Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.

Annunci

Ottanta euro, il prezzo della democrazia

20140314-091745.jpg

Renzi ci comprerà per 80 euro?

Ho un problema con una parte del fan club di Matteo Renzi. Un problema di democrazia. Nel senso che non li tollero, i suoi supporter, e faccio pubblica confessione di questo.

Mi sembrano la derivata prima dei berlusconiani della prima (e ultima) ora in quanto a tendenza idolatrica del leader, nonostante l’evidenza della bolla di sapone che rappresenta. E hanno la stessa affezione al rispetto per gli altri del grillino medio, solo che non usano parolacce. Solo il metodo. Se non fai parte del gruppo, se non concepisci la politica come asservimento tout court alle parole del capo, sei una merda. Solo che non hanno  il coraggio di dirtelo.

Ammetto di essere fumantino, non ho problemi a cancellarti da Facebook, a defollowarti da Twitter, a dirti che se te la bevi tutta e non sei disposto a mettere in discussione nulla del verbo del tuo leader, per me sei un collaborazionista. Mi si accusa perciò – in ordine casuale – di “fascismo”, di insulto, di subire l’onta della lesa maestà. Mai un dubbio sul fatto che tu possa avere idee del cazzo, tuttavia. Per ipse dixit. Egli lo ha detto, sei tu (cioè io) che ti ostini a pensare.

Due fatti, per dare l’idea di quanto sia degradato e degradante il dibattito politico: più volte, parlando con renziani/e più o meno celebri, mi sono sentito dire frasi del tipo “non capisco come tu possa fare l’insegnante”, o più esplicitamente “tu non meriti di fare l’insegnante”. Si mette in dubbio la mia professionalità sul luogo di lavoro per le mie idee politiche. Roba da ventennio, ma da parte di esponenti e militanti di un partito che si chiama “democratico”. Lo stesso che ha votato una norma (renziana, si ricordi) che permette di dire nelle scuole che essere froci è una malattia, ma che poi si scandalizza per un vaffanculo in mezzo a una discussione concitata.

Ancora, la questione degli ottanta euro. Non si concepisce che si possa pensare che riscuotere venti centesimi l’ora, di fronte agli squilibri permanenti, gli sprechi di denaro pubblico e i privilegi della casta, sia un insulto. E si pretende che chi denuncia la stortura esibisca una moralità maggiore di chi invece ha deciso di accontentarsi del sistema criticato. Tradotto: in molti mi hanno chiesto di rinunciare all’aumento in busta paga. Come se avessi suggerito di rifiutarli, quei soldi. Come se il prezzo per poter criticare un’azione che reputo demagogica ed elettorale (e non solo io) fosse di manco tre euro al giorno. “Sempre meglio di niente”, questa è l’analisi, raffinata e sofferta, che mi si oppone. E si pretende dimostrazione di onestà intellettuale. Da me.

Per cui, rilancio, quando diciamo che questo paese è uno schifo in merito ai diritti civili per coerenza ce ne dovremmo andare in massa oppure ce lo dovremmo far piacere così com’è. Lo suggerì pure Rosy Bindi, a suo tempo. E lo disse di noi gay.

Oppure, secondo la stessa logica, dovremmo accogliere con una certa gratitudine la già citata legge Scalfarotto sull’omofobia: rispetto al niente di prima è pur sempre qualcosa, no? Anche se non è molto. Anche se ci offende.

E vorrei davvero che mi si rispondesse in merito – anche se poi i renziani non rispondono, se interrogati – fosse non altro per sapere quanta coerenza devo dimostrare a chi non è disposto a tollerare che si possa avere un’idea al riguardo.

E vi dirò di più, amici e amiche pro-Renzi, questa idea la potete lasciare a costo zero. Perché la democrazia non si compra e non si vende. Al massimo, qualche volta, la si può accompagnare con qualche parola di troppo. Per quella facoltà, garantita dalla Costituzione, che si chiama libertà di pensiero. O almeno così si spera.