Madonna al Superbowl o la fine dell’occidente

Ieri notte Twitter era impazzito. La ragione? La partecipazione di Madonna al Superbowl, ad Indianapolis.

Manco a dirlo, questi sono i “rischi” – sono ironico, eh! – dell’avere una list fatta principalmente da amici e conoscenti gay. Non mi stupisce l’amore incondizionato per l’icona di turno – seppur, a onor del vero, il turno di lady Ciccone duri da trent’anni – semmai mi ha impressionato un’isteria di massa, una sorta di ola virtuale in cui tutti i fan della cantante hanno prodotto mosse, clic, sentimenti e commenti, praticamente tutti uguali, nello stesso momento.

Dalla considerazione sui costumi, alle critiche per aver “citato” un po’ troppo – così leggo – Kylie Minogue (e diciamoci la verità, questi sì che sono problemi).

Per vedere lo spettacolo, ho letto sulla Stampa, i più fanatici sostenitori del Superbowl, ma credo anche diversi fan della cantante, hanno pagato fino a sedicimila dollari per un bliglietto… in tempo di crisi, sarete d’accordo, un vero schiaffo alla miseria. Di chiunque.

Alcune considerazioni conclusive su questo momento di fanatismo mediatico sono praticamente d’obbligo.

1. Basta vedere il video dell’evento per rendersi conto di trovarci di fronte all’ennesimo caso di “umorismo” pirandelliano. Cambiano i tempi, gli attori e il contesto, ma c’è sempre una donna incapace di arrendersi all’età e al tempo che passa e si rende ridicola di fronte a un pubblico, letterario ieri, mediatico oggi.

2. Il fatto che il pubblico non si renda conto di tale evidenza è il segno, abbastanza evidente, della fine della società occidentale.

3. In realtà Madonna ha copiato, sic et simpliciter, She-ra, la principessa del potere e sorella di He-man. E nessuno di voi se ne è accorto. Bravi!

4. Se i gay italiani medi (e mediocri) fossero così uniti per i diritti come lo sono nell’adorazione per Madonna o Lady Gaga, avremmo pure il papa maritato, a quest’ora.

E invece.

Europride Roma 2011, un trionfo!

(foto di Paolo Cipriani)

Pensieri random sull’Europride di ieri. Rigorosamente divisi in capitoli, ma per agevolare la lettura, ça va sans dire.

1. Rainbow e dintorni

Non mi entusiasmano i numeri. Per me una manifestazione di piazza, grande partecipata e pacifica, è sempre un successo per la democrazia. Fa bene alla libertà. E ieri, a essere liberi, eravamo centinaia di migliaia. Trecentomila o un milione, ripeto, non mi interessa. Si era in tantissimi e questo è fondamentale.

Il corteo è stato grandioso, la gente ha partecipato e per Roma non è una cosa così scontata, abituata a vedere manifestazioni su manifestazioni. Si è respirato un clima di gioia, di serenità e di spensieratezza. Pochi gli eccessi, tante le carrozzine, gente che si teneva per mano, genitori e figli, di tutte le età.

E sugli eccessi dico: ognuno è libero di essere se stesso come vuole. E a chi non lo capisce: il problema è vostro.

2. Cronache dalle fogne

A proposito di eccessi: smentita la Binetti. Non è stato il pride degli insulti e del cattivo gusto. Eccezion fatta per le sue dichiarazioni e per quelle dei topi da sagrestia come lei. Tacciamo poi sull’ennesima baracconata di quei quattro sfigati dei neonazi, che hanno tentato di fare un’apparizione per contestare il corteo. La storia li ha già ricoperti di ridicolo, ma evidentemente la lezione non è bastata. Contenti loro…

Mi chiedo però come farebbe questa gente – la Binetti, Buttiglione, Giovanardi, i fasci redivivi e ogni milizia di un Cristo che li schiferebbe in coro – a vivere senza la presenza dei gay. Se non ci fossimo noi, nessuno prenderebbe sul serio le loro esistenze miserrime.

3. Ladygagaeide.

I forieri del malaugurio, i duri&puri, i polemici del senzasé&senzamà, sono stati smentiti dai fatti. Lady Gaga non solo non ha adombrato la manifestazione, ma l’ha addirittura messa in risalto. I giornali oggi parlano di diritti per le persone GLBT, parlano del messaggio di Hillary Clinton, parlano delle rivendicazioni della comunità gay, di famiglie arcobaleno. Miss Germanotta è presentata come una folgorante ciliegina sulla torta di tutto questo. A me va bene così.

Sempre su Lady Gaga: non c’è stata l’invasione del Circo Massimo da parte di fan idioti ed esasperati. Io stesso mi sono potuto avvicinare al palco con molta tranquillità, così come altri miei amici che hanno seguito l’evento anche a distanza ravvicinata.

Taccio sui fautori del retropensiero, che parlano addirittura di mosse massoniche. Mi faccio una sonora risata e vado oltre. Mi chiedo solo come fa la gente a bere tutta la merda che circola su rete pensando di assaporare cioccolata calda.

4. Dulcis in fundo

Ho ballato.
Mi sono commosso.
Ero con due amiche che erano alla loro prima volta e ho toccato la loro emozione.
C’erano i miei amici e le mie amiche, nuovi e di sempre, e ci sentivamo parte di un tutto.
C’era fratellanza e sorellanza. C’era del bene.

E a chi parla di esibizionismo dico: non capite un cazzo. Non si tratta di ostentazione, si tratta di gioia. Se non ne siete capaci comprendiamo i vostri limiti, figli di una tristezza esistenziale da compatire. Ma per favore, non toccateci col vostro moralismo. Il mondo sa essere brutto di per sé. Noi vogliamo solo renderlo bellissimo. Poi ognuno sceglie da che parte stare.

Io sto con l’arcobaleno e tutti i suoi colori. Con tutta la sua ricchezza.

Non son solo GAGAnzonette

La notizia è stata data ufficialmente lunedì: Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, presenzierà sul palco dell’Europride di Roma, a chiusura del corteo che da piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, si snoderà per le vie del centro cittadino, fino ad arrivare al Circo Massimo. L’evento, vera e propria panacea mediatica per una festa dell’orgoglio ingiustamente trascurata dai media nazionali, ha già scatenato prevedibili entusiasmi da parte dei fan dell’artista italo-americana e non poche critiche nei settori più politicizzati (ma anche più gratuitamente polemici) della comunità gay italiana.

Le perplessità sono in parte comprensibili. Dovrebbe essere l’evento in sé a captare l’interesse di giornali e televisioni e, conseguentemente, del mondo politico. Il movimento LGBT, in parole povere, dovrebbe essere autosufficiente e non aver bisogno di sirene dall’ammaliante canto per catturare le masse e convertirle a favore della questione omosessuale.

Purtroppo il nostro movimento si contraddistingue per il poco peso politico reale, per le divisioni interne laceranti e, in più di un’occasione, per una scarsa intraprendenza che ha portato ai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

La presenza della cantante va vista, tutto sommato, come un bene per una serie di ragioni.

Innanzi tutto: Lady Gaga verrà a titolo gratuito e parlerà da militante. Sono per altro famose le sue prese di posizione a favore della gay community americana a favore della piena estensione dei diritti per le persone GLBT. Questo è un punto a favore, nell’economia politica dell’Europride, piaccia o meno.

In secondo luogo: è vero che molta gente – si prevedono cifre bibliche al corteo di sabato e c’è chi parla addirittura di due milioni di persone – sarà attratta dalla presenza di una diva tra le più appetibili sul mercato discografico mondiale e vera e propria icona gay planetaria. Il Circo Massimo, in altre parole, corre il rischio di essere invaso da migliaia di fan che nulla hanno a che fare con la causa del Pride europeo. Ma vero è pure che quella gente sarà messa di fronte a problematiche che, magari, fino a quel momento non hanno fatto breccia nei cuori delle masse sia per incapacità politiche del nostro movimento, sia per questioni sociali di più ampio respiro. C’è la possibilità concreta, in altre parole, che Lady Germanotta riuscirà proprio dove hanno fallito circoli e associazioni. Può dar fastidio, ma se il fine ultimo è dare una scossa all’opinione pubblica, ben venga anche questo tipo di sensibilizzazione.

Terzo: i media parleranno non solo della performance della cantante americana, ma anche del contesto che prevede la sua presenza. Un pride che rischiava di occupare cronache periferiche nei TG e nei giornali di tutto il paese, avrà un’attenzione altrimenti non prevedibile, non scontata. In una parola soltanto: insperata.

Starà, poi, al movimento GLBT italiano capitalizzare questo bagno di popolarità, attirare persone fino a quel momento poco propense ad appoggiare la lotta per l’uguaglianza civile di gay, lesbiche e transessuali, e fare in modo che il consenso che ne scaturirà diventi politico.

Lady Gaga – o meglio: la sua popolarità – è un mezzo per arrivare nelle case degli italiani e dire: vedete? Milioni di persone sono andate ad un corteo e una star internazionale ha detto, dentro quel corteo, che tutti dobbiamo essere sempre meno discriminati, sempre più uguali. E non perché gay, ma perché esseri umani. Perché persone.

Le critiche dovrebbero venire dopo, solo se questo non avverrà. E, soprattutto, dovrebbero investire anche l’impegno che ognuno di noi vorrà metterci per fare in modo, in maniera concreta, che un domani il Pride sia davvero solo una festa che celebri diritti conquistati e non, come si teme, solo il palco in cui far esibire la pop-star di turno.

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dal mio articolo su Gay.TV

Qualcuno starà mangiando insalata di gomiti…

In questi ultimi giorni scrivo poco. Le ragioni:

• lavoro, lavoro, lavoro (ed è già un sufficiente motivo)
• nel tempo libero mi dedico al volontariato, al Pride Park organizzato nell’ambito dell’Europride
• in ciò che resta del mio tempo, tento di avere una vita sociale degna di questo nome

In questi giorni, perciò, mi potete vedere in Piazza Vittorio, a Roma, che smadonno di continuo tra gli accidenti che possono capitare quando si organizza un evento così grande e le richieste di tipi anche assurdi (sto al banchetto info).

In tutto questo delirio c’è un aspetto che mi fa sorridere e mi amareggia allo stesso tempo. Perché pare che ci sia un nutrito gruppetto di finocchi, che agiscono nel coraggio che ogni anonimato rende più solido, i quali non hanno meglio di niente da fare che – permettete un francesismo? – sputare merda sul lavoro degli altri.

Le ultime notizie – false, tendenziose e pure un po’ cretine – volevano che l’Europride, per risollevarsi da un “sicuro” flop, avesse messo in giro voci false sulla presenza di Lady Gaga al corteo finale di sabato. Notizie talmente false poi rivelatesi vere. Ovviamente, allo stato attuale, nessuna delle testate che non cito – d’altronde se ci tengono tanto a essere anonimi… – ha rettificato.

Invidia, brutta bestia.

Adesso, non voglio star qui a dare importanza a queste persone. Mi chiedo solo: cui prodest? Ai gay? No di certo. A carriere fulminanti di chicchessia? Sulla pelle di chi? La nostra.

Ma come ho detto altrove: qualcuno avrà cenato con insalata di gomiti, stasera.

La verità, per quel che mi riguarda, è un’altra. Il park funziona che è una meraviglia – nel suo ruolo di punto di aggregazione tra comunità gay e la città – la gente viene, pare pure contenta. E lo dico io che non me ne va mai bene una, ergo… per il resto, questa “élite” e le sue modalità di “lotta” politica sono la causa prima del fatto che la situazione italiana è indietro di trent’anni rispetto al resto d’Europa e del mondo civile.

Costoro, dunque, dovrebbero semplicemente vergognarsi e invece… non diamo loro importanza. Sono già stati sconfitti da presente e da quella storia di cui si ammantano. Adesso occorre costruire il futuro. E il futuro non li prevede, com’è giusto che sia.

Per cui per adesso sosteniamo l’Europride. E sabato tutti al corteo.

Su Lady Gaga, invece, parlerò la prossima volta.