25 aprile: facciamo la revisione all’antifascismo e alla democrazia

Oggi, 25 aprile. Credo fermamente che occorra fare una bella revisione al concetto di antifascismo e a quello di democrazia. E del valore che assume questa data di fronte alla società nella sua interezza e tra suoi settori particolari.

Mi spiego meglio.

Temo che una certa cultura, sicuramente di sinistra, forse un po’ troppo “vintage”, di certo marginale, ne abbia fatto un vessillo esclusivo. Il mondo è diviso in due: antifastisti e fascisti. E, va da sé, l’antifascismo è uno solo: il loro. Il quale si tinge di vetero, neo o post-comunismo, a seconda della frangia di questa galassia da centro sociale. Il quale sposa, sic et simpliciter, le ragioni di un anarchismo velleitario. Che si manifesta con il disprezzo delle istituzioni democratiche – personalmente mi è stato detto, da un luminare di questo pensiero, che poiché io insegno in una scuola sono complice di un sistema che, poiché capitalista, è fascista – e che riduce la “militanza” antifascista a mera contrapposizione coi gruppuscoli di destra, estrema e delinquente, con cui fare a botte.

Dall’altra parte, c’è l’anti-antifascismo. Quello alla Gasparri e alla La Russa. E basta solo questo per comprenderne il grigiore intellettuale, la farraginosità ideologica, della sua idiozia concettuale.

In mezzo, poi, tolte le dovute eccezioni, il mare magnum di una mediocrità acritica e passiva.

Entrambe quelle visioni hanno un limite nostalgico: sono ferme al 1945. Mentre siamo nel 2013. Piaccia o meno, non ci sono più le truppe tedesche pronte a invaderci, non ci sono i campi di sterminio, non ci sono le montagne su cui rifugiarsi per sparare ai fasci brutti e cattivi. Quella è la storia e quella va studiata, ricordata, va ricondotta quella memoria nel giusto senso dell’orrore e nell’auspicio, politico e sociale, della sua irripetibilità.

Oggi abbiamo una Costituzione e delle istituzioni democratiche costantemente tradite da chi si fa tutore della morale istituzionale. E magari il prurito della tutela delle garanzie costituzionali viene fuori solo quando occorre impedire alle coppie gay e lesbiche di poter accedere al matrimonio. “La Costituzione lo vieta”, recitano i vari Giovanardi, Casini, Buttiglione, Bindi, ecc.

La lotta partigiana e la Resistenza sono simboli importanti e irrinunciabili. Occorre ricordare che se esiste la democrazia, lo dobbiamo ai partigiani e alle partigiane di orientamento comunista, socialista, conservatole, cattolico. E questo è inconfutabile. In questa verità si dovrebbe trovare l’unità nazionale attorno il 25 aprile.

Quelle lotte ci hanno regalato un futuro con un nome ben specifico: Costituzione della Repubblica. La difesa di questa è il vero, unico, solo antifascismo che possiamo portare avanti adesso. Il 25 aprile ha senso se nei restanti giorni dell’anno difendiamo le istituzioni – polizia inclusa, cari amici compagni con la K – pretendendo che esse siano davvero democratiche. E saranno davvero così se tutti e tutte noi partecipiamo alla loro costruzione. Superando l’avvitamento nella memoria fine a se stesso e la mitizzazione del fatto storico come dogma fideistico. Perché il futuro immaginato dalla Resistenza prima, e dai/lle padri/madri costituenti poi, sia il nostro presente.

Mondo civile e matrimonio egualitario

matrimonioegualitario

Farò il punto della situazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche nel mondo e del matrimonio egualitario nei paesi di vecchia e nuova democrazia. E vi parlerò di una cosa che non mi piace nella dicitura “matrimonio gay”.

Ma andiamo per ordine.


1. Il mondo dei diritti

L’elenco presente è ripreso e ottimizzato dal sito di Repubblica – anche se mancano alcune realtà come il Regno Unito e l’Ungheria – che oggi dedica un articolo alla legalizzazione del matrimonio per tutti e tutte in Francia.

Francia – è il 14° Paese a rendere legali le nozze gay. L’ultimo prima della Francia è stato lo scorso 17 aprile la Nuova Zelanda. Ecco come funziona nel resto del mondo.
Nuova Zelanda – Il 17 aprile scorso il Parlamento ha approvato la legge sui matrimoni gay, diventando il primo paese dell’Asia-Pacifico a legalizzarli. La legge apre la strada all’adozione. Nel Paese l’omosessualità era stata depenalizzata solo nel 1986.
Uruguay – L’11 aprile 2013 è diventato il secondo Paese latinoamericano a permettere le nozze tra omosessuali. La nuova legge prevede l’eliminazione di ogni riferimento al sesso delle persone negli articoli del Codice Civile sul matrimonio.
Olanda – È stato il primo Paese, nell’aprile del 2001, ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.
Belgio – Il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni è arrivato nel 2006.
Spagna – Le nozze gay sono previste da luglio 2005. E le coppie gay, sposate o no, possono adottare bambini.
Canada – La legge sul matrimonio gay è del luglio 2005.
Sudafrica – Nel novembre 2006 il Sudafrica è diventato il primo Paese africano a legalizzare le unioni gay attraverso “matrimonio” o “partenariato civile”. Le coppie possono anche adottare.
Norvegia – Da gennaio 2009 omosessuali ed eterosessuali sono equiparati davanti alla legge in materia di matrimonio, di adozione e di fecondazione assistita.
Svezia – Le coppie gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso da maggio 2009. L’adozione era già legale dal 2003.
Portogallo – Una legge del 2010 ha abolito il riferimento a “sesso diverso” nella definizione di matrimonio. Ma è esclusa la possibilità di adottare.
Islanda – Le nozze gay sono legalizzate dal 2010. Le adozioni sono legali dal 2006.
Argentina – Il 15 luglio 2010 l’Argentina è diventato il primo Paese sudamericano ad autorizzare il matrimonio gay e le adozioni da parte di omosessuali.
Danimarca – Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, ha autorizzato nel giugno 2012 le coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato.
Messico – Le nozze sono possibili sono nella capitale, Città del Messico.
Stati Uniti – I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali solo in 9 Stati e a Washington Dc.

Germania, Finlandia, Repubblica Ceca, Svizzera, Colombia e Irlanda riconoscono le unioni civili.

Direi che il mondo del diritto diventa ogni giorno molto più grande. E bello.


2. Questioni terminologiche

Per favore, non chiamatelo “matrimonio gay”. Non stiamo parlando di un’oasi del diritto. Chiamarlo matrimonio egualitario è una scelta lessicale importante, perché non stiamo creando un istituto che è apposito per i gay e le lesbiche. Dire “matrimonio gay” ha lo stesso grado di assurdità di dire “diritto di voto gay” o “diritto allo studio gay”. Un diritto è tale se è fruibile da tutti i cittadini e da tutte le cittadine in un contesto di totale parita giuridica e culturale. Altrimenti ci troviamo di fronte a un privilegio.

Il matrimonio, nei paesi sopra citati, era fino a qualche tempo fa una prerogativa escludente rispetto alle aspettative democratiche di una fetta di popolazione. Minoritaria, siamo d’accordo. Ma una democrazia si misura proprio negli spazi di azione comune che riconosce proprio ai soggetti potenzialmente svantaggiati.

Dobbiamo far capire, in Italia, che non siamo sottraendo con la dicitura “matrimonio gay” un diritto naturalmente attinente alle persone eterosessuali. Stiamo operando una strada diversa, opposta: si allarga un diritto che rischia, appunto, di trasformarsi in privilegio.

Se non comprendiamo questo assunto fondamentale, saremo i primi a non meritare il concetto di eguaglianza. E dà eguaglianza ciò che è egualitario. Per cui, da oggi in poi, chiamiamolo così, il matrimonio che ci spetta. Perché siamo cittadini e cittadine con tutti i doveri richiesti ad altre categorie. Ma, proprio perché gay o lesbiche o in transizione, non abbiamo lo stesso accesso al raggiungimento della felicità affettiva garantita non solo dal ricorso a un istituto giuridico, ma anche dal poter usare un simbolo. Forte e imprescindibile.

Dobbiamo lottare perché tale simbolo sia “per tutti e per tutte”. E perché il diritto ci renda, appunto, uguali quanto il resto della società. Non di meno, né orwellianamente “più uguali degli altri”.

Poi, per il resto, W gli sposi e le spose, laddove chiunque può amare come vuole nel pieno accesso a ogni garanzia istituzionale. Adesso lavoriamo davvero per rendere anche il nostro paese più simile, anzi, del tutto uguale, al mondo che è migliore del nostro. E chissà che da quel “piccolo” passo l’Italia non diventi più bella anche sotto molti altri aspetti.

Napolitano bis: Italia mummificata

Dopo le ore convulse di questi ultimi giorni per la rielezione del capo dello Stato, emergono alcuni fatti sui quali è bene soffermarsi e dai quali ripartire per comprendere le prossime mosse future della ormai devastata e disperata situazione politica nel nostro paese.

Andrò per punti.

1. Il Napolitano bis è l’emblema dell’Italia di oggi: inciuciona, gerontocratica, incapace di rinnovarsi, imprescindibilmente vecchia. In una parola soltanto: mummificata.

2. Il Partito democratico ne esce a pezzi – forse addirittura morto – e dimostra di essere quello che ho sempre pensato: il più grosso errore storico in Italia dopo fascismo e berlusconismo (di cui, a ben vedere, è solo una pallida emanazione).

3. Bersani adesso ha un grosso problema: deve restituire il voto per la sua coalizione a me e ad altri milioni di italiani/e che gli hanno dato fiducia. Anche se per l’ultima volta. E stavolta per davvero.

4. Il Partito democratico dovrebbe adesso eliminare la sua classe dirigente, quella proveniente dalla ex DC, dalla Margherita e dal PCI-PDS-DS. Ovvero: Bersani, Bindi, D’Alema, Finocchiaro, Letta, Franceschini, Fioroni, ecc. Ne va della loro sopravvivenza. Anche se, da come si sono messe le cose dalle elezioni in poi, mi sa che più che un auspicio, dovremmo cominciare a pensare a un epitaffio. Ma vedremo cosa accadrà adesso.

5. Berlusconi trionfa per l’ennesima volta: non ha più nemici interni, non ha più avversari esterni. Se dovesse vincere alle prossime elezioni (e le vincerà) avrà praticamente in mano un potere assoluto, complice anche un presidente del tutto compiacente quale Napolitano è stato (e sarà).

6. Grillo e il suo M5S rappresentano una grossa incognita: saranno capaci di concentrare il desiderio di cambiamento? Riuscirà il partito di Grillo a dotarsi di una classe dirigente capace di portare il paese verso una politica di rinnovamento reale? Si abbandoneranno certi toni per assumersi responsabilità politiche? A guardare personaggi come Crimi e Lombardi sembrerebbe di no. Ma anche qui dobbiamo solo aspettare.

7. La situazione attuale è diretta responsabilità di tutti gli attori politici attuali. Grillo e M5S inclusi. Militanti, elettori e simpatizzanti si facciano un bell’esame di coscienza. Se avessero sostenuto Bersani da subito, forse non si sarebbe arrivati a questo punto. E invece.

8. Rimasto Napolitano, bisognerà vedere cosa proporranno i partiti per superare l’impasse politica. Tramonta ogni ipotesi di collaborazione tra Pd e M5S. Aspettiamoci un “Monti bis”, un “Amato di nuovo qua”, un “Berlusconi quattro” (ma con le prossime elezioni) e la solita Italia di merda.

9. La dirigenza del Pd consegnerà il suo destino in mano a Berlusconi, il quale, come ha sempre fatto, farà saltare il tavolo al momento a lui più opportuno. Quindi se ne deduce che il Pd ha di fatto consegnato il paese a Berlusconi. E questo lo rende non solo invotabile, ma anche complice.

10. Vendola auspica un soggetto politico nuovo. E se ne sente il bisogno. Magari uno il cui simbolo ricordi quello del film Ghostbusters. Con i protagonisti tutti della seconda repubblica al posto del famoso fantasmino.

Per il resto, come ho già scritto almeno due volte, c’è da aspettare. Col timore di dover attendere, questa volta sì, la fine.

Diritti LGBT: Italia VS mondo (civile)

Regno Unito, 2013. La Camera dei Comuni approva il Marriage Bill, che renderà possibile le nozze tra gay e tra lesbiche a partire dal 2014. Il premier Cameron ha dichiarato che il suo paese farà i matrimoni ugualitari, non nonostante sia conservatore, ma proprio perché conservatore. Non sono d’accordo con questa frase: legittimare (ovvero, riconoscere secondo la legge) le famiglie omosessuali è, a parer mio, un atto di profonda trasformazione sociale in senso libertario e democratico. Ma credo sia da apprezzare l’apertura del leader britannico.

Uruguay, 2013: il parlamento del piccolo stato sudamericano ha approvato la legge per il matrimonio egualitario. L’adozione era già consentita con un provvedimento precedente sulle unioni civili.

Francia, 2013: dopo l’Assemblea Nazionale anche il Senato ha votato la legge che regolamenta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, provvedimento comprensivo dell’adozione di minori da parte delle famiglie costituite da soli uomini o da sole donne. A maggio è previsto il voto finale alla camera bassa e il ministro per la Famiglia, Dominique Bertinotti, ha dichiarato che non ci saranno sorprese.

Italia, 2013: non esiste nessuna legge di tutela per le coppie omosessuali. Oggi Franco Gallo, presidente della Consulta, ha ricordato ai politici italiani che è ora di fare qualcosa in tal senso.

A tal proposito ricordo che una note rappresentante di un noto partito politico italiano insultò i suoi contestatori dicendo loro: «niente matrimonio, se non vi sta bene andatevene via dall’Italia». Forse noi persone LGBT dobbiamo andar via da questo paese, ma a ben vedere quello che accade in giro, gli omofobi devono lasciare il mondo civile.

I saggi di Napolitano? Merito anche del M5S e Grillo

Vogliamo parlare dei saggi nominati da Napolitano per portare l’Italia fuori dalla crisi istituzionale di queste ultime settimane? Vediamone alcuni.

Mario Mauro, ciellino, ex berlusconiano, neo-montiano.
Gaetano Quagliarello, berlusconiano di ferro, gridò “ASSASSINI” dopo il no di Napolitano al decreto Salva Eluana. Sempre questo gentile e posato signore ha decretato, col suo voto in parlamento, che Ruby Rubacuori è nipote di Mubarak.
Luciano Violante, in quota Pd, quello dei ragazzi di Salò che lottarono per un ideale, un po’ come i nazisti ammazzarano milioni di ebrei per le stesse identiche ragioni.
Giancarlo Giorgetti è uno dei massimi fautori politici della famigerata legge 40. Oltre a essere espressione di un partito omofobo e razzista, quale la Lega Nord.

Tutti gli altri sono bocconiani, figli di stirpi aristocratiche, rappresentanti di quel sistema di potere sempre più distaccato dai bisogni della società italiana media, quella che la crisi la vive quotidianamente sulla sua pelle.

A volere questi signori, tutti maschi, tutti almeno cinquantenni, un presidente della Repubblica figlio di un apparato veterocomunista che non riesce ad andare oltre una politica vista come espressione (sessita, per altro) dei gruppi di potere che ci hanno portato a questo punto. La cosa veramente tragironica sta nel fatto che il M5S appare possibilista nei confronti di queste liste di saggi: tutto questo casino per esautorare il parlamento dei suoi poteri sovrani e affidare la gestione della cosa pubblica a un drappello di nominati. Nominati che, a differenza di quelli che siedono in Camera e Senato, non sono nemmeno passati dal vaglio delle urne.

Adesso, è evidente che questa classe politica è così autoreferenziale che non riesce a guardare oltre se stessa e questi nomi lo dimostrano egregiamente.
Ma sarebbe ingeneroso nei confronti della verità negare che Grillo e il suo MoVimento hanno fatto davvero un grande servizio alla democrazia: negandola.

Grillo? Uno dei problemi del paese

Paese strano, il nostro: si toglie uno bravo dalle istituzioni per aver detto “troie”. Mentre la prostituzione politica rimane ben salda al suo posto.

Siamo pure un paese in cui non si può dire “troie”, ma si fa passare l’idea che l’omofobia sia una forma di libertà di pensiero.

Nel mondo, intanto, si fanno: il matrimonio egualitario, le politiche anti-crisi, i progetti per le energie pulite e rinnovabili, ecc. In Italia si va in chiesa, si ruba e si vota M5S.

A tal proposito: siamo di fronte a un’occasione storica. Abbiamo un parlamento profondamente rinnovato, con quelle forze che sono le principali responsabili del declino attuale – e alludo al PdL e Lega – ai minimi storici in quanto a presenze tra Camera e Senato. Dall’altra parte abbiamo un partito – il Pd – che ha non poche pecche da farsi perdonare, ma che grazie anche all’azione dei grillini sta dando prova di un tentativo di profondo cambiamento interno e politico. Il M5S, in altre parole, avrebbe l’opportunità di direzionare l’azione di un governo di centro-sinistra con un appoggio esterno determinante. E si potrebbero fare, in comune accordo con Pd e SEL, nuove politiche sul lavoro, sui diritti, sull’ambiente e le riforme necessarie in termini di gestione dello Stato, giustizia e legge elettorale.

Avrebbero, centro-sinistra e M5S tutto l’interesse di dimostrare al paese che una diversità c’è rispetto al berlusconismo fino ad ora dilagante in questo paese. E invece Grillo e i suoi supporter più ciechi si ostinano a voler bruciare quest’occasione unica, che forse non si ripresenterà in Italia.

Con il rischio duplice.

Il primo: se si andasse a votare, da qui a pochi mesi, potrebbe benissimo vincere di nuovo la destra e credo che non possiamo più permetterci un governo di forze politiche che hanno determinato fenomeni quali il bunga bunga e via discorrendo.

Il secondo: riportare, in caso di governo di larghe intese, quelle forze responsabili del declino di nuovo nella stanza dei bottoni.

L’intransigenza di Grillo e associati può solo produrre queste due alternative. A che pro? Per calcoli elettorali? Ma così si anteporrebbe il proprio tornaconto al bene di tutti e di tutte. Il vizio della “vecchia” classe politica, a ben vedere. E loro, i grillini, non avevano detto di essere “diversi”? Al momento tutto lascerebbe pensare l’esatto opposto. E invece avremmo bisogno, tutti/e indistintamente, di scelte coraggiose e di un nuovo corso per la nostra disgraziata democrazia. Grillo non lo capisce o non vuole capirlo e questa tornata di consultazioni lo dimostra sempre di più. E per queste ragioni credo che sia, insieme al suo movimento e arrivati a questo punto, non una soluzione ma parte integrante dei problemi che affliggono il nostro paese.

Fenomenologia del grillino medio

20130303-140744.jpgSanno dire “tutti a casa, tutti a casa”.
Se chiedi loro cosa hanno intenzione di fare per il paese ti rispondono in due modi: “faremo come in Sicilia”, oppure “abbiamo già fatto tanto”.
Se gli fai notare che il parlamento non funziona come la regione in Sicilia, ti dicono che già hanno fatto tanto.
Se gli chiedi cosa hanno fatto, ti rispondono di andare a informarti.
Ma se li critichi per come sta gestendo il M5S il dopo elezioni, ti accusano di seguire i media italiani, naturalmente corrotti.
Ogni tanto un insulto. E molto spesso l’incapacità di dialogare senza attaccarti. Per non parlare della più totale insofferenza verso qualsivoglia critica al loro leader.

A ben vedere, un po’ come il militante medio del Pdl (e di certa militanza d’apparato del Pd) che loro tanto schifano…

Nel frattempo il paese è al baratro, mercati e opinione pubblica mondiale ci guardano con un misto di preoccupazione e orrore e Grillo, oltre a insultare Bersani sul suo blog e a tenere riunioni ultra segrete (ma non erano per la trasparenza?), non sa cosa fare.

Meritiamo la catastrofe, temo. Per un buon 75% di ragioni…

Casini e la differenza tra amore e violenza

«Non è detto che l’Europa sia sempre e comunque da imitare. Ad esempio alcuni paesi del nord hanno legalizzato dei movimenti che facevano anche apologia della pedofilia, non credo che per questo l’Europa sia un esempio da imitare.»

Lo ha detto alla radio Pierferdinando Casini, commentando la scelta delle democrazie europee più avanzate – le ultime, in ordine di arrivo: Francia e Regno Unito – di estendere il matrimonio anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Prendiamo atto di quanto segue e facciamoci anche qualche domanda:

1. Casini cerca di accomunare delle leggi di parlamenti e governi sovrani a un crimine, dicendo per altro falsità. L’Europa non ha mai avallato nessun movimento che inneggiava alla pedofilia, semmai alcuni paesi hanno dichiarato non perseguibili movimenti che auspicano l’abbassamento del limite del consenso, fermo restando che in quei paesi il reato di pedofilia permane

2. Casini si candida a governare questo paese insieme a Monti e pare che Bersani gli faccia l’occhiolino da un po’… come si comporterà, tuttavia, di fronte a personaggi pubblici quali il premier belga, Di Rupo, il primo ministro islandese, Johanna Sigurdardottir o il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, tutti/e omosessuali dichiarati e, nel caso dei diplomatici d’Islanda e Germania, anche sposati? Queste affermazioni porterebbero al rischio di pericolosi incidenti diplomatici… (Berlusconi è stato, e giustamente, stigmatizzato per molto meno)

3. Casini non sa distinguere tra una legge che tutela un coppia e il suo progetto di vita, fatto da adulti consenzienti, e una violenza su un minore. Va bene che frequenta un po’ troppo chiese e confessionali, dove si fa confusione su questo tipo di differenza, ma a tutto dovrebbe esserci un limite.

Se poi ci mettiamo anche che questo lugubre personaggio è uno dei maggiori responsabili dello scempio berlusconiano e che ha spalancato le porte del parlamento a galantuomini come Cuffaro e Romano, la domanda è la seguente: voi dareste anche solo l’amministrazione di un condominio a un elemento simile?

In Europa non sarebbe candidato neppure a un consiglio di quartiere. Qui, ed è l’ennesimo sintomo dell’arretratezza italiana, è considerato un interlocutore politico affidabile. Speriamo che gli italiani e le italiane si sveglino, tra qualche settimana in cabina elettorale, e si regolino di conseguenza.

Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

Se fossi io al governo…

Se fossi io al governo semplificherei portando il numero delle regioni a dieci in tutto, e il numero delle province a trentacinque.

Ecco come andrebbero riorganizzate le regioni

  1. Regione Alpina (Val d’Aosta, Piemonte, Liguria): 5 province (di cui 1 autonoma) – capoluogo: Torino
  2. Regione Lombarda: 4 province – capoluogo: Milano
  3. Regione Triveneta (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige): 6 province (di cui 2 autonome) – capoluogo: Venezia
  4. Regione Tosco-Emiliana (Toscana, Emilia-Romagna): 6 province – capoluogo: Bologna
  5. Regione Laziale: 3 province – capoluogo: Roma
  6. Regione Appenninica Settentrionale (Umbria, Marche): 3 province – capoluogo: Ancona
  7. Regione Appenninica Meridionale (Abruzzo, Molise): 2 province – capoluogo: L’Aquila
  8. Regione Campana: 3 province – capoluogo: Napoli
  9. Regione Ionica (Puglia, Basilicata, Calabria): 4 province – capoluogo: Bari
  10. Regione Insulare (Sicilia, Sardegna): 4 province – capoluogo: Palermo

Ed ecco come rifarei le province:

  1. Provincia Torinese (ex provincia di Torino)
  2. Provincia autonoma di Aosta (ex regione Valle d’Aosta)
  3. Provincia dei Laghi occidentali (sede: Novara – ex province di Vercelli, Novara, Biella e Verbania)
  4. Provincia Pedemontana (sede: Alessandria – ex province di Cuneo, Alessandria, Asti)
  5. Provincia Ligure (sede: Genova – ex regione Liguria)
  6. Provincia Milanese (sede: Milano – ex province di Milano, Monza e Brianza)
  7. Provincia dei Laghi orientali (sede: Como – ex province di Como, Sondrio, Lecco, Varese)
  8. Provincia del Po (sede: Pavia – ex province di Pavia, Lodi, Cremona, Mantova)
  9. Provincia dell’Iseo (sede: Brescia – ex province di Bergamo, Brescia)
  10. Provincia Lagunare (sede: Venezia – ex province di Venezia, Treviso, Belluno)
  11. Provincia Euganea (sede: Padova – ex province di Padova, Rovigo, Vicenza, Verona)
  12. Provincia autonoma di Trento (ex provincia di Trento)
  13. Provincia autonoma di Bolzano (ex provincia di Bolzano)
  14. Provincia Friulana (sede: Trieste – ex regione Friuli Venezia Giulia)
  15. Provincia Romagnola (sede: Ravenna – ex province di Ravenna, Rimini, Forlì)
  16. Provincia Emiliana orientale (sede: Bologna – ex province di Bologna, Ferrara e Modena)
  17. Provincia Emiliana occidentale (sede: Parma – ex province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, Massa-Carrara)
  18. Provincia della Val d’Arno (sede: Firenze – ex province di Firenze, Arezzo, Prato, Pistoia, Lucca, Pisa)
  19. Provincia Tirrenica (sede: Siena – ex province di Grosseto, Livorno, Siena)
  20. Provincia Umbra (sede: Perugia – ex regione Umbria)
  21. Provincia Adriatica (sede: Ancona – ex province di Ancona, Pesaro-Urbino)
  22. Provincia Picena (sede: Macerata – ex province di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo)
  23. Provincia Romana (ex provincia di Roma)
  24. Provincia del Laghi Laziali (sede: Viterbo – ex province di Viterbo e Rieti)
  25. Provincia Pontina (sede: Latina – ex province di Latina e Frosinone)
  26. Provincia Abruzzese (sede: L’Aquila – ex regione Abruzzo)
  27. Provincia Molisana (sede: Campobasso – ex regione Molise)
  28. Provincia Napoletana (ex provincia di Napoli)
  29. Provincia del Volturno (sede: Caserta – ex province di Caserta e Benevento)
  30. Provincia Appenninica Campana (sede: Salerno  – ex province di Salerno e Avellino)
  31. Provincia Pugliese (sede: Bari – ex province di Foggia, Bari, Barletta)
  32. Provincia Salentina (sede: Lecce – ex province di Lecce, Brindisi, Taranto)
  33. Provincia Lucana (sede: Potenza – ex regione Basilicata)
  34. Provincia Calabra (sede: Catanzaro – ex regione Calabria)
  35. Provincia Sicana (sede: Palermo – ex province di Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta)
  36. Provincia Etnea (sede: Catania – ex province di Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Messina)
  37. Provincia Campidana (sede: Cagliari – ex province di Cagliari, Carbonia, Medio Campidano, Ogliastra, Oristano)
  38. Provincia Logudorese (sede: Sassari – ex province di Sassari, Nuoro, Olbia)

Per un totale di 10 regioni e 38 province (di cui 3 autonome).

Da qui, procederei per una drastica riduzione dei parlamentari. Trecentottantacinque (385) per la Camera dei Deputati (attraverso una ridistribuzione dei collegi elettorali) e centoquindici (115) per il Senato Federale (per un totale di tre a regione, più uno ripescato dal primo dei non eletti).

Con i soldi risparmiati si potrebbero fare tante cose interessanti, tipo abbassare le tasse, aumentare i fondi per scuola (a cominciare da quelli per acquistare la carta igienica e i registri cartacei) e sanità, rimpolpare le pensioni…

Purtroppo, tuttavia, questo è un post di fantapolitica e io, di conseguenza, non sarò mai al governo. E pazienza!