Omofobia italiana: riassunto delle puntate precedenti

073704292-026f2718-74c3-4ddd-b23f-d82db5b703d42013, il parlamento prova a fare una legge (per altro di merda) sull’omofobia. Introduce un emendamento che giustifica quei prof di religione che a scuola ti dicono “l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire” e amenità simili. Il relatore, Scalfarotto, cerca di convincerci che solo con il voto dei cattolici si può arrivare ad avere una legge che in un certo qual modo ci tutela. Il ddl però si arena al Senato e non viene mai approvato. Passa però il fatto che le affermazioni omofobiche, in chiesa come nelle aule, sono libere opinioni. Grazie Ivan.

Intanto nasce Manif pour tous Italia, associazione impegnata in prima linea perché la legge di cui sopra non passi e, all’occasione, perché non vengano mai votate altre di qualsiasi natura a favore di gay, lesbiche e trans. Si accodano le Sentinelle in piedi, che passano il tempo per le piazze d’Italia a leggere best seller di Mario Adinolfi – un uomo dall’irrisolto complesso edipico – e Costanza Miriano, paladina di un certo modo di intendere il sadomaso. Alcuni militanti di entrambe tali realtà si caratterizzano per il curioso hobby di cercare foto di vecchi uomini nudi sul web e spacciarli per partecipanti dei pride italiani. Ognuno ha i suoi gusti, converrete.

Bergoglio-ammonisceAncora 2013. Bergoglio, intervistato sui gay interni alla chiesa, dice “chi sono io per giudicare?” e continua “è tutto scritto nel catechismo”. E nel catechismo è scritto che i gay sono infermi di mente che vanno trattati, al massimo, come tali. L’opinione pubblica italiana, tendenzialmente analfabeta, si ferma solo alla prima frase pensando di avere un papa frociarolo. Questo permetterà al signore in questione di poter continuare a dire cose tremende contro le persone omosessuali, passando per quello simpatico solo perché ha l’accento di Maradona. Per i gay credenti è comunque un risultato epocale: prima erano ancora fermi al rango di “pericolo per la pace”, adesso sono stati promossi a malati di minchia. Un gran risultato, converrete.

La chiesa nel frattempo si inventa l’ideologia del gender, ovvero: si prendono programmi di educazione alle differenze e di educazione sessuale, si travisa il loro contenuto e si spacciano per party sessuali da fare nelle scuole italiane a discapito di ignari bambini che, giustamente, tornano a casa brutalizzati e sconvolti come se avessero incontrato un prete pedofilo. Lo scopo di questi signori è semplice: in Italia si parla di leggi sulle unioni civili e contro l’omofobia. Loro trasformano i destinatari di quelle leggi in potenziali pedofili e il gioco è fatto. Nasce lo slogan “giù le mani dai bambini”. Viene il dubbio che qualcuno voglia l’esclusiva.

Gender-sterco-del-demonio1-990x615Ancora, secondo i fautori dell’ideologia del gender, i prof gay e le maestre lesbiche vorrebbero imporre ai loro allievi matrimoni con bambini dello stesso sesso, abiti da drag queen, seghe di gruppo e amenità similari. Il movimento LGBT e la gente di buon senso inorridisce di fronte alla mente perversa che ha concepito tutto questo. Dico, chi può essere così perverso da immaginare sesso coi bambini  pur di far fallire una legge sulle unioni civili? Ah sì, vero: abbiamo detto che il gender nasce in parrocchia.

In parlamento, intanto, dopo il fallimento della legge Scalfarotto, si prova col ddl Cirinnà. Una legge che dà gli stessi diritti del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ma non si chiama matrimonio e non ha le adozioni. E, cosa non secondaria, è sepolto da migliaia di emendamenti da parte dell’Ncd, principale alleato di governo di Matteo Renzi. Il quale, tra “buona” scuola approvata in due mesi e riforma della RAI fatta volare in Senato, non spende una parola sull’argomento. La legge pare destinata a esser rimandata a tempo indeterminato. D’altronde Matteo cambia verso. A volte voltandoci le spalle.

mika-new-art-scritte-offensive-sui-manifesti2015. Per dire no a unioni civili, adozioni, reversibilità della pensione si convoca il Family Day a Roma, preceduto da un convegno omofobo col logo dell’Expo a Milano. A quel convegno c’era un prete accusato di pedofilia, nel pubblico, tale don Inzoli. A Roma un altro sacerdote col nome di una marca di mascara dice che se una donna viene accoltellata dal marito, la colpa è sua che non si sottomette a dovere (Costanza, ci leggi?). Ovviamente, manco a dirlo, è tutta colpa del gender che vuole far fare sesso ai bambini a scuola (hanno una fissa, col sesso e coi bambini queste persone qua!).

Intanto le aggressioni contro i gay aumentano. Gente pestata in autobus (strano, vero?) o a lavoro e insulti perfino a Mika su un manifesto del suo concerto a Firenze. Gli scrivono sopra la parola “frocio”. E comunque, tu che hai imbrattato il cartellone, volevo dirtelo: sei un’aquila, proprio. Su Facebook ritorna lo spettro del gender, ripetitivo come manco un matrimonio di Brooke Logan, e del sesso coi bimbi nelle scuole (aridaje!). Migliaia di persone ci credono, sentendosi rassicurate dal fatto che chi fa convegni con preti pedofili e ti dice che se tuo marito ti accoltella è colpa tua, poi ti dà il permesso di pensare che i froci sono brutti e cattivi. La vita, d’altronde, è fatta di certezze. E questa sarebbe la famiglia “normale”.

Buona sera e alla prossima puntata. Purtroppo.

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Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omofobia a scuola: il marchio di infamia”

l’omofobia avanza nella scuola e il governo che fa?

Oggi sul Fatto Quotidiano parlo di omofobia a scuola. Le ragioni?

Perché è urgente intervenire tra i banchi, contro certi fenomeni.
Perché fare un certo tipo di informazione non significa omosessualizzare nessuno (solo un idiota potrebbe crederlo davvero).
Perché i movimenti integralisti cattolici stanno operando proprio per fare in modo che non si lotti contro l’omofobia scolastica.
Perché la legge Scalfarotto ha reso possibile il clima culturale che permette tutto questo.

Riporto l’incipit del mio pezzo:

L’omofobia è un atto verbale, prima di ogni altra cosa, soprattutto se assumiamo il concetto biblico – e quindi cristiano – della parola come atto di creazione. Nella Genesi, Dio costruisce prima il mondo e poi fa l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa eguaglianza sta proprio nel fatto che l’essere umano è, come il dio creatore, l’unica specie dotata del dono del dire. E con le parole l’uomo definisce il reale, lo domina.

Buona lettura!

Omofobia a scuola: quando si tocca il fondo

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il sottosegretario Toccafondi

La notizia è tanto fresca quanto odiosa: il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Toccafondi ha esternato contro la lotta all’omofobia nelle scuole.

Per questo esponente del Nuovo Centrodestra, un partito-farsa destinato a sparire nel nulla ma capace con la sua inutilità di condizionare l’azione del governo Renzi di cui è parte integrante, insegnare che le persone non vanno discriminate perché omosessuali o transessuali lede la libertà dei genitori di istigare, magari, ai loro figli a gridare parole come “brutto frocio” o “lesbica di merda” ai/lle compagni/e.

Chissà se per questo triste figuro varrebbe lo stesso principio in caso di razzismo o antisemitismo. Sarebbe interessante chiederglielo.

Secondo poi: ho chiesto su Twitter a due renziani di ferro – Scalfarotto e Alicata – cosa ne pensano a proposito. Al momento (ore 23:56 del 23 marzo 2014) dal creatore della legge sull’omofobia non arrivano risposte. Da Cristiana invece arrivano un post sul suo blog (e ciò è meritorio) e la dichiarazione che col progetto “Le cose cambiano” parlerà nelle scuole romane di lotta alle discriminazioni. Mi chiedo (e le chiedo) a questo punto a nome di quale Pd, perché mi pare che il suo partito non abbia problemi a permettere che iniziative di un singolo vadano in una direzione e le dichiarazioni degli esponenti del governo in quella diametralmente opposta. E mi spiace per Alicata, ma fanno più rumore le parole di Toccafondi, e temo anche più danni a quelle giovani generazioni che si dice di voler difendere. Al momento, ore 23:57 del 23 marzo 2014, nessuna risposta nemmeno da lei.

Per quanti/e cercano di giustificare l’alleanza Pd-Ncd in nome del peggio da evitare (ma i berlusconiani di Alfano sono peggiori tanto quanto quelli ortodossi), riporto le parole del mio amico Franco Buffoni: non è il prezzo che il Pd paga al governo, «quando poté scegliersi il ministro dell’Istruzione, scelse l’omofobo Fioroni».

Concludo questa pagina nerissima che cade per intero sul Pd di Renzi e sulla sua scarsa credibilità in fatto di questione LGBT, con una constatazione: la legge di Scalfarotto sull’omofobia apriva alle dichiarazioni omofobiche nelle scuole come atto di libertà di pensiero. Pensiamo al l’emendamento Gitti, a proposito. Quella legge giace ancora in Senato e pare destinata a rimanerci. Ma la cultura cattolica e reazionaria del nostro paese ne sta già raccogliendo i frutti. Ricordiamo ancora il veto a Luxuria al liceo Muratori di Modena. E oggi questa boutade a favore delle discriminazioni, sempre nell’ambiente scolastico.

Forse qualcuno dovrebbe farsi un paio di domande, darsi l’unica risposta possibile (avete sdoganato l’omofobia come forma di libertà di pensiero, cari i miei renziani) e possibilmente chiedere scusa. Ma sappiamo che per fare questo ci vuole umiltà e la capacità di ammettere di aver sbagliato. E qui mi fermo.

La non importanza di chiamarsi Ernesto (su Renzi e i diritti LGBT)

Matteo Renzi

Nel suo discorso sulla fiducia, il nuovo premier Renzi ha sfiorato il tema delle unioni civili citando Cristiana Alicata e sostenendo che “il meglio nulla che una legge orribile” da lei suggerito non va bene, ma che è necessaria la mediazione sui diritti delle persone LGBT.

Mediazione che sarà affidata all’impresentabile Scalfarotto, colui che insulta il movimento LGBT reo di non assumere un atteggiamento idolatrico nei suoi confronti e che in compenso riceve pubblici elogi dai teodem (cosa non si fa pur di apparire in un comunicato, eh Ivan?).

Mediazione che, per scomodare la matematica delle elementari, passa per il compromesso tra chi vuole diritti dimezzati (il Pd) e chi vuole nulla. E qualsiasi cosa si moltiplica per lo zero, si sa, dà come risultato il niente.

Sia ben chiaro: le civil partnership erano un minimo sindacabile appena accettabile e solo in previsione di un nuovo corso che avrebbe dovuto portare ogni uguaglianza tra eterosessuali e non. Adesso si vuole mediare anche sul compromesso e per di più con personaggi ulteriormente lugubri quali Quagliarello e Schifani. Renzi non ce la fa a scegliere persone che non abbiano condotte limpide (ricordiamo le accuse a Schifani sui presunti rapporti con la mafia) o pensieri inaccettabili sui diritti umani (Quagliarello è quello che vorrebbe vederci intubati e agonizzanti fino alla fine dei nostri giorni, pur di non approvare una legge sul testamento biologico).

Questo è il renzismo: buoni propositi lasciati in mano a personaggi politicamente orribili. Prepariamoci, dunque, al peggio.

Anche perché basta vedere non solo i protagonisti di questi futuri compromessi, ma anche i ministri nominati dal premier per capire che non si andrà oltre diritti individuali senza alcun riconoscimento pubblicistico. Ci daranno, in poche parole, il permesso di andare da un notaio per fare testamento a spese nostre.

Siamo molto lontani, in buona sostanza, dall’importanza di chiamarsi Ernesto, il figlio della segretaria di Renzi, che ha due mamme. Quel bambino mamma ne avrà una sola e sarà anche costretta a spendere tanto se vuole avere il barlume di un diritto. E chi se ne frega se succede qualcosa al piccolo. Si accettano scommesse su questo.

Visto il clima attuale, visto chi sta contribuendo a crearlo, visto che gli atti politici fanno cultura e che dopo la legge piddina sull’omofobia è passato il messaggio che offendere le persone LGBT è una forma di libero pensiero da tutelare (ancora grazie Ivan), mi auguro vivamente che ai prossimi pride i renziani (soprattutto i gay della specie) si tengano alla larga dalle manifestazioni. Io lo scriverei proprio a chiare lettere: Scalfarotto, tu non sei invitato. E non solo lui.

Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

Ivan Scalfarotto, creatore della legge sull’omofobia

Riprendo con questo post l’articolo di Ivan Scalfarotto sull’HuffingtonLa legge contro l’omofobia non è liberticida…  Nel suo pezzo Scalfarotto segue due direttrici: difendere il sindaco di Firenze, nonché suo leader, dalle critiche per aver concesso ospitalità a una manifestazione omofobica e ricordare la bontà della legge da lui creata riguardo all’omo-transfobia.

Andiamo per punti.

1. Per chi non lo sapesse: dopo il flop dello scorso week end, Manif pour tous ci riprova a Firenze, dove ha chiesto e ottenuto ospitalità proprio in una sala del comune. Dice, giustamente, il deputato renziano: «la sala è stata prenotata da un consigliere comunale, e gli è stata concessa come sempre succede quando i consiglieri comunali avanzano una richiesta di questo genere, ed è stata concessa a pagamento». E su questo non si discute. Ma il problema non è la cessione della sala in questione, bensì il destinatario della stessa!

Se io organizzassi un convegno improntato su ideologie quali l’antisemitismo o il razzismo, il comune di quale città – non amministrata dalla Lega, intendo – mi darebbe luoghi pubblici, a pagamento o meno? Scalfarotto quindi continua a non vedere il cuore reale del problema: l’omofobia si spaccia ancora come una delle tante libertà di pensiero, quando invece dovrebbe essere considerata un’aberrazione dello stesso.

2. Questo presupposto ci aiuta a capire le ragioni della sua difesa a se stesso e alla sua legge, che non è contro l’omofobia ma semmai tutela le sue forme più sotterranee e invasive. Dice il nostro: «si tratta di una legge che ha incontrato le critiche pesanti delle associazioni gay proprio perché ha voluto tener conto della libertà di opinione di chi crede che il matrimonio egualitario sia sbagliato e che l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche sia da evitare».

Scalfarotto su questo dice falsità. Le associazioni non hanno mai preteso la prigione per chi pensa che il matrimonio debba essere solo tra uomini e donne o per chi è contrario alle adozioni. Così come nessuno va in galera se pensa che un bianco non debba sposare una nera o che un bambino italiano non debba crescere in una famiglia di stranieri. Il razzismo e l’omofobia hanno diversi livelli, criminali e non. Una legge giusta dovrebbe punire gli aspetti criminali e intervenire dal punto di vista culturale sulle aberrazioni del pensiero, appunto.

Invece, la legge fortemente voluta dal deputato del Pd e concordata con i settori più retrivi del parlamento – tra un insulto e un altro alle associazioni LGBT che chiedevano un trattamento di dignità – permetterebbe, ad esempio, di dire nelle chiese, nelle scuole, negli ospedali, nei partiti, che gli omosessuali sono malati da curare, che non devono avere uguali diritti, ecc. Cioè permetterebbe di diffondere idee che favorirebbero e accrescerebbero l’odio, la discriminazione e il mancato rispetto nei confronti di gay, lesbiche, persone trans, ecc.

Proprio questo aspetto fa del suo provvedimento, non una legge contro, ma per l’omofobia. Perché di fatto la istituzionalizza.

3. Il terzo punto di quell’articolo sfiora la mistificazione e ci riporta a Renzi. Dice Scalfarotto: «credo che i critici di Renzi farebbero bene a concentrarsi sul punto politico della questione, che consiste nel fatto che il Segretario del PD sta perseguendo dalla sua elezione, con tenacia assolutamente inedita, risultati concreti a favore delle coppie gay e lesbiche».

Non ci risulta, al momento attuale, che si sia fatta una sola legge a favore delle coppie gay e lesbiche o a tutela delle persone LGBT. Scalfarotto confonde il risultato politico con la propaganda e la promessa generica. In un contesto, come quello attuale, dove le civil partnership volute dal segretario del Pd rischiano semmai di far cadere il governo – e c’è da credere che Renzi stia agitando le unioni civili proprio per rompere su quel punto e arrivare a elezioni al più presto.

In conclusione, farebbe bene l’esponente renziano a guardare un po’ di più al piano della realtà – dove ogni cosa sconfessa sia il suo operato sia le sue istante celebrative, di se stesso e del suo leader – e cominciare a lavorare davvero per una politica dell’integrazione e della liberazione delle persone LGBT. Magari ascoltando le associazioni di settore, invece di attaccarle. E magari avendo meno a cuore le larghe intese, l’alleanza con gli estremisti cattolici e la benevolenza di personaggi lugubri per quel che riguarda lo stato dell’arte dei diritti civili in Italia. Fosse non altro per una questione di credibilità istituzionale e politica.

Per una legge contro l’omo-transfobia, senza se e senza ma

Oggi facciamo tutti/e una cosa buona. Intanto guardiamo questo video:

poi andiamo sulla pagina di Change.org e firmiamo la petizione per una legge giusta contro l’omo-transfobia.

Perché l’Italia è il secondo paese in Europa per omicidi delle persone transessuali e questo è inaccettabile.
Perché stiamo dietro a Lituania, Albania e Polonia per il riconoscimento di diritti anche minimi delle persone LGBT.
Perché troppi adolescenti hanno deciso di farla finita.
Perché i nostri politici devono capire che vogliamo esser trattati/e con pari dignità. La legge attualmente prevista forse mette a posto le loro coscienze, ma non risolve il problema, anzi semmai lo rende ancora più grave perché fornisce alle dichiarazioni omofobe e transfobiche una forma di riconoscimento giuridico.

Perché l’omo-transfobia è odio e quell’odio uccide. Ed è l’ora di dire basta. Senza se e senza ma.

 

O questo o niente: l’arroganza del Pd sui diritti ai gay

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Il problema della legge sull’omofobia, voluta così com’è dall’alleanza tra Scalfarotto e i teodem, non piace alla stragrande maggioranza delle realtà associative che operano sul versante dei diritti civili, siano esse gay o meno.

Scriverò in seguito le ragioni delle associazioni che l’hanno criticata. Qui oggi parlerò dell’atteggiamento diffuso tra non pochi militanti del Pd che di fronte alle critiche rispetto al ddl, rispondono piccati: “la legge è questa, sempre meglio di niente. Se non la volete peggio per voi”. Atteggiamento arrogante e discriminatorio, a mio parere.

Quello che sfugge, a certi signori di quel partito, è che noi persone LGBT non vogliamo essere trattate come straccioni a cui regalare abiti dismessi. Certo, meglio una coperta usata e usurata rispetto al niente: copre lo stesso dal freddo (anche se male). Ma la dignità va a farsi benedire.

L’intero iter della legge si è consumato su atti dequalificanti: rimandare la discussione all’infinito, cercare mediazioni al ribasso, sacrificare i diritti civili per le larghe intese (secondo quanto espresso dai relatori stessi) e il tutto perché sul piatto c’era una questione per “froci”.

Non mi risulta che quando venne varata la legge Mancino di cui si chiedeva e si chiede tuttora l’estensione, ci siano state queste levate di scudo sulla “tutela” della “libertà” di parola. Ciò è avvenuto adesso e con l’attuale provvedimento perché si parlava di proteggere le persone LGBT.

Il Pd ha operato come ha operato. Per arrivare, invece di avere una legge buona e dignitosa, all’ennesimo ricatto del “sempre meglio di niente”.

Mi chiedo: nell’ottica del militante medio del Partito democratico io, in quanto gay, devo subire ogni volta questa manfrina per cui non posso avere la certezza della pienezza del diritto in nome di urgenze maggiori che fanno decadere la mia dignità di persona omosessuale? Perché è su questo presupposto che quella legge è nata – ovvero: non si possono mettere a repentaglio le larghe intese per la questione omosessuale – ma tale presupposto è, appunto, discriminatorio!

Il resto lo rimando alle valutazioni di Arci, Magistratuta Democratica, l’associazione dei Giuristi per i diritti degli immigrati, ecc. Tutti concordi nel dire che la legge così com’è apre a razzismo e omofobia.

Poi se la si vuole osannare perché queste sono le direttive che provengono dall’apparato, chiunque è libero di farlo. Ma la gente non è poi così stupida come si crede nelle tristi segreterie del potere politico.

Ora di religione: un questionario mette insieme omosessualità e reati

La denuncia parte dall’associazione Omphalos di Perugia:

“Attribuisci un voto da 0 a 10, in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” è la consegna affidata da un docente di religione del Liceo Classico Mariotti di Perugia, durante le ore curriculari, nella propria classe. Il lungo elenco chiuso, fornito ai discenti menziona l’omosessualità tra diciture quali: “fare la guerra”, “omicidio”, “evadere il fisco”, “metodi contraccettivi”, “esperienze prematrimoniali” e “infettare con l’AIDS”.

Potete riscontrarlo agevolmente nell’immagine che segue:

test religione

Niente di nuovo sotto il sole. Che durante le ore di religione si insegni che l’omosessualità rientri tra i comportamenti da evitare è la “norma” alla quale sono sottoposti milioni di studenti e studentesse ogni anno nel nostro paese. Pazienza, poi, che professori come quello che ha proposto questo test siano pagati dallo Stato italiano, ma siano scelti dai vescovi e mandati nelle scuole pubbliche italiane dove vanno anche ragazzi LGBT o figli, a loro volta, di genitori gay e lesbiche.

Basterebbe solo questo foglietto per rimettere in discussione il concordato, visto che i “colleghi” dell’ora di religione vanno contro il dettato costituzionale e, nella fattispecie, contro l’articolo 3. Purtroppo lo Stato tollera e finanzia pure.

Al di là dell’aspetto squisitamente politico, c’è anche quello del linguaggio e della comunicazione.

Educare una società all’esistenza del peccato è già di per sé un procedimento poco costruttivo, nel senso che non aiuta a mettere insieme un corpo sociale libero dalle maglie del senso di colpa. Una società più giusta dovrebbe, invece, partire proprio dal concetto di responsabilità individuale e collettiva.

Ma ai cattolici, con ogni evidenza, non interessa liberare l’uomo (e men che mai la donna) e porlo di fronte alle conseguenze dei suoi comportamenti. È più importante distinguere tra buoni e cattivi, sotto la spada di Damocle di una colpa transitoria pronta a trasformarsi in dannazione eterna (Schopenhauer insegna, a proposito). A questa gente lo Stato affida la gestione della propria spiritualità. Poi però ci stupiamo dei ragazzini che si lanciano dai balconi perché presi per froci…

Al di là di questo, è singolare vedere come per il prof di religione non esiste una differenza sostanziale tra peccato e reato. Per il signore di cui sopra convivere col partner, essere omosessuali, essere persone sieropositive (descritte addirittura come “nuovi untori”) è assimilabile all’abuso di minori, all’evasione fiscale, all’assassinio e via discorrendo.

L’associazione Omphalos ha «già presentato una denuncia all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Ministero per le Pari Opportunità» e chiede «con forza anche l’intervento della Regione». Ci si chiede, dentro l’associazione «se è questa la libertà d’espressione che l’onorevole Verini (PD) insieme all’onorevole Gitti (SC) hanno voluto preservare con i loro emendamenti. Quegli emendamenti danno protezione proprio a comportamenti come questi, che non solo sono fuori da ogni pratica di buona istruzione, ma creano ancora più solitudine e emarginazione tra i nostri giovani.»

Una domanda che andrebbe posta ai creatori della recente legge sull’omofobia, che di fatto tutela la condotta di questo insegnante. Ma sappiamo – consci dello stile di chi è responsabile di quello scempio – che non arriveranno risposte che non siano nel segno del convincere se stessi e possibilmente anche gli altri, o peggio ancora dell’autocelebrazione.

Concludo facendo notare come questo tipo di fatti costituisce, nella sua essenza, una violenza vera e propria contro chi cerca di vivere la propria vita nel segno della dignità. Essere etichettati e narrati alla stregua di stupratori e assassini non gioca a favore dell’inclusione e della dialettica tra diversità, che dovrebbe essere il primo obiettivo di qualsiasi istituzione scolastica.

Chissà se la legge – voluta sappiamo bene da quali attori politici su cui ricadrà la responsabilità morale di quanto accadrà da oggi in poi nelle scuole e nelle strade del nostro paese – proteggerà questo tipo di violenze, si chiedono a Perugia. Dubbio legittimo, che si pongono in tanti e in tante. Dubbio che lascia propendere per una risposta, ahinoi, affermativa.

Più vicini alla Russia di Putin

Lo scorso anno scolastico ho parlato della Giornata mondiale contro l’omofobia nelle mie classi. Come faccio sempre, perché insegno anche educazione civica e mi sembra giusto dare valore all’articolo 3 della nostra Costituzione. Alcuni genitori si lamentarono della cosa, perché «a scuola di queste cose è meglio non parlarne» – questa fu la motivazione ufficiale, in una lettera di protesta alla presidenza dell’istituto in cui prestavo servizio – e perché sarebbe stato opportuno informare le famiglie rispetto alla proiezione di video che potevano urtare la loro sensibilità in virtù delle loro idee e della loro fede.

Dissi al mio dirigente scolastico che avevo tutte le carte in regola per fare quella lezione: era legata a una parte del programma ministeriale, c’era l’avallo del ministero, i video erano assolutamente idonei a un pubblico di minori – e solo dover giustificare questo fu per me abbastanza umiliante, in quanto si fecero associazioni mentali con materiale non adatto, come se avessi fatto vedere film a luci rosse – e che così non mi ero curato della “sensibilità” di certe famiglie su temi come la Giornata della Memoria e la Giornata internazionale della Donna, non vedevo il motivo di pormi il problema dell’eventuale omofobia di padri e madri che hanno paura che si possa insegnare ai loro figli e alle loro figlie il concetto di pieno rispetto altrui.

Ieri è stata approvata alla Camera una legge che se da una parte dice di punire comportamenti lesivi contro gay, lesbiche, trans, ecc, dall’altra dà la possibilità agli omofobi di esprimere il loro disgusto contro tutti e tutte noi nelle chiese, nelle strutture sanitarie, nelle associazioni, nei partiti e, appunto, nelle scuole.

Mi chiedo: con questa legge, cosa accadrà il prossimo 17 maggio? Avrò la libertà di fare quello che ho sempre fatto o dovrò dare diritto di rappresentanza a chi vorrà dire, ad esempio, che va bene, i gay non vanno picchiati, ma che devono comunque rimanere ai margini della società perché così c’è scritto in qualche versetto biblico? Perché così come appare, e sempre se verrà approvato anche al Senato, il ddl in questione permetterà questo tipo di affermazioni da parte di un docente di religione o di una collega di lettere dell’Opus Dei.

C’è una profonda amarezza in quella che dovrebbe essere una giornata di festa. La sensazione dell’ennesima sconfitta storica, di fronte alla pressione di poteri che la politica non solo non riesce a contrastare, ma che vuole a tutti i costi compiacere. Perché di questo si è trattato ed è l’ora di dirlo in modo chiaro e forte: la legge “contro” l’omofobia è stato il banco di prova della tenuta delle larghe intese, sul quale si sono sacrificati i diritti civili e a danno specifico delle persone LGBT; ed è stato l’ennesima concessione alle sfere religiose, di cui questo Pd è succube.

La legge ha evidenziato in modo chiaro che, contrariamente a quanto ci dicono i vari militanti, sicuramente in buona fede, il Partito democratico non è l’unica forza con la quale otterremo dei diritti. È, invece, il principale ostacolo affinché questi si affermino nella loro interezza e in nome della piena dignità delle persone LGBT. Nel nome di quel pieno rispetto che cerco di inculcare nelle mie classi.

Per non parlare del fatto che l’intero decorso di questa norma è e rimane un magistrale esempio di omofobia istituzionale, proprio per come è stata condotta: continui rimandi, sudditanza culturale alle destre, totale sordità alle richieste del movimento e dei partiti che erano disposti a votare l’estensione alla legge Mancino, gioco al ribasso, ecc. E perché tutto questo? Perché si trattava di un provvedimento per “froci”, nella cultura giuridica di buona parte di quell’aula.

Mi chiedo come faranno quei deputati – e relativi supporter – che hanno decretato questa sconfitta umana, prima ancora che politica, a presenziare serenamente ai prossimi pride o alle iniziative del movimento LGBT. Personalmente, non vorrei più vederli a utilizzare le nostre giornate per farne strumento di autopromozione. Se politica e movimento non riescono a incontrarsi, prendiamone atto: meglio fuoco sotto la cenere, in attesa di tempi più opportuni, che annacquati nella fanghiglia dei compromessi di palazzo.

Mi chiedo, ancora, se queste sono le premesse sul minimo sindacale – svilito e reso inutile proprio da chi avrebbe dovuto rappresentarci – della legge “contro” l’omofobia, cosa mai potranno partorire questi individui su futuri provvedimenti sulle unioni civili. Forse è meglio fermarsi un attimo e riflettere: è giusto dare ancora credibilità a un partito che da sempre, da quando è nato a oggi, si è dimostrato non all’altezza, per non dire complice di quello che nel sentire comune è stato visto e vissuto come l’ennesimo tradimento?

Una critica va fatta anche al movimento: anni di divisioni e personalismi ci hanno condotto a questi risultati. Ritrovare unità e strategia. E colpire duro – nei margini della lotta democratica – chi ci vuole le persone LGBT insultate, discriminate, picchiate o addirittura morte.

Doveva essere una giornata di gioia, per cui festeggiare l’ingresso reale nell’Europa dei diritti. E invece ci siamo avvicinati di un passo, e pure importante, alla Russia di Putin. Vedo solo molta rabbia da parte della gente comune, mentre nei palazzi si recita il mantra “dell’unica legge possibile”, per cui meglio una schifezza che niente.

A scuola il mio professore di filosofia ci diceva che tra niente e pseudoniente era preferibile il primo. Su quello puoi sempre costruire qualcosa. Sulle rovine del diritto puoi solo aspettarti il peggio. Oggi il peggio è arrivato.

Che senso ha tutelare i cristiani dalle persecuzioni?

20130824-141120.jpgRitorno sulla raccolta di firme contro la legge antiomofobia, iniziativa portata avanti al meeting di Comunione e Liberazione, di cui ho già parlato ieri.

Gli organizzatori del raduno ciellino si sono difesi: non ne sapevamo nulla, noi stiamo solo raccogliendo le firme per la tutela dei cristiani dalle persecuzioni che subiscono nel mondo.

Ho riflettuto un po’ su questa ulteriore campagna, arrivando a una conclusione: se ragionassi come un cattolico DOC, dovrei dire che essa è inutile e dannosa.

Vi spiego subito perché.

cristiani vengono perseguitati laddove vivono in contesti in cui sono minoranza. Per cui vanno contro la normalità di quel luogo.

Sarebbe contro la libertà di religione di quei popoli che non tollerano i cristiani nei loro territori imporre la loro presenza.

Una futura iniziativa di tipo legislativo contro le violenze e le discriminazioni contro i cristiani potrebbe impedire a chiunque di poter dire che credere in Cristo sia oggettivamente sbagliato in quei territori dove si adorano altre divinità, da Allah in poi.

Adesso siamo tutti d’accordo che non bisogna uccidere e fare violenza ai cristiani, ma sarà pure diritto di chi professa altre fedi poter dire che credere in Gesù sia sbagliato e da condannare, sempre e comunque.

Non si capisce perché prendersela con un cristiano dovrebbe essere più grave che prendersela con una persona obesa o con un disabile.

Ne consegue che con la crisi in corso e di fronte a queste argomentazioni, non ha senso disperdere energie per un’iniziativa siffatta, per altro liberticida verso miliardi di persone di altro credo religioso.

Tutto questo potrei opporre di fronte a una qualsiasi iniziativa di tutela nei confronti dei cristiani nel mondo. Ovviamente se fossi una persona orrenda al pari di chi si oppone a una legge contro l’omo-transfobia. Per fortuna non è il mio caso.