe “natura” in relazione a chi vi dovesse accedere per coronare il suo progetto di vita. Sarebbe sempre e solo matrimonio. La differenza starebbe nel fatto che mentre adesso è riservato solo a una parte della popolazione – maggioritaria, ma non totale – qualora divenisse “per tutti e per tutte” sarebbe un diritto globale e quindi totalmente egualitario. Per questo si preferisce chiamarlo “matrimonio egualitario” in quei paesi dove è già stato approvato.

Pare, inoltre, che tu voglia mettere le mani avanti. Un po’ come se dicessi “guardate, i bambini non li chiediamo, basta che ci fate sposare perché non siamo poi così anormali come pensate”. Ti invito caldamente ad abbandonare quest’indole remissiva.
Un diritto è tale quando:

1. è indirizzato a tutte le componenti sociali a cui si rivolge la legge;
2. garantisce le stesse prerogative a tutti i soggetti giuridici che vogliano utilizzarlo.

Nessuno deve concederci qualcosa dietro rassicurazioni su argomenti che possono essere ancora dei tabù, nel nostro paese. Esistono centinaia di migliaia di famiglie composte almeno da una persona LGBT e quei bambini e quelle bambine nate da quelle relazioni e da quelle volontà non sono il frutto di un errore o responsabili di uno scandalo. Sono esseri umani! Stiamo parlando di umanità prodotta da altra umanità! È così difficile da comprendere?

Così facendo – scomodando la chiesa, rassicurando il pubblico che ti legge che il tuo diritto alla felicità può arrivare solo fino a un certo punto – non fai altro che lasciare pezzi di te alle tue spalle. Ma come puoi chiedere allo Stato di non abbandonarti se siamo noi i primi a percepirci come pezzi di un puzzle, da non utilizzare per intero, da non completare del tutto?

Ancora, leggo:

Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po’ meno discriminazione e un po’ più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay  –  non sono così sconsiderato  –  chiedo solo di essere ascoltato.

Nascere eterosessuali non è una fortuna, è appunto uno dei tanti modi di essere dell’essere umano. Come nascere mancini, rossi, gay, neri, ecc. Non è ciò che sei che ti rende sfortunato o degno di considerazione sociale. È la società che genera mostri o dèi. E allora è nostro compito fare in modo di non cedere a nessuna di queste estremizzazioni. L’hai detto pure tu: non siamo dèmoni. Ma non siamo nemmeno depositari privilegiati di infelicità.

Personalmente mi reputo molto fortunato a esser nato gay, perché nel corso della mia vita, con l’associazionismo, l’attivismo politico, per tutte le scelte che il mio essere omosessuale mi ha fatto fare, sono entrato in contatto con persone meravigliose e ho scoperto l’inclinazione all’accoglienza di altre che già erano sul mio percorso. Questo non mi fa sentire una persona migliore di altre, diversa o speciale. Solo, per quel che riguarda me, più fortunata di altre.

Per cui quando dici che «siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile», ti prego – e ti prego solo nel tuo esclusivo interesse – di rimodulare quella visione che hai di te. Il destino forse esiste e forse no, e forse è pure volubile. Ma non sei sfortunato e non sei inerme “partecipe” di un fato cattivo. Sei un protagonista della tua vita e solo tu puoi dare un senso ad essa.

Non ti chiedo di diventare un attivista del movimento gay, ma cominciare a pensarti come una persona che ha diritto a tutta la felicità possibile, il prima possibile, soprattutto a diciassette anni, è il dono migliore che tu possa fare a te stesso.

Dovresti potere pensare di sposarti, un giorno, se realmente lo vuoi. E se non lo vuoi, di non poterlo fare perché è una tua scelta, non perché la massa “normale” ma troppo spesso acritica ragiona a suon di pregiudizi e va avanti senza nemmeno un perché di fronte alla complessità delle cose.

Aspettare un futuro in cui giustizia verrà fatta è un pensiero figlio di due grandi sistemi ideologici che hanno dominato tutto il Novecento: il pietismo cristiano e il progressismo marxista. Ed entrambi hanno fallito – basta vedere le sorti del partito che è nato dalla fusione di queste due filosofie e che oggi porta il nome di “democratico” qui in Italia.

Abbiamo il dovere nei confronti dell’umanità di cui siamo portatori di volere tutto. E di volerlo subito. E non perché siamo egoisti e immaturi. Ma perché su tutti temi sollevati fin qui, la maggioranza eterosessuale può accedervi subito.

Hai solo diciassette anni e io più del doppio. Non voglio farti la predica perché più grande di te. Ma quando è passata metà della tua vita, metà della quale spesa a riconoscere te stesso e a fare in modo che la società riconosca i tuoi diritti e la tua dignità, vedi le cose con un’urgenza maggiore. Ti invito a cogliere tutta la bellezza di cui sei portatore. Senza aspettare che qualcuno – società, Stato, chiesa cattolica – ti dia il permesso di farlo.

La tua lettera non è l’unica alternativa al suicidio. Tu stesso, la tua volontà, la tua potenzialità di gioia e di dignità sono una costante promessa di vita. Ti consiglio di pensare a te in questi termini. Perché solo facendo così avrai già cominciato a vincere, su tutta la linea.

Un grande abbraccio, spero di incontrarti un giorno, anche per caso, quando magari avrai abbandonato le tue parole ferite.

Dario Accolla

Bersani ringrazia Bindi per la sua omofobia

Leggo su Gaynews del messaggio che Bersani ha mandato a Bindi in occasione di un convegno della corrente della presidente del Partito democratico. Le parole – folli – del segretario recitano quanto segue:

Quello che è avvenuto nelle ultime settimane nei tuoi confronti non può ripetersi. Si è oltrepassato il segno di un dissenso legittimo per arrivare a forme inaccettabili di contestazione. Tu nel tuo ruolo e con le tue idee, e certamente dentro ad una discussione difficile, hai contribuito in modo determinante a condurre in porto un avanzamento della posizione del Partito Democratico, in particolare a proposito delle unioni civili delle coppie omosessuali. Si tratta di una proposta che io stesso ho più volte riaffermato e chiarito, una proposta che con la forza che ci daranno gli elettori sarà tradotta in nuova legislazione. È assolutamente legittimo ritenere che questo non basti. Qualsiasi causa si voglia sostenere, mi sembra tuttavia controproducente occultare, minimizzare o contestare in radice questa novità, o addirittura stigmatizzare chi ha così fortemente contribuito a determinarla.

Quindi seguono altre sviolinate da carie all’ultimo stadio… (cosa non si fa per tenersi buona qualche suora?).

Allora, caro Bersani, vedrò di spiegarlo anche a lei, visto che in quel partito siete un attimo di comprendonio problematico.

1. Il dissenso nei confronti di Rosy Bindi è lecito, legittimo e democratico. Rientra nelle regole della democrazia contestare, fischiare e criticare, anche aspramente, un personaggio politico, soprattutto se questo personaggio offende e minaccia gli appartenenti a una minoranza, cosa che la signora di cui sopra ha fatto in più di un’occasione.

2. Quali idee ha portato Rosy Bindi per far avanzare la discussione sui diritti civili? Quelle per cui un bambino non può crescere come un disadattato in una coppia gay? Quelle per cui o ci facciamo piacere le sue leggine insulse e offensive oppure ce ne possiamo andar via dall’Italia? La informo che tutto questo, nei paesi realmente democratici, si chiama omofobia. Per cui se intende dire che il pensiero bindiano è omofobo le diamo ragione, ma non è col disprezzo verso il mondo gay che si lavora efficacemente per la piena parità giuridica e culturale.

3. Lei parla di una proposta, ma non è ancora chiaro quale legge il suo partito intende fare. Nel documento portato avanti da Bindi all’assemblea del vostro partito, sono riapparsi i diritti individuali. Lei parla, genericamente, di legge alla tedesca. Eppure non è chiaro a nessuno quali contenuti avrà questo fantomatico provvedimento sulle coppie di fatto. E non perché siamo ritardati noi, ma perché non ci ha detto quali diritti volete approvare, se ci sarà il carattere pubblicistico delle unioni civili, se i diritti previsti sono uguali a quelli delle coppie sposate, che cosa avete intenzione di fare con quei centomila bambini che vivono dentro coppie omogenitoriali, ecc.

4. Non si vede nessuna novità nel discorso che portate avanti dentro il Pd. Esattamente come nel 2005, in vista delle primarie parlate di un modello straniero da copiare – allora i PaCS francesi, oggi le unioni alla tedesca – e esattamente come allora non vi ispirate a modelli avanzati, ma a leggi che sanciscono disparità di trattamento tra cittadini chiamati a obbedire agli stessi doveri. Tutto questo nessuno lo vuole occultare o minimizzare. Va, anzi, denunciato e messo nella giusta luce, a gran voce.

5. Mentre l’Europa si muove in direzione del matrimonio, lei e il suo partito, per non dispiacere troppo al Grande Elettore vaticano, partite da un modello per poi cominciare con il consueto gioco al ribasso fino a non ottenere nulla. La storia è tristemente nota, basti vedere cosa accade ed è accaduto nel resto d’Italia con i registri delle unioni civili, dal valore puramente simbolico. A cominciare dal suo predecessore – Veltroni, ai tempi sindaco di Roma – che, anni addietro, ai tempi dei DiCo, pur di non concedere il registro, fece votare il Pd romano con i fascisti di Storace.

Concludendo.

Vede Bersani, la politica dovrebbe essere una cosa seria – nonostante lei e la sua intellighenzia – e la serietà si acquisisce e si dimostra parlando di cose chiare su fatti concreti. Non mi risulta che, nella storia del vostro partito, sia mai stato fatto un passo in avanti in tale direzione.

Omaggiando Bindi perché ha «contribuito in modo determinante a condurre in porto un avanzamento della posizione del Partito Democratico» lei acquisisce la stessa credibilità della seguente affermazione: “Hitler ha operato bene per il controllo demografico in Europa”. Me ne rendo conto, è irricevibile. Esattamente come lei, d’altronde.

Questo vi rende poco credibili anche e soprattutto sul piano dei diritti civili. E quindi non votabili. Non certo se si vuol vivere in uno stato moderno, sul modello dei grandi paesi europei, occidentali o di nuova democrazia.

Con immutata stima, suo non elettore.

Cosa mai l’ha fatta diventare così stupido, onorevole?

Quella che segue è una lettera aperta che un giocatore di football americano, Chris Kluwe, della squadra dei Minnesota Vikings, ha scritto a tale Emmett C. Burns Jr., esponente del Partito Democratico americano che si era precedentemente scagliato contro un suo collega dei Baltimore Ravens, Brendon Ayanbadejo, per il suo supporto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La lettera, che è stata pubblicata su Il Post, è molto eloquente a tale proposito:

Caro Emmett C. Burns Jr.,

Trovo inconcepibile che lei sia stato eletto come delegato dello stato del Maryland. Il suo livore e la sua intolleranza mi imbarazzano, e mi disgusta pensare che lei sia in qualsiasi modo e a qualsiasi livello coinvolto nel processo di formazione delle politiche sociali.

Le posizioni che lei abbraccia ed espone non prendono in considerazione alcuni punti fondamentali, che illustrerò con dovizia di particolari (potrebbe esserle necessaria l’assunzione di uno stagista che la aiuti con le parole più lunghe):

1. Come sospettavo, non ha letto la Costituzione, quindi le vorrei ricordare che il Primo, primissimo emendamento di questo fondamentale documento si occupa della libertà di parola, e in particolar modo delle limitazioni di tale libertà.
Utilizzando la sua posizione istituzionale (facendo riferimento ai suoi elettori in modo da minacciare implicitamente la gestione dei Ravens) per dichiarare che i Ravens dovrebbero «scoraggiare dichiarazioni di questo genere» da parte dei loro dipendenti – nello specifico Brendon Ayanbadejo – non solo lei sta chiaramente violando il Primo Emendamento, ma dimostra di essere una narcisista macchia di merda.

Che cosa mai l’ha fatta diventare così stupido? Mi sconcerta che un uomo come lei, che fa affidamento sullo stesso Primo Emendamento per coltivare i propri studi religiosi senza timore di ritorsioni da parte dello Stato, possa giustificare il soffocamento del diritto alla libertà di espressione di qualcun altro. Chiamare “ipocrita” un uomo come lei sarebbe mancare di rispetto alla parola. “Osceno, assurdo ipocrita del cazzo” è un po’ più appropriato, forse.

2. «Molti dei vostri tifosi non sono d’accordo con questa presa di posizione e ritengono che [questi argomenti] non debbano avere posto nello sport, che dovrebbe riguardare il tifo, l’intrattenimento, l’entusiasmo e nient’altro». Santo cielo, quante stronzate. Ha sul serio detto questa roba, lei che è stato «attivamente coinvolto nelle task force del governo che si sono occupate delle conseguenze culturali e sociali della schiavitù in Maryland» (come recita la sua voce di Wikipedia, ndt)? Non ha mai sentito parlare di Kenny Washington? Di Jackie Robinson? Nel 1962 la NFL prevedeva ancora la segregazione razziale, che è stata spazzata via grazie a atleti e allenatori coraggiosi che hanno osato esprimere il loro parere e fare la cosa giusta.
E nonostante tutto questo lei è capace di dire che la politica e le questioni politiche «non dovrebbero avere un posto nello sport»? Non so neanche da dove cominciare per immaginare la dissonanza cognitiva che con ogni probabilità sconvolge in questo momento la sua mente confusa e marcia, e la ginnastica mentale con cui il suo cervello si è contorto fino a produrre una dichiarazione così assurda da meritare una medaglia d’oro olimpica (il giudice russo sicuramente le darebbe 10, per “bellissimo repressivismo”).

3. Questo è più un mio dubbio personale. Ma perché odia la libertà? Perché odia il fatto che altre persone vogliano avere la possibilità di vivere le loro vite ed essere felici, anche se la pensano in modo diverso dal suo, o si comportano in modo diverso? In che modo, in che forma, la riguarda il matrimonio gay? In che modo influisce sulla sua vita? Teme che se il matrimonio gay diventasse legale, lei comincerebbe all’improvviso a pensare al pene? «Oh merda, il matrimonio gay è stato approvato, devo subito correre a farmi sfondare di cazzi!». Ha paura che tutti i suoi amici diventino gay e non vengano più la domenica a vedere le partite da lei? (Comunque è improbabile, dato che anche ai gay piace guardare il football).

Posso assicurarle che il matrimonio gay non avrà alcun effetto sulla sua vita. I gay non verranno a casa sua a rubare i suoi figli. Non la trasformeranno magicamente in un lussurioso mostro mangiacazzi. Non rovesceranno il governo in un’orgia di edonistica dissolutezza soltanto perché all’improvviso avranno gli stessi diritti del 90 per cento della nostra popolazione – diritti come le indennità della previdenza, agevolazioni fiscali per chi ha figli, i permessi familiari o i congedi per malattia per prendersi cura dei propri cari, e l’assistenza sanitaria estesa a coniugi e figli. Sa che cosa farà ai gay il fatto di avere questi diritti? Li renderà cittadini americani a tutti gli effetti, proprio come tutti gli altri, con la libertà di perseguire la felicità con tutto ciò che questo comporta. Le dicono niente le battaglie per i diritti civili degli ultimi 200 anni?

In conclusione, spero che questa lettera, in qualche modo, la porti a riflettere sulla dimensione del colossale casino che lei ha spudoratamente scatenato ai danni di una persona il cui solo crimine è stato esporsi per qualcosa in cui credeva. Buona fortuna per le prossime elezioni, sono certo che ne avrà bisogno.

Cordialmente,
Chris Kluwe

P.S. Mi sono dannatamente esposto sulla questione del matrimonio gay, quindi può anche prendere il suo «non sono a conoscenza di altri giocatori della NFL che abbiano fatto quello che fa Ayanbadejo» e ficcarselo nella sua piccola boccaccia priva di empatia, strozzandocisi. Stronzo.

A quanto pare l’omofobia induce molte persone, anche quelle che si definiscono democratiche, ad auspicare la fine delle libertà personali per contrastare, in nome di vecchie superstizioni, il principio dell’autodeterminazione.

Una lettera del genere, ancora, potrebbe benissimo essere indirizzata a molti dei nostri politici – Giovanardi, Casini, Buttiglione, Bindi, D’Alema, ecc. – ma purtroppo non ci risulta che tra i nostri sportivi vi sia qualcuno che abbia una coscienza civica così sviluppata e, parolacce a parte, una così felice loquela.

Noi abbiamo gente come Gattuso e Cassano. E se lo sport è lo specchio di una società, si capisce come mai abbiamo anche certa gente dentro Pd, UdC e PdL.

Auguri stronzi 2011

Caro Dio, poiché l’anno scorso ho scritto a Babbo Natale e il 90% delle mie richieste è rimasto inevaso, mi affido direttamente a te. Adesso capisco pure che la crisi sarà giunta fino in Lapponia e Klauss avrà messo in cassa integrazione molti dei suoi piccoli elfi operai, però dico, che modi…

Bando alle ciance, comincio subito con la mia lista dei desideri. Il tutto rigorosamente random.

Facciamo che le cose buone del 2011 le lasci dove sono, perché è vero che siamo «nave sanza nocchiere in gran tempesta» e circondati da impetuosi oceani di merda, ma è vero anche che amici, piccole sorprese, l’affetto di chi ti vuol bene e pure qualche dignitosa scopata ti fan pur sorridere, di tanto in tanto. E non è poco, converrai.

La crisi, poi… non scadrò nella retorica di stocazzo, per cui “fa che finisca” e tutte quelle cose lì. Ma una cosa, una sola, ti chiedo di esaudirla. Fa che il più stronzo di coloro che hanno portato il mondo a questo stato di cose si ammali di prurito atomico alle palle e venga a sapere che la cura per la sua rarissima malattia era a buon punto, prima che i tagli agli atenei sospendessero la ricerca. Ecco, che se ne renda perfettamente conto.

Anch’io, come Monti, ti chiedo maggiore rigore, equità e sviluppo. E quindi, rispettivamente: che i politici riscoprano il senso di vergogna, la chiesa paghi le tasse e Marchionne vada definitivamente a fanculo.

Sempre a proposito di chiesa cattolica: ti prego, l’anno prossimo, ispira un po’ meglio il vescovo della mia città. Quest’anno infatti, per santa Lucia, ha invitato un cardinale accusato di aver coperto migliaia di crimini di pedofilia. Non vorrei che l’anno prossimo ci ritrovassimo Breivik a inneggiare alla santa.

E sempre a proposito di Vaticano, un pensiero va anche ai suoi diretti dipendenti: fa che Rosy Bindi diventi bella e intelligente in egual modo, così nessun premier potrà più prenderla per il culo, mentre Casini solo quest’ultima, perché bella lo è già. E se quando scrive la lista dei candidati da eleggere si facesse qualche scrupolo in più, ecco, magari ci risparmierebbe mafiosi al parlamento e al governo. Tu che puoi, fa il miracolo!

A proposito di miracoli: potresti portare persone normali dentro il movimento gay? No, perché a ben guardare, a volte sembra lo spin-off del video di Thriller di Michael Jackson. E, sai, vorrei arrivare a sposarmi prima di festeggiare la pensione (che visti i tempi, forse manco quella…).

Quest’anno, per altro, ho visto che ti sei impegnato a levar di torno certi simpaticoni della politica internazionale come Bin Laden, Gheddafi e pure il nord coreano, che non so come si scrive e mi secca cercare su Wikipedia. Ora, io apprezzo pure, metodi a parte, ma non è che potresti togliere un po’ di zella pure in Italia? No, perché non so se te ne sei accorto, ma cambiano i governi e quella non ha nemmeno la delicatezza di nascondersi sotto il tappeto.

Ancora, so che la battuta su Bindi “bella e intelligente” farà incazzare le femministe del pd e allora per par condicio ti chiedo che Berlusconi diventi alto e garbato, Angela Merkel magra e chiavabile – Sarkozy sta già con Carla Bruni per cui la grazia l’ha già avuta – e Ignazio La Russa cambi quella voce che lo rende l’equivalente maschile di Anna Finocchiaro. Di me, se ti rimane tempo, portati via la panza, che ormai ci faccio l’hula hoop.

E soprattutto, fa piovere ironia come fosse un secondo diluvio universale. Tanto tu sei esperto e, credimi, saper ridere di noi e della sfiga che ci mandi sarebbe già un buon inizio.

Sopra ogni cosa: opera in modo tale che i maya non ci abbiano capito una mazza di previsioni apocalittiche. Intesi?

Infine, giusto per fare uso criminoso e personalistico di blog pubblico, non ti chiedo un fidanzato, che quelli costano anche e poi fanno pure ingrassare, ma almeno un trombamico! Se poi è pure ricco, bello, intelligente, fico (tutte queste cose insieme, eh!) e decide di sposarmi, beh… non credo mi ribellerei al cospetto di tale gravoso fato.

E per il resto, tanti auguri e felice ogni cosa. Credo che ne avremo bisogno. Indistintamente.

Auguri stronzi

Caro Babbo Natale,

poiché sono un po’ elfo, un po’ oca sprezzante, un po’ snob e pure un po’ stronzo (uno stronzo però che ha deciso di stare dalla parte dei buoni), ti scrivo una letterina, forse in ritardo – si fa alla vigilia, se non erro – e forse tutta stramba, ma tu sei onnipotente quasi quanto colui che oggi compie gli anni e a chi lo ha preceduto e allora mi scuserai se la troverai un po’ sui generis, ma di certo è vera, sentita, autentica.

Salterei i convenevoli ma so benissimo di non essere stato buono quest’anno, sebbene rispetto a tanti altri italiani più “autorevoli” di me alla fine ho solo peccato di lussuria, accidia, gola e superbia. Mi mancano altri tre peccati capitali e a ben vedere non sono indagato per corruzione, sfruttamento della prostituzione minorile, rapporti con la mafia, pedofilia e abusi sui minori né tanto meno frequento tiranni, dittatori né spedisco la gente a morire nel deserto. Insomma, capirai.

Perciò, nonostante non abbia le carte in regola per essere eletto in parlamento e protetto dal Vaticano, anch’io ho le mie richieste da farti e siccome ti sarai già tediato a dismisura a leggere fin qui, procedo con i miei desideri sotto l’albero.

Dato che penso in grande, chiedo da subito che un premier a caso, di quelli che abbiamo avuto fino ad ora, abbia un raro momento di patriottismo e si affidi alle cure della nostra magistratura e delle patrie galere.

Visto che siamo in tema (di politica) vorrei pure che Gasparri trovasse sotto l’albero almeno un neurone e che La Russa diventi afono oppure che cambi accento e che sia simile a quello di Cristiano Malgioglio.

Chiedo che a tutti i leghisti esistenti in Italia venga regalata una crociera sui gommoni per le coste libiche. Con trattamento all inclusive, va da sé.

E che Rosy Bindi accetti serenamente la sua omosessualità.

Spero che la messa di Natale del Vaticano abbia un crollo dell’Auditel e che la cosa abbia le prime pagine dei giornali per un mese intero.

Chiedo inoltre che sua santità conosca almeno una volta nella sua vita il concetto di spirito cristiano: quel sentimento, intendo, che portava Gesù a accogliere la gente che ai suoi tempi veniva tenuta ai margini e non quell’isteria di massa che poi porta qualcuno a votare Casini e il suo partito di merda.

A tal proposito, mi auguro inoltre che le scarpette di Prada si abbinino a mentula canis con la tiara, così, per una sorta di contrappasso del concetto di eleganza e buon gusto. E spero che le figlie di Casini siano tutte lesbiche e felici di esserlo e che lui debba chieder loro un giorno scusa, per quanto è stato ed è stronzo a questo proposito.

Chiedo che la gente apra gli occhi e decida di non pagare più l’otto per mille. E manco il canone della RAI.

Chiedo che Dio si ricordi, ammesso che esista, che dovrebbe proteggerci dal male e a ben vedere, vista la merda che piove sulle nostre esistenze, forse dovrebbe dirci perché è andato in sciopero permanente, anche se a ben vedere, visti i suoi fan club e le sue rappresentanze sindacali su questa terra…

Chiedo che la gente che ha perso il lavoro o che è in cassa integrazione ritrovi una speranza e una ragione. E spero che chi li ha ridotti così sia consacrato nunc et semper sull’altare del Dio delle Emorroidi.

Spero che Marchionne trovi almeno un amico che gli dia consigli sul look, che non si sostiene che uno con tutti quei soldi va in giro vestito come un professore annoiato di religione. E spero che capisca, sulla sua pelle, cosa significhi vivere con milleduecento euro al mese, con famiglia e mutuo da pagare.

Spero che chi distrugge l’ambiente si ritrovi in una situazione come quella di Uccelli di Hitchcock.

Chiedo, ancora, che ci sia meno razzismo, meno omofobia, meno odio per le persone transessuali. Anzi, facciamo che azzeriamo tutto ciò che produce intolleranza verso le diversità. Secondo me ne guadagniamo in salute e in posti di lavoro.

Spero che gli studenti abbiano un futuro migliore. Che la scuola sia popolata da insegnati motivati (e sempre meno precari) e non da annoiate casalinghe mancate. E che la prole della Gelmini sconti tutti i benefici della politica voluta da quella santa donna della madre.

Spero che chi organizza infiltrazioni nei cortei studenteschi scivoli per errore, col didietro, sul manganello che nasconde dietro la giacca e che quel manganello, per quell’unico, interminabile secondo, creda di essere un tampax. E attenzione, ho detto tampax, non supposta.

Mi auguro ovviamente di stare accanto alle persone che amo e che mi amano. E per tutte loro, dai miei cari, ai miei amici, dai miei studenti alle persone che avrò la fortuna di conoscere e con cui condividere il mio tempo, che il tempo a venire si declini in un futuro che dà emozioni e progettualità e in una vecchiaia che si sposa con la serenità e la comprensione.

Mi auguro di riuscire, prima o poi, di creare la mia festa di Natale, che sarà con un milione di invitati e tutti saranno felici e contenti, perché e così che vorrei e perché è così che deve essere.

E visto che ormai, appunto, forse è tardi per scartare tutto questo entro stasera, beh caro Babbo Natale, diciamo che questa lettera vale anche per l’anno prossimo e che, se vogliamo dircela tutta, da qui alla fine del 2011 non hai più scuse. Intesi?