Tra legge elettorale, parità di genere e questione LGBT

Quote rosa o parità di genere?

Credo di rintracciare un preoccupante parallelismo tra le resistenze dei parlamentari (maschi) di Forza Italia alla parità di genere nelle liste elettorali, in merito all’italicum (sulla cui bontà, affidabilità e sul fatto di estenderla solo alla Camera dei Deputati penso tutto il male possibile) e le vicende più o meno recenti sulla questione LGBT italiana.

Andiamo per ordine: la legge elettorale dovrebbe prevedere un uguale numero di uomini e donne nella compilazione delle liste. Ma così com’è, paventano le donne in politica, c’è il rischio che i posti che garantiscono l’elezione potrebbero essere occupati, in misura maggiore, dai colleghi maschi.

Forza Italia si difende affermando frasi del tipo: “no ad una legge sessista”. Basterebbe l’evidenza di quest’asserzione per evidenziarne l’imbecillità. Ma siamo in Italia, e un po’ di chiarezza sulla terminologia usata non guasterà.

Il sessismo è quella subcultura che fa credere a chi ne è affetto che appartenere a un sesso è più importante che essere del sesso opposto. Poiché, storicamente, si registra uno stato di sottomissione della donna rispetto all’uomo, il sessismo si configura come consustanziale al maschilismo. La norma per la parità di genere, quindi, non è pensata – come scrivono i deputati di FI – per discriminare il sesso maschile, ma per riequilibrare la presenza tra i due sessi nelle istituzioni.

A ben vedere, il fenomeno a cui si assiste  ha la seguente dinamica:
1. si individua un problema (il sessismo, nello specifico)
2. si propone una soluzione (la parità di genere)
3. si prende la soluzione e la si confonde col problema di partenza.

Per cui il sessismo che si vuole combattere diventa, così, l’essenza della norma che si vuole approvare. Tradotto in termini più semplici: garantire a tutti e tutte uguale dignità corrisponde, per la pleiade berlusconiana, una discriminazione per il genere maschile.

Lo stesso identico procedimento è stato applicato, con successo, per la legge sull’omofobia:
1. il problema è la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere
2. si propone una norma antidiscriminatoria
3. si accusa chi vuole fare tale norma di voler applicare discriminazioni contro gli eterosessuali.

Basti ricordare le illuminanti affermazioni di personaggi come Buttiglione – “così diventa più grave picchiare un eterosessuale che un omosessuale” – Giovanardi, Binetti et similia. E così una norma che doveva servire a difendere i soggetti svantaggiati (anche eterosessuali discriminati da un eventuale capo gay nel luogo di lavoro, per fare un esempio) è divenuta una norma che vuole limitare la libertà di pensiero. E per scongiurare questo male, si è introdotta una norma che legalizza le affermazioni omofobe nella chiesa, nei partiti, nelle scuole, nei sindacati.

Confondere la causa con il male e accusare la categoria discriminata di essere portatrice del problema che si vuole debellare. Come se si fosse detto a Rosa Parks che la sua battaglia era funzionale a non far più prendere l’autobus ai bianchi.

L’uso di parole “impazzite”, drogate ad arte per generare confusione e paura e, soprattutto, per mantenere gli squilibri sociali che fanno soffrire le minoranze. Questo è il fine di chi si ribella ai miglioramenti che renderebbero il nostro paese non certo una succursale di Arcigay o una sala parto per extracomunitari – Angelino Alfano dixit – ma, semmai, un luogo migliore dove vivere. Questa è la nostra destra, (anche) questo è il berlusconismo.

Chiudo queste riflessioni sottolineando altri tre aspetti.

In primis: pare che l’onorevole Dorina Bianchi (Ncd), cattolica di ferro, abbia auspicato l’intercessione di Francesca Pascale per far cambiare idea al leader di FI e, occasionalmente, suo compagno di vita. Questo per capire a che livello di progresso civile è ridotta l’Italia.

Ancora: i giornali parlano di quote rosa da salvaguardare. Non comprendendo che lo stesso concetto di “quota” riservata alle donne è di per sé discriminatorio. La politica non dovrebbe prevedere una riserva indiana per gruppi sociali specifici, bensì dovrebbe essere il luogo pubblico dove chiunque, uomo o donna (ma anche eterosessuale e non), dovrebbe avere le stesse opportunità.

Dulcis in fundo: il maschilismo e il sessismo si configurano come subculture nemiche non solo delle persone LGBT, ma anche di oltre il 50% della società italiana. Quando persone come Binetti, Bindi, Roccella, ecc, si prodigano per difenderne le istanze contro la questione omosessuale, non fanno altro che provvedere al mantenimento dello stato di sudditanza di categorie specifiche (e quindi di loro stesse) nei confronti del potere maschile. Ne consegue che l’omofobia, in particolar modo l’omofobia femminile, è una forma anche abbastanza idiota e autolesionistica di collaborazionismo.

Anche in questo caso è un problema di linguaggio, che (tras)forma la realtà e la determina. Tutto parte da lì. Prima cambieremo gli usi linguistici in direzione della piena dignità di ciascuno/a di noi, prima saremo più simili alle grandi democrazie del pianeta. Fino ad allora ci spettano personaggi del calibro dei/lle rappresentanti del Nuovo Centro-destra, di Scelta Civica, di Forza Italia e di buona parte del Partito democratico. Prospettiva drammatica, me ne rendo perfettamente conto. Ma, al momento, l’unica apparentemente possibile. Ahinoi.

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Legge elettorale: Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Matteo Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Riassumendo: Renzi ha ridato legittimità democratica a Berlusconi, che invece dovrebbe soggiornare nelle patrie galere. Questo per rispettare milioni di italiani e italiane che le tasse le pagano davvero e ne pagano troppe proprio perché c’è gente che come il nostro amato ex premier ha evaso come se non ci fosse un domani. E, udite udite, per molta gente il domani rischia di non esserci. Per altri e altre, invece, non c’è più.

La proposta di legge nata dal “bacio” tra Renzi e Berlusconi prevede la definitiva distruzione dei piccoli partiti e in buona sostanza della sinistra. Perché il provvedimento includerà una norma salva-Lega, anche se è un piccolo partito, con una sorta di premio di rappresentanza su scala regionale.

Per cui Renzi vuole una legge che escluda SEL e i partiti di sinistra ma che permetta a forze razziste e omofobe di presenziare nelle istituzioni.

In tutto questo SEL – ormai ridotto al rango di partito-farsa – invece di fare il diavolo a quattro, far cadere (o almeno minacciare di farlo) tutte le giunte nelle quali governa con i piddini, si limita a rimanere sospesa nell’incertezza di confluire nel Pd o se regalargli i voti a partire dalle prossime tornate elettorali. Dare i voti a chi, ricordiamolo, vuole portare in parlamento ancora una volta Berlusconi e un partito che lancia banane a Kyenge e finocchi a Zan. Così tanto per ricordare di chi stiamo parlando.

Quindi si profila, a partire dalle prossime elezioni, l’apocalittico scenario per cui o voti Berlusconi, o voti i loro migliori alleati – Renzi in primis – o scegli chi porta voti a Renzi, oppure chi si ribella a tutto questo o non voti affatto, se chi si ribella non ti convince.

Personalmente, al momento so che non voterò una coalizione che abbia al suo interno il Pd. Fosse non altro per senso del pudore.

Matteo Renzi, tra profonde sintonie e persone per bene

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la profonda sintonia del Pd con Berlusconi

Michele Serra sull’incontro tra il segretario del Pd e Berlusconi ha scritto un’amaca in cui afferma due cose, una vera e una irricevibile.

Quella vera: il Pd è da vent’anni che inciucia con il leader di Forza Italia e ci ha fatto ben due governi insieme. Che Renzi riceva Berlusconi rientrerebbe dunque in una continuità di relazioni che caratterizzano la politica di quel partito.

La cosa irricevibile: in virtù di quei vent’anni di inciuci in cui niente è stato fatto per il bene di questo paese, questo incontro è un bene poiché pone le basi per la rinascita (l’ennesima) dell’Italia.

Su questa linea si collocano tutti i renziani, per cui Berlusconi è il leader della destra e in democrazia le riforme e le leggi elettorali si fanno con il contributo di tutti.

Tutto questo discorso cozza con alcuni elementi reali che sarebbe bene ricordare:

1. il leader della destra italiana non è un leader normale. Non è un Cameron o una Merkel, per intenderci. È un signore sceso in campo per evitare la galera, ha rovinato il paese e la legge lo ha per altro ritenuto colpevole di evasione fiscale;

2. la destra attuale ha cambiato la legge elettorale senza aver coinvolto la sinistra. Basta pensare al “porcellum”. Ancora una volta Renzi dimostra la subalternità della sua parte politica a una cultura che nega sostanzialmente i valori della Costituzione: la sua storia lo dimostra;

3. non è la prima volta che per il bene del paese si è coinvolto il leader della destra per ottenere riforme condivise da tutti. Ricordate la bicamerale? Berlusconi, già dato per spacciato, venne risollevato, rovesciò il tavolo delle trattative e durò altri vent’anni. Perché adesso non dovrebbe essere così?

4. Il Pd ha scelto una forza del 20% per cambiare la legge elettorale e fare le riforme. Dimenticando le altre forze presenti in parlamento, che rappresentano il 50% della popolazione italiana. Mi chiedo per quale ragione un evasore è ritenuto più affidabile di un Vendola, di un Monti o dello stesso Grillo (che è fuori di testa, ok, ma se in democrazia si deve parlare con tutti ci devono spiegare perché non parlare anche con un partito accreditato al 21/22%).

Concludo queste riflessioni con un dato. Personale. Guadagno, al lordo, quasi duemila euro al mese. Ne percepisco appena milletrecento. Do allo stato più di seicento euro di tasse mensilmente. Se gente come Berlusconi pagasse quanto gli spetta, forse sarei più ricco.

Renzi, ricevendo Berlusconi, ha dato uno schiaffo a questa realtà, offendendo milioni di contribuenti che le tasse le pagano (magari ancora illudendosi che sia un dovere pubblico, per il bene comune).

Chi pensa che aver ricevuto un delinquente sia un fatto di democrazia, in verità non la ama. È il classico italiano spaghetti-mafia-mandolino. È parte del problema, non certo la soluzione.

Auguri stronzi 2013

gli auguri di Grumpy Cat

Caro Babbo Natale, o chi per te visto che il più delle volte sei una gran sòla,

come di consueto eccoti la mia letterina affinché queste feste non passino inosservate, impegnata com’è la massa a spendere per regali, ingozzarsi come tacchini, lamentarsi per la crisi e poi dar la colpa a immigrati, gay e rom.

Allora, ecco per ordine rigorosamente sparso, una lista di desideri affinché il mio anno nuovo sia migliore, meno arrabbiato, più tenero e possibilmente intriso di quella sprezzante nobiltà d’animo a cui devono tendere, naturalmente, tutti gli spiriti eletti.

Poiché, come dicevo prima, siamo in tempi di crisi e siccome credo che la soddisfazione della propria umanità sia il punto di partenza fondamentale, ti chiedo di darmi un nuovo lavoro, molto ben pagato e soddisfacente. Ok, siamo d’accordo sul fatto che ci sono cose più importanti nella vita, come l’amore e i diamanti, ma non sono una persona avida e se hai il benessere poi arriva anche l’amore. Converrai.

Dopo di che, visto che non sono egoista e penso anche al resto del mondo, fa che tutto il malessere presente nel paese si trasformi in protesta costruttiva e in un progetto politico orientato per il benessere di tutta la società. Anche se so che sto parlando di un’Italia governata da Letta, con Alfano per di più, popolata da grillini dalle buone intenzioni ma poco altro e posseduta (in senso demonologico) dai forconi. Anzi, te lo chiedo proprio per questo.

Al solito, è da anni che ti chiedo miglioramenti contro l’omo-transfobia. Forse sono stato un po’ generico e devo specificare meglio, o forse leggi le dichiarazioni dei dirigenti del Pd sui passi importanti fatti in merito, ma posso garantirtelo, sotto questo punto di vista siamo ancora un paese di merda. Ergo, se anche lì potessi intervenire, magari regalandoci una legge che punisca gli omofobi e i transfobici invece che tutelarli, non sarebbe poi così malvagio.

A questo proposito e visto che pare che nel 2014 forse si va a elezioni anticipate, ti chiedo di farmi trovare sotto l’albero una buona legge elettorale, possibilmente maggioritaria e a doppio turno, e se dobbiamo mandare altri gay in parlamento, fa’ che abbiano a cuore i destini ultimi della comunità LGBT, o almeno che questi abbiano priorità rispetto alle loro ansie di ritrovarsi di fronte a una telecamera accesa o in uno studio televisivo a far salotto.

Poi dato che la legge è uguale per tutti, se magari rendiamo operative certe sentenze per chi ha evaso il fisco – anche se è vecchio, miliardario e ha condotto il paese alla rovina – non sarebbe poi un’idea così malvagia.

Un pensiero poi alla Spagna e agli amici e alle amiche che vivono lì. L’attuale governo, retto da un individuo che non lo vorrebbero a far da cattivo nemmeno come comparsa in un capitolo qualsiasi di Harry Potter, ha di fatto cancellato l’interruzione di gravidanza, aprendo al ricorso all’aborto clandestino. Ecco, se dessi perciò un po’ di senso della vergogna ai/lle vari/e pro-life che infestano la società attuale, anche qui da noi, avremmo un mondo migliore anche su questo fronte.

L’anno prossimo, per altro, ci saranno le Olimpiadi in Russia. E siccome sappiamo quanto è adorabile Putin sul fronte dei diritti umani, be’, una sana lezione di umiltà anche a lui e al suo paese, a cominciare da atlete cretine e presentatori televisivi criminali, sarebbe ottima cosa.

Fa che in India le vacche sacre caghino in massa di fronte al tribunale che ha reso di nuovo illegale l’omosessualità e che un colossale esercito di uccelli mannari caghi in testa a quanti auspicano che accada lo stesso qui in Italia. Per una sorta di contrappasso.

Fa che non ci siano più alluvioni devastanti, come quello in Sardegna, ma piovano idee geniali nella testa dei politici per fare in modo che certe cose non accadano più. E se mi dici che prima bisognerebbe cambiare i politici che abbiamo, be’, anche in quel caso hai carta bianca sul processo di rinnovamento.

E poi c’è tutto il resto, la famiglia, gli amici (anche quelli a quattro zampe), le piccole cose di ogni giorno a cui tieni… ecco magari a questi desideri ci penso io, con quello che sono in grado di fare. Ma ribadisco quanto detto negli anni precedenti: se ci regali un mondo meno schifoso non è che ci lamentiamo, eh. Anzi, avremo più tempo per chiederti regali più classici, come una sciarpa nuova, un piumone bianco e molto più tempo per condividerlo con chi vogliamo bene. Converrai.

La legge elettorale e l’ABC dell’antidemocrazia

Ho letto dell’accordo tra Alfano, Bersani e Casini su quella che dovrebbe essere la prossima legge elettorale. Da quello che si legge, tutto lascia pensare al peggio. Vediamo perché.

Innanzi tutto, si legge sul Fatto Quotidiano, ci sarà «l’eliminazione dell’obbligo di coalizione, nel senso che diventerà facoltativo: le forze politiche che vorranno rendere chiare le alleanze lo faranno, ma non sarà obbligatorio». Suona strano dai difensori del bipolarismo, a cominciare dal segretario, o presunto tale, del PdL, che fino a ieri gridava ai pericoli di ogni inciucio.

L’obbligo di coalizione è fondamentale: io non voto il Partito Democratico per poi avere Casini o Buttiglioe nel governo. Ho bisogno di sapere con chi si vorranno alleare i partiti a cui va la mia scelta, altrimenti un voto varrebbe l’altro e potrei scegliere a casaccio, sulla scheda. Molto male, insomma.

Ancora, un altro elemento di forte preoccupazione: non ci saranno le preferenze. Solo che, allo stesso tempo, i partiti dicono che saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti. In che modo è, attualmente, un mistero. Non è ben chiaro, infatti, se ci saranno ancora le liste bloccate. E se Parisi, non certo un parlamentare dell’IdV o della Lega, sostiene che ancora una volta i partiti – o meglio, i segretari – decideranno chi mandare in parlamento, a dispetto del voto dei cittadini, le preoccupazioni aumentano.

Di recente nei giornali e in TV si parla tanto, troppo e a sproposito di “antipolitica“, nome dato alla protesta contro un sistema di potere che ha prodotto fenomeni di enorme squallore quali il berlusconismo, l’impasse del PD, i vari trasformismi parlamentari, le scelte dell’UdC di mandare in parlamento personaggi poco raccomandabili, ecc.

Per quei signori, se ti ribelli a tutto questo sei contro la politica, quando magari, invece, ne vuoi solo una più pulita, meno nauseante.

Considerando che la legge elettorale è lo strumento per cui si rende funzionante la democrazia, e considerando che Alfano, Bersani e Casini – in ordine rigorosamente alfabetico – stanno lavorando per permettere ai partiti di rimanere ancorati alle poltrone e al potere quanto più possibile, si può ammettere, senza tema di smentita, che quei tre signori e gli interessi che portano avanti rappresentano l’ABC dell’antidemocrazia.

Da Casini e i berlusconiani ce lo aspettavamo pure. Dal leader di un partito che si definisce democratico decisamente no. E invece.

In alto a sinistra: quello che i sondaggi non dicono

Leggendo i sondaggi che da qualche tempo circolano sui giornali, anche nella versione on line, e sulle trasmissioni di informazione, ad eccezione di quelle minzoliniane dove il premier è accreditato con percentuali bulgare e numeri cinesi, si nota una sostanziale coerenza nella rilevazione di un dato: il centro-sinistra avrebbe, al momento, superato la coalizione di destra di almeno due punti percentuali.

Se guardiamo i sondaggi commissionati dall’UdC e da Repubblica – un partito e un giornale di direzione politica opposta – appare chiaro che nella nuova ottica tripolare che si sta venendo a conformare, l’elettorato è orientato a ridare fiducia al nuovo tridente composto dal partito democratico, dai dipietristi e da SEL.

Questo dato, che se suffragato darebbe alla sinistra la maggioranza schiacciante alla Camera e, forse, qualche problema in Senato, necessita di alcune riflessioni su quello che potrebbe accadere in caso di vittoria da parte dell’alleanza progressista.

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1. L’insufficienza del partito democratico.

In primo luogo è evidente l’insufficienza elettorale del pd che, per vincere, ha bisogno dei suoi alleati. Contrariamente a quello che prevedeva il modello veltroniano – e cioè un bipartitismo cannibale che ha funzionato solo con la sinistra radicale e socialdemocratica con l’unico scopo di privare milioni di cittadini della rappresentanza parlamentare facendo vincere, per altro, Berlusconi – nella situazione attuale mentre IdV e SEL avrebbero i numeri per essere presenti in parlamento e che sommati rivaleggiano con le percentuali della Lega, il partito di Bersani per vincere ha bisogno dei voti degli elettori di Vendola e Di Pietro.

Ciò ribalta una certa arroganza, tutta piddina e dai presupposti inesistenti, per cui se si vuole governare bisogna passare proprio dall’alleanza col pd. La verità, infatti, sta all’opposto: è il pd che se vuole andare al governo deve fare larghe concessioni ai suoi due alleati che così si rivelano fondamentali per la vittoria.

Nel caso, invece, che la sinistra perdesse le elezioni, sarebbe solo il pd a rimetterci visto che sia Di Pietro sia SEL ingrandirebbero le loro presenze parlamentari ai danni del principale partito di opposizione. Uno stato di cose che dovrebbe indurre a profonde riflessioni i dirigenti di un partito che non è mai riuscito a decollare e che al momento attuale è il vero anello debole della coalizione progressista.

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2. L’inconsistenza della sinistra antagonista.

Nella situazione siffatta non stupisce l’aspettativa elettorale dei partiti comunisti che, sommati, non vanno oltre il 2%, contro i risultati ben più incoraggianti ottenuti da Rifondazione e PdCI fino al 2006 che assieme erano accreditati attorno al 7-8% dei suffragi.

Per altro dalla nuova Federazione della Sinistra prossima ventura – nome che nasconde, anch’esso, una certa arroganza, visto che si vorrebbe dare il nome di Sinistra tout court solo a una parte di essa, escludendone moderati, socialisti e ambientalisti – arrivano segnali a dir poco scoraggianti. Ferrero ha fatto sapere che in caso di elezioni e di vittoria la FdS non parteciperà al governo. Il che, se vogliamo, da una parte è rassicurante visto che una riproposizione dell’Unione con chi ha più a cuore i destini di Cuba e del popolo Saharawi rispetto alla sorte dei cittadini italiani sarebbe poco credibile.

Ci si chiede, tuttavia, se tutto non si riduca a mera rappresentanza ideologica in funzione di poter attingere ai fondi pubblici per i partiti. Se l’attività di governo, che la presenza in parlamento garantisce e che è fine ultimo dei partiti, è così sconveniente  non si capisce perché  la FdS deve anche essere pagata da un sistema che non viene riconosciuto e che non merita neppure di essere governato.

Ragione per cui, in caso di accordo di desistenza, sarebbe opportuna che la coalizione progressista garantisse a rifondaroli e compagni una presenza minima alla Camera (non più di dieci-quindici rappresentanti) e nessun eletto al Senato, proprio per non ripetere i problemi dell’ultimo governo di centro-sinistra.

L’inconsistenza della sinistra antagonista è, prima che elettorale, proprio politica. Questo spiegherebbe il crollo elettorale al 2% nella migliore delle ipotesi.

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3. La presunta non rappresentatività delle sinistre.

Prepariamoci al peggio. Se pd ed alleati dovessero vincere partirà, immediatamente, il mantra berlusconiano che farà leva sul fatto che col 40% dei suffragi non si è rappresentativi della maggioranza degli italiani. Strategia non nuova, in passato efficace, ma che può e deve essere disinnescata da subito facendo notare, ad esempio, che questo sistema elettorale è stato voluto proprio da PdL e Lega e che avrebbe potuto consentire la vittoria, a quei due partiti, nello stesso identico modo che poi potrebbero, in ipotesi, criticare.

Per altro occorrerebbe fare notare un piccolo paradosso. Se la sinistra vincesse col 40% contro il 38% della destra, sarebbe assurdo che chi è ancora meno rappresentativo parlasse a nome di tutti gli italiani, visto che il terzo polo si configura come alternativo e antagonista al modello berlusconiano.

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Ovviamente queste considerazioni sono preventive e hanno valore qualora si andasse a elezioni in primavera, con questa legge e col trend attuale. Vero è pure che gli indecisi sono molti – si parla di un terzo dell’elettorato – e che non bisogna dare, ancora una volta, per spacciato Berlusconi. La storia degli ultimi quindici anni dovrebbe averci insegnato qualcosa in merito.

LSD contro il berlusconismo morente

Il crollo di Pompei e le dichiarazioni di Bondi sul fatto, «è colpa mia se piove?», la dicono tutta sul rapporto che lega cultura e l’attuale classe dirigente del nostro paese. Qualcuno, in altri tempi, avrebbe detto che al solo sentire la parola “cultura” avrebbe impugnato immediatamente la sua pistola. Affermazione inaccettabile, va da sé, ma almeno sincera. Qui se la prendono con le previsioni del tempo. Un tempo le tirannidi erano tragiche. Oggi sembrano la brutta copia di un circo con qualche belva che non spaventa nessuno e molti buffoni.

E siccome il ridicolo, come le cattive notizie, non arriva mai da solo, mentre Pompei diveniva la metafora implacabile di quello che è il berlusconismo, Zaia, ministro leghista, afferma: «i soldi prima al Veneto, poi a Pompei».

La Lega, in altre parole, riscopre le gioie dello statalismo purché condite da tutto ciò che va contro l’articolo 3 della nostra Costituzione. Se avessimo istituzioni serie, oltre al fatto che certa gente non sarebbe al governo, certi partiti verrebbero chiusi con la forza. Con tutti i loro militanti dentro, magari.

Anche perché non si è capito che cultura, diritti e diritto alla sopravvivenza non viaggiano su binari separati. Sono il tutt’uno della civiltà. Appunto, civiltà. Noi siamo governati da un uomo apparentemente incapace di tenere a freno le sue pulsioni sessuali e un branco di primati che sanno solo nutrirsi di odio, violenza e razzismo: forse è normale che certi termini vengano dimenticati.

Ad ogni modo, il governo forse cade. O forse è già caduto. E siccome io una buona parola ce l’ho per tutti, non capisco cosa avranno da gioire quelli del partito democratico. Sono al 24% – contro un 40% buono del loro principale avversario – credibili come lo sarei io che faccio la corte ad Angelina Jolie e con manco mezza idea su cosa fare e soprattutto quando.

Ma siccome non porto rancore per nessuno, se mai qualcuno di loro dovesse fermarsi su queste pagine e trarne spunto, io suggerirei quanto segue: fare un governo di transizione della durata di sei mesi, massimo un anno con IdV, FLI e UdC, per la nuova legge elettorale. Nel frattempo dare un’identità al partito, possibilmente di sinistra. Allearsi solo con SEL, IdV e Radicali, ed escludere ogni alleanza con cattolici e mafie varie. Creare un programma di governo che sia agile, ma completo. Non ricandidare certa gentaglia poi sarebbe il massimo, ma capisco che nel piddì si hanno grossi limiti in questo…

E, dulcis in fundo, alle tre i di berlusconi, occorrerebbe sostituire la sigla LSD: lavoro-scuola-diritti. Anche se sa di droga sintetica. Di sicuro darebbe più certezze e meno allucinazioni dell’attuale, presunta, classe dirigente.