Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

La più amata dagli italiani.

L’Espresso ha lanciato un sondaggio:

Una donna a Palazzo Chigi:
voi chi preferireste? Dopo lo scandalo Ruby, sono in molti a pensare che l’opposizione alle prossime elezioni dovrebbe proporre una candidata donna. Quale sarebbe secondo voi la più adatta e quella con maggiori possibilità di vincere?

Seguono una sfilza di nomi. Tra questi, tra cui spicca un’unica politica degna di voto, Emma Bonino, (con un occhio di benevolenza alla Serracchiani), ne spuntano di improponibili e assolutamente inutili, per non dire dannosi, quali la Finocchiario, la Melandri e, addirittura, la Lanzillotta.

In quello che appare un omaggio all’epica della tristezza, a vincere è lei: Rosy Bindi. E non poteva essere diversamente.

La cretinaggine italiana, che fino a oggi ha dato potere a Berlusconi, se si dovesse votare una donna, vorrebbe una mezza-suora laica, nonché criptolesbica e omofoba.

Dentro gran parte dell’elettorato di centro-sinistra non si riesce ad andare oltre la sciatteria, politica e umana, di quella donna. Si vorrebbe governare, cioè, la complessità del presente affidandola a chi non va oltre la superstizione a cui si ispira per la sua azione “politica”.

I miei connazionali si meritano decisamente il peggio.
Fosse non altro perché lo rincorrono.