La deputata del Pd che rassicura gli omofobi

Tornando nella mia città, Siracusa, mi è stato fatto notare da alcuni amici il contenuto di una comunicazione ufficiale di Sofia Amoddio, parlamentare del Partito democratico eletta proprio nella circoscrizione dove voto abitualmente e dove a febbraio scorso ho dato la mia preferenza per “Italia Bene Comune”, la coalizione che ha portato la deputata al Parlamento anche grazie al mio voto, nonostante io abbia preferito l’alleato Sinistra Ecologia e Libertà.

Tale documento mi ha profondamente turbato perché il suo contenuto mi tocca personalmente in quanto cittadino italiano, in primis, e come persona dichiaratamente omosessuale, in secondo luogo.

Rimando alla lettura della lettera in questione, sintetizzando qui di seguito alcuni suoi punti centrali:

  • ci sono persone che hanno paura di non poter più esprimere la loro contrarietà al matrimonio egualitario e alle adozioni da parte di gay e lesbiche
  • Amoddio rassicura queste persone: non verrà esteso un punto della legge Mancino che prevede di punire “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” che in origine doveva essere opportunamente modificato per le persone LGBT
  • la legge “non interessa la fattispecie di “propaganda” […] di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della legge”.

Di conseguenza, e questa è una deduzione logica, si potrà dunque professare la presunta superiorità dell’essere eterosessuali rispetto all’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.

A questo punto, mi preme fare alcune osservazioni all’esponente politico del Pd, la quale ammette di avere “una visione cristiana dell’esistenza e di vicinanza agli ultimi”, così come dimostra dalla sua intera parabola esistenziale. Andrò, come sempre, per punti:

1. Mi chiedo e chiedo alla deputata se la possibilità di vivere in un paese in cui possono sussistere pensieri di superiorità tra esseri umani rispetto ad altri, considerati conseguenzialmente inferiori, possa renderla in pace con la sua coscienza. Se avesse prole di orientamento omosessuale o di identità transessuale, sarebbe questa signora felice di poter rassicurare coloro che vogliono limitarne il diritto alla piena umanità, all’accesso alla felicità e alla pari dignità sociale, così come invece scritto sulla Costituzione, tanto decantata in quelle parole? Lo dubito fortemente. Allora perché si sente in dovere di rassicurare individui siffatti? Una contraddizione, questa, almeno a leggere le sue dichiarazioni, che esige molte spiegazioni in merito.

2. Citerò la risoluzione del 22 maggio 2012 del Parlamento Europeo su omofobia e transfobia:

considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza

per cui il testo licenziato in Commissione giustizia ammetterebbe la violazione del principio di uguaglianza, proprio a livello culturale, per venire incontro proprio a quelle motivazioni fondate su una presunta libertà di espressione religiosa e/o personale. Peccato che l’Europa vada in direzione opposta.

3. Lancio una provocazione: potrebbe conseguirne, se ognuno può esprimere la propria opinione, che sarebbe allora moralmente lecito sostenere che non si vogliono rom o ebrei nelle scuole, o ne(g)ri nelle istituzioni – a cominciare dalla sua compagna di partito e ministra Cecile Kyenge – e magari donne nei ruoli chiave della politica e dell’economia, ecc. Ovviamente sto esagerando e volutamente, perché non è questo il mio pensiero. Però cosa direbbe la deputata se al posto delle persone LGBT ci fosse una delle categorie appena citate? Se la sentirebbe di rassicurare maschilisti, razzisti e antisemiti o inorridirebbe di fronte a tale evenienza? Allora perché per la diffusione di idee omofobe e transfobiche è disposta a fare delle eccezioni?

4. Esprimere la propria contrarietà contro il matrimonio egualitario e contro le adozioni da parte di gay e lesbiche ha una matrice omofoba. E questa ha, a sua volta, delle motivazioni di tipo culturale. La legge non interviene però su quelle radici, ma solo sui danni ad esse conseguenti. E tutti e tutte dovremmo sapere che i crimini di odio si prevengono proprio a livello della cultura sociale. Se si potrà dire che essere gay è una condizione di inferiorità, si potranno di conseguenza ammettere le limitazioni nel godimento dei diritti che abbiamo appena visto, ma che non piacciono al Parlamento Europeo. Anche questa è una contraddizione di cui molte persone dentro il parlamento, pronte a votare quel testo, devono rispondere in prima persona a cominciare dai suoi relatori.

5. Si verrebbe a creare una situazione paradossale: un po’ come dire che non si ha nulla contro i neri, purché non adottino bambini bianchi, perché quel bambino ha diritto ad avere genitori dello stesso colore della pelle. Un’enormità che però viene ammessa per le persone LGBT.

6. Abbiamo visto come in passato altre società abbiano teorizzato la superiorità di una condizione specifica rispetto a un’altra. In un passato, nemmeno troppo remoto, essere bianchi era considerato un motivo di ottimalità. Nel secolo scorso essere ebrei era considerato una gravissima colpa. Ne sono conseguiti fenomeni come la schiavitù, l’apartheid, la shoah. Oggi in Russia essere gay e dichiararlo è un reato e la società sta rispondendo con la violenza, le torture e l’uccisione di giovani omosessuali. Vogliamo davvero che in Italia il pensiero di chi reputa le persone LGBT inferiori rispetto al pieno godimento dei diritti abbia piena cittadinanza come massima espressione di libertà?

7. Non dovremmo cominciare a considerare l’idea che se un pensiero – sia esso politico, filosofico o religioso – ha bisogno di creare dislivelli tra persone (e relative discriminazioni) per poter sopravvivere non è una legge egualitaria a esser sbagliata ma, al contrario, quel pensiero stesso? E chi si oppone alla piena dignità giuridica tra esseri umani non andrebbe redarguito e fermato, con strumenti prima di tutto culturali?

8. Sono felice e mi rassicura umanamente che la deputata abbia a cuore il destino degli ultimi. Ma dovrebbe spiegarmi perché considera automaticamente le persone LGBT come categorie marginalizzate da una parte per poi consentire ai loro detrattori di continuare a trattarle, almeno a livello culturale, come tali.

9. Personalmente non mi sento un paria, un ultimo o un soggetto più sfortunato di altri perché gay. So, tuttavia, di avere eventuali maggiori difficoltà nel lavoro, nella gestione della mia vita affettiva o addirittura nella pratica della mia sicurezza personale proprio a causa dell’esistenza di quelle persone che la deputata ha voluto prontamente rassicurare e che hanno un nome e uno soltanto: omofobi! E l’omofobia, così come la transfobia, non sono libertà di pensiero, ma crimini.

Concludendo: la legge, così come concepita, crea una categoria apparentemente protetta, quella delle persone LGBT. E invece dovrebbe intervenire contro l’omofobia e la transfobia, sia nell’esercizio di violenze e discriminazioni sia nella teorizzazione delle stesse a più livelli. Anche perché, e su questo occorre essere chiari da adesso all’eternità, dichiarare che due gay o due lesbiche non possano sposarsi o accedere a forme di genitorialità è un esempio di disprezzo sociale e una forma di violenza essa stessa che non trova né può ammettere giustificazioni dentro la libertà di pensiero o l’obiezione di coscienza. La stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è chiara in tal senso.

Quest’ultimo punto non viene tuttavia toccato dal disegno di legge per stessa ammissione di una rappresentante delle istituzioni. Ne prendo atto, ma se avessi saputo che avrei mandato, anche grazie al mio voto, un personaggio simile a rappresentarmi ai massimi gradi della democrazia, probabilmente la mia scelta sarebbe stata decisamente diversa.

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Postilla elettorale

Quando ho dato il mio voto a “Italia Bene Comune” non mi sarei aspettato un governissimo e men che mai Maria Stella Gelmini di nuovo all’Istruzione.

Così, tanto per ricordarvelo…