Legge elettorale: Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Matteo Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Riassumendo: Renzi ha ridato legittimità democratica a Berlusconi, che invece dovrebbe soggiornare nelle patrie galere. Questo per rispettare milioni di italiani e italiane che le tasse le pagano davvero e ne pagano troppe proprio perché c’è gente che come il nostro amato ex premier ha evaso come se non ci fosse un domani. E, udite udite, per molta gente il domani rischia di non esserci. Per altri e altre, invece, non c’è più.

La proposta di legge nata dal “bacio” tra Renzi e Berlusconi prevede la definitiva distruzione dei piccoli partiti e in buona sostanza della sinistra. Perché il provvedimento includerà una norma salva-Lega, anche se è un piccolo partito, con una sorta di premio di rappresentanza su scala regionale.

Per cui Renzi vuole una legge che escluda SEL e i partiti di sinistra ma che permetta a forze razziste e omofobe di presenziare nelle istituzioni.

In tutto questo SEL – ormai ridotto al rango di partito-farsa – invece di fare il diavolo a quattro, far cadere (o almeno minacciare di farlo) tutte le giunte nelle quali governa con i piddini, si limita a rimanere sospesa nell’incertezza di confluire nel Pd o se regalargli i voti a partire dalle prossime tornate elettorali. Dare i voti a chi, ricordiamolo, vuole portare in parlamento ancora una volta Berlusconi e un partito che lancia banane a Kyenge e finocchi a Zan. Così tanto per ricordare di chi stiamo parlando.

Quindi si profila, a partire dalle prossime elezioni, l’apocalittico scenario per cui o voti Berlusconi, o voti i loro migliori alleati – Renzi in primis – o scegli chi porta voti a Renzi, oppure chi si ribella a tutto questo o non voti affatto, se chi si ribella non ti convince.

Personalmente, al momento so che non voterò una coalizione che abbia al suo interno il Pd. Fosse non altro per senso del pudore.

Antimofobia: per il PdL è legittimo odiare i gay. Per il Pd pure

omofobia-web-770x513Puntuali come un avviso di garanzia a Berlusconi, PdL, Lega e Fratelli d’Italia hanno presentato le pregiudiziali di incostituzionalità sulla legge contro l’omo-transfobia.

La Lega Nord sostiene che, così com’è, la legge tutelerebbe solo le persone LGBT per crimini dettati dall’odio. Una minoranza sarebbe, così, privilegiata a dispetto della Costituzione. La Lega dovrebbe però sapere che il movimento LGBT chiedeva solo l’estensione della legge Mancino per i reati commessi su motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Per cui, come sostiene la Lega, se esistesse un “eterofobo” – in altri termini: se un dipendente venisse licenziato dal capo, magari gay, perché non omosessuale – la Mancino si applicherebbe anche a quella fattispecie.

Purtroppo i cattolici si sono messi di traverso e i relatori del ddl hanno accolto supinamente – magia delle larghe intese! – prima le loro rimostranze, quindi il plauso dei teodem per aver reso la legge praticamente inutile. Ciò dimostra, se non altro, che la presenza dei parlamentari confessionali è un ostacolo al sereno svolgimento della vita democratica del paese. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a questi signori…

Fratelli d’Italia, invece, vince il premio per la sincerità. Giorgia Meloni infatti è preoccupata del fatto che i vescovi non possano più esprimere il loro pubblico disprezzo. In virtù della loro fede, essi avrebbero il diritto di dire – tra le altre cose – che due gay non possono sposarsi, che due lesbiche sono malate di mente e che le persone trans sono abominio della natura.

Anche in questo caso, la pregiudiziale di Fratelli d’Italia dimostra – oltre al fatto che pure le mosche hanno la tosse – che il cattolicesimo per esser tale ha bisogno di essere anche omofobo. Noi persone LGBT lo avevamo capito da un po’ (gay credenti esclusi). Qualcuno lo spieghi anche ai due rappresentanti della derivata terza del fu partito fascista.

Il partito guidato da Silvio l’evasore, e con il quale molti dentro il Pd sentono la necessità di costruire alleanze politiche proprio su questa legge, invece lancia l’idea, decisamente naïve, che odiare sia un diritto umano. Ne consegue – se vale per gay, lesbiche e trans – che valga per chiunque altro. Ergo, anche per il loro padrone, pardon, per il loro datore di lavoro. Per cui è un diritto della magistratura perseguitare (oltre che perseguire) Berlusconi per i suoi reati e anche per il fatto, insito nella natura umana, che possa fare bellamente schifo a chiunque di noi.

Questi tre partiti comunque possono mettersi il cuore in pace. La legge così com’è, infatti, non tutela le persone LGBT. Sgrassata dal giuridichese di facciata, sancisce semplicemente due cose:

1. si possono punire persone che fanno reati che non sono presenti nel codice penale (come appunto l’omofobia e la transfobia) – per cui ne consegue che la legge siffatta è inutile;

2. è permesso ai vescovi di inveire contro le persone LGBT e magari di predicare che esse non meritano di essere trattate come il resto della popolazione – per cui ne consegue che la legge è pure dannosa.

Un sentito ringraziamento va all’attuale partito democratico e alla sue dirigenze. Ringraziamento che si aggiunge alle lodi di quell’agenzia omofoba – la chiesa cattolica, appunto – e arrivato per mezzo dei suoi rappresentanti parlamentari ad esso interno (a cominciare dalla signora Bindi) che hanno fatto in modo che una legge di tutela divenisse una legge discriminatoria.

Ne terremo conto alle prossime elezioni.

Seibezzi tra diritto, “cultura della vita” e minacce di morte

Camilla Seibezzi è una consigliera comunale di Venezia, con la delega da parte del sindaco Orsoni ai Diritti civili e contro le discriminazioni. Coerentemente con il suo lavoro, ha fatto una proposta che reputo giusta e condivisibile: ha proposto di modificare la modulistica per l’accesso agli asili nido: invece di inserire i termini “padre” e “madre”, questi verranno sostituiti con “genitore”.

La ragione la spiega la consigliera stessa in un video all’Ansa: «La scelta di “genitore” non esclude l’uso corrente del termine “padre” o “madre” come molti temono semplicemente li comprende. Questo provvedimento fa sì che qualsiasi tipo di famiglia che va a iscrivere i propri figli a scuola non subisca discriminazioni né viva delle situazioni di disagio. Così la madre single piuttosto che il padre vedovo, la coppia eterosessuale piuttosto che la coppia omosessuale che iscriva i propri figli venga compresa a pieno titolo dalla parola “genitore”».

Viviamo in una società in cui la famiglia eterosessuale è, ormai, una delle tante realizzazioni possibili. Sicuramente maggioritaria e certamente degna di ogni rispetto, ma altrettanto relativa rispetto ad altre forme familiari ormai presenti anche nel nostro paese.

Una scelta di buon senso, dunque, che non solo non è lesiva per le coppie eterosessuali, sposate o meno, credenti o laiche, ma che include nell’ambito del diritto anche tutte quelle realtà familiari e genitoriali che al momento sono escluse dal riconoscimento pubblico. Un atto di giustizia, per dirlo in altre parole.

Ovviamente la cosa non ha tardato a infiammare polemiche da parte dei soliti noti. UdC, Lega e Fratelli d’Italia – rispettivamente: un partito che ha fatto eleggere diversi esponenti condannati o indagati per mafia, un altro che ha fatto del razzismo la sua cifra politica (si ricordino gli insulti a Kyenge) e un drappello di ex fascisti che si sono fatti un partito a parte per la vergogna di stare nella stessa sigla di Berlusconi, ma non abbastanza coerenti con quel sentimento per correre da soli – hanno tuonato le solite litanie apocalittiche sulla fine della famiglia tradizionale.

E si sa: poiché viviamo nel paese in cui viviamo, all’omofobia di palazzo segue sempre quella di strada. E questa ha un linguaggio e uno soltanto: la violenza. Camilla Seibezzi, infatti, è stata minacciata di morte sul web per la sua iniziativa.

Evidentemente, la cultura della vita – tanto decantata dai tutori della famiglia eterosessuale e cattolica – ha bisogno dell’istigazione alla violenza, del mantenimento delle disparità, delle discriminazioni e delle minacce di omicidio per poter salvaguardare i milioni di “padri” e “madri” che vivono in Italia. Fossi in loro non vivrei poi così tranquillo…

Ci dovremmo essere abituati, visto che quella cultura ha già prodotto fenomeni analoghi con chi, nel corso dei secoli, ha semplicemente tentato a pensare con la propria testa: roghi, caccia alle streghe, inquisizioni e crociate dovrebbero renderci avvezzi a un certo tipo di esternazioni. Eppure la ragione umana non si rassegna di fronte all’esibizione di certa inciviltà.

Personalmente esprimo la mia più totale vicinanza umana e la mia più assoluta solidarietà per Camilla Seibezzi. Il suo impegno testimonia che, a volte, non è vero che la ragione – intesa anche come intelletto – non può stare da una parte sola. In tutta questa storia vedo, da un lato, un tentativo di rendere questo paese più civile; dall’altro, la solita logica basata su arroganza, prevaricazione e odio sociale. Quest’ultima non può e non deve avere cittadinanza. Non più.

Omofobia a Treviglio: spammiamoli di Vergogna!

Proprio in occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia, le autorità del comune di Treviglio hanno negato l’adesione alla celebrazione, secondo quanto si può leggere nei siti delle associazioni locali:

Il consigliere di maggioranza Giuseppe Sghirlanzoni (PDL, estremamente inserito nella realtà di CL), supportato con estrema rozzezza verbale dal capogruppo leghista Francesco Giussani, ha esposto motivazioni della propria opposizione al diritto delle persone omosessuali e transessuali di vivere serenamente e pienamente le proprie vite con argomentazioni degne dei più retrivi e capziosi omofobi, urlando oltretutto a gran voce il proprio dissenso quando i promotori dell’iniziativa hanno ricordato la recente circolare del Ministero della Pubblica Istruzione in merito alla necessità di educare i giovani nella lotta all’omofobia.

Cosa ne pensate di far loro comprendere il nostro disappunto inviando in massa la mail riportata qui in calce a questi indirizzi?

Come fare? È molto semplice:

1) copiare semplicemente il testo che troverete sotto, firmarlo, e non inserite insulti soprattutto, per evitare che la cosa sia usata contro di noi

2) per quanto riguarda l’oggetto della mail… sbizzarritevi: più sarà fantasioso meno facile sarà eliminarla al volo. Ad esempio io ho scritto: “decreto integrativo IMU in merito a risoluzione comunale 344/98″. Più saranno diversi, più assomiglieranno a fatti di ordinaria amministrazione, più difficile sarà per le segreterie eliminare le mail di protesta

3) fate girare! Più mail arriveranno, più sarà chiaro lo sdegno dell’Italia migliore.

N.B.: il testo da copiare e incollare è il seguente

Il consiglio comunale di Treviglio dice “NO” alla Giornata Internazionale contro l’Omofobia?

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E questi gli indirizzi a cui mandare le mail:

segreteria.sindaco@comune.treviglio.bg.it, affari.generali@comune.treviglio.bg.it, assessore.servizisociali@comune.treviglio.bg.it, edilizia.privata@comune.treviglio.bg.it, ufficio.demografici@comune.treviglio.bg.it, andrea.cologno@comune.treviglio.bg.it, francesco.giussani@comune.treviglio.bg.it, giancarlo.fumagalli@comune.treviglio.bg.it, giulio.ferri@comune.treviglio.bg.it, giuseppe.sghirlanzoni@comune.treviglio.bg.it, oreste.risi@comune.treviglio.bg.it, maurizio.premoli@comune.treviglio.bg.it, paolo.melli@comune.treviglio.bg.it, leganord.treviglio@libero.it, ced@comune.treviglio.bg.it, elisabetta.parmeggiani@comune.treviglio.bg.it, suap@comune.treviglio.bg.it

Elezioni in Italia ed Europa: nuova (e brutta) politica all’arrembaggio!

Tempo di elezioni in Italia e in Europa. E credo che si possa sposare l’affermazione di Paola Concia, riguardo Parigi e Atene: la Francia rappresenta la speranza, la Grecia l’incubo.

Non nascondiamoci, infatti, un aspetto importantissimo: l’avanzata dell’estrema destra. Non solo il Front National, di Marie Le Pen, ma anche i neonazisti ellenici, di Alba Dorata. Roba, per intenderci, che i nostri leghisti, in confronto, sembrano mammolette illuministe.

Voto di protesta, certo. E voto di crisi. Ma pur sempre voto. Una scelta che non è per la “democrazia” in senso classico. Una scelta che non è, per altro, orientata verso l’astensione o la scheda bianca bensì verso opzioni comunque violente. E questo non va tenuto sotto gamba. La storia lo insegna.

In ogni caso, come già detto due settimane fa, adesso Hollande, in Francia, dovrà affrontare una sfida difficilissima: dare nuova credibilità a quella politica “tradizionale” che in tutta Europa è insidiata da una politica nuova – erroneamente accostata al prefisso anti-, e si pensi agli stessi Pirati tedeschi… – che non si riconosce nell’architettura istituzionale. Questo tentativo, si ricordi, dovrà inserire un nuovo percorso sui diritti GLBT. Vedremo come.

Per quanto riguarda l’Italia, credo che si possa riassumere la situazione di queste amministrative in modo seguente:
• le urne premiano la sinistra, sebbene la sinistra, anche in questo caso, benefici delle difficoltà della destra
• la Lega perde consensi, ma non scompare
• il PdL si scioglie, come il cerone di Berlusconi
• il Terzo Polo, di fatto, non esiste (Bersani e D’Alema, avete capito adesso o avete bisogno di un disegnino?)
• esplode il Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni

A questo proposito, mi soffermo su alcune ulteriori considerazioni:

1. a Genova vince il candidato di SEL, Doria, come a Milano la primavera passata. E a Palermo sembra profilarsi una situazione simile a quella di Napoli dell’anno scorso. Un candidato sostenuto da democratici e sinistra e che viene travolto da quello dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. L’IdV rischia di divenire un alleato indispensabile. E questo devono capirlo non solo gli amici piddini, ma anche quelli dipietristi;

2. sul Terzo Polo. Un articolo sull’Unità parla di sostanziale flop di un’accozzaglia di partiti che si riduce a un’UdC allargata a pochi transfughi del PdL (Fini) e del Pd (Rutelli). Casini, intanto, si trincera dietro un assordante mutismo. A cominciare dal suo profilo su Twitter. Sperando che si tratti dell’inizio del giusto oblio della sua orripilante carriera politica;

3. i numeri del voto. Molti già dicono: «ha votato solo il 67% degli aventi diritto». Or bene, la democrazia non è ciò che potrebbe accadere se. È ciò che accade a urne chiuse. I berlusconiani lo ripetevano sempre. Non sarebbe male rinfrescar loro la memoria;

4. dal voto italiano ed europeo emerge un messaggio chiarissimo all’Europa dei burocrati. Merkel a livello internazionale e Monti, qui in Italia, hanno avuto un messaggio più che chiaro.

La sinistra, se vuole essere forza egemone e leader, deve partire da tutte queste considerazioni, bloccare il tentativo proporzionalista dell’UdC, partito che ha candidato Cuffaro e Romano – ricordiamolo sempre – e trovare un’unità interna, di programma e quindi di coalizione, che dia a questo paese un futuro nuovo.

Abbattere il debito pubblico? Schiavizziamo i leghisti! E non solo…

Borghezio ha trovato la soluzione per risolvere il debito pubblico italiano: vendere la Sardegna. Intervistato da KlausCondicio, l’esponente della Lega Nord ha dichiarato la necessità di vendere agli USA o a qualche miliardario russo le regioni-zavorra – ipse dixit – della nostra Repubblica, perché troppo impantanate nei fanghi del malaffare e della criminalità.

Adesso, poiché la nostra Costituzione vieta lo smembramento dello Stato, va da sé che tale pratica è improponibile. Ma visto che va di moda riesumare soluzioni d’ancien régime, credo di poter rilanciare e di controbattere a Borghezio soluzioni che potrebbero risalire all’uso romano, o mediterraneo nella sua specificità. D’altronde io non sono di stirpe celtica, bensì ellenica.

E allora.

Si potrebbe cominciare con la reintroduzione della schiavitù. Il criterio di selezione dei nuovi schiavi andrebbe rintracciato nel loro grado di produttività purché inversamente proporzionale alla capacità di produrre cultura e pensiero. D’altronde abbiamo bisogno di forza lavoro, non di raffinati cervelli. Immaginate quanto la Lega, e il suo elettorato, sarebbero utili in tal senso. Fornirebbero braccia e gambe, temprate dai rigori padani e cervelli freschi, mai scalfiti dal dubbio, dal pensiero critico e dalla capacità di mettersi in discussione. Vere e proprie bestie da soma. Il costo del lavoro si abbatterebbe e le aziende avrebbero una bella boccata d’ossigeno.

La reintroduzione della schiavitù comporterebbe un esproprio delle proprietà dei nuovi schiavi. Anche in questo caso l’elettorato leghista servirebbe il paese in modo più che egregio! Dai vertici all’ultimo degli elettori, le casse dello Stato sarebbero rifocillate dall’introito di denaro – al nord sono più ricchi, si sa – lingotti d’oro, diamanti, ecc.

Poiché non sono razzista e poiché credo che tutta Italia debba servire alla causa dell’abbattimento del debito pubblico, propongo inoltre che lo stesso trattamento venga rivolto a tutte quelle categorie che fino ad adesso hanno parassitato il nostro sistema e il nostro paese, a danno delle persone oneste che ci hanno sempre rimesso. Per cui andrebbero compresi in questo programma di reinserimento sociale altri gruppi quali mafiosi, evasori, politici corrotti, gerarchie ecclesiastiche (quelle che coprono i colleghi pedofili, ad esempio), abusivi di ogni sorta.

Avremmo risolto il problema del debito pubblico, si ridurrebbero le tasse in modo sensibile, circolerebbe una grande quantità di denaro per un numero ridotto di contribuenti e tutti noi avremmo colf, badanti, baby sitter e manovalanza di basso rango gratis in qualsiasi momento del giorno e della notte.

Certo, capiremmo poco del barbaro idioma del picciotto di turno o del militante padano. O saremmo infastiditi dalle idiosincrasie di ex deputati, senatori, assessori e sindaci indagati per corruzione, malaffare, rapporti con le cosche e via discorrendo.

Ma, come si diceva in apertura, basterebbe ridurli al silenzio, applicando un tradizionale sistema dei discendenti delle glorie di Roma, dell’eleganza greca e dei fasti di Firenze: il taglione della lingua. Eviteremmo così di sentire ancora le ricette di Borghezio, i paragoni di Daniela Santanché e scongiureremmo l’eventuale futura barzelletta in caso di ritorno di Silvio Berlusconi. Secondo me il guadagno ci sta tutto.

You are family…

Nel 2010 quando scoppiò lo scandalo della casa romana di Scajola, l’ ex coordinatore di Forza Italia ed ex ministro berlusconiano si difese dicendo che gli avevano comprato casa in parte, “a sua insaputa”. L’accusa parla di novecentomila euro di fondi in nero girati dall’imprenditore Diego Anemone.

Oggi, nel 2012, Umberto Bossi si dimette. La ragione della scelta è legata a quello di tale Francesco Belsito «indagato per riciclaggio, appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato». Le accuse non sono proprio bazzecole: appropriazione di denaro pubblico, destinato al rimborso elettorale dei partiti, e speso invece per «viaggi, alberghi e cene pagate sia ai figli di Umberto Bossi che all’ex vicepresidente del Senato e segretario generale del Sindacato padano , Rosy Mauro, con i soldi ottenuti per i rimborsi elettorali». Parrebbe che sempre i soldi del popolo italiano siano serviti, addirittura, per il diploma del Trota…

Così ha risposto l’ormai ex leader della Lega a chi gli chiedeva del suo coinvolgimento:

Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia.

Certo, fa pensare la cartella “the family” trovata tra le carte di Belsito e «contenente la documentazione di tutte le spese sostenute per le esigenze dei parenti stretti del Senatùr».

Or bene, parlandone a tavola, mia madre, a cui evidentemente devo parte del mio pensiero critico, ha detto a un certo punto: questa gente, ammesso che sia vero quello che dice, non dovrebbe ad ogni modo andare in parlamento. Se non sono in grado nemmeno di capire chi gli ristruttura casa, come possono pretendere di governare l’Italia?

Domanda più che legittima. Anche perché dopo il ventennio berlusconiano, di cui la Lega Nord ha rappresentato un pilastro fondamentale, gli effetti – o meglio, i danni fatti – sono più che evidenti.

Credo, arrivati a questo punto, che abbiamo il diritto di pretendere di politici non solo più onesti, ma quanto meno più svegli. Ne va della sicurezza del paese.

Famiglie e matrimonio gay: tutte le bugie del Giornale

Non fatevi ingannare dalla parole del Giornale. Sappiamo tutti di che cosa sono capaci le testate berlusconiane. Hanno raccontato per anni menzogne e favole. Prima tra tutte: in Italia non c’è crisi, è solo la sinistra che gufa. E invece…

Adesso, dopo le parole, inutili e offensive – come lo è, politicamente, chi le ha pronunciate – di Angelino Alfano e dopo il rilancio di Rosy Bindi, diversa dal segretario del PdL solo perché di sesso diverso, ma non certo meno omofoba, arriva il titolo del quotidiano diretto da Sallusti.

Cosa è successo in realtà? Molto semplice: il Parlamento Europeo ha votato un provvedimento che obbliga i paesi dell’UE di non dare «definizioni restrittive di famiglia».

Cosa significa? Alcuni stati, a cominciare dall’Italia, per vietare il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni allargati a gay e lesbiche vogliono affermare che il concetto di famiglia è uno solo, quello fatto da un uomo e una donna sposati e con prole. Se l’istituto familiare è solo quello, ne consegue, tutte le altre in realtà non esistono, perché non sono “famiglia”, e quindi non devono essere garantite.

Il che è falso. Dove c’è un legame affettivo e un progetto di vita c’è famiglia. Due anziani che si sposano o si risposano, un genitore con prole (si pensi ai casi di vedovanza o ai casi in cui il/la partner si defila dall’accudimento), una coppia non feconda, una coppia di persone dello stesso sesso… la società moderna ha declinato al plurale quel concetto.

Le destre retrive, confessionali, integraliste, radicali ed estreme – tra cui quelle italiane, rappresentate da partiti quali UdC, PdL e Lega – vogliono invece imporre un unico modello familiare, quello eterosessista.

Il voto del Parlamento Europeo, quindi, sancisce un principio fondamentale: non esiste più una sola famiglia, ma le famiglie. In tal senso, gli stati non possono definire rigidamente un solo concetto di istituto familiare e men che mai per impedire il riconoscimento degli altri. E, ovviamente, niente cambia per chi intende sposarsi in modo “tradizionale”.

Con il modello che tanto piacerebbe ad Alfano, a Bindi, a Bossi e a Casini, invece, verrebbero garantite solo alcune fasce sociali.

Con questa nuova risoluzione saranno garantite tutti/e i/le cittadini/e d’Europa. Continueranno a esistere le famiglie composte da coniugi eterosessuali, mentre verrà garantito il diritto di esistenza alle nuove famiglie. Nessuno imporrà niente a nessun altro. E nessuno dovrà sposare un gay contro la sua volontà!

Il Giornale mente e sa di mentire. La sua politica è quella di sviare l’attenzione pubblica, attraverso atti di terrorismo mediatico, con il solo scopo di nascondere il tragico fallimento di vent’anni di berlusconismo. Per cui, ripeto, non fatevi ingannare. L’Europa ci dice qual è la direzione giusta: dall’altra parte ci sono ancora interessi sordidi e intenti discriminatori.

Lega e destra ladrone: lady Bossi già in pensione

Ok, riordiniamo le idee.

Ieri sera, a Ballarò, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha annunciato a un’Italia sempre più attonita che la moglie di Umberto Bossi è un’insegnante in pensione. La signora Manuela Marrone ha smesso di lavorare alla veneranda età di trentanove anni, dall’inizio degli anni ’90. Da allora percepisce un assegno mensile.

La notizia per altro è stata riportata da diversi siti e parrebbe che a denunciare il fatto sia stato niente meno che Mario Giordano, ex direttore del Giornale e dunque non certo un pericoloso sovversivo bolscevico, in una sua fatica letteraria, Le sanguisughe, in cui parla proprio dei baby pensionati (per vedere il sito, clicca qui).

Arrivati a questo punto occorre fare almeno tre considerazioni.

1. La Lega è stata il partito che più di ogni altro ha avviato una politica contro i docenti del meridione, cercando di impedire gli spostamenti dei professori meridionali verso il nord. Tale partito ha per altro dipinto i docenti del sud come orde di  mangiapane a tradimento, incapaci di insegnare e di tenere il passo con i ben più “preparati” docenti padani.

2. La Lega è stata corresponsabile dei tagli alla scuola. Migliaia di insegnanti si ritrovano senza lavoro grazie alle cure di questo governo, ma la moglie di uno dei capi di questo governo se ne sta beata a prendersi la sua baby pensione. Come se non bastasse, pare che la signora Bossi abbia pure una scuola privata che riceve fondi pubblici – grazie ancora Massimo D’Alema – sottratti alla scuola pubblica. Roma ladrona, appunto…

3. Oggi in aula è scoppiata una vera e propria rissa per le esternazioni di Fini e i deputati leghisti sono venuti alle mani con quelli di FLI. Invece di affrettarsi a smentire – e non mi pare che sia accaduto – i leghisti picchiano i loro avversari politici. E questo dalle mie parti si chiama fascismo.

Mentre anche queste evidenze rendono insostenibile la permanenza di un governo ben ancorato ai propri privilegi e a quelli dei propri sodali, il nostro amato premier si è recato a Bruxelles per rassicurare l’Europa con una letterina, tipo quella di Babbo Natale, in cui si promettono l’allungamento dell’età pensionabile – e ricordiamoci della moglie di Bossi – e l’abolizione di fatto dell’articolo 18.

In parole più semplici: si lavorerà di più e ti licenzieranno meglio, mentre loro continueranno a spassarsela. Capite adesso perché la destra è merda?

Deputata PD contesta governo. La Lega: «va a farti scopare»

È successo alla Camera dei deputati, all’onorevole Codelli, che fa notare: in un giorno in cui si ricordano le lavoratrici morte a Barletta e in un momento storico in cui la crisi distrugge sogni e aspirazioni di milioni di italiani e di italiane, il premier non può trattenersi con i suoi fedelissimi a raccontare barzellette e imporre leggi ad personam.

Per questa ragione l’onorevole si è indignata e ha protestato contro la maggioranza.

Dai banchi della Lega è arrivato l’invito alla deputata a dedicarsi ad attività sessuali… ovviamente con la solita grazia leghista.

Per tali ragioni credo sia sempre più evidente non solo che questi signori sono indegni di avere il governo del Paese, ma anche che i partiti che essi rappresentano non dovrebbero nemmeno poter essere eletti.

Nessuna democrazia potrebbe tollerare questo porno-fascismo. Da noi è sistema di governo.

Solidarietà alla deputata del PD.