Tra legge elettorale, parità di genere e questione LGBT

Quote rosa o parità di genere?

Credo di rintracciare un preoccupante parallelismo tra le resistenze dei parlamentari (maschi) di Forza Italia alla parità di genere nelle liste elettorali, in merito all’italicum (sulla cui bontà, affidabilità e sul fatto di estenderla solo alla Camera dei Deputati penso tutto il male possibile) e le vicende più o meno recenti sulla questione LGBT italiana.

Andiamo per ordine: la legge elettorale dovrebbe prevedere un uguale numero di uomini e donne nella compilazione delle liste. Ma così com’è, paventano le donne in politica, c’è il rischio che i posti che garantiscono l’elezione potrebbero essere occupati, in misura maggiore, dai colleghi maschi.

Forza Italia si difende affermando frasi del tipo: “no ad una legge sessista”. Basterebbe l’evidenza di quest’asserzione per evidenziarne l’imbecillità. Ma siamo in Italia, e un po’ di chiarezza sulla terminologia usata non guasterà.

Il sessismo è quella subcultura che fa credere a chi ne è affetto che appartenere a un sesso è più importante che essere del sesso opposto. Poiché, storicamente, si registra uno stato di sottomissione della donna rispetto all’uomo, il sessismo si configura come consustanziale al maschilismo. La norma per la parità di genere, quindi, non è pensata – come scrivono i deputati di FI – per discriminare il sesso maschile, ma per riequilibrare la presenza tra i due sessi nelle istituzioni.

A ben vedere, il fenomeno a cui si assiste  ha la seguente dinamica:
1. si individua un problema (il sessismo, nello specifico)
2. si propone una soluzione (la parità di genere)
3. si prende la soluzione e la si confonde col problema di partenza.

Per cui il sessismo che si vuole combattere diventa, così, l’essenza della norma che si vuole approvare. Tradotto in termini più semplici: garantire a tutti e tutte uguale dignità corrisponde, per la pleiade berlusconiana, una discriminazione per il genere maschile.

Lo stesso identico procedimento è stato applicato, con successo, per la legge sull’omofobia:
1. il problema è la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere
2. si propone una norma antidiscriminatoria
3. si accusa chi vuole fare tale norma di voler applicare discriminazioni contro gli eterosessuali.

Basti ricordare le illuminanti affermazioni di personaggi come Buttiglione – “così diventa più grave picchiare un eterosessuale che un omosessuale” – Giovanardi, Binetti et similia. E così una norma che doveva servire a difendere i soggetti svantaggiati (anche eterosessuali discriminati da un eventuale capo gay nel luogo di lavoro, per fare un esempio) è divenuta una norma che vuole limitare la libertà di pensiero. E per scongiurare questo male, si è introdotta una norma che legalizza le affermazioni omofobe nella chiesa, nei partiti, nelle scuole, nei sindacati.

Confondere la causa con il male e accusare la categoria discriminata di essere portatrice del problema che si vuole debellare. Come se si fosse detto a Rosa Parks che la sua battaglia era funzionale a non far più prendere l’autobus ai bianchi.

L’uso di parole “impazzite”, drogate ad arte per generare confusione e paura e, soprattutto, per mantenere gli squilibri sociali che fanno soffrire le minoranze. Questo è il fine di chi si ribella ai miglioramenti che renderebbero il nostro paese non certo una succursale di Arcigay o una sala parto per extracomunitari – Angelino Alfano dixit – ma, semmai, un luogo migliore dove vivere. Questa è la nostra destra, (anche) questo è il berlusconismo.

Chiudo queste riflessioni sottolineando altri tre aspetti.

In primis: pare che l’onorevole Dorina Bianchi (Ncd), cattolica di ferro, abbia auspicato l’intercessione di Francesca Pascale per far cambiare idea al leader di FI e, occasionalmente, suo compagno di vita. Questo per capire a che livello di progresso civile è ridotta l’Italia.

Ancora: i giornali parlano di quote rosa da salvaguardare. Non comprendendo che lo stesso concetto di “quota” riservata alle donne è di per sé discriminatorio. La politica non dovrebbe prevedere una riserva indiana per gruppi sociali specifici, bensì dovrebbe essere il luogo pubblico dove chiunque, uomo o donna (ma anche eterosessuale e non), dovrebbe avere le stesse opportunità.

Dulcis in fundo: il maschilismo e il sessismo si configurano come subculture nemiche non solo delle persone LGBT, ma anche di oltre il 50% della società italiana. Quando persone come Binetti, Bindi, Roccella, ecc, si prodigano per difenderne le istanze contro la questione omosessuale, non fanno altro che provvedere al mantenimento dello stato di sudditanza di categorie specifiche (e quindi di loro stesse) nei confronti del potere maschile. Ne consegue che l’omofobia, in particolar modo l’omofobia femminile, è una forma anche abbastanza idiota e autolesionistica di collaborazionismo.

Anche in questo caso è un problema di linguaggio, che (tras)forma la realtà e la determina. Tutto parte da lì. Prima cambieremo gli usi linguistici in direzione della piena dignità di ciascuno/a di noi, prima saremo più simili alle grandi democrazie del pianeta. Fino ad allora ci spettano personaggi del calibro dei/lle rappresentanti del Nuovo Centro-destra, di Scelta Civica, di Forza Italia e di buona parte del Partito democratico. Prospettiva drammatica, me ne rendo perfettamente conto. Ma, al momento, l’unica apparentemente possibile. Ahinoi.

Civil partnership: cinque passi verso la credibilità

20131219-103449.jpg

In un comunicato rilasciato ieri dai firmatari della proposta di legge sulle civil partnership, pare che il modello proposto da Pd e Scelta Civica ricalchi il più avanzato modello tedesco: diritti economici uguali a quelli del matrimonio, adozione della prole da parte del partner. Un punto di partenza che, se orientato verso la piena uguaglianza, porterebbe un sostanziale cambiamento per migliaia di famiglie LGBT in Italia.

Tuttavia, premesso sempre che l’obiettivo finale è il matrimonio con i pieni diritti legati alla genitorialità, piaccia o meno ai cattolici (la cui sensibilità, chissà perché, si risveglia solo quando c’è da impedire il quieto vivere delle famiglie di omosessuali), a parer mio occorrerebbero alcuni passaggi preliminari e intermedi per rendere credibile (e quindi fattibile) l’intera operazione. Vediamo quali.

1. Approvazione della legge contro l’omofobia. E che sia davvero contro, senza la tutela delle affermazioni omofobe dentro le scuole, i partiti, le associazioni, come piacerebbe ai cattolici e a qualche gay parlamentare compiacente. Visto che è in Senato che si gioca la partita, vediamo se la camera alta riuscirà a emendare il testo e a renderlo così come era previsto originariamente. Va da sé che questo processo prevede l’esclusione di parlamentari compromessi dall’iter legislativo.Da quanto leggo sui social, confermato dai commenti al mio post precedente, mi pare che la legge sulle unioni civili avrà credibilità maggiore se si tiene Scalfarotto ben lontano dal DDL. Il quale potrà sempre votare a favore del testo finale, se ha davvero a cuore le sorti della sua comunità. Sarebbe un bel gesto, soprattutto dopo le recenti offese dei mesi scorsi in direzione del movimento LGBT.

2. Uso del linguaggio. Evitare formule quali “per non offendere la sensibilità di nessuno”. Perché i diritti delle persone LGBT dovrebbero essere visti come offensivi, potenziando i sentimenti omofobi di questo paese? Se qualcuno si sente offeso dalla piena democrazia, forse è quel qualcuno a essere in torto. Meglio usare formule quali “provvedimento ampiamente condiviso”, o “largamente condivisibile” o meglio ancora “in direzione della richiesta di democrazia di questo paese” o “di tutela di chiunque, maggioranza e minoranze”. Il cambiamento sociale nasce dal buon uso del linguaggio.

3. Disinnescare il terrorismo dei cattolici estremisti. Magari facendo notare loro che se da un lato si contano numerose iniziative contro matrimoni ugualitari e legge antiomofobia, dall’altro mai si è vista da parte di questi gruppuscoli eversivi (chi vuole impedire la democrazia è eversivo) una manifestazione contro i crimini di pedofilia interna alla chiesa o una marcia di protesta sul fatto che il Vaticano protegge tuttora i prelati macchiati di reati contro i minori. Se si pretende credibilità bisogna prima dimostrare di averne. E i cattolici integralisti di credibilità ne hanno ben poca. Ricordiarglielo non sarebbe un male.

4. Coinvolgimento delle realtà associative. Penso alle grandi realtà nazionali come Arcigay, Agedo e Famiglie Arcobaleno. Ma anche quelle locali importanti come il Mieli a Roma, ma anche le realtà di Torino, Napoli, ecc. Creare un team, un parlamentino consultivo, un gruppo di lavoro che dovrebbe essere di supporto all’azione parlamentare. È chiaro che qui si gioca anche la nostra credibilità come movimento, di fronte un’occasione così importante.

5. Descrizione dell’utile sociale. Ci verrà detto che ci sono provvedimenti più urgenti da fare. Garantire pieni diritti alle coppie e alle persone LGBT e alle coppie non sposate in generale è nell’interesse di tutti/e, perché abbatte i costi sociali ed economici dell’omofobia, perché dà tutela economica a migliaia di famiglie, potenzia il potere d’acquisto (moltissime coppie, gay e non, potranno accedere ai mutui facendo respirare il mercato immobiliare), ecc. Perché una società con meno discriminazioni è una società più sana, coesa, più forte anche a livello di salute psichica collettiva (tradotto: meno aggressioni, meno suicidi, meno casi di rifiuti in famiglia, più benessere diffuso).

Tutti questi passi sono fondamentali, a parer mio, perché il provvedimento sulle unioni civili nasca sotto il migliore degli auspici. Poi starà a noi del movimento LGBT essere in prima linea per l’avanzamento delle richieste. Le quali, ricordiamoci, non si limitano al matrimonio e all’adozione, ma includono i diritti alla salute, alle tutele nel mondo del lavoro, alla questione trans e a tutto quanto possa migliorare le condizioni di vita in questo paese. Nell’interesse di chiunque.

Legge “contro” l’omofobia: le reazioni della società civile

baciom5s

La foto che vedete sopra è la reazione dei deputati e delle deputate del Movimento 5 Stelle, che si sono baciati e baciate emulando coppie omosessuali, per protesta alla legge “contro” l’omofobia votata oggi in parlamento dal Pd e da Scelta Civica. Un ddl che legittima le affermazioni e i comportamenti omofobi e transfobici se fatti dentro chiese, partiti, associazioni, ospedali, ecc (domani spiegherò perché questo provvedimento è pessimo).

Riporto velocemente alcune dichiarazioni, raccolte su Facebook, Twitter e altri siti, della società civile – compresa larghissima parte della comunità LGBT – alla notizia dell’approvazione della legge.

Ilda Curti, assessora della Giunta Comunale di Torino, Pd: «Se sono un singolo cittadino e dico che ebrei, neri, Rom o omosessuali sono inferiori, contro natura o deicidi la legge Mancino mi punisce. Se sono membro di un’organizzazione religiosa, politica, culturale e le stesse cose le propagando nelle scuole, negli ospedali, nelle piazze posso farlo.»

Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, presidente di Gaynet: «È veramente triste che dopo tante lotte durate decenni si sia arrivati ad un voto che garantisce gli omofobi dando il via libera alla libertà di insulto persino per le organizzazioni di estrema destra.»

Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli di Roma: «Passato questo incredibile emendamento che legittima omofobia e transfobia. Ora questa legge da debole è diventata pessima. Un pessimo segnale. Peccato! Noi speravamo che potesse essere un primo segnale di cambiamento del nostro Paese e invece è un segnale della potenza dell’intervento vaticana nelle nostre vite e nelle nostre istituzioni.»

Matteo Winkler, giornalista, scrittore e giurista: «Il testo di legge sull’omofobia approvato dalla Camera è uno schifo alla massima potenza. Non uno ma due passi indietro dalla civiltà.»

Vanni Piccolo, militante storico del movimento LGBT: «Un solo commento “vergogna vergogna vergogna”. Sto urlando di rabbia, di dolore, di impotenza. Dopo tanti anni di lotta del movimento, persone e cause completamente estranei alla nostra vita e alla nostra lotta fanno di ognuno di noi un ” niente sociale” senza tutela, su cui gli omofobi, i portatori di odio, i balordi di turno, potranno infierire a piacimento. Saranno tutti contenti. Evviva! Gli autori avranno una medaglia per aver salvato l’equilibrio dei partiti omofobi. Da me una medaglia all’infamia!»

Luca Trentini, militante LGBT: «legge sull’omofobia definitivamente approvata! coi voti di PD e UDC. Una legge orrenda che rende legale l’omofobia! Avvilente!»

Stefano Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: «oggi 19:40 posso solo dire di essere contento di aver votato M5S, posso dire a testa alta di non aver contribuito a mandare in parlamento questi impresentabili (lgbt compresi), ora vorrei guardare in faccia i miei amici Facebook che mi maltrattavano e continuavano a farsi prendere in giro dal PD.»

Stefano Aresi, ex presidente dell’associazione Milk di Milano: «Dear friends, today Italian Parliament approved this kind of law: “Expressing opinions or doing things against homosexuality in political, sindacal, cultural or religious organizations and in hospitals is not considered a discrimination act.” I think we have to start to have fear.» (trad.: Cari amici, oggi il Parlamento italiano ha approvato questo tipo di legge: “Esprimere pareri o fare le cose contro l’omosessualità in organizzazioni politiche, sindacal, culturale o religiosa e negli ospedali non è considerato un atto di discriminazione.” Penso che dobbiamo cominciare ad avere paura.)

Fulvio Boatta, militante in Arcigay Palermo: «Questo è il comma “salvavescovi” approvato da Scalfarotto che istituzionalizza l’omofobia di stato. Vergogna!» (segue l’immagine).

Pasquale Videtta, blogger: «Io mi tessererò nell’Azione Cattolica solo per poter insultare ogni giorno Scalfarotto e poi avvalermi della sua legge per difendermi.»

Paolo Soglia, utente Facebook: «Avviso a tutti gli omofobi: per continuare a esercitare l’omofobia con la nuova legge dovrete iscrivervi a una apposita associazione omofoba regolarmente registrata all’albo delle libere forme associative. Per ulteriori informazioni rivolgersi a Ivan Scalfarotto.»

Taniuzzacalabra, utente di Twitter: «Quindi se io Tania, dico sei uno stronzo gay, sono omofoba. Se io Tania, dirigente di partito, di gruppo religioso dico la stessa cosa, NO.»

Fossi nell’onorevole Scalfarotto, l’autore di questo capolavoro, comincerei a fare un serissimo, approfondito e impietoso esame di coscienza. A mio giudizio, ed evidentemente non solo mio, il signore in questione ne ha un disperato bisogno.

Cattolici e legge antiomofobia: Scalfarotto ci deve delle spiegazioni

Gaynews.it, il sito di Franco Grillini, ha pubblicato una lettera che diversi rappresentanti del mondo cattolico eletti in Parlamento hanno scritto al direttore dell’Avvenire in merito alla cosiddetta legge contro l’omo-transfobia. Vi invito caldamente a leggerla, riportando qui di seguito un passo che mi sembra cruciale:

Grazie a un lavoro costante e fattivo, necessariamente lontano dai riflettori per non pregiudicarne l’efficacia, cui si è dedicato un ampio fronte cattolico in diversi schieramenti presente in Parlamento, la proposta di legge che è giunta in aula è molto diversa da quella che era stata inizialmente presentata. [...] Sono infatti cadute molte definizioni che rendevano inaccettabile il testo, non solo, ma grazie a questo lavoro fatto di dialogo attento e operoso, i relatori – cui va riconosciuta una notevole disponibilità – stanno lavorando su ulteriori emendamenti che, se accolti in aula, consentiranno la netta distinzione tra il reato di omofobia e la libera espressione di opinioni, evitando così proprio quei rischi inerenti i reati di opinione giustamente paventati da molti.

Credo sia fondamentale, a questo punto, fare alcune importanti considerazioni sulla svolta politica che sta prendendo questa legge, trasformata ormai in una barzelletta ad uso e consumo di una visione confessionale e fondamentalista, che ride alle spalle della società laica e della comunità LGBT.

1. Il disegno di legge originale prevedeva l’estensione dell’articolo 3 della legge Mancino, secondo la quale sarebbe stato considerato come atto omofobico anche la propaganda in chiave anti-gay. Più in generale, così come non si può stabilire la superiorità di un’etnia, di un credo, dell’appartenenza a un genere, allo stesso modo non si sarebbe più potuto propagandare che essere eterosessuali è “meglio” che essere persone LGBT.

2. Tuttavia ciò avrebbe cozzato con l’insegnamento ufficiale della chiesa, che invece ha bisogno di fomentare discriminazioni a danno della gay community, per questioni di controllo sociale. La lettera dimostra perciò l’esistenza, in un Parlamento di uno Stato laico, di un fronte cattolico solerte ed efficace il cui scopo è quello di depotenziare le norme previste per tutelare le persone omosessuali, bisessuali e transessuali di questo paese.

3. Diversi personaggi LGBT interni al Pd, quali Scalfarotto, Alicata, ecc, esultarono ai tempi in cui fu presentata la prima legge antiomofobia per la firma di Rosy Bindi. La stessa invece appare nella lettera di rassicurazioni al direttore dell’Avvenire come appartenente a quella pattuglia che insieme a personaggi quali Buttiglione e Binetti ha reso inutile il provvedimento stesso. Questo ce la dice lunga sul livello di credibilità di questo lugubre personaggio che evidentemente presso i renziani gode invece di grande credibilità istituzionale. Buono a sapersi, soprattutto in vista del futuro congresso.

4. Ivan Scalfarotto – insieme all’altro relatore, Leone, membro di un PdL, ricordiamolo, capeggiato da un criminale condannato per frode fiscale – secondo quanto scritto in quella lettera sta lavorando per rendere ancora più inefficace la legge stessa. Urgono spiegazioni dettagliate che, temo, non arriveranno.

5. Scalfarotto, così come il seguito della pattuglia renziana, sempre più nutrita di persone LGBT per altro, dovrebbe spiegarci quindi se è questa l’idea che, all’interno della loro corrente, hanno di laicità e di uguaglianza giuridica formale per tutti i cittadini e per tutte le cittadine: obbedire a una componente confessionale transpartitica al fine di mantenere forme di discriminazione tra esseri umani visti come peccatori. Se fosse possibile, tale spiegazione dovrebbe arrivare tramite dichiarazioni chiare e semplici e non col solito politichese per cui si ribadiscono concetti evidenti agli occhi dei più solo per renderli più credibili al cospetto delle loro coscienze.

Concludendo: fa male vedere tutto questo. Speravo che il “nuovo” parlamento, il più giovane e il più rosa della storia della repubblica, fosse diverso dai precedenti, ostaggi dei ricatti delle sfere religiose. Evidentemente la presenza di categorie ritenute tradizionalmente “migliori” – quali donne, giovani e gay – non è garanzia di progresso civile, se dietro al presunto rinnovamento non c’è anche un progetto politico degno di questo nome. Un progetto, magari, ispirato ai principi di quell’uguaglianza reale ed effettiva che solo la laicità può garantire a chiunque.

Principi al momento traditi dalla triste piega che ha preso la legge contro l’omo-transfobia, a partire dai suoi stessi relatori.

Legge antiomofobia e l’inutilità del parlamentare gay

20130723-101626.jpg

Partiamo dal presupposto fondamentale che io sarei anche in vacanza e dovrei avere il diritto, almeno questo, di non dover pensare alla politica gay italiana. E invece il mio telefono ribolle. Di rabbia.

È la rabbia di amici/he e militanti che non si capacitano del fatto che una banale legge come quella contro l’omo-transfobia stia diventando l’ennesima farsa targata Pd ai danni della comunità LGBT.

Si era partiti dall’estensione della legge Mancino per i reati di odio contro la gay community, si è passati per una visione più generica che punisce le discriminazioni ma non i reati e si è finiti con un testo che non può contenere al suo interno neppure riferimenti ai soggetti da tutelare.

Nel frattempo personcine a modo come Carfagna, Sacconi e Gelmini chiedono una moratoria, ovvero che non se ne parli e basta, visto il delicato momento politico istituzionale del paese. Che poi sono le stesse persone che, sempre quando il paese era in crisi, votavano che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak. E vi faccio notare come la signora Carfagna sia ancora oggi vista come interlocutrice affidabile nella lotta per i diritti dei gay. Per dire.

Nel frattempo risorgono pure i teodem del Pd, capeggiati dall’inossidabile Rosy Bindi, che firmano un documento in cui si vanifica la legge stessa e che dà la sponda a teorie religiose e parascientifiche per continuare a poter dire che essere gay è un male e pure un malanno da guarire. Non pare ancora vero a Bindi, Fioroni & co di poter proferire parola sui gay dopo la batosta di febbraio scorso.

Adesso si arriverà alle camere con un testo svuotato. Il relatore, Ivan Scalfarotto, si consola dicendo: “meglio una legge che arriva in aula e da migliorare che niente”. Un’aula dove dominano le larghe intese, dove abbiamo una maggioranza che ha salvato Alfano, dove abbiamo un governo che permette la deportazione di dissidenti politici, dove abbiamo 101 eletti che fanno fuori Prodi, dove abbiamo un Pd che non elegge Rodotà. Un’aula che comprerà gli F35. Un aula dove, tra Camera e Senato, i numeri per fare questa legge si hanno da febbraio. Ma che per onorare le larghe intese e salvare il governo con Berlusconi si sta sacrificando una battaglia di civiltà.

Questa è l’aula a cui fa affidamento Scalfarotto. E siamo tutti e tutte grondanti da un immane senso di pacificazione interiore. Converrete.

Adesso, io sono molto scettico sulla vicenda. Temo che finirà come per le unioni di fatto nel 2007: dai PaCS ai DiCo, dai DiCo al niente.

Tutta questa storia ci insegna delle cose che hanno la solidità di verità emerse dall’evidenza. Le passo in rassegna.

1. Il Pd si laurea come principale ostacolo al progresso civile di questo paese. E lo ha dimostrato non solo in questa occasione. Se in Italia non si fanno le leggi per la comunità LGBT non è perché non lo si riconosce come interlocutore. Ciò avviene proprio perché c’è questo partito.

2. Il nuovo parlamento, più giovane e più rosa della storia d’Italia, ha l’handicap di essere popolato da italiani/e. Ciò lo porta a essere incapace di esprimere governi degni, grazie anche all’imbecillità di personaggi a cinque stelle, leggi solide e provvedimenti ad interesse del popolo tutto.

3. Il concetto di parlamentare gay non ha senso. Penso che personaggi come Scalfarotto, Lo Giudice et alii abbiano ogni diritto di sedere in aula come deputati o senatori, ma senza la dicitura di “parlamentare gay”, visto che non sono in grado di portare avanti in modo serio e coerente le istanze del movimento al quale dicono di fare riferimento. Sarebbe il caso che la smettessimo dunque di mandare gay alle camere, visto che varcata la porta questi abbandonano l’arcobaleno per il grigiore delle trame di palazzo, pardon, per il grigiore della mediazione e del compromesso.

4. Se la legge passerà così come è concepita, per i prossimi trent’anni avremo un provvedimento che permette di fatto agli omofobi di esser tali. Nella piena filosofia dei DiCo, creati per non riconoscere le coppie gay e lesbiche in quanto famiglie. A questo punto sarebbe meglio abbandonare la cosa e lavorare in altri ambiti. Il movimento, di contro, dovrebbe smettere di sonnecchiare e dare una risposta durissima, dovesse arrivare a far le barricate.

5. Ancora una volta non si fa una legge per la comunità LGBT perché c’è una forte resistenza a tutelare dei cittadini e delle cittadine in quanto omosessuali e transessuali. In pratica anche questo parlamento sta dando prova di essere omofobo, come quello licenziato a febbraio scorso. E non è bello da pensare. Eppure.

Di fatto, non ci di può aspettare nulla di buono dai palazzi del potere. Questa vicenda ci insegna tale lezione. Ed è anche su questi temi che la classe politica tutta disaffeziona la cittadinanza al concetto di democrazia. È triste, lo so. Ma è questo che sta succedendo. E per l’ennesima volta sulla pelle e sul sangue delle persone LGBT.

Bersani e i diritti civili? Forse, tra un anno

Quando ero bambino mio padre mi chiedeva spesso di fare questo o quel lavoretto. Dall’andare a comprare il pane fino a prendere un attrezzo nel ripostiglio. Molto spesso rispondevo “poi lo faccio” e in cuor mio ero sincero. Lo avrei fatto. Ma poi… Allora mio padre, forte della sua autorità, mi diceva: «le cose o si fanno subito o non si fanno. Per cui vai!».

Questo piccolo spaccato di vita familiare mi serve per commentare l’apertura, l’ennesima, di Bersani alla Convention organizzata ieri a Roma da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno sui diritti civili. Gli esponenti del movimento LGBT chiedevano al centro-sinistra di pronunciarsi in modo chiaro su fatti non più rinviabili all’interno della questione omosessuale italiana, tra cui la legge contro l’omofobia, la regolarizzazione delle unioni gay – purtroppo alcune delle associazioni di cui sopra si accontenteranno di una mediazione al ribasso, ma tant’è – e il diritto del minore di veder riconosciuta la sua famiglia omogenitoriale.

Bersani ha così risposto: entro un anno la legge tedesca sulle unioni omosessuali sarà tradotta in «legislazione italiana»; entro sei mesi si avrà una legge contro l’omofobia; e si affronterà «il nodo del riconoscimento del diritto del bambino che cresce all’interno di un nucleo famigliare omogenitoriale a vedere riconosciuto dalla legge il legame affettivo con il genitore non biologico, soprattutto nei casi di malattia o morte del genitore biologico».

Va molto bene, per quel che mi riguarda, il riferimento al diritto del bambino di vivere con il genitore non biologico in caso di disgrazia. Sarebbe comunque carino, da parte del futuro premier (ammesso sia lui, naturalmente), ricordare il diritto del genitore non biologico di poter continuare a crescere il figlio su cui, magari, ha tanto investito in termini di amore e umanità. Ma stiamo parlando di Bersani: quello che fa rima con grigiore. Già queste parole, per quanto a metà, sono una vera e propria rivoluzione nel suo caso.

Ciò che mi inquieta di più è il riferimento sulla legge tedesca da “tradurre” in legge all’italiana. La legge tedesca equipara le coppie formate da due gay o da due lesbiche alle coppie sposate. Questa traduzione in italiano vorrà forse significare – secondo la carta di intenti del Pd che rimanda al documento sui diritti dettato da Rosy Bindi al partito e basato sul riconoscimento dei diritti individuali, cioè al non riconoscimento della coppia per legge – che si rifaranno i DiCo?

Per le motivazioni appena espresse, tutto lo lascia pensare: c’è il rischio reale che si farà una legge per le coppie di fatto che sancirà che lo Stato non le riconosce in quanto coppie ma solo come individui, occasionalmente in gruppi di due, con tutele minori rispetto alle coppie unite in matrimonio. I DiCo, ricordiamolo, sancivano questa discriminazione e la rendevano legale. Il Pd vuole continuare su quella strada?

C’è poi la questione del carnet dei diritti: quali di essi verranno introdotti nel futuro disegno di legge? Saranno uguali a quelli del matrimonio o saranno dimezzati? Per intenderci, il vecchio disegno bindiano non prevedeva l’assistenza carceraria e sottometteva il diritto del partner di recarsi in ospedale per assistere il compagno alle disposizioni del primario, senza però garantire la piena eguaglianza…

Terzo aspetto problematico: perché dodici mesi? Si vuole forse aspettare il peggioramento del quadro politico, per poi avere una scusa per non farli? Conoscendo i personaggi che si candidano ad andare al governo e avendo piena fiducia nella loro assoluta incapacità di gestione politica, non mi stupirei che si verificassero occasioni siffatte. Hollande, si badi, ha fatto i matrimoni ben prima di un anno dalla sua elezione, dando una data certa – entro primavera del 2013 – e Zapatero entro i primi cento giorni dal suo insediamento al governo.

Bersani e il suo partito cattocomunista ci chiedono invece di essere cittadini nel pieno dei nostri doveri subito – e di votare ovviamente centro-sinistra firmando l’ennesima cambiale in bianco – per poi “concedere” diritti (e forse a metà) poi. Un bel concetto di democrazia, a ben vedere.

Secondo me Bersani non riuscirà a far nulla di quello che ha promesso e lo penso semplicemente perché quelli che oggi promettono la derivata prima del “tutto” sono gli stessi che niente hanno fatto dal 2006 al 2008. Non hanno mantenuto le loro promesse allora su un disegno di legge nel migliore dei casi umiliante. Perché adesso dovrebbero volerlo fare e riuscirci su un provvedimento che, a sentir loro, è il migliore possibile?

Non se ne farà nulla, come disse Veltroni a Bertone quando era sindaco di Roma, sul registro delle unioni civili nella capitale. Ed era il 2008 appunto. Quanto scommettiamo, mentre si attende una traduzione dal tedesco all’italiano (forse d’oltretevere) da spalmare in un anno, che la storia si ripeterà?

Tutta le legge contro l’omofobia, minuto per minuto.

Post dinamico, aggiornato di minuto in minuto, sulla discussione parlamentare per la legge contro l’omofobia. Oltre alle considerazioni personali (siglate con la dicitura Eb), si registreranno le dichiarazioni dei rappresentanti politici e i diversi commenti dei vari esponenti del movimento GLBT italiano.

***

Ore 17,51 (Nichi Vendola, SEL, su Facebook): questione morale è anche chiudere la porta in faccia ai diritti delle persone gay, questione morale è anche legittimare le violenze frutto dell’omofobia, questione morale è anche minimizzare i comportamenti intolleranti e razzisti. Ancora una volta questo Parlamento si mostra incapace di capire ciò che accade nella società e si chiude nel proprio cuore di tenebra.

Ore 17,45 (Paolo Patanè, Arcigay, su Facebook): la Camera dei Deputati approva la pregiudiziale di costituzionalità alla legge contro l’omofobia. Come dire che gli omofobi sono costituzionali e le vittime sono incostituzionali. L’Italia non merita questo abominio di classe dirigente. Avete distrutto la coscienza libera e democratica di questo Paese….BUFFONI!

Ore 17,40 (Debora Serracchiani, PD, su Facebook): il centrodestra oggi ha detto ‘no’ per la seconda volta alla legge contro l’omofobia. Alla Camera sono state approvate le pregiudiziali di costituzionalità al testo del Pd presentate da Pdl, Lega e Udc, e l’iter del testo è stato bloccato. Questo era il momento per dimostrare che la volontà di prevenire aggressioni e discriminazioni non ha colore politico, e invece…

Ore 17,40 (Ignazio Marino, PD, su Facebook): io sono in Senato per votare no al rifinanziamento delle missioni, ma volevo esprimere un pensiero sul ddl contro l’omofobia: con questo voto la maggioranza di destra ha dimostrato da che parte sta. Si è chiaramente schierata con tutti coloro che, anche negli ultimi mesi, si sono resi responsabili di vessazioni, aggressioni e minacce contro gli omosessuali.

Ore 17,15 (Andrea Contieri, su Twitter): è scesa fra noi in lacrime Anna Paola Concia.

Ore 17,11 (Ivan Scalfarotto, PD, su Twitter): Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Ore 17,09 (Andrea Contieri, su Twitter): Dopo il silenzio attorno alle radio in piazza è esplosa la rabbia “VERGOGNA” e “BUFFONI”. Agedo: “Sulla pelle dei nostri figli..dovete andarvene via con gli elicotteri”

Ore 16,59 (Eb): la Camera approva le pregiudiziali di incostituzionalità (293 voti favorevoli contro 250 contrari), la legge contro l’omofobia è respinta. Anna Paola Concia denuncia la connivenza del parlamento con le violenze omofobe, ma viene interrotta dal presidente Fini.

Ore 16,57 (Eb): la Camera sta votando sulle pregiudiziali di incostituzionalità.

Ore 16,54 (Eb): Dario Franceschini (PD) ricorda le aggressioni, accresciute negli ultimi anni, a cominciare da quella subita dall’onorevole Paola Concia, che ringrazia per la dedizione per il suo lavoro. Richiama i parlamentari al rispetto delle norme europee ratificate dalla Camera con il Trattato di Lisbona. Franceschini chiede di respingere le pregiudiziali e a migliorare il testo di legge.

Ore 16,47 (Eb): Flavia Perina (FLI) denuncia l’ipocrisia della maggioranza parlamentare, a parole contro l’omofobia ma non con i fatti. L’opposizione alla legge contro l’omofobia, per la Perina, è ormai una battaglia culturale da destra estrema.

Ore 16,44 (Gay.it, da Twitter): parlamentari che rappresentano solo se stessi voteranno contro una legge che riguarda milioni di italiani.

Ore 16,36 (Eb): Bisicchio (Api) dichiara la contrarietà del suo gruppo alle pregiudiziali presentate dalla maggioranza e dall’UdC.

Ore 16,32 (Eb): per Donadi (IdV) le pregiudiziali sono prive di rilievo giuridico e figlie del pregiudizio contro omosessuali e transessuali. Per Donadi, inoltre, il parlamento italiano non è esente da omofobia. L’Italia dei Valori voterà contro le pregiudiziali e a favore della legge.

Ore 16,30 (Eb): Pecorella (PdL), sostiene la contrarietà del suo partito alla legge contro l’omofobia poiché ci sono altre forme di discriminazione non meno gravi, contro anziani, disabili, avversari politici, su cui non si legifera. Si invoca, inoltre, il diritto alla privacy: l’aggravante, infatti, imporrebbe l’obbligatorietà dell’azione penale e la condizione sessuale diventerebbe oggetto di un accertamento pubblico e giudiziario. Pecorella insiste inoltre sull’indeterminatezza del concetto di “orientamento sessuale”.

Ore 16,24 (Eb): Buttiglione mette in dubbio l’efficacia della legge e rivendica una maggiore accettazione sociale dell’omosessualità. Occorre prima però valutare la reale portata dei reati di omofobia e, semmai, intervenire con un’azione ad hoc. Per Buttiglione la legge andrebbe contro l’articolo 3 della Costituzione, perché aggredire un omosessuale diverrebbe più grave che aggredire un eterosessuale. Una legge siffatta, per altro, porterebbe a fatti di disintegrazione sociale, come avviene in USA.

Ore 16,14 (Eb): presiede adesso Gianfranco Fini, che ricorda il militare caduto in Afghanistan. Dopo il minuto di silenzio, prende la parola Rocco Buttiglione (UdC).

Ore 16,04 (Eb): è cominciato il dibattito. Presiede Rocco Buttiglione, parla l’onorevole Lussana (Lega Nord) che ribadisce le riserve del suo partito a causa delle pregiudiziali di incostituzionalità della legge.

Ore 16,03 (Andrea Contieri): il voto inizierà per le 16:30. Se le pregiudiziali verranno approvate al solito non si farà neanche la discussione

Ore 15,59 (Andrea Contieri, su Twitter, in diretta da Montecitorio): siamo meno della settimana scorsa, sempre gli stessi. A volte mi chiedo davvero che senso abbia venire qui ad essere umiliati.

Ore 15,33 (Eb): sto aspettando la discussione di Montecitorio, sul sito della Camera. Per adesso questa legge, guarda caso al ribasso, è l’unica cosa che si può chiedere da parte delle opposizioni. Voglio però vedere quando e semmai le opposizioni diventeranno maggioranza, cosa saranno in grado di fare sul piano della concretezza politica. Va da sé che se anche questa mediazione dovesse fallire è la prova provata che la politica dei passi indietro e delle leggi irrisolutiveserve solo a far perdere tempo e a collezionare pesanti sconfitte, politiche e culturali.

Ore 14,46 (Cristiana Alicata, dal suo profilo Facebook): anche pensando a ciò che è accaduto in Norvegia speriamo tutti che l’Italia faccia un passo di coraggio contro il fondamentalismo cattolico e approvi la legge contro l’omofobia. Oggi dovrebbe essere il giorno. Speriamo non della vergogna. Speriamo di essere, stasera, il Paese di Anna Paola Concia e non di Borghezio.

Bocciata la legge contro l’omo-transfobia: facciamo chiarezza

Com’era largamente prevedibile, il disegno di legge dell’onorevole Paola Concia è stato respinto alla Commissione Giustizia. Il testo, tuttavia, verrà proposto in parlamento e lunedì comincerà la discussione per poi arrivare, dopo qualche giorno, al voto finale.

Le associazioni, tra cui Certi Diritti, fanno giustamente notare come la Commissione ha bellamente ignorato il messaggio del presidente Napolitano – un messaggio di grande equilibrio istituzionale e, al tempo stesso, di elevata perizia politica – e l’avallo diretto del ministro Carfagna e del presidente Fini.

Diverse le dichiarazioni dei politici. Dallo sgomento della relatrice, e giustamente, alle critiche degli esponenti del partito democratico. Dall’esultanza di Giovanardi ai rilievi, del tutto imbecilli, dell’onorevole Lussana.

Vorrei che si ponesse l’accento su due questioni fondamentali.

In primis: l’ira della Carfagna. Che il ministro, dopo le sue frasi omofobe, sia passato al sostegno della legge è certamente buon segno. Eppure anche le nuove dichiarazioni favorevoli devono far riflettere.

Il Popolo della libertà col voto di oggi in Commissione, ha perso un’occasione. Il testo, infatti, non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo.

Il ministro svela i limiti della legge stessa. Non si introduce un reato nuovo, si rendono più gravi le conseguenze per aggressioni, accoltellamenti, omicidi. Per carità, un punto a favore. Ma uno solo. Con questa legge, infatti, non si colpiscono le dichiarazioni omofobe. Si cura il sintomo del male, per quanto grave, ma si lascia intatto il virus che lo produce, ovvero le istigazioni all’odio di specifici attori politici e ecclesiastici. La legge europea, infatti, prevede altro. E cioè prevede il reato di omofobia, che non ammette attenuanti generiche.

Contrariamente a quello che sproloquia Buttiglione, non sarebbe più grave aggredire un gay. Sarebbe grave esattamente come insultare un ebreo per antisemitismo o un congolese o un tedesco per razzismo. Non si punirebbe il reo per la persona che aggredisce, ma per il motivo per cui lo fa.

Questo ci mette, perciò, qualora la legge venisse approvata (ed io spero che l’approvino), indietro rispetto all’Europa. Ma in parlamento c’è la gente che c’è e non possiamo chiedere a un carciofo di profumare come una rosa. Con tutto il rispetto per i carciofi, va da sé.

In secundis: le dichiarazioni dell’onorevole Lussana. Che ci chiede

Il tema va affrontato, ma perché applicare aggravanti in caso di reati commessi per omofobia e non nei confronti di chi è disabile o la pensa politicamente o calcisticamente in modo diverso?

Adesso non so quanta malafede ci sta dentro questa dichiarazione – e sospetto che ce ne sia troppa – ma è evidente il fatto che, per come è posta, la questione sia illogica. In parole più semplici: Lussana ha detto una cretinata.

Per le persone disabili è prevista una legislazione speciale in vari ambiti: dalla rimozione delle barriere architettoniche alla presenza degli insegnanti di sostegno nelle scuole alle corsie preferenziali di accesso per gli uffici pubblici, a parità di punteggio in graduatoria, e via dicendo. Per altro se si aggredisce un disabile vi sono aggravanti che scaturiscono dallo stigma sociale verso questo tipo di violenze.

Lo stesso stigma sociale, per le violenze perpetrate a gay, lesbiche e transessuali, non c’è. Anzi, semmai c’è una condanna aprioristica proprio contro queste categorie e da questa scaturisce la violenza, il disprezzo e la discriminazione.

La risposta da dare a Lussana è semplice: occorre introdurre i reati di omofobia per la stessa ragione per cui si sono introdotti i reati sul negazionismo della shoah, di razzismo, di antisemitismo. Per difendere una categoria debole.

Le scelte politiche rientrano, appunto, nelle scelte e non investono una condizione personale immutabile e/o caratterizzante.

La fede calcistica, infine, si commenta da sola. Argomento, appunto, pedestre. Ma stiamo parlando di una leghista.

Adesso occorre fare quadrato attorno alla miglior legge possibile (seppur la proposta che sarà votata, proposta dal piddino Soro, è largamente peggiorativa), sperare che dentro il parlamento si crei una maggioranza trasversale e favorevole, sperando che i cattolici del partito democratico non subiscano il fascino della minaccia vaticana.

Associazioni e partiti, quindi, devono lavorare in parallelo e congiuntamente perché si arrivi, in seguito, all’introduzione del reato di omofobia e di transfobia. E questo non perché picchiare un gay sia più grave che picchiare un eterosessuale. Più semplicemente, perché essere militantemente omofobi – armati di argomenti o di coltelli poco importa – è considerato aberrante in tutto il mondo civile. Esattamente come lo sarebbe essere a favore dello sterminio degli ebrei o della segregazione razziale.

L’Italia, in pratica, deve scegliere se essere culturalmente più vicina all’Uganda e all’Iran o al Canada e alla Gran Bretagna. Ognuno, poi, sia libero di pensarla come vuole. Ma nella consapevolezza che tra odio e rispetto non ci sono equivalenze di nessun tipo. Anzi.