Di Pietro aderisce all’Europride

Antonio Di Pietro centra un punto essenziale.
La richiesta delle famiglie GLBT di essere riconosciute dalla legge è legittima perché si muove dentro la Costituzione. Il pensiero di Di Pietro mi trova assolutamente d’accordo.

Credo inoltre che in questo momento di codardia politica e di timidezza da parte di quasi tutta la sinistra e di omofobia esibita dalla quasi totalità del centro-destra (con Casini e la Lega in pole position), una testimonianza politica forte è fondamentale nella lotta del riconoscimento dei diritti civili.

Di Pietro conclude con un incitamento all’eguaglianza. Credo che sia una delle testimonianze più forti e più importanti a favore dell’Europride. Vediamo, adesso, quali altri leader di partito si esporranno a tal punto, tra radicali, FdS, SEL e democrats. Speriamo di rimanere sorpresi.

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SEL 2010: rinasce la Sinistra italiana (con qualche se e qualche ma)

Finalmente un leader che dice delle cose di sinistra. E dice cose che non hanno niente a che fare con D’Alema, il suo grigiore e la sua vicinanza culturale e politica all’Opus Dei. A cominciare dalle famiglie gay e lesbiche. Laddove D’Alema le insulta, Vendola spende parole a loro favore.

«Cosa vi ha ferito e vi ferisce, due persone dello stesso sesso che si amano, o le politiche liberiste che hanno impoverito la famiglia?»

Parole parziali – che a onor del vero Bersani non saprebbe nemmeno come pronunciare – ma pur sempre di tono diverso dell’ex leader diessino che, sempre facendo leva sul sentimento religioso di questa Italietta berlusconiana, le invitava a non emulare il matrimonio per non offendere il sacramento cristiano. Quanto meno, Vendola, in questo caso, non ha peccato di ignoranza e di squallore intellettuale.

Ma non è tutto. Il neopresidente di SEL, acclamato all’unanimità al congresso che si è appena svolto, ha parlato di grandi temi sociali e politici. Ha parlato di lavoro, ha ricordato Moro e ha suggerito a certi partiti, che si ostinano a pensare di poter interpretare i bisogni del paese ma incapaci di darne una lettura concreta – e in questo sta la loro ugualità (per cui definire identici pd e PdL non è qualunquismo, è analisi del vero) – che anche il leader democristiano avrebbe capito la piazza della FIOM.

Diritti civili e diritti sociali portati sullo stesso livello. Questa è sinistra. E la sinistra è rinata, in un partito piccolo che fa leva su un leader carismatico, altra grave mancanza di ciò che rimane di quella sinistra italiana che giace sulle macerie di un cattocomunismo che ha permesso il ventennio berlusconiano.

Vendola, per fortuna, ha il carisma che manca al soporifero Bersani e una visione politica che farebbe (e di fatto fa) invidia a quei generali che conquistano solo brucianti sconfitte quali il già citato D’Alema o l’inutile e dannosissimo Veltroni.

Tutto questo lascia ben sperare.

Certo, il discorso del governatore della Puglia ha le sue ombre. Troppo morbida, quasi compiacente, la sua affezione per i cattolici. Secondo me ha fatto male a prestare il fianco ai cattolici. Il clericalismo da lui citato si combatte proprio con l’anticlericalismo. È ora di abbattere i privilegi della chiesa, non dare corda a un’istituzione che per metodi e effetti sociali ricorda sempre di più una riproposizione in chiave pseudo-spirituale di fascismi e mafie varie, i quali non si sono combattuti e non si combattono con il dialogo, ma eliminandone le certezze economiche e le influenze politiche.

Che poi, dietro questo disegno, ci sia della buona fede (nel senso che Vendola, secondo me, crede davvero di intrecciare un’alleanza programmatica con certi personaggi) e alte finalità politiche è abbastanza evidente. Peccato, tuttavia, che se ti allei con gli esponenti di una élite che pare sia culturalmente più vicina al tradimento di Giuda che al sacrificio di Cristo, alla fine ci rimani fregato. La storia dovrebbe insegnarlo.

Al di là di queste ombre, gravose per l’appunto, il progetto di SEL appare di ampio respiro. Il nuovo partito si colloca idealmente in quell’ambito di rinnovamento sociale che ha radici solide – i legami col marxismo senza assumerne il velleitarismo rivoluzionario – ma che guarda al presente per costruire il tempo a venire. Un presente in cui i problemi sono quelli dei cassintegrati, della scuola ridotta a un cumulo di rovine del sapere, degli operai che difendono il loro posto di lavoro nonostante personaggi di dubbia “qualità” umana come Marchionne, degli immigrati che aiutano a ripopolare il paese con energie nuove e con spirito di sacrificio, di milioni di persone GLBT che vanno avanti in una quotidianità che continua a non (pre)vederli.

La sinistra, al congresso di SEL, è perciò rinata. Se il partito democratico ha a cuore le sorti del paese, come dice da quando è nato, pur avendo consegnato il paese a Berlusconi, dovrebbe limitarsi a fungere da bacino elettorale per il disegno vendoliano: affermazione che può apparire offensiva o provocatoria, ma che a ben vedere richiama un’altra realtà, visto che l’elettorato del pd ha digerito in modo quasi egregio la svendita dei valori della sinistra al progetto neoclericale portato avanti da gente come Rutelli, Fioroni, Bindi, Binetti e compagnia (non) bella. E questa alleanza dovrebbe includere anche l’Italia dei Valori e i Radicali, le cui forze propulsive non possono che portare un beneficio alla nuova sinistra italiana, a quello che appare, oggi più che mai, come l’unico leader possibile e, in definitiva, al paese che ha davvero l’ultima chance per salvarsi dal disegno berlusconiano.

Il pd all’IdV: siete omofobi quanto noi!

A quelli del partito democratico non par vero. Deputati, membri del partito, tesserati, volontari o semplici simpatizzanti hanno un motivo per sottolineare, finalmente e con quale impeto polemico, l’omofobia dell’Italia dei Valori. Anche Di Pietro e il suo partito, a una prima lettura di certi commenti, su Facebook come sui vari blog che circolano in rete, sarebbero stronzi tanto quanto certi campioni di discriminazione che fanno il bello e il cattivo tempo dentro il partito di Bersani.

La strategia è semplice: dimostrare che anche altrove non si è messi tanto meglio rispetto alla formazione politica più criticata e deludente sul tema delle coppie di fatto e dei diritti legati alla questione omo-transessuale. Far capire, con prove inoppugnabili, che il partito che, a torto o a ragione, si delinea come il più gay-friendly del parlamento, cioè l’IdV, è “peggiore” tanto quanto.

Ma quali sono queste prove granitiche? Tutto è cominciato, come si legge su Gaynews24, con «l’accusa, lanciata in forma anonima in un commento sul sito iltribuno.it, rivolta all’attuale coordinatore provinciale fiorentino Alessandro Cresci, alla vigilia del congresso dell’Italia dei Valori che si terrà il 24 ottobre a Pisa», commento che recita che il signore in questione «non ha detto di essere gay» per cui «non può fare il coordinatore regionale dell’Idv in Toscana».

Apriti cielo.

Tra i fautori di nuovi e vecchi Ulivi, orfani di tutte le querce possibili e ben piantati all’ombra di margherite di cattolica fattura, è una sola voce: avevano ragione loro, l’IdV sulla questione omo-transessuale non è affidabile.

Loro che hanno, meritoriamente, portato la questione alla Festa Democratica e che si apprestano a riportare in parlamento una legge che introduce un’aggravante generica riguardante l’omofobia, senza però introdurre il reato di omofobia, ma che dimenticano molte altre cose.

Per altro, si ha la sgradevole sensazione di voler scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua. Si sta ingigantendo un messaggio lasciato su una bacheca virtuale e in forma anonima, per di più, contro un dirigente dell’IdV che potrebbe esser stato scritto da chiunque, anche da un avversario del partito in questione magari per scatenare il casus sull’omofobia del movimento di Di Pietro.

Si mette, in pratica, sullo stesso piano un messaggio anonimo su web con le dichiarazioni, tanto per fare un esempio, di Rosy Bindi sull’omogenitorialità.

Pare, ancora, che dentro il pd, dopo le innegabili aperture, per quanto timide e assolutamente insufficienti in termini pratici, si stia volendo portar avanti un’operazione di maquillage che miri a far dimenticare le magagne di un’intera classe dirigente e del disegno politico inefficace e ambiguo su certi temi.

Poi, non sarò io a negarlo, una festa fatta bene e un tentativo di legge sono una testimonianza positiva, ma, appunto, una mera testimonianza.

La concretezza è ancora lontanissima dal venire. Bene il lavoro di Concia, Scalfarotto, Alicata e tanti che dentro il pd operano in tal senso. Ma a comandare sono sempre personaggi come D’Alema, Fioroni, Bindi e altri che sono i diretti responsabili dello stato delle cose sulle tematiche GLBT: il nulla.

Non voglio esaltare chi si fa propaganda sulla pelle dei gay – questa l’accusa più in voga rivolta ai dipietristi – ma non ha neppure molto senso spacciare, adesso, per gay-friendly un partito che ha una dirigenza, nelle migliori delle ipotesi, indifferente qualora non infastidita dalla questione omosessuale.

Per non parlare di un aspetto non di secondaria importanza: il pd è il propugnatore del mantra politico-istituzionale del “meglio poco che nulla”. Adesso, io non voglio credere all’assoluta malafede dell’Italia dei Valori che, almeno sul suo programma, si dice favorevole alle unioni civili. Non ho problemi, per altro, a credere che anche dentro quel partito si voglia cavalcare l’onda, ma questo ce lo diranno i fatti quando si arriverà a  votare, semmai ci si arriverà, su questioni specifiche.

Il dato politico è che, almeno a livello di immaginario collettivo, c’è una forza politica che dice cose chiare (e la vedremo al varco al momento del fare). Perché, e questa è la mia domanda, non potrebbe valere anche per i dipietristi la regola del poco alla volta? Preparare il terreno culturale – Di Pietro era accanto a Luxuria quando la Mussolini disse «meglio fascista che frocio» affermando apertamente che gli omosessuali erano suoi fratelli e in quel contesto ha sicuramente dato una spallata a un certo sistema di credenze, almeno a livello concettuale – preparare quel terreno, dicevo, non è un passo avanti?

Sembra strano che i fautori del “megliopochismo” della linea ultramoderata dell’uovo oggi e anche domani (e la gallina chissà quando) pretendano un rigore assoluto da un loro alleato senza avere i presupposti morali per esigere tali pretese. Sembra strano, appunto. In certi casi addirittura ridicolo, a ben vedere. Ma tant’è.

Il pd e la legge sull’omofobia che non punisce l’omofobia

Leggo sul sito di Arcigay che il 15 settembre scorso «la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha ricominciato la discussione in merito ad un legge contro l’omofobia e la transfobia».

Sempre sullo stesso documento del sito, firmato non solo da Arcigay ma anche da Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Agedo, si apprende che «le proposte in discussione sono due, quella dell’on. Soro (PD) e quella dell’on. Di Pietro (IDV)».

La proposta dell’Italia dei Valori prevede l’estensione della legge Mancino ai reati di odio omofobo e transfobico. La proposta di Soro, al contrario, è generica, interviene in modo timido sulle aggressioni e non include il vilipendio, l’ingiuria e la diffamazione contro le persone GLBT.

Tradotto in termini più comprensibili: se ti accoltellano è reato, ma a ben vedere accoltellare è di per sé un reato. In ufficio, a scuola, sull’autobus e in ogni dove si può invece essere liberi di etichettarti come brutto frocio, lesbica di merda, o trans schifoso. D’altronde si sa che dentro il pd la diversità di vedute è vista come una ricchezza. I diversi, evidentemente, un po’ meno.

Le ragioni per cui la proposta di Soro è una schifezza mentre quelle dei dipietristi sono idonee al concetto di civiltà ce le spiega Rete Lenford. Credo sia fondamentale riportarne uno stralcio:

I fatti accaduti finora si caratterizzano, in maniera molto schematica, in due sensi:

a) alcuni sono delitti già puniti dal codice penale, ma si connotano per un particolare accanimento nei confronti delle persone lesbiche, gay e transessuali.

b) altri sono comportamenti irrilevanti ai sensi delle norme penali attualmente vigenti, ma sono comunque espressione di un atteggiamento omofobico o transfobico.

Con la proposta di legge in considerazione, si intenderebbero colpire soltanto i comportamenti di cui alla lettera a), mentre rimangono del tutto privi di sanzione i comportamenti di cui alla lettera b).

In altre parole, si potranno continuare ad affiggere manifesti come quello trovato a Roma, che invitava a mettere i gay nel Colosseo con i leoni.

L’omofobia viene presa in considerazione solo come circostanza che aggrava una diversa fattispecie penale già esistente, mentre non è affatto presa in considerazione in sé e per sé. A questo secondo fine occorrerebbe una fattispecie autonoma di reato, ovvero l’estensione della Legge Mancino.

In altre parole: questa legge non punisce l’omofobia, punisce solo reati che esistono già. L’omofobia, semmai, è solo un’aggravante generica.

Adesso, il documento delle quattro associazioni è stato fatto oggetto di pesanti critiche da personaggi interni al partito democratico – Andrea Benedino e Fabio Astrobello –, in modo più o meno diretto, e da soggetti di orientamento di vaga connotazione (Gayfreedom) ma di fatto aderenti a chi si scaglia contro i critici della proposta Soro.

L’aspetto tragico e ridicolo della questione sta nel fatto che non si discute sui contenuti politici – ovvero: l’estensione della legge Mancino – bensì si critica Arcigay & Co. di fare da sponsor all’Italia dei Valori (Gayfreedom e Benedino). Il vero problema, apparentemente, non è nella qualità della legge: si tratta solo di una questione elettorale.

Altrove, invece, si invitano le persone GLBT ad accontentarsi della proposta Soro, che è sempre meglio di niente (Astrobello scripsit). Un po’ la manfrina dei DiCo, che veicola la stessa filosofia: non ci daranno mai una legge apposita per risolvere il problema specifico, faranno solo finta. E questa finzione dovrà pure piacerci perché di meglio non si può.

Vediamo perché le contestazioni al documento delle quattro associazioni sono fondamentalmente inutili, qualora illogiche:

1. L’IdV pone l’accento sull’estensione della legge Mancino. Ma certi esponenti del pd si ribellano: l’IdV farebbe solo propaganda, perché poi, nella prassi, non porta avanti quelle battaglie. Peccato che è proprio grazie a quest’atto dell’IdV – concreto o astratto che sia – che se ne sta parlando adesso. Fossimo fermi al nulla di fatto del pd, avremmo, come abbiamo per altro, proprio il nulla. E così è.

2. La critica che Benedino, sul suo profilo Facebook, fa all’IdV è la stessa che si potrebbe fare al suo partito di provenienza – i DS – e quello di approdo: i diritti delle persone GLBT sono usati come specchietto per le allodole. Non si capisce perché se il pd fa questo, per altro partendo sempre con mediazioni al ribasso, fa bene. L’IdV, usando la stessa tecnica, fa male. Ma questo, per nostra somma fortuna, è un problema di coerenza interna al pd.

3. Il problema reale per tutti, invece, è che questa classe politica non è in grado di garantire nessuna maggioranza che sia favorevole alla piena legittimità delle posizioni del movimento. Per due ragioni almeno: la prima, per la debolezza politica di pd; la seconda, per la capacità di circondarsi di alleati che vanno in direzione opposta alle nostre rivendicazioni, da Rutelli in poi.

4. La nota di Astrobello ci dà la sgradevole sensazione di essere tornati ai tempi dei DiCo. Ci suggerisce di accontentarci di una legge che, a ben guardare, non tutela dall’omofobia in attesa di tempi migliori, senza far nulla, a cominciare dal presente, affinché questi tempi migliori arrivino. E il balletto sulle future alleanze, con l’UdC in testa tra i possibili papabili, non lascia ben sperare su niente.

5. Ancora Gayfreedom, in un ragionamento ripreso anche da Benedino in uno dei suoi commenti, critica i leader del movimento GLBT di non saper fare politica. Critica condivisibile, sotto certi aspetti, ma troppo generica. Per altro, si potrebbe ribattere che le persone che saprebbero fare politica non hanno fatto una figura meno pietosa di coloro che vengono criticati. Con un’aggravante: se i leader del movimento sono incapaci, il fallimento c’è da aspettarselo. Ma questo fallimento arriva anche dai ranghi del pd, che la politica, a sentir questa o quella sirena, la sanno fare. Ritorna il sospetto, dunque, che in mezzo a tanta perizia e professionalità ci sia la non volontà di arrivare a leggi specifiche.

Fatte queste considerazioni, ne consegue una domanda: tra un gruppo di persone incapaci di parlare chiaro il nostro linguaggio, ma capaci di consigliare una scheggia di niente rispetto al niente nella sua oceanica vastità, e chi fa azioni, per quanto dimostrative, che inducono a elementi di discussione concreta – tradotto: tra chi, salvo poche eccezioni, fa poco e nulla sul piano pratico per i nostri diritti e chi permette lo sviluppo di un dibattito culturale di base – voi chi scegliereste?

Concludo sperando che questo mio tentativo di dibattito, sicuramente critico ma spero civile, arrivi alle orecchie dei tre interessati. Sarebbe istruttivo capire cosa ne pensano in merito.

Se domani si andasse a votare…

Siamo seri. Se domani si andasse a votare, molto realisticamente, Berlusconi vincerebbe di nuovo e, come sempre, a man bassa. A quel punto sarebbe la fine della democrazia in Italia e per gli uomini di buona volontà non rimarrebbero che due soluzioni: l’esilio o la lotta. Anche armata. È così che si fa quando finisce la libertà. I partigiani insegnano.

Se domani si andasse a votare PdL e Lega andrebbero serenamente verso un 47% abbondante. Vendola non ce la può fare, diciamocelo chiaramente, e non perché non ha le qualità per farlo bensì perché la coalizione che dovrebbe sorreggerlo è capitanata da un pugno di mentecatti pronti a tutto pur di dimostrare che il governatore pugliese non è adatto per guidare il centro-trattino-sinistra. Anche perdere le elezioni. Da D’Alema in su. Il caso Bonino in Lazio la dice lunga.

Se domani si andasse a votare il maggior partito di opposizione rimarrebbe tale, perché ex comunisti e cattolici (mai diventati ex, a ben vedere) non hanno capito che l’unico modo di togliersi di mezzo Berlusconi e tutto ciò che rappresenta, dalla malapolitica a un senso dell’etica prossimo al campo semantico delle malattie veneree, è quello di combatterlo. Poi leggi che Bersani si fa venire la geniale idea che adesso, con possibili elezioni dietro l’angolo e dopo quindici anni di scempio della democrazia, i piddini andranno porta a porta a dimostrare le nefandezze di questo governo. Ecco, magari di domenica alle sette del mattino e saranno simpatici come un crampo nel sonno. Certe abitudini dei testimoni di Geova insegnano e non poco.

Se domani si andasse a votare sarei tentato di starmene a casa per almeno tre ragioni: in primo luogo perché questo centro-sinistra (sempre col trattino) per vincere farebbe accordi con Lombardo e con l’UDC e a me l’idea di votare gente che va a braccetto con la mafia mi fa solo vomitare. In secondo luogo perché la sinistra attuale è miglior attrice non protagonista in quello che è lo sfascio della scuola pubblica, da Berlinguer in poi. Perché grazie a D’Alema (ma guarda un po’) i pochi soldi che ci sono vanno per lo più alle scuole cattoliche, le stesse che insegnano il disprezzo per la diversità e per tutto ciò che non è confessionale. E se non posso insegnare lo devo in primo luogo a Fioroni (non a caso anche lui del pd), perché mi ha bloccato con la sua normativa del cazzo in una città in cui sarò ottocentesimo in graduatoria per almeno i prossimi vent’anni.

In terzo luogo perché questa classe politica di inetti, ad eccezione di poche persone, continua a ignorare problemi fondamentali per qualsiasi società civile quali la regolamentazione delle unioni civili, il pieno riconoscimento e l’equiparazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche, il testamento biologico e il fine vita, il divorzio breve e molte altre questioni che sono centrali e che, in modo disonesto e squallido, vengono presentate come temi secondari dell’agenda politica. Per queste ragioni, e soprattutto perché gay, non potrei votare una classe politica che non fa il mio benessere sotto il profilo dei diritti sociali e che non mi prevede sotto quello della mia piena realizzazione affettiva e umana. Se non sono importante per l’Italia, l’Italia non dovrebbe esserlo per me.

E uso il condizionale perché, tra mille conati e tutta la dignità di cui sono capace, stavolta in cabina elettorale ci andrei e voterei contro le mie convinzioni, perché sono un uomo di sinistra e a certi valori ci credo, nonostante la sinistra abbia fatto di tutto, riuscendoci, per farmi smettere di pensare a un futuro migliore. E pur di sinistra voterei un uomo con cui niente ho in comune, per storia, formazione e mentalità, ma che in questo momento è l’unico a dire chiaramente che la Costituzione è un valore che va salvaguardato, che la questione morale è fondamentale per la tenuta democratica del paese e che accanto ai diritti dei lavoratori, ci sono i nuovi diritti che vanno tutelati allo stesso modo. Mi turerei il naso e voterei l’Italia dei Valori, stavolta.

Perché l’orizzonte che si profila, in un futuro parlamento dominato da Berlusconi con un’opposizioe ridotta al partito dell’inettitudine guidato da Bersani e animato dall’afflato creatore di D’Alema, solo l’azione di uomini come De Magistris e Di Pietro potrebbero essere l’unico vero baluardo democratico e di legalità di questo paese. Tutto questo accadrebbe, dentro e fuori di me, se si votasse domani. E Dio non voglia, o chi per lui, che ciò accada. Perché sarebbe davvero la fine.

7 luglio 2010: prove tecniche di fascismo

Oggi a Roma.

Protestano gli aquilani, per la valanga di bugie che questo governo ha detto sul dopo terremoto in Abruzzo. Vengono manganellati dalla polizia. Come da foto…

In parlamento, intanto, si discute di una legge per il finanziamento delle comunità giovanili, voluta dal ministro Meloni. Barbati, dell’Italia dei Valori, critica il progetto di finanziamento. Dai banchi della maggioranza alcuni deputati del PdL lo aggrediscono, prendendolo a pugni. Adesso è in ospedale.

Questo è il berlusconismo. Questa è la destra italiana al potere.
Mi sa che è così che cominciano le dittature.

Scimmie e leghisti

Alla Camera, dopo che il governo è andato sotto due volte per un disegno di legge sull’agricoltura, è scoppiata una rissa feroce tra leghisti e dipietristi, subito dopo che questi ultimi hanno apostrofato i primi come “scimmie”. Non sono tardate le condanne del mondo politico per il grave fatto accaduto. E sono sostanzialmente d’accordo. Le scimmie non hanno fatto nulla di male per meritarsi tutto questo.