Piccola riflessione del 25 aprile

resistenzaPiccola riflessione del 25 aprile : in Francia, tempo fa, hanno vinto quelli del Front National. Ieri, in Austria, il primo partito è stato il FPOe, una specie di Lega in salsa hitleriana. Due partiti neofascisti che rappresentano almeno un elettore sue tre.

Qui in Italia, di contro, abbiamo maggioranze mai votate dalla popolazione, un premier che invita a non votare e i suoi fedelissimi che irridono chi esercita il proprio diritto al voto (vedi “ciaone”).

La Festa della Liberazione dovrebbe ricordare, a tutti e a tutte, due cose:
1. il fascismo è sempre dietro l’angolo
2. quanto sta accadendo nel nostro paese è contrario al concetto di libertà e democrazia, quei valori per cui chi ci ha preceduto ha perso la vita, la propria giovinezza e anche un po’ della sua felicità.

Fa male vedere che non ne siamo ancora degni.

Come il colore della…

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I paesi in blu hanno il matrimonio egualitario, come l’orizzonte dei mari.
I paesi in azzurro le unioni civili, come il colore del cielo.
A breve anche l’Italia avrà la sua legge, grazie a Renzi e al Pd. E così, finalmente, potrà essere colorata di marrone.

 

Sulla morte di Eco, finito in un fumetto

00011-scan-edit-aquila-della-notteAddio ad Umberto Eco, e mi sembra giusto omaggiare un italiano che ha portato in alto il nome del nostro paese nel mondo. Non è così facile essere fieri dei nostri connazionali (ammesso che poi il nazionalismo abbia un qualsiasi valore). Detto ciò, la vera notizia è scoprire che un popolo totalmente disaffezionato alla cultura – e alla lettura dei libri nello specifico – trovi il tempo di rammaricarsi per la perdita di uno scrittore.

Curiosità: Eco era un devoto lettore di Dylan Dog, al punto da elogiarlo pubblicamente. Tiziano Sclavi, per omaggiarlo, decise di creare un cameo: il personaggio di Humbert Coe (come potete vedere dall’immagine) il cui nome era l’anglicismo del corrispettivo italiano e il cognome, invece, l’anagramma.

Violenze religiose

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Notturno: forse dovremmo tutti e tutte partire dall’evidenza che le religioni portano violenza e sopraffazione. Ce lo insegnano l’Isis a Parigi, il tipo che ha sparato in un centro abortivo in USA e i politici che, per non ferire la sensibilità dei cattolici, fanno leggi-apartheid contro le persone LGBT in Italia.

Le regionali, i gay russi e i leader di casa nostra

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Il pride a Mosca (foto di Repubblica.it)

Sfogliando i giornali, vengo a sapere che anche quest’anno il “mini-pride” degli attivisti russi è finito con le solite aggressioni e i soliti arresti. Non che da Putin e il suo regime ci si potesse aspettare qualcosa di meglio. Ma vi invito a vedere i volti di chi viene massacrato di botte e quelli di chi fa violenza. Giusto per capire che non è poi così automatico lo stile di vita che possiamo permetterci qui in Italia (tra mille se e ma) e più in generale in occidente. E che dovremmo difenderlo. Anche qui, a casa nostra.

Credo a questo proposito, ed è una mia personale suggestione, che nelle piattaforme politiche dei nostri pride dovrebbe esserci una voce che solidarizza con chi, tra comunità in Russia e in altri paesi, lotta contro questo tipo di violenze.

Ricordo inoltre che oggi ci sono le elezioni regionali. Salvini, considerato l’antagonista principale del Pd, ha detto di essere un estimatore di Putin e lo ha detto più volte. Se qualche persona LGBT pensa di dare il voto ai suoi candidati, guardi prima le foto e poi si faccia due domande. Non è un esercizio mentale difficile. Basta chiedersi, per cominciare: “è questo che voglio per me?”.

Dopo di che votate in libertà. Ma votate, anche, nel nome di essa.

Ahi serva Italia…

B2etylNIIAAgTkZ.jpg-largeL’immagine che vedete è estratta da un inserto del Corriere della Sera. Ed ecco cosa siamo diventati: il paese che ha la metà e oltre del patrimonio artistico mondiale e che fu patria del Rinascimento è divenuto un ricettacolo di cavernicoli (basta vedere come ha votato e come continua a votare il nostro elettorato, da Berlusconi ai due mattei).

Vorrei far notare anche che siamo un paese in cui le “radici giudaico-cristiane” sono viste come valore culturale imprescindibile per decifrare e comprendere la nostra società tutta.

Ed è così che ci siamo ridotti: un luogo abitato da gente che interpreta il mondo per pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. Siamo un popolo di ignoranti. E questo spiega il fatto che se vedi le Femen ad AnnoUno realizzi che i/le giovani presenti in studio si incazzano perché criticano il potere clericale e lanciano preservativi al pubblico (meritate Giovanardi, ve l’ho già detto?). Questo chiarisce come mai fenomeni come “Manif pour tous” e “Sentinelle in piedi” – che in qualsiasi consesso civile andrebbero bollati come raduni di balordi che hanno fatto dell’omofobia un momento di visibilità politica e una scusante esistenziale – siano ritenuti interlocutori politici. Questo spiega il Nuovo Centrodestra al governo. O le leggi del solito Pd che invece di punire l’omofobia l’avallano. Questo spiega come mai abbiamo un esecutivo popolato da “avanzi da oratorio” (cit). E tutto il resto.

Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.

Luxuria arrestata a Sochi. Ma l’Italia non se la passa meglio

Il tweet di Luxuria a Sochi

Un paio di pensieri a caldo sugli ultimi fatti accaduti alle olimpiadi in Russia.

Vladimir Luxuria è stata arrestata, dopo essersi recata in Sochi per manifestare contro la legge anti-gay. La notizia è stata diffusa da Imma Battaglia che dichiara che l’ex parlamentare del PRC è stata portata via dalla polizia locale in quanto aveva con sé una bandiera con su scritto, in lingua russa, «gay è ok». Pare, inoltre, che gli agenti si siano comportati in modo abbastanza brutale.

Nell’attesa che venga rilasciata al più presto, che le nostre autorità siano sollecite e esemplari in tal senso, e nell’augurio che stia bene, non rimane che una triste considerazione su quanto sta succedendo in questi giorni in Italia e nell’Europa dell’est: la Russia ci fa orrore, perché omofoba. Ma – dopo le ultime eroiche gesta di sottosegretari del Pd che censurano le iniziative di lotta all’omofobia dell’Unar – il nostro paese che, per compiacere le sfere religiose, vieta di parlare di rispetto delle persone LGBT nelle scuole non è poi così diverso.

Non possiamo scandalizzarci più di tanto per quanto accade nel mondo, quando dentro casa nostra si sta prendendo quella china. Occorre riflettere approfonditamente su questo. E, conseguentemente, porvi rimedio.

Fermi tutti, forse voto Tsipras

Alexis Tsipras

Forse, appunto. Perché mi lascia perplessa una lista che, in Italia, è sostenuta dai soliti ex PCI, transfughi di qualsiasi cosa possibile. Ma stavolta – sempre che trovi un aereo che non trasformi il diritto di voto in privilegio per ricchi – voto il messaggio, più che il partito.

E il messaggio è che di fronte a un Pd servo di banche e poteri forti, una destra da sempre più vicina all’idea che la lingua italiana ha di un’associazione a delinquere, un M5S che raccoglie il mal di pancia del paese ma non fa nulla per curarlo – lasciando intatte la cause dell’irritazione del popolo – scelgo chi si oppone a un’Europa disegnata sullo strapotere delle banche e che al concetto di “popolo” contrappone quello di società civile, fatta da persone, da lavoratori e lavoratrici di cui bisogna tutelare il diritto alla felicità e al futuro.

Vediamo come se la giocano, nei mesi a venire. Ma Tsipras, di per sé – e in un contesto europeo che ha distrutto la Grecia, lasciando intatti i privilegi di chi quel paese l’ha portato a quelle condizioni (modello che, una volta provato, può essere ripetuto ovunque) – mi convince.

La morte di Mandela alla lente dell’Italia berlusconiana

Nelson Mandela

Muore Nelson Mandela. Non credo ci sia molto da dire perché è di grande portata storica la sua figura, un personaggio chiave del secolo scorso, il padre della democrazia in Sud Africa, l’esempio che cambiare è possibile anche sotto la lente della “rivoluzione”, del sovvertimento dello status quo, se questo significa il perdurare di un’ingiustizia.

Per cui aggiungere altro al vuoto assoluto che lascia la sua morte rischia di essere oltre modo retorico. La storia, e la sua storia nello specifico, parla da sola.

Poi ti svegli in Italia e questa notizia si declina con le reazioni di politica e media. Due casi limite per capire quanto ancora sia inadeguato il nostro paese in tema di diritti civili.

Il Giornale che fa un titolone con tanto di refuso, chiamandolo padre dell’apartheid. I lapsus si sa dischiudono verità nascoste. È la destra italiana è ben lontana dal non essere razzista. Quel titolo dice molte cose in merito.

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“Mandela padre dell’Apartheid!” pessima figura del Giornale

Poi ancora: l’immancabile retorica del Pd che lo piange. Dimenticando, lor signori d’apparato, che se c’erano loro in Sud Africa, avrebbero fatto una legge contro l’apartheid a tutela dei bianchi razzisti. Ricordiamoci la recente legge sull’omofobia….

Concludo con una piccola nota a margine. Nel Sud Africa nato dalle lotte di Mandela, dopo anni di dittatura bianca, si approvarono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nessuno disse mai che c’erano altre urgenze. Si fecero perché o è democrazia per tutti/è o non è democrazia. Da noi certi benaltrismi sono portati avanti, a ben vedere, proprio dai capi del Pd. O osteggiati dai lettori del Giornale e dai loro rappresentanti in parlamento.

Gli stessi “microbi” di un sistema di potere che scompaiono, umanamente e politicamente, di fronte alla grande lezione di civiltà data al mondo intero da Mandela. Ricordiamocelo sempre.