Un piccolo consiglio per Ratzinger

Gentile Joseph Ratzinger,

le scrivo perché, quest’anno, la mia lettera natalizia voglio dedicarla a lei. Proprio a lei. Non chiedo nulla, solo un po’ di attenzione, solo una lettura fuggevole alle cose che sto per scrivere e che, comprenderà da solo, sono estremamente quotidiane.

Comincio subito.

Oggi io e mia sorella proveremo a fare, per la prima volta, i biscotti allo zenzero e sarà un’impresa perché in una città piccola come Siracusa è arduo anche trovare gli stampini a forma di omino.

Stasera avremo a cena gli zii, per cui mio padre e mia madre sono stati tutto il giorno fuori a fare la spesa e nel pomeriggio cucineremo tutti/e insieme. Tutti/e. Insieme. Sia ben chiaro.

Nadia a un certo punto scenderà giù, per portare da mangiare ai gatti meno fortunati, perché lei è gattara. Qui in casa ne abbiamo ben sette: apriremo il salone e si divertiranno a scorrazzare sui divani, con grande disappunto di mia madre, ma alla fine ce li prenderemo in braccio e li coccoleremo un po’.

Apriremo i regali e vedremo i nostri amici di vecchia data. Alcuni di loro hanno già dei bambini. Ieri eravamo insieme, i loro figli giocavano e gridavano per le strade del centro storico, sotto la nostra supervisione. Ho pensato, per un attimo, che io facevo parte di tutto questo. Di quelle risate, di quella gioia. Ero previsto.

Scriverò a quelli che stanno a Roma, dove vivo adesso, e a Catania, la mia città di adozione, ripromettendomi di incontrarli quanto prima. Perché, come mi è stato fatto notare più volte, io ho la fortuna di non avere una famiglia soltanto. E la famiglia sta laddove gli affetti possono essere, semplicemente, secondo le leggi che ne animano le corde più intime.

Quello che sto cercando di spiegarle, signor Ratzinger, è che queste persone di cui parlo sanno che sono gay e non poche lo sono a loro volta. Non mi vedono (e non ci vediamo) come un peccatore o come un errore della natura o, meno  ancora, come un trasgressore di essa. Le nostre emozioni, per capire meglio, sono tutte dettate dallo stesso respiro, dallo stesso ossigeno.

Lavoriamo e siamo persone per bene. Cerchiamo di fare, nel nostro piccolo, di questo pianeta un mondo più giusto. Ho la fortuna di essere circondato da questo tipo di amici e di amiche. Sono sicuro che lei potrà dire lo stesso di sé.

La mia quotidianità, i miei gesti, l’affetto che può esserci rientrano pienamente in uno spirito in cui la parola famiglia è declinata al plurale. Non si sente di essere un po’ depauperato, quasi triste, al pensiero che il suo unico modello di riferimento la escluda dalla quotidianità di milioni di persone, in Italia come in tutto il mondo?

Lo so che lei non leggerà mai queste mie parole, ma io le scrivo le stesso, perché a Natale sono tutti più buoni, ed io per essere migliore oggi ho spedito una lettera raccomandata, presso la mia parrocchia, per farmi depennare dalla lista dei fedeli della chiesa cattolica romana.

Ma non solo.

Per essere migliore ho deciso di farle notare cosa si perde la sua umanità, negando il diritto di esistenza a milioni di persone LGBT. Mi chiedo quanto “umana” possa definirsi una vita che procede per sottrazione. Veda, perciò, queste parole come un consiglio, umile, da parte di un cittadino straniero al capo di un paese estero: cioè a lei.

Chissà che stasera, magari, per caso, la sua coscienza non si risvegli e lei capisca – proprio in virtù del valore che il giorno odierno dovrebbe avere per lei e per quelle che pretende di rappresentare – quante persone le volteranno le spalle o lo hanno già fatto, grazie al suo esempio di pontefice e, nello specifico, a causa dell’odio che lei rivolge, costantemente, contro le persone LGBT.

Chissà, magari qualcosa cambia davvero, in lei, e mi convinco che i miracoli, a volte, accadono.

Chissà, appunto.

Cordialmente. E con tutto l’amore che so.

Dario Accolla (Elfo Bruno)

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La chiesa, l’omofobia, la politica italiana e l’idiozia dell’insieme

Credo sia abbastanza inutile che vi dica quanto non mi abbia sorpreso l’ultima sortita di Joseph Ratzinger sui matrimoni egualitari. Non mi stupisce per almeno tre ordini di ragioni:

1. la chiesa è omofoba, per cui quell’affermazione per cui il matrimonio tra due uomini e tra due donne è contro la pacifica convivenza degli esseri umani rientra in una coerenza interna di chi, prima, aveva bisogno di odiare ebrei, di schiavizzare neri, di stringere alleanze con le dittature, ecc, e adesso non può rinunciare all’ultimo nemico interno, rappresentato dai gay;
2. la Francia sta operando affinché si abbia una legislazione sul matrimonio egualitario in tempi relativamente brevi e anche il Regno Unito si muove in quella direzione;
3. in Italia tra pochi mesi, verosimilmente a febbraio, ci saranno le elezioni legislative e la chiesa sta già mandando segnali chiarissimi ai partiti su come comportarsi in merito alla questione omosessuale.

Certo, l’affermazione è goffa, oserei dire ai limiti del sospetto della demenza senile per chi l’ha pronunciata – se un vecchietto qualsiasi dicesse una cosa analoga ai danni di qualsivoglia minoranza verrebbe, nel migliore dei casi, compatito – e possiamo giurare che, proprio per chi l’ha proferita, tale scempiaggine verrà accolta entusiasticamente dalla nostra classe politica, la più derelitta d’Europa (basti guardare al silenzio del Pd e lo sconcerto della destra per le critiche scaturite, soprattutto su Twitter, contro il papa).

Di buono c’è, appunto, la reazione della comunità, non solo LGBT. Una protesta trasversale ha attraversato i social network, coprendo di ridicolo un’istituzione – e di conseguenza i suoi scagnozzi, si chiamino essi Bersani, Casini o Alfano (o chi per lui) – sempre più sola nella lettura che riesce a dare della società. Una lettura, nel migliore dei casi, folle. Più realisticamente, criminale. Il papa ha implicitamente incitato all’odio verso un’intera categoria di persone che hanno l’unica colpa di volersi amare, nella piena dignità giuridica.

Segnalo, a tal proposito, due materiali ripresi dal web. Il primo, un montaggio curato dall’associazione radicale Certi Diritti:

kato

la didascalia recita: «sopra la foto di David Kato Kisule, attivista lgbt e iscritto di Certi Diritti, al congresso dell’associazione il 26 dicembre 2010. Un mese dopo David è stato ammazzato a Kampala.
Sotto la foto dell’incontro di ieri in cui il papa ha benedetto la speaker del Parlamento ugandese, Rebecca Kadaga, che ha promesso ai fondamentalisti una legge antigay come “regalo di natale”.

Il secondo, un manifesto del gruppo di Condividilove, che l’estate scorsa aveva prodotto un bellissimo video sul matrimonio per tutti/e:

condividilove2

la società italiana, in altre parole, si dimostra molto più europea di una chiesa amica più vicina alle istanze di potenti e pedofili – che a quelle della democrazia – e alle sue metastasi parlamentari più note come PdL, Pd, UdC e partiti minori.

E sia ben chiaro: tra poco si tornerà a votare. Teniamolo bene a mente…

Veglia di preghiera contro l’omofobia: il vescovo di Milano dice no

La notizia, di ieri, e praticamente assente nei grandi media nazionali, è riportata da pochi blog personali e da qualche agenzia di stampa, oltre che dai siti dei gay credenti.

Si legge, in un comunicato riportato da Asca:

Il Gruppo Gionata che organizza le veglie in Italia denuncia […] ”con grande sconcerto” che quest’anno la Curia Arcivescovile di Milano, per la prima volta nella sua storia, ha detto ‘no’ alla richiesta dei Gruppi di cristiani milanesi di poter vegliare in una chiesa cattolica milanese, come invece avveniva dal 2009.

La motivazione? Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà, sempre a Milano, la Giornata Internazionale per le Famiglie, che vedrà la partecipazione di Joseph Ratzinger. Una scusa poco credibile, dunque, visto che la veglia doveva tenersi, secondo gli organizzatori, per il 13 maggio: «Ancora adesso mi chiedo come la nostra piccola veglia avrebbe potuto rovinare la grande kermesse in programma per fine maggio…», recita il comunicato del Gruppo Gionata…

Ricordiamo, ancora, che negli anni passati la veglia è stata ospitata nelle chiese cattoliche del capoluogo lombardo, ma che a dirigere la diocesi c’era il cardinal Tettamanzi e non l’ex patriarca di Venezia, le cui dichiarazioni passate, in tema di omosessualità, sono state considerate omofobe.

Non stupisce, dunque, che un personaggio siffatto abbia impedito una veglia di preghiera contro uno stile di pensiero nel quale, evidentemente, si riconosce e che è qualificante dell’intera predicazione attuale del magistero ecclesiastico a cui appartiene. Almeno non si può dire che Angelo Scola sia una persona incoerente.

Gay e scout: vivi e lascia vivere, ma nell’ipocrisia

Qualche anno fa, invitato al Maurizio Costanzo Show, Gianfranco Fini, fresco di doppiopetto ma ancora fascista nell’animo, dichiarò, pensando per altro di dire una cosa sensata, che a parer suo un gay dichiarato non avrebbe dovuto fare il maestro. Su di lui si abbattè lo sdegno non solo dei presenti in sala ma anche di una fetta importante della società civile. A ragione, diremmo oggi, col senno di poi, visto che anche lui, vent’anni dopo quelle dichiarazioni, ha maturato un mutamento di rotta tale da essere considerato addirittura gay-friendly.

Di ieri, a berlusconismo morente, o così parrebbe, l’Agesci, l’associazione degli scout cattolici italiani, ha ribadito, in un seminario apposito, la sua ferma contrarietà all’omosessualità in quanto tale, considerata una grave perversione. Chi è omosessuale, in altre parole, è oggettivamente disordinato. E se sei un giovane scout che pensa di essere gay, per te c’è lo psicologo, che deve farti guarire.

Ma c’è un ma. Se non lo dici, nulla vieta che tu possa fare il capo scout.

Anche in questo caso, la società civile degna di questo nome – e non soltanto i gay, si badi – si è indignata profondamente. Viviamo in un ventunesimo secolo in cui le conseguenze affettive della natura umana, non una ma molteplice, non dovrebbero più essere oggetto di discriminazione, di incitamento all’odio e alla violenza. E invece.

L’Agesci, ovviamente, ha fatto, per quel che riguarda i suoi capi e la sua filosofia, un passo avanti. Coi ritmi di santa romana chiesa, naturalmente. La stessa, per intenderci, che quattrocento anni dopo la sua morte ha dato ragione a Galileo. Viene da pensare che se questi sono i tempi d’attesa, nel XXV secolo i gay cattolici potranno sposarsi all’altare. Ma noi non abbiamo tutto questo tempo, per cui ci limiteremo a pensare che se nella Bibbia i sono scritte bugie, inesattezze e falsità sulla struttura del sistema solare, nulla vieta che anche altri episodi siano stati riportati in maniera errata. A cominciare da Sodoma e Gomorra, visto che tutto nasce da lì.

Sia ben chiaro: non sta a me e a nessuno dei/lle non credenti stabilire in cosa debbano credere i cattolici. È un problema interno alle loro coscienze e a una religione che fa acqua da tutte le parti, a cominciare dalla Genesi, per non parlare del Levitico, fino a san Paolo e al suo amore “incondizionato” verso l’universo femminile (e non a caso il cattolicesimo è profondamente misogino).

Se un genitore cattolico si sentirà a posto con la coscienza mandando il figlio da un capo scout che sarà obbligato a non dichiararsi, pena l’espulsione dal gruppo, e vivere in una congrega profondamente ipocrita – il convegno dell’Agesci ci insegna sostanzialmente questo, vivi e lascia vivere purché nella menzogna (e dentro un certo utilitarismo) – è un fatto privato che merita, paradossalmente, e in nome del relativismo che tanto è disprezzato da Joseph Ratzinger, rispetto. Pur non condividendolo, va da sé.

La cosa che mi stupisce è lo stupore di parte di quella società che guarda alle cose d’oltre Tevere e delle sue diramazioni nel mondo dei giusti – o dovremmo dire dei “normali”, a tal punto?

La chiesa cattolica, a ben vedere, è la stessa organizzazione del Crimen solicitationis, il documento che obbligava al silenzio le vittime degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti sui minori e che consigliava, pena ogni ipotizzabile scomunica, i preti onesti a far finta di non vedere.

Purché non si sappia, è il senso dell’azione di questi signori nel mondo. Si coprono i preti pedofili? Non sarà un problema obbligare ai capi scout a tacere sul loro coming out. D’altronde, se sono capaci di tollerare un crimine odioso – la violenza su bambini e adolescenti – saranno in grado di accettare, sempre nel silenzio, un atteggiamento umano (e mai criminale), come l’omosessualità, spacciata per peccato.

Ma per favore, ribadisco, non stupiamoci. Fanno esattamente il loro lavoro.

La morte di Welby e la morte della civiltà

Cinque anni fa si spegneva Piergiorgio Welby.

La sua morte, da allora, non ci ha insegnato nulla. La componente cattolica di questo paese – quelli come Casini, per intenderci, che candidano mafiosi al parlamento, o come Ratzinger e Giovanni Paolo II, che hanno coperto i casi di pedofilia all’interno della chiesa – ha creato, nel frattempo, una legge che ci obbliga a morire tra atroci tormenti.

Da notare come tra i nomi autorevoli di questi nuovi signori del dolore spicca una certa Paola Binetti, creatura politica di Francesco Rutelli, ex senatrice del partito democratico, premiata da Veltroni per la sua omofobia e ricandidata alla Camera dei Deputati e poi passata all’UdC. Proprio Binetti è musa ispiratrice di tale legge.

Tutto questo per ricordare che la destra fa il suo mestiere, e lo fa bene. E che quando certa sedicente sinistra tenta di copiarla, crea mostri e si rende complice della morte culturale, democratica e civile di questo paese.

Scandalo pedofilia: negli USA crolla la fiducia verso il papa

Proprio una Pasqua di passione per sua santità:

In un sondaggio realizzato dalla CBS la fiducia dei cattolici USA nel papa crolla drasticamente, un calo che dura ormai da quattro anni: coloro che l’apprezzano esplicitamente sono scesi dal 40% al 27%, mentre gli sfavorevoli sono saliti dall’1% all’11%. Sullo scandalo dei preti pedofili, il 55% dei cattolici ritiene che il papa stia facendo un pessimo lavoro, contro il 20% che lo giudica positivamente. Unica buona notizia, il fatto che la percentuale di americani che giudica favorevolmente il papa è salita dal 14% al 15%: ma coloro che lo giudicano negativamente sono anch’essi saliti dal 4% al 24%, e coloro che pensano che non stia facendo un buon lavoro sulla questione-pedofilia sono saliti sono oltre i due terzi del campione (il 69%).
Pessime notizie per il papa anche dall’Inghilterra dove il capo della Chiesa anglicana, Rowan Williams, in un’intervista alla BBC ha sostenuto che la Chiesa cattolica irlandese ha ormai perso “ogni credibilità” in seguito allo scandalo-pedofilia, da lui definito un “trauma colossale”.

Fonte: GayNews24

Pedofilia: governo e chiesa uniti nella lotta. Contro i giudici

Pietro Forno, che come si legge su Repubblica on line è  «procuratore aggiunto di Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri», in una recente intervista rilasciata al Giornale ha dichiarato che nei tanti anni in cui si è trovato a dover indagare su casi di pedofilia all’interno della chiesa, le indagini sono sempre partite dai familiari delle vittime e mai dagli esponenti del clero.

Dichiarazione sufficiente per scatenare le ire del ministro Alfano, che in un momento di ulteriore impeto garantista ha deciso di mandare gli ispettori a Milano per capire se ci sono gli estremi per parlare di diffamazione contro le gerarchie cattoliche.

Un po’ come dire che certi abusi dentro questa o quella fabbrica sono denunciati per lo più dagli operai e non dai dirigenti dell’azienda e lo Stato, invece che controllare la natura dell’abuso, manda la polizia contro il sindacato che protegge i lavoratori. Ma questa d’altronde è la destra che attualmente ci governa.

Mentre il nostro Guardasigilli paga, forse, il prezzo dell’appoggio delle gerarchie vaticane di cui sopra nell’appena trascorsa campagna elettorale, tale Raniero Cantalamessa – nomen omen – frate cappuccino e predicatore della Curia di Roma, sempre secondo Repubblica, durante l’omelia della Passione, ha definito l’attacco di questi giorni contro la chiesa simile all’antisemitismo razzista.

Qualcuno dovrebbe far notare rispettivamente al ministro e al frate quanto segue:

1. dire che specifiche denunce arrivano dalle vittime e non da chi dovrebbe controllare come vanno le cose dentro certe sacrestie non è diffamazione. È la triste constatazione del fatto che il Crimen solicitationis di Joseph Ratzinger, attualmente papa, evidentemente ha fatto scuola. Per altro se ne sono accorti pure in America, visto che vogliono portare Benedetto XVI in tribunale per chiarire certi suoi rapporti con sacerdoti accusati di aver fatto stupri di massa contro minori;

2. paragonare un’azione giudiziaria da parte degli organi dello Stato contro stupratori di bambini alle torture che i nazisti infliggevano agli ebrei è un’enormità che grida vendetta da parte dello Stato e della Magistratura, paragonati ai carnefici dei lager; e da parte degli ebrei, ridotti alla stessa stregua dei pedofili accusati e condannati per i loro crimini orrendi.

Poi, siccome al peggio non c’è mai fine, e la chiesa è fatta da uomini, alcuni dei quali preferiscono il peggio a Dio, ugualmente infinito, tale monsignor Girotti, si legge sul sito dell’UAAR, ammette serenamente che è peggio praticare l’aborto piuttosto che stuprare un bambino, poiché l’aborto è omicidio mentre la violenza su minore, se accompagnata da sincero pentimento, si può perdonare.

Ancora, dal sito dell’UAAR, leggiamo:

«L’intervistatore chiede se il confessore possa denunciare il colpevole all’autorità giudiziaria e Girotti risponde in maniera secca: “Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale”».

Possiamo dormire sonni tranquilli, insomma. Se abbiamo commesso un crimine orrendo e ci mostriamo sinceramente pentiti davanti a Dio, e possibilmente a debita distanza dalla giustizia, troveremo pace e perdono e la chiesa non farà nulla per consegnarci nelle mani di polizia e tribunali.

Se poi dovessimo incappare in questa disgrazia non c’è d’aver molta paura: troveremo sempre qualche prete compiacente che farà di noi vittime da olocausto e uguale a un ufficiale delle SS chi cerca di far rispettare le regole. E se il giudice racconta, né più e ne meno, ciò che succede, questo governo gli metterà i bastoni tra le ruote inviando i suoi ispettori. Non sia mai che ciò che è evidente diventi pure di dominio pubblico.

Alla luce di tutto questo non stupisce poi più di tanto come mai, nelle ultime regionali, gli uomini di Silvio e gli uomini di Dio siano andati tanto d’accordo.