I’m not panda

Comunicazione di servizio per i miei amici e le mie amiche: dopo la serata di ieri ho capito che la fine della mia “singletudine” vi sta particolarmente a cuore, ma siccome credo di provvedere sufficientemente a me stesso, gradirei che si finisse di trattarmi come un panda da far accoppiare a tutti i costi. Grazie.

In caso, invece, dovesse risultare che sono inadeguato a costruire relazioni di medio o lungo periodo, l’insistenza e il pungolo continuo a farmi conoscere questo o quel possibile candidato potrebbero causare l’effetto opposto a quello prefigurato e cioè creare ansia da prestazione che si tradurrebbe in una perdita di autostima per senso indotto di inadeguatezza.

Ad ogni modo, credo che esser sufficienti a se stessi sia una conquista anche tenendo in considerazione quegli inevitabili accidenti della vita che ti portano ad essere single, per scelta o per necessità, o in coppia. E, in entrambi i casi, essere “interi” a prescindere dall’altro, presente o meno, è indice di somma virtù. Converrete.

Il rumore dei tuoi passi sulla neve

C’era una volta. Io. Nella continua ricerca del principe azzurro. Perché da solo non ero intero e avevo bisogno dell’altra metà del mio cielo sempre oscuro. Del pezzo mancante della mela avvelenata. Del frammento del medaglione perduto nella profondità di tutti i mari in tempesta.

Questo ero io. Una scheggia di vulcano, un pezzo di vetro, la parte di un puzzle con una tessera sola.

Per questa ragione mi aggrappavo alla vita degli altri, per cercarvi dentro ciò che mi avrebbe dato compiutezza.

Ignoravo, tuttavia, che se non ti senti integro nessuno può completarti davvero. Diviene tutto solo un vagare di errore in errore. E questo ti spezza ancora, divieni l’horcrux di tutti i tuoi desideri.

Fino a quando un giorno le lenzuola del mio letto avevano pieghe diverse. Pieghe mie. Così come il colore della curcuma comprata al mercatino delle spezie. O il rumore dei tuoi passi sulla neve, una mattina d’inverno.

Stacco musicale…


Adesso non ha più senso riempire il vuoto. Adesso bisogna raccogliere gli altri pezzetti di me, tutti quelli nati dai miei errori, e distruggerli uno a uno.

Perché per ritornare ad avere un’anima sola, bisogna rinunciare a tutto quello che l’ha spezzata. Per essere interi, una volta e per sempre.

Ma mister Pesc non era una cosa seria? (Quattro ottime ragioni per non mandare D’Alema in Europa)

Sarò anti-italiano – sebbene, ultimamente, essere anti-italiani dovrebbe essere indice di rigore morale e di disaffezione all’illegalità – ma a me l’idea di D’Alema come ministro degli esteri dell’Unione Europea fa semplicemente ribrezzo. Per tutta una serie di ragioni.

Innanzi tutto proprio perché è italiano e da quindici-vent’anni a questa parte, l’Italia non ha prodotto nulla di buono a livello politico. Proprio perché l’ex segretario dei DS è uno dei principali artefici del disastro italiano, non vedo perché una persona con credenziali così nulle debba mettere a rischio la credibilità internazionale di un’istituzione come l’Unione Europea.

In secondo luogo perché tutto lascia pensare che questo sia l’ennesimo inciucio tra D’Alema e Berlusconi. Appena eletto Bersani – nomination dalemiana alla guida di un partito che caratterizza i suoi atti politici con la non azione o con enormi favori fatti al governo e al suo presidente (ricordate la storia dello scudo fiscale?) – D’Alema è stato supportato dal nostro esecutivo come candidato italiano. Subito dopo è partita una dichiarazione dell’ex premier, che si è detto “onorato e grato” a un governo che evidentemente non solo non combatte, ma con cui si scambiano affettuosità politiche. Questo lo rende inaffidabile.

Ancora: D’Alema non fa parte di un partito di sinistra. Dirige, per di più nell’ombra, un’accozzaglia di partiti fusi a freddo e litigiosi, che hanno azzerato con tutta una serie di sbarramenti elettorali le rappresentanze di Verdi, Socialisti e Comunisti prima dal parlamento italiano e quindi da quello europeo. D’Alema, inoltre, si è reso protagonista di politiche di destra e militariste, dalla guerra in Serbia al finanziamento delle scuole cattoliche. Se il PSE non vuole cadere nel ridicolo, indichi un nome che abbia una dimensione politica e una integrità culturale chiare e ineccepibili.

Infine, è omofobo. D’Alema, d’altronde, è un simpatizzante dell’Opus Dei. Se Buttiglione è stato, giustamente, cacciato dalla Commissione Europea per le sue posizioni contro omosessuali e rispettive unioni affettive, la stessa sorte dovrebbe spettare a chi ha detto, di fronte a una platea di studenti – aumentando cioè il pregiudizio – che due gay non devono simulare l’amore eterosessuale, perché si offenderebbe il sentimento religioso di milioni di cattolici.

Credo che tali ragioni lo rendano non candidabile sotto il profilo politico e inqualificabile sotto quello umano. E un PSE che vive una crisi profonda, dovrebbe essere in grado di esprimere una personalità che renda onore al concetto più vero di socialismo – la politica per il benessere della società e per la tutela degli ultimi – e, certamente, non favorire eminenze grigie riciclate che hanno avuto il merito di consegnare l’Italia alle persone che attualmente la governano. L’Europa dovrebbe meritare di più.