Halloween e i preti che nessuno invita alla festa

hungry-history-the-halloween-pumpkin-an-american-history-EE Amicone – quello che i gay si possono curare – fa tripli salti carpiati per dimostrare che è una festa che qualcuno ha rubato all’unica, vera religione esistente.
E padre Amorth parla di zampino del demonio.
E le menti più provate fanno cartelloni da esibire su Facebook in cui parlano di cultura della vita (e aridaje) contro cultura della morte.
Eccetera eccetera.

Io credo che dietro la querelle di certi cattolici contro Halloween ci sia una profonda invidia. Il mondo occidentale ha recuperato, trasfigurandola, una tradizione pagana che non ammette intermediari. Un po’ per gioco, un po’ per business, un po’ perché c’è chi ci crede davvero. E fa presa, anche a sud delle Alpi. E questo ai preti non va bene, perché non sono previsti. Un po’ come quelli non invitati alla festa del momento che non possono fare altro che parlarne male.

***

P.S.: io non credo a forme di vita superiori, divinità di vario tipo, ecc. Ma una parte di me ama i simboli e conserva una sua spiritualità. A me fa bene credere che, per una notte, il mondo dei morti e il mondo dei vivi si uniscono e non ci vedo nulla di diabolico, in tutto questo. Ieri ho celebrato Samhain (l’altro nome della notte del 31 ottobre) così: una candela accesa, fuori nel terrazzino, melograni e frutta secca per le anime dei defunti, le voci dalla cucina e i pensieri dentro. Verso chi non c’è più, con profondo affetto. Poi qualcuno saprà dirmi cosa c’è di malvagio in tutto questo.

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Qualcuno starà mangiando insalata di gomiti…

In questi ultimi giorni scrivo poco. Le ragioni:

• lavoro, lavoro, lavoro (ed è già un sufficiente motivo)
• nel tempo libero mi dedico al volontariato, al Pride Park organizzato nell’ambito dell’Europride
• in ciò che resta del mio tempo, tento di avere una vita sociale degna di questo nome

In questi giorni, perciò, mi potete vedere in Piazza Vittorio, a Roma, che smadonno di continuo tra gli accidenti che possono capitare quando si organizza un evento così grande e le richieste di tipi anche assurdi (sto al banchetto info).

In tutto questo delirio c’è un aspetto che mi fa sorridere e mi amareggia allo stesso tempo. Perché pare che ci sia un nutrito gruppetto di finocchi, che agiscono nel coraggio che ogni anonimato rende più solido, i quali non hanno meglio di niente da fare che – permettete un francesismo? – sputare merda sul lavoro degli altri.

Le ultime notizie – false, tendenziose e pure un po’ cretine – volevano che l’Europride, per risollevarsi da un “sicuro” flop, avesse messo in giro voci false sulla presenza di Lady Gaga al corteo finale di sabato. Notizie talmente false poi rivelatesi vere. Ovviamente, allo stato attuale, nessuna delle testate che non cito – d’altronde se ci tengono tanto a essere anonimi… – ha rettificato.

Invidia, brutta bestia.

Adesso, non voglio star qui a dare importanza a queste persone. Mi chiedo solo: cui prodest? Ai gay? No di certo. A carriere fulminanti di chicchessia? Sulla pelle di chi? La nostra.

Ma come ho detto altrove: qualcuno avrà cenato con insalata di gomiti, stasera.

La verità, per quel che mi riguarda, è un’altra. Il park funziona che è una meraviglia – nel suo ruolo di punto di aggregazione tra comunità gay e la città – la gente viene, pare pure contenta. E lo dico io che non me ne va mai bene una, ergo… per il resto, questa “élite” e le sue modalità di “lotta” politica sono la causa prima del fatto che la situazione italiana è indietro di trent’anni rispetto al resto d’Europa e del mondo civile.

Costoro, dunque, dovrebbero semplicemente vergognarsi e invece… non diamo loro importanza. Sono già stati sconfitti da presente e da quella storia di cui si ammantano. Adesso occorre costruire il futuro. E il futuro non li prevede, com’è giusto che sia.

Per cui per adesso sosteniamo l’Europride. E sabato tutti al corteo.

Su Lady Gaga, invece, parlerò la prossima volta.