Scalfarotto, il coming out dei grillini e il senso della vergogna che non ha

scalfaRiguardo il coming out di Krzysztof Charamsa, si è scatenato un forte dibattito tra chi vede la cosa come positiva e chi accusa il prelato di ipocrisia. Non mi appassionano le beghe interne della chiesa, credo che solo prestare attenzione a questo tipo di argomenti sia una sostanziale perdita di tempo – le gerarchie non muteranno le loro posizioni di una virgola e il signore in questione avrà solo molta pubblicità – ma mi ha molto incuriosito il commento, evitabilissimo per altro, di Ivan Scalfarotto, il quale proferisce le sue immani verità. Riguardo l’ingerenza delle sfere religiose riguardo i nostri diritti, dichiara:

Questo è un alibi per la politica, la Spagna è cattolica quanto l’Italia. A Madrid il matrimonio gay c’è dal 2005, non diamo alla Chiesa responsabilità che non ha. La Chiesa fa il suo mestiere, la politica ha il dovere di prendere le sue decisioni e di non nascondersi dietro il dito.

Credo che in affermazioni come questa stia il primo, principale problema della nostra classe dirigente. La chiesa fa il suo mestiere è proprio l’alibi per cui poi si permette che essa si comporti da agenzia omofoba. E il discorso, appunto, dovrebbe mutare di segno: la chiesa farà pure il suo mestiere, ma è il caso che continui, opponendosi all’approvazione delle unioni civili, dichiarandosi contro il matrimonio egualitario, sponsorizzando fenomeni come il Family day, dando battaglia contro la legge 194, contrastando il testamento biologico e contribuendo a rendere il nostro paese un’appendice confessionale e illiberale della Città del Vaticano?

Al di là di queste considerazioni di partenza, ci sarebbe poi da chiedersi se il nostro eroe sa in quale partito milita, visto che fa parte di una formazione politica che da quella chiesa prende ordini per ritardare, non approvare o peggiorare leggi come il ddl Cirinnà attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.

Dopo di che, la tragedia evolve in farsa, quando il sottosegretario si avventura in dichiarazioni quali:

I grillini su circa duecento eletti tra Camera, Senato e Parlamento europeo non hanno nessuno che sia dichiaratamente omosessuale. Visto che statisticamente su 200 qualcuno gay o lesbica ci sarà, mi chiedo perché è i parlamentari dei 5 Stelle non si sentano a loro agio.

Adesso, prima di andare a guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino – che pure dovrebbe rispondere su certe cadute di stile, gravi per altro, come certi tweet omofobi contro Vendola poi ripresi direttamente da Grillo sul suo profilo – bisognerebbe che Scalfarotto si chiedesse:
1. qual è il disagio che provano i senatori del suo partito a non approvare la sua legge sull’omo-transfobia che resta inapprovata da più di due anni
2. perché il Pd non riesca ad andare oltre una legge sulle unioni civili, di fronte un mondo che approva il matrimonio egualitario

3. come mai in Senato i suoi colleghi hanno deciso di rassicurare il fronte cattolico intero, sempre sulle unioni civili, partorendo aborti giuridici come la dicitura “formazioni sociali specifiche” che sanciscono, per legge, che le nostre unioni non sono famiglie.

vignaroli tweetAlla luce di tutto questo – e considerando che in verità di fronte la sua provocazione il deputato M5S Stefano Vignaroli ha fatto coming out, ma a quanto pare la cosa è sfuggita all’esponente dem – bisognerebbe pensare seriamente di organizzare una colletta, raccogliendo a testa un paio di minuti di senso della vergogna e della decenza. Basta veramente poco, una trentina di persone in tutto, giusto per regalargli mezzora di entrambi i sentimenti. Chissà che non siano utili, a Scalfarotto, per fargli comprendere il senso del ridicolo di cui si copre, quando fa sortite del genere.

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Omofobia italiana: riassunto delle puntate precedenti

073704292-026f2718-74c3-4ddd-b23f-d82db5b703d42013, il parlamento prova a fare una legge (per altro di merda) sull’omofobia. Introduce un emendamento che giustifica quei prof di religione che a scuola ti dicono “l’omosessualità è una malattia dalla quale si può guarire” e amenità simili. Il relatore, Scalfarotto, cerca di convincerci che solo con il voto dei cattolici si può arrivare ad avere una legge che in un certo qual modo ci tutela. Il ddl però si arena al Senato e non viene mai approvato. Passa però il fatto che le affermazioni omofobiche, in chiesa come nelle aule, sono libere opinioni. Grazie Ivan.

Intanto nasce Manif pour tous Italia, associazione impegnata in prima linea perché la legge di cui sopra non passi e, all’occasione, perché non vengano mai votate altre di qualsiasi natura a favore di gay, lesbiche e trans. Si accodano le Sentinelle in piedi, che passano il tempo per le piazze d’Italia a leggere best seller di Mario Adinolfi – un uomo dall’irrisolto complesso edipico – e Costanza Miriano, paladina di un certo modo di intendere il sadomaso. Alcuni militanti di entrambe tali realtà si caratterizzano per il curioso hobby di cercare foto di vecchi uomini nudi sul web e spacciarli per partecipanti dei pride italiani. Ognuno ha i suoi gusti, converrete.

Bergoglio-ammonisceAncora 2013. Bergoglio, intervistato sui gay interni alla chiesa, dice “chi sono io per giudicare?” e continua “è tutto scritto nel catechismo”. E nel catechismo è scritto che i gay sono infermi di mente che vanno trattati, al massimo, come tali. L’opinione pubblica italiana, tendenzialmente analfabeta, si ferma solo alla prima frase pensando di avere un papa frociarolo. Questo permetterà al signore in questione di poter continuare a dire cose tremende contro le persone omosessuali, passando per quello simpatico solo perché ha l’accento di Maradona. Per i gay credenti è comunque un risultato epocale: prima erano ancora fermi al rango di “pericolo per la pace”, adesso sono stati promossi a malati di minchia. Un gran risultato, converrete.

La chiesa nel frattempo si inventa l’ideologia del gender, ovvero: si prendono programmi di educazione alle differenze e di educazione sessuale, si travisa il loro contenuto e si spacciano per party sessuali da fare nelle scuole italiane a discapito di ignari bambini che, giustamente, tornano a casa brutalizzati e sconvolti come se avessero incontrato un prete pedofilo. Lo scopo di questi signori è semplice: in Italia si parla di leggi sulle unioni civili e contro l’omofobia. Loro trasformano i destinatari di quelle leggi in potenziali pedofili e il gioco è fatto. Nasce lo slogan “giù le mani dai bambini”. Viene il dubbio che qualcuno voglia l’esclusiva.

Gender-sterco-del-demonio1-990x615Ancora, secondo i fautori dell’ideologia del gender, i prof gay e le maestre lesbiche vorrebbero imporre ai loro allievi matrimoni con bambini dello stesso sesso, abiti da drag queen, seghe di gruppo e amenità similari. Il movimento LGBT e la gente di buon senso inorridisce di fronte alla mente perversa che ha concepito tutto questo. Dico, chi può essere così perverso da immaginare sesso coi bambini  pur di far fallire una legge sulle unioni civili? Ah sì, vero: abbiamo detto che il gender nasce in parrocchia.

In parlamento, intanto, dopo il fallimento della legge Scalfarotto, si prova col ddl Cirinnà. Una legge che dà gli stessi diritti del matrimonio alle coppie gay e lesbiche, ma non si chiama matrimonio e non ha le adozioni. E, cosa non secondaria, è sepolto da migliaia di emendamenti da parte dell’Ncd, principale alleato di governo di Matteo Renzi. Il quale, tra “buona” scuola approvata in due mesi e riforma della RAI fatta volare in Senato, non spende una parola sull’argomento. La legge pare destinata a esser rimandata a tempo indeterminato. D’altronde Matteo cambia verso. A volte voltandoci le spalle.

mika-new-art-scritte-offensive-sui-manifesti2015. Per dire no a unioni civili, adozioni, reversibilità della pensione si convoca il Family Day a Roma, preceduto da un convegno omofobo col logo dell’Expo a Milano. A quel convegno c’era un prete accusato di pedofilia, nel pubblico, tale don Inzoli. A Roma un altro sacerdote col nome di una marca di mascara dice che se una donna viene accoltellata dal marito, la colpa è sua che non si sottomette a dovere (Costanza, ci leggi?). Ovviamente, manco a dirlo, è tutta colpa del gender che vuole far fare sesso ai bambini a scuola (hanno una fissa, col sesso e coi bambini queste persone qua!).

Intanto le aggressioni contro i gay aumentano. Gente pestata in autobus (strano, vero?) o a lavoro e insulti perfino a Mika su un manifesto del suo concerto a Firenze. Gli scrivono sopra la parola “frocio”. E comunque, tu che hai imbrattato il cartellone, volevo dirtelo: sei un’aquila, proprio. Su Facebook ritorna lo spettro del gender, ripetitivo come manco un matrimonio di Brooke Logan, e del sesso coi bimbi nelle scuole (aridaje!). Migliaia di persone ci credono, sentendosi rassicurate dal fatto che chi fa convegni con preti pedofili e ti dice che se tuo marito ti accoltella è colpa tua, poi ti dà il permesso di pensare che i froci sono brutti e cattivi. La vita, d’altronde, è fatta di certezze. E questa sarebbe la famiglia “normale”.

Buona sera e alla prossima puntata. Purtroppo.

Io e la mia ossessione

verso la democratura renziana?

verso la democratura renziana?

Curiosa la vita. Quando fino a non molto tempo fa i miei articoli erano rivolti contro il folle piano di Berlusconi e del suo partito di trasformare l’Italia nell’equivalente europeo di una repubblica ex-sovietica – una di quelle in stile Uzbekistan et similia per intenderci – le mie critiche venivano considerate come un atto di civismo (oltre che di cinismo). Adesso che me la prendo col Partito democratico per le stesse identiche ragioni, militanti e simpatizzanti mi accusano di nutrire una vera e propria ossessione.

Adesso, avrò sicuramente turbe psichiche sul fatto che questa classe dirigente, che io considero di miracolati/e – classe divenuta “intellighenzia” solo perché quella che l’ha preceduta non era nemmeno buona a dosare lo zucchero da mettere nella tazzina del caffè – sta demolendo la democrazia nel mio paese. E visto che ci vivo, qui in Italia, forse la cosa mi rode un po’.

Però intendiamoci su alcuni principi di base: avremo ben presto una camera sola, i cui eletti e le cui elette saranno nominati/e da un uomo solo, il quale si sceglie le persone con cui poi fare il bello e il cattivo tempo sul nostro futuro, la nostra vita e i nostri destini ultimi. Nessun contrappeso reale, nessun equilibrio di poteri. Il capo decide, il parlamento approva. Chi dissente, rischia di non esserci più. Se questo sistema che tanto piace a Renzi e al suo fan club fosse stato già operativo negli anni passati, avremmo Berlusconi come presidente della Repubblica con un sistema istituzionale, sociale e politico a dir poco agghiacciante. Qualcuno dovrebbe quindi spiegarmi perché mai sotto i governi di Forza Italia prima e del PdL poi questa prospettiva era il male assoluto e adesso, invece, sembra essere l’unica strada possibile.

Sempre questo gruppo dirigente – che si gloria di avere teste pensanti del rango di Debora Serracchiani (che ti dice serenamente che non si può votare secondo coscienza sulle riforme costituzionali), Ivan Scalfarotto (che insulta le associazioni LGBT che gli fanno notare che forse la sua legge è un attimo omofoba) o Maria Elena Boschi (o del nulla assoluto, ma con la giusta dose di arroganza), solo per citarne solo alcuni/e – sta approvando una legge elettorale che non ha uguali nel mondo civile e democratico, per cui larghe fasce di elettorato verranno tagliate dalla rappresentanza nelle istituzioni con soglie di sbarramento bielorusse. E di fronte a perplessità e obiezioni, che dovrebbero essere il sale della democrazia, sempre questa mediocre classe dirigente risponde con insulti e ricatti: si fa così, se vi piace e se non vi piace si fa sempre così. Questo è il sentire comune del nuovo corso del Pd.

Stiamo diventando un paese in cui l’opposizione viene retrocessa quotidianamente al rango di dissidenza. In cui se critichi un premier che al momento ha solo prodotto slogan e leggine di mero consumo elettorale – spacciate per redistribuzione del reddito – vieni bollato come menagramo, gufo, pessimista, massimalista, settario, fanatico, “comunista” e, per ultimo, come mentalmente poco equilibrato. Come un ossesso, appunto… ricordate quale regime ti faceva diventare malato di mente se non la pensavi come il leader?

In altri contesti civili, questa “ossessione” rientra in una fenomenologia ben definita: quella che fa capire la differenza tra chi ci tiene all’equilibrio democratico e chi, invece, ha un’idea della politica o come sistema di partito – per cui esso non è il mezzo, bensì il fine – o come atto di ossequio verso l’uomo nuovo e forte (e signore/i mie/i, stiamo parlando di Renzi, uno che a scuola verrebbe considerato uno sfigato mal vestito, non so se abbiamo l’esatta dimensione di chi è l’oggetto della vostra venerazione).

Insomma, a me fa male vedere che un gruppuscolo di persone mediocri sta trasformando il nostro paese in una democratura, in nome di un pragmatismo che sembra funzionale al mantenimento del potere politico e non al benessere della società. Ma se lo faccio notare, il problema a quanto pare è mio e della scarsa propensione del mio cervello di partorire pensieri sani. Poi, ok: democrazia, purtroppo, è anche accettare che la massa si lanci nel burrone dell’autoritarismo perché ritiene giusto che così debbano andare le cose. Ma siamo in un sistema democratico, appunto, anche se non si sa ancora per quanto tempo. Fino a quando la Costituzione non sarà considerata un definitivo e inutile orpello, e questa è la lettura di certi renziani rispetto alla nostra Carta fondamentale, sarà mio diritto agitare quel batacchio che avete attorno al collo per ricordarvi che a) c’è il precipizio, oltre quella lieta radura fatta di buone intenzioni e b) non siete pecore, anche se pare che vi piaccia questa nuova condizione di società ovina, che pare aver sostituito l’antico popolo bue.

E fino a quando sarà possibile dirlo, io dirò che a me questo Pd, questo premier e le persone di cui si circonda mi fanno orrore, a livello istituzionale e politico ovviamente. Proprio perché siamo in democrazia. Nonostante un partito il cui nome sta pervertendo il significato della cosa (leggetevi Orwell, a questo proposito). E nonostante voi che gli andate dietro, in buona sostanza.

L’esilio londinese di Scalfarotto

Scalfarotto a una manifestazione LGBT

Scalfarotto a una manifestazione LGBT

È da un po’ che non parlo del nostro eroe. Poi su Facebook, alcuni amici mi han fatto notare un articolo su Libero, in cui Scalfarotto dichiara, in merito al recente Roma Pride: «non ci sarò, fino a venerdì sono fuori per impegni elettorali. Se comunque dovessi partecipare, lo farei a titolo personale».

Il nostro ci rassicura, ancora, sul fatto che i diritti LGBT stanno a cuore all’esecutivo Renzi: «Ci sono su questo fronte una serie di cose in agenda» e fa notare come «il governo sia in carica da soli 100 giorni. Circa due mesi e mezzo in cui ha dovuto affrontare, tra le tante cose, anche una campagna elettorale estremamente impegnativa».

Peccato che in questo articolo e dalle sue dichiarazioni non traspaiano alcune elementari verità. Vediamo quali:

1. già in passato altri/e esponenti dell’esecutivo andarono in corteo, come ad esempio la ministra Belillo al World Pride del 2000. Certo, l’allora premier Amato se ne rammaricò, disse che c’era la Costituzione che purtroppo non poteva impedire certe forme di democrazia e amenità varie, ma questo per fortuna riguarda il passato… o no?

2. Renzi, dopo aver spodestato Letta – tra uno “stai sereno” e un “mai più larghe intese con la destra” – ha fatto un governo con gli ex-berlusconiani, che nel frattempo di sono ricollocati sempre di destra, affermando che entro i primi cento giorni si sarebbero fatte le civil partnership, alla tedesca (cit.), le adozioni per i conviventi e lo ius soli. Poi Alfano ha tossito in tal senso e questi temi sono misteriosamente spariti dall’agenda del governo. Tant’è che nella “campagna elettorale estremamente impegnativa” non se ne è nemmeno parlato

3. sulla legge che regola l’omofobia, Rosanna Filippin, senatrice del Pd – e quindi non una estremista di qualche falange associativa – sostiene che non sbaglia «chi dice che se non finisce l’ostruzionismo non basterebbe tutta la legislatura per approvarla». Quindi rassegnamoci sul fatto che nemmeno questo provvedimento vedrà mai la luce

4. infine, sulla partecipazione al pride, si ha la diffusa sensazione che la sua presenza verrebbe accolta con fischi e commenti non troppo lusinghieri. Proprio per la legge di cui sopra. Adesso, io non ho problemi a credere che l’onorevole Scalfarotto abbia evitato la piazza romana per impegni di partito e non per paura di non essere celebrato, ma la decisione di non presenziare a nessun pride italiano proprio il 28 giugno, il giorno dell’Onda Pride in tredici città italiane, lascia pensare che la ragione stia veramente nella paura delle contestazioni.

Triste, se così fosse, che un personaggio che ha usato la sua omosessualità per caratterizzarsi politicamente – dai tempi delle primarie del 2005, come candidato gay – e che ha prestato il suo cognome per una legge che mai vedrà la luce e che se dovesse venir approvata così com’è ora farebbe più danni di quelli a cui dovrebbe rimediare, scelga l’esilio invece che manifestare in patria in un momento nel quale, a suo dire, ogni segnale sarebbe di svolta positiva rispetto alla questione LGBT italiana.

Segno, forse, che questi segnali sono per lo più nella mente di chi li dichiara e che costituiscono un poderoso atto autoassolutorio per chi milita, più o meno attivamente, in un partito che – come ci ricorda Francesca Fornario in un suo articolo su Micromega – si distingue più per atti, simbolici e reali, contro le persone LGBT che per risultati concreti sul fronte dei diritti.

Credibilità renziana 2.0

Ivan Scalfarotto

No, non me la prenderò con Matteo Renzi, col suo “Enrico stai sereno”, con il mantra “no alle larghe intese” e col fatto che, fatto fuori il sereno Enrico, poi si è fatta l’accordo politico con Berlusconi per distruggere l’architettura istituzionale del paese e l’alleanza parlamentare con Alfano per andare al governo senza il passaggio elettorale. Questa ormai è storia.

Ricorderò, semmai, due astri nascenti – e si spera dalla vita politica molto breve – del renzismo rampante, che si configura sempre più post-berlusconismo de noantri (e diciamocelo tutta, già il berlusconismo the original non era poi così chic): Ivan Scalfarotto e Francesco Nicodemo.

Francesco Nicodemo

Il primo, nella postfazione al libro di Chiara Lalli, Buoni genitori, a pagina 248 dichiarava: «Due cose sono da fare subito. La prima è non abbassare il livello delle richieste, non accontentarsi di nulla che non sia la piena parità, insomma, non scendere a compromessi ed evitare che la discriminazione sia cristallizzata in leggi. La seconda è perseguire l’alleanza con tutta la comunità nazionale…»

Scalfarotto una volta eletto in parlamento è stato il creatore di un compromesso al ribasso che legittima le affermazioni omofobe dentro le scuole. Per non mettere a repentaglio le larghe intese, dirà poi, in un secondo momento. E quando il movimento LGBT gli ha fatto notare la pericolosità della sua legge, quello stesso è stato insultato.

Il secondo, invece, solo poco tempo fa tuonava contro due signori, De Gennaro e Moretti, colpevoli di aver determinato alcuni degli oscuri e inaccettabili mali italiani. Adesso che il suo leader li ha incoronati con una nomina fresca fresca nei ruoli chiave del sistema Italia, Nicodemo giustamente tace – non rientra nella logica del renziano il concetto di dignità rispetto a se stessi – ma qualcun altro, come il blogger Pasquale Videtta, gli ha fatto notare la discrasia tra ciò che egli diceva un tempo e il nuovo corso di cui è promotore.

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Ovviamente, il problema non sta nella sua mancanza di credibilità – la scuola scalfarottiana fa proseliti, evidentemente – ma in chi fa notare certe discrepanze sul concetto di coerenza. Basta leggere il carteggio on line in merito alla questione.

Questa è la gente che ci governa. Giusto per capire di chi stiamo parlando.

Guerra all’Unar? Il solito Pd che tifa omofobia

Maria Cecilia Guerra

Partirei con una premessa. Dovrebbe essere pacifico il concetto che tutto ciò che è contro la lotta al razzismo, è razzismo. Così come tutto ciò che ostacola la lotta alla mafia, fa un favore alla mafia. E quindi è mafia.

Fatte queste premesse, andiamo al dramma attualmente in corso. I protagonisti sono sempre quelli. Il solito Partito democratico – che dopo le ultime peripezie renziane ha reso la situazione tragica, ma non seria – e l’ennesima burocrate consustanziale alla casta, Maria Cecilia Guerra. Lo scenario è quello dell’omofobia nelle scuole.

Facciamo un riassunto delle puntate precedenti: l’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha commissionato all’Istituto Beck una serie di opuscoli intitolati Educare alla diversità a scuola. Il materiale è il frutto di una ricerca sull’omo-transfobia nella società e nelle scuole italiane.

Questi opuscoli sono adesso disponibili e il loro scopo è, appunto, quello di essere distribuiti nelle scuole per evitare forme di bullismo contro gli/le adolescenti LGBT.

La signora di cui sopra, sottosegretaria al Welfare, con delega alle Pari Opportunità – e poi ci spiegherà Letta che senso ha dare a un’economista la gestione delle problematiche sociali a chi non ha specifiche competenze in merito – ha quindi inviato una lettera ufficiale di demerito al presidente dell’Unar per aver distribuito quel materiale nelle scuole senza il suo consenso.

Adesso, sicuramente nulla c’entrano i recenti colpi di tosse dell’Avvenire, che si oppone ferocemente al fatto che a scuola si parli di rispetto per gay, lesbiche, bisessuali e trans… Fanno però riflettere e preoccupano le motivazioni del gesto della sottosegretaria: «sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale nel percorso educativo dei nostri ragazzi. La finalità non deve mai essere quella di imporre un punto di vista o una visione unilaterale del mondo».

Traducendo: se io ti educo al rispetto, contrariamente a quello che fa la chiesa (tramite i docenti di religione che veicolano omofobia proprio dentro le classi), ti sto imponendo il mio punto di vista!

Quindi, in Italia funziona così: ai docenti di religione si permette, pagandoli pure, di insultare le persone LGBT nelle scuole italiane. Chi fa politiche contro la discriminazione, invece, viene censurato pubblicamente. Secondo questa filosofia, quindi, la lotta all’omofobia e i sentimenti omofobici rientrano allo stesso modo nel rango delle opinioni (ancora grazie, Ivan Scalfarotto, per aver sdoganato tutto questo con la tua orrida legge).

Per capire il paradosso: è come se io a scuola, parlando di razzismo, dovessi da una parte condannare la tratta degli schiavi e dall’altra affermare che i negrieri avevano comunque le loro giuste motivazioni!

Accanto a questi discorsi, di tipo etico, si aggiungano un paio di fatti di carattere squisitamente tecnico:

1. l’Unar è un ente autonomo e quindi non deve chiedere il permesso a questo o quel viceministro (soprattutto se ignorante in materia) per distribuire del materiale didattico nelle scuole;

2. non sarebbe possibile da parte dei ministeri effettuare controlli su quanto pubblicato da enti e uffici, indipendenti e non, dato che questo tipo di controlli (o censure, diciamolo chiaramente) richiederebbe una mole di lavoro impressionante.

Insomma, si ha la spiacevole sensazione che la sottosegretaria abbia obbedito alle direttive di vescovi e preti. Gli stessi di quella chiesa cattolica che, non si è capito ancora bene perché, è inflessibile sulla valutazione delle persone LGBT – viste come peccatrici – ma nulla fa di concreto per combattere i casi di violenze sessuali sui minori perpetrate dai propri sacerdoti, in tutto il mondo. Ricordiamoci la recente condanna dell’ONU, a tale proposito.

Ritornando all’apertura di questo post: se io ostacolo la lotta al razzismo, sono di conseguenza un razzista. Lo stesso si può dire di chi impedisce che nelle scuole si parli di rispetto per le diversità.

La signora Guerra ha fatto un grosso favore agli omofobi, scrivendo quella nota di demerito. Non sarò io a farle notare che il prossimo salto dal balcone, da parte di un giovane gay, sarà anche merito di gesti come il suo.

Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

Ivan Scalfarotto, creatore della legge sull’omofobia

Riprendo con questo post l’articolo di Ivan Scalfarotto sull’HuffingtonLa legge contro l’omofobia non è liberticida…  Nel suo pezzo Scalfarotto segue due direttrici: difendere il sindaco di Firenze, nonché suo leader, dalle critiche per aver concesso ospitalità a una manifestazione omofobica e ricordare la bontà della legge da lui creata riguardo all’omo-transfobia.

Andiamo per punti.

1. Per chi non lo sapesse: dopo il flop dello scorso week end, Manif pour tous ci riprova a Firenze, dove ha chiesto e ottenuto ospitalità proprio in una sala del comune. Dice, giustamente, il deputato renziano: «la sala è stata prenotata da un consigliere comunale, e gli è stata concessa come sempre succede quando i consiglieri comunali avanzano una richiesta di questo genere, ed è stata concessa a pagamento». E su questo non si discute. Ma il problema non è la cessione della sala in questione, bensì il destinatario della stessa!

Se io organizzassi un convegno improntato su ideologie quali l’antisemitismo o il razzismo, il comune di quale città – non amministrata dalla Lega, intendo – mi darebbe luoghi pubblici, a pagamento o meno? Scalfarotto quindi continua a non vedere il cuore reale del problema: l’omofobia si spaccia ancora come una delle tante libertà di pensiero, quando invece dovrebbe essere considerata un’aberrazione dello stesso.

2. Questo presupposto ci aiuta a capire le ragioni della sua difesa a se stesso e alla sua legge, che non è contro l’omofobia ma semmai tutela le sue forme più sotterranee e invasive. Dice il nostro: «si tratta di una legge che ha incontrato le critiche pesanti delle associazioni gay proprio perché ha voluto tener conto della libertà di opinione di chi crede che il matrimonio egualitario sia sbagliato e che l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche sia da evitare».

Scalfarotto su questo dice falsità. Le associazioni non hanno mai preteso la prigione per chi pensa che il matrimonio debba essere solo tra uomini e donne o per chi è contrario alle adozioni. Così come nessuno va in galera se pensa che un bianco non debba sposare una nera o che un bambino italiano non debba crescere in una famiglia di stranieri. Il razzismo e l’omofobia hanno diversi livelli, criminali e non. Una legge giusta dovrebbe punire gli aspetti criminali e intervenire dal punto di vista culturale sulle aberrazioni del pensiero, appunto.

Invece, la legge fortemente voluta dal deputato del Pd e concordata con i settori più retrivi del parlamento – tra un insulto e un altro alle associazioni LGBT che chiedevano un trattamento di dignità – permetterebbe, ad esempio, di dire nelle chiese, nelle scuole, negli ospedali, nei partiti, che gli omosessuali sono malati da curare, che non devono avere uguali diritti, ecc. Cioè permetterebbe di diffondere idee che favorirebbero e accrescerebbero l’odio, la discriminazione e il mancato rispetto nei confronti di gay, lesbiche, persone trans, ecc.

Proprio questo aspetto fa del suo provvedimento, non una legge contro, ma per l’omofobia. Perché di fatto la istituzionalizza.

3. Il terzo punto di quell’articolo sfiora la mistificazione e ci riporta a Renzi. Dice Scalfarotto: «credo che i critici di Renzi farebbero bene a concentrarsi sul punto politico della questione, che consiste nel fatto che il Segretario del PD sta perseguendo dalla sua elezione, con tenacia assolutamente inedita, risultati concreti a favore delle coppie gay e lesbiche».

Non ci risulta, al momento attuale, che si sia fatta una sola legge a favore delle coppie gay e lesbiche o a tutela delle persone LGBT. Scalfarotto confonde il risultato politico con la propaganda e la promessa generica. In un contesto, come quello attuale, dove le civil partnership volute dal segretario del Pd rischiano semmai di far cadere il governo – e c’è da credere che Renzi stia agitando le unioni civili proprio per rompere su quel punto e arrivare a elezioni al più presto.

In conclusione, farebbe bene l’esponente renziano a guardare un po’ di più al piano della realtà – dove ogni cosa sconfessa sia il suo operato sia le sue istante celebrative, di se stesso e del suo leader – e cominciare a lavorare davvero per una politica dell’integrazione e della liberazione delle persone LGBT. Magari ascoltando le associazioni di settore, invece di attaccarle. E magari avendo meno a cuore le larghe intese, l’alleanza con gli estremisti cattolici e la benevolenza di personaggi lugubri per quel che riguarda lo stato dell’arte dei diritti civili in Italia. Fosse non altro per una questione di credibilità istituzionale e politica.

Il “buono” della legge Scalfarotto

Premesso che non andrebbe chiamata legge contro l’omofobia, perché di fatto la tutela – ammesso che tu sia prete, deputato dell’UdC, primario ospedaliero iscritto a Comunione e Liberazione, ecc – possiamo vedere alcuni aspetti di questo ddl che potremmo utilizzare, noi persone LGBT, a nostro vantaggio.

Il primo: noi delle associazioni gay potremo dire, ad esempio, che i leghisti sono creature inferiori e che non possono sposarsi perché i bimbi meritano di meglio.

E poi ancora: e poi ancora, io personalmente quanto docente, ma membro di un’associazione politica che svolge la sua missione anche dentro le scuole, potrò divulgare tra i miei allievi l’idea che essere cristiani è una patologia mentale.

Ricordioci infatti ciò che recita la legge fortemente voluta dal Partito democratico e dai teodem dell’UdC, che recita:

Non costituiscono discriminazione le opinioni assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attivita’ di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni

quindi, poiché la nostre associazioni si muovono nell’ambito della Costituzione, potremo tutti e tutte noi dire, da oggi in avanti, che agli omosessuali iscritti a partiti come il Pd dovrebbe essere vietato di sposarsi, un giorno, perché è evidente che vivono male la loro condizione personale.

Per fortuna di Ivan Scalfarotto e di molti e molte dentro il suo partito, noi delle associazioni LGBT non siamo come lui e come i suoi amici in parlamento, a cominciare da Paola Binetti che ha voluto questa legge così com’è e che alla fine l’ha pure votata.

Legge “contro” l’omofobia: le reazioni della società civile

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La foto che vedete sopra è la reazione dei deputati e delle deputate del Movimento 5 Stelle, che si sono baciati e baciate emulando coppie omosessuali, per protesta alla legge “contro” l’omofobia votata oggi in parlamento dal Pd e da Scelta Civica. Un ddl che legittima le affermazioni e i comportamenti omofobi e transfobici se fatti dentro chiese, partiti, associazioni, ospedali, ecc (domani spiegherò perché questo provvedimento è pessimo).

Riporto velocemente alcune dichiarazioni, raccolte su Facebook, Twitter e altri siti, della società civile – compresa larghissima parte della comunità LGBT – alla notizia dell’approvazione della legge.

Ilda Curti, assessora della Giunta Comunale di Torino, Pd: «Se sono un singolo cittadino e dico che ebrei, neri, Rom o omosessuali sono inferiori, contro natura o deicidi la legge Mancino mi punisce. Se sono membro di un’organizzazione religiosa, politica, culturale e le stesse cose le propagando nelle scuole, negli ospedali, nelle piazze posso farlo.»

Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, presidente di Gaynet: «È veramente triste che dopo tante lotte durate decenni si sia arrivati ad un voto che garantisce gli omofobi dando il via libera alla libertà di insulto persino per le organizzazioni di estrema destra.»

Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli di Roma: «Passato questo incredibile emendamento che legittima omofobia e transfobia. Ora questa legge da debole è diventata pessima. Un pessimo segnale. Peccato! Noi speravamo che potesse essere un primo segnale di cambiamento del nostro Paese e invece è un segnale della potenza dell’intervento vaticana nelle nostre vite e nelle nostre istituzioni.»

Matteo Winkler, giornalista, scrittore e giurista: «Il testo di legge sull’omofobia approvato dalla Camera è uno schifo alla massima potenza. Non uno ma due passi indietro dalla civiltà.»

Vanni Piccolo, militante storico del movimento LGBT: «Un solo commento “vergogna vergogna vergogna”. Sto urlando di rabbia, di dolore, di impotenza. Dopo tanti anni di lotta del movimento, persone e cause completamente estranei alla nostra vita e alla nostra lotta fanno di ognuno di noi un ” niente sociale” senza tutela, su cui gli omofobi, i portatori di odio, i balordi di turno, potranno infierire a piacimento. Saranno tutti contenti. Evviva! Gli autori avranno una medaglia per aver salvato l’equilibrio dei partiti omofobi. Da me una medaglia all’infamia!»

Luca Trentini, militante LGBT: «legge sull’omofobia definitivamente approvata! coi voti di PD e UDC. Una legge orrenda che rende legale l’omofobia! Avvilente!»

Stefano Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: «oggi 19:40 posso solo dire di essere contento di aver votato M5S, posso dire a testa alta di non aver contribuito a mandare in parlamento questi impresentabili (lgbt compresi), ora vorrei guardare in faccia i miei amici Facebook che mi maltrattavano e continuavano a farsi prendere in giro dal PD.»

Stefano Aresi, ex presidente dell’associazione Milk di Milano: «Dear friends, today Italian Parliament approved this kind of law: “Expressing opinions or doing things against homosexuality in political, sindacal, cultural or religious organizations and in hospitals is not considered a discrimination act.” I think we have to start to have fear.» (trad.: Cari amici, oggi il Parlamento italiano ha approvato questo tipo di legge: “Esprimere pareri o fare le cose contro l’omosessualità in organizzazioni politiche, sindacal, culturale o religiosa e negli ospedali non è considerato un atto di discriminazione.” Penso che dobbiamo cominciare ad avere paura.)

Fulvio Boatta, militante in Arcigay Palermo: «Questo è il comma “salvavescovi” approvato da Scalfarotto che istituzionalizza l’omofobia di stato. Vergogna!» (segue l’immagine).

Pasquale Videtta, blogger: «Io mi tessererò nell’Azione Cattolica solo per poter insultare ogni giorno Scalfarotto e poi avvalermi della sua legge per difendermi.»

Paolo Soglia, utente Facebook: «Avviso a tutti gli omofobi: per continuare a esercitare l’omofobia con la nuova legge dovrete iscrivervi a una apposita associazione omofoba regolarmente registrata all’albo delle libere forme associative. Per ulteriori informazioni rivolgersi a Ivan Scalfarotto.»

Taniuzzacalabra, utente di Twitter: «Quindi se io Tania, dico sei uno stronzo gay, sono omofoba. Se io Tania, dirigente di partito, di gruppo religioso dico la stessa cosa, NO.»

Fossi nell’onorevole Scalfarotto, l’autore di questo capolavoro, comincerei a fare un serissimo, approfondito e impietoso esame di coscienza. A mio giudizio, ed evidentemente non solo mio, il signore in questione ne ha un disperato bisogno.