Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Fa più male a me che a loro, lo dico da subito. Ma mettere in guardia i soliti catto-integralisti di fronte alle loro contraddizioni mi sembra il minimo sindacale del rispetto umano. Come nel caso di tal don Dino Pirri, con cui ho avuto la seguente discussione:

Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Gesù e la maternità surrogata

Perché diciamocelo chiaramente: era minorenne e a Dio, che era single, serviva un utero. Siccome all’epoca non esisteva la maternità surrogata – che consiste nel fatto che una donna decide liberamente di avere una gravidanza per far nascere un bambino – sua divinità ha deciso di prendersi l’utero di Maria, inoculandole il seme divino.

Insomma, se si parla in certi termini di rispetto di dignità della donna, chi dovrebbe dare il buon esempio nelle alte sfere celesti non si è comportato proprio benissimo. E costruire una religione, con tutti i suoi veti, su questo paradosso – per altro non l’unico – non gioca a favore della credibilità della stessa. Figurarsi tutte le elucubrazioni ulteriori.

Ad ogni modo, la domanda è stata posta a questo gentile sacerdote. Il quale, tuttavia e non si sa perché, non ha ancora risposto. Strano, eh?

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Twitter e #omofobia: cattolici integralisti alla frutta

Non sanno più cosa inventarsi, pur di perorare una causa destinata al fallimento.

Perché diciamoci la verità: la piena parità delle persone LGBT è un fatto storico, di portata epocale, come lo sono stati la fine della schiavitù e l’emancipazione dei neri, il voto alle donne, la fine del pregiudizio contro gli ebrei. Nonostante Putin e il referendum in Croazia. In virtù del matrimonio in Francia e in Regno Unito, ai quali farà seguito il matrimonio egualitario in Germania. E laddove non c’è per adesso questo istituto, ci sono comunque le leggi contro l’omofobia, le unioni civili, la tutela dell’omogenitorialità. Succede nel cosiddetto mondo civile.

Purtroppo certi gruppuscoli di cattolici estremisti stanno popolando i social network con una vera e propria campagna mediatica il cui scopo è creare un parallelo tra diritti per le persone LGBT e legalizzazione della pedofilia. Ma si sa, le bugie hanno le gambe corte e un giorno ti imbatti in un post come questo:

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poi controlli e viene fuori che l’articolo linkato allude a un caso di pedofilia tra un maschio eterosessuale e una bambina:

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Sono messi davvero male i cattolici integralisti se per diffondere le loro “idee”, chiamate omofobia nel consesso del mondo civile, devono mentire così spudoratamente anche di fronte a un’evidenza che li ridicolizza.

E mi preoccupa davvero l’esistenza di personaggi che speculano su un dramma umano, tutto eterosessuale, per alimentare una campagna d’odio contro un gruppo sociale che non chiede la legalizzazione di atti criminali, bensì la piena estensione della democrazia.

Dizionario minimo del cattolico integralista medio

cimAccade che il mio profilo Twitter – così come questo blog o il mio profilo su Facebook – diventi oggetto di interesse del/la cattolico/a integralista di turno la cui missione sarebbe, in apparenza, far crollare le mie acquisizioni circa la questione LGBT con le certezze assolute della sua fede. Non importa che le prime siano frutto di studi di settore e le seconde un acritico approccio alla superstizione spacciata per verità assoluta.

Il cuore del problema, a mio avviso, è il seguente: l’umanità non può essere definita nella sua complessità, e quindi non può essere racchiusa esaustivamente in nessuna gabbia definitoria rigida. Per questo, almeno io credo e penso, per comodità terminologica possiamo usare delle categorie in quanto descrittive di un comportamento umano, ma non onnicomprensive dell’umanità intera. Si potrà essere eterosessuali in un modo o in un altro, ci sono gay di un tipo e di tipo completamente opposto, ecc.

Per il cattolico integralista medio (CIM, da ora in poi), invece, esiste un solo concetto di umanità: il suo. Tutto ciò che esula dal quel concetto è sbagliato. E se si prova a chiedergli le ragioni, si ottiene come risposta un “perché sì” o, al massimo dell’elaborazione culturale di cui è capace, scomodando l’ipse dixit di turno.

Ho cercato di isolare alcune sfere argomentative e alcuni termini chiave che servono al cattolico integralista per potersi muovere nel mondo di oggi con lo scopo di sopravvivere a una modernità che non comprende e che ha bisogno di controllare o di disprezzare per potervi sopravvivere. E ho cercato di spiegare cosa essi descrivono nella semantica del mondo civile.

Ma andiamo per ordine. Alfabetico, naturalmente.

Accoglienza (delle persone LGBT): omofobia e transfobia.

Adozione: procedura legale che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente preclusa a gay e lesbiche.

Bambino/a: creatura di qualsivoglia nazionalità da tenere distante da persone LGBT, da affidare preferibilmente a esponenti religiosi di ogni ordine e grado, non importa se pedofili. Ved. -> feto, -> embrione.

Bestemmia: tendenza a praticare singolarmente e nell’insieme ironia, critica e libero pensiero su questioni religiose attinenti al cristianesimo.

Catechismo: metodologia scientifica di descrizione e decifrazione di tutto il reale.

Cimitero: (per -> embrione/feto) luogo dove conservare qualsiasi produzione cellulare assimilabile al concetto di -> essere umano.

Cristianofobia: qualsiasi esternazione critica nei confronti della -> religione cattolica romana.

Democrazia: sistema politico basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Diritto: esclusiva prerogativa di individui battezzati secondo i precetti della religione cristiana cattolica romana.

Donna: involucro biologico funzionale agli atti procreativi, incubatrice. In certi contesti sinonimo anche di “colf”.

Embrione/feto: soggetto giuridico dotato di identità percepita e autonomia biologica vedi vita.

Essere umano: ente caratterizzato da consistenza cellulare minima, dal liquido prespermatico in su.

Fede: ved. -> religione.

Funerale: sacramento riservato in particolar modo a mafiosi, dittatori, politici corrotti, guerrafondai.

Gay pride: pratica sociale in voga a Sodoma, giustamente punita da Dio col fuoco divino.

Lesbismo: 1. mito dell’antica Grecia per cui due donne insieme possono non solo esistere ma addirittura provare piacere fisico; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Matrimonio: istituto giuridico che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente precluso a gay e lesbiche.

Morale: approccio relativista per cui pratiche ammesse (anche di nascosto) a soggetti bianchi, eterosessuali, cattolici e preferibilmente maschi sono da vietare e condannare per tutte le altre categorie sociali.

Natura: tendenza dell’individuo a non esercitare, possibilmente sotto ricatto o per divieto, atti quali libertà di pensiero, critica verso il potere precostituito, sesso omoerotico e pre- o extramatrimoniale, pratiche autoerotiche, gratificazione del sé (shopping incluso), profilassi da malattie sessualmente trasmissibili e quanto non previsto dalle relative encicliche di filosofia wojtyłiano-ratzingeriana.

Normalità: ved. -> fede.

Omofobia: teorizzazione per cui i soggetti LGBT non devono essere uccisi, umiliati, discriminati, picchiati in modo ingiusto, ma solo in modo giusto.

Omosessualità: pratica esistenziale coincidente con svariati mali del mondo, dall’evasione fiscale alla guerra atomica. In alcuni casi è sinonimo di abusi sui minori; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Privilegio: qualsiasi richiesta proveniente da individuo esterno alla chiesa cristiana cattolica romana.

Pro-life: tendenza filosofica che porta il CIM a inorridire di fronte alle leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza, testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito, per poi affrontare in modo passivo o eventualmente entusiastico fenomeni quali guerre, genocidi, violenze omofobe, stupri di minori in parrocchia, appoggio a dittature sanguinarie, pappa&ciccia con cosche mafiose e fenomeni analoghi.

Religione: tendenza a non tollerare chiunque sia critico con quanto espresso e contenuto nel -> catechismo.

Rispetto: tendenza filosofica per cui il pensiero del CIM ha la prerogativa ad essere esternato sempre e comunque senza contraddittorio, per cui ogni obiezione a tal pensiero viene vista come mancanza di rispetto.

Sensibilità: intolleranza.

Scuola: sistema educativo basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Sobrietà: tendenza innata a fustigarsi con cilicio e altra tipologia di strumento di mortificazione del proprio corpo. In alcuni casi, sinonimo di sciatteria, ineleganza, inchiavabilità.

Tolleranza (per le persone LGBT): omofobia e transfobia.

Transessualità: vedi -> omosessualità.

Transfobia: vedi -> omofobia.

Verità: 1. -> catechismo della chiesa cattolica romana; 2. tutto quanto proferito da esponenti religiosi di ogni tipo di ordine e grado, purché contenuto nel -> catechismo della chiesa cattolica romana.

Vita: 1.condizione per cui è vietato non nascere o si è obbligati a non morire, possibilmente attaccati a un respiratore artificiale (o altro supporto medico-chirurgico) con eventuale suora accanto che ti ricorda quanto sei fortunato a trovarti in siffatta condizione; 2. associazione di due o più cellule prodotte e/o secrete da organi genitali umani e funzionali alla riproduzione, comprendente vasta tipologia di casistiche dal contenuto mattutino del fazzoletto post-alzabandiera fino a malato grave in fase terminale; 3. qualcosa da garantire a chiunque, ad eccezione di non credenti, esseri umani di altre religioni, donne non devote, gay, lesbiche, trans, ecc.

Legge anti-omofobia e arance per l’UdC

Mentre ieri il mondo diveniva un luogo più salubre per i diritti di cittadinanza delle minoranze, l’Italia decideva di rotolarsi nel fango  del pregiudizio e dell’omofobia respingendo, in Commissione Giustizia, una proposta di legge per estendere ai reati di omofobia e transfobia la legge Mancino.

Attori di questo ennesimo schiaffo alla democrazia, i soliti partiti clericali e criptofascisti che rispondono ai nomi di UdC, Lega Nord e PdL.

È chiaro, e dovrebbe esserlo anche agli amici e alle amiche del Partito democratico, che non ci sono possibilità di mediazione e di rapporti politici con certi discutibili personaggi, che per altro tramano apertamente perché il centro-sinistra non torni a governare il paese.

Credo che sia evidente che l’unico rapporto che il Pd dovrebbe avere con l’UdC di Casini è quello pertinente all’orario di visita dei detenuti carcerari, per portar le arance ai vari deputati che Pierferdinando ha fatto eleggere e che sono finiti o finiranno in prigione.

Lo capissero anche Bersani ed altri eventuali fautori di alleanze coi “moderati” – termine che qui in Italia coincide col concetto di “integralismo religioso” – saremmo un passo in avanti verso il concetto di serietà politica e di dignità umana.

Ayatollah calcistici

I miei post sull’Ucraina, la strage dei cani e gli europei di calcio – per altro tardivi, ma mi sono documentato solo di recente – stanno scatenando vibranti proteste e polemiche sia da amici sia da sconosciuti. Tutti, però, concordano su una cosa: non è permesso protestare sul campionato europeo, a prescindere dalla ragione del dissenso. Il calcio è lì, nell’empireo delle nostre coscienze, col suo infinito amore che circonda ogni cosa. Chi nega questo è un eretico, empio bestemmiatore moderno.

La cosa non mi stupisce, nemmeno un po’. Vogliamo capire il rapporto tra italiani e calcio? Ricordiamoci chi ci ha governato per vent’anni e come ha chiamato il suo partito.

Un popolo che trova le ragioni della propria unità – la quale non ha presupposti culturali forti – solo di fronte all’effetto dei ricchi compensi di un Cassano, per altro omofobo, o di un Buffon, di cui si echeggiavano, in passato, simpatie nazifasciste, è un popolo che non può ammettere deroghe di fronte a questa nuova, vera, unica e sentitissima religione. Men che mai di fronte alla ragione, anche quando questa grida

Le strategie retoriche sono sempre le stesse: il benaltrismo – ci sono urgenze superiori a cui mettere mano prima di pensare ai diritti degli animali – o la pretesa di una moralità maggiore rispetto a chi agita la questione: «ma tu mangi carne, ma tu compri le uova, ma tu…»

A questa gente potrei dire di mangiare il pallone con cui si gioca nei campi di Kiev, giusto per far capire l’intrinseca idiozia di certe affermazioni. Fino a prova contraria l’uso della carne serve per vivere, le gesta di una nazionale qualsiasi non sono fondamentali per i fini ultimi della felicità.

Mi si dice, ancora: cosa cambia a non guardare o a boicottare gli europei? Ormai i cani sono morti… E io rispondo: cambia che se gli stadi fossero stati vuoti e l’auditel azzerato qualcuno avrebbe fatto un paio di considerazioni in merito. Ma al solito il problema è chi leva una voce critica. Secondo questa logica, poi, che cambia se continuiamo a bruciare l’Amazzonia e a inquinare col petrolio il mare? Tanto ormai il danno è fatto.

Per altro non si capisce perché noi “obiettori” calcistici non possiamo avere il diritto di protestare nei modi e nelle forme che riteniamo più consone. Al solito, l’arroganza del tifoso che non ammette, da perfetto integralista, che il dio calcio possa essere messo in discussione.

Concludo citando Gandhi: il grado di civiltà di un popolo si vede da come esso tratta gli animali. Li uccidiamo per sopravvivere ed è già troppo. Stiamo distruggendo intere specie in nome di un benessere che sta facendo collassare il pianeta. Mi chiedo: in questo delirio collettivo era proprio necessario gridare “forza Italia” sopra il sangue di quelle povere bestie? Evidentemente, per molti, sì. Per me, e scusate tanto se lo scrivo, è improponibile.

Marci per la vita

Gli organizzatori dicono di averla ideata per veicolare quanto segue:

• affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio;
• chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;
• deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;
• ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;
• invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà.

Alemanno, che vi ha partecipato, marciando alla testa del corteo, ha addirittura detto: «Il messaggio è che nessuna famiglia o donna deve essere costretta a rinunciare ad un figlio».

Alcuni esponenti di spicco del Partito democratico – come l’ex vice sindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia – volevano partecipare, ma poi hanno dovuto fare marcia indietro. Altri, invece, sono andati, insieme a politici del Terzo Polo e del PdL.

C’era anche più di una componente scout, come si vede dalle fotografie… Agesci, già nei guai per le sortite omofobe e discriminatorie di alcuni suoi relatori in convegni in cui si parla di omosessualità, non ha niente da dire a proposito?

La chiesa ha dato il suo placet. Come si legge su Giornalettismo: «non manca il beneplacito delle alte gerarchie vaticane, dal presidente della Cei Angelo Bagnasco al Segretario di Stato Tarcisio Bertone ai cardinali Angelo Scola e Camillo Ruini».

In questa parabola di squallore, di miseria umana, di analfabetismo civico, vorrei far notare che:

1. con la legge 194 gli aborti sono calati sensibilmente, le donne ricorrono alla contraccezione e si è di fatto estinta la pratica degli aborti clandestini, che facevano ben più vittime di quelle agitate dagli organizzatori della sedicente marcia per la vita. Se si togliesse tale legge l’interruzione di gravidanza non sparirebbe, semplicemente ritornerebbe l’aborto clandestino;

2. i politici del Pd, Terzo Polo e PdL hanno marciato insieme ai militanti di Forza Nuova e Militia Christi. Adesso, passi per il PdL, che è una derivata terza dell’ex partito mussoliniano, ma Terzo Polo e Pd non erano antifascisti?

3. Alemanno ha detto una menzogna: nessuna donna è costretta ad abortire, semmai o lo sceglie, per motivazioni sue che dovrebbero essere insindacabili. Alemanno, a onor del vero, ribadisce l’importanza della contraccezione, ma credo che non abbia ben capito che quella parola non piace a tutta la pretaglia che ha ispirato questa carnevalata antiabortista. Qualcuno lo riconduca al giusto senso del pudore e della vergogna, per favore!

4. Qualcuno dica agli organizzatori che fino a prova contraria la vita è un fatto biologico e non  una concessione divina. E anche quando lo fosse, se qualsiasi divinità ci ha fatto dono della vita, esiste il cosiddetto libero arbitrio. Sarà poi Dio a giudicarci. Se pensano, gli organizzatori, di sostituirsi loro al giudizio nell’al di là, stanno commettendo peccato gravissimo. Sempre che Dio esista e fino ad ora niente e nessuno può dimostrarlo. Cade l’assunto da cui nasce questa orrida marcia;

5. la chiesa cattolica sa che è un atto criminoso proteggere preti e prelati accusati di orrendi crimini contro l’infanzia, a cominciare dagli stupri, dagli abusi, dalle violenze fisiche e psichiche? I nomi di Bernard Francis Lawe di Andrea Agostini – protetti dal Vaticano nonostante quei crimini – cosa c’entrano con la tutela della vita? Essa va salvaguardata solo fino a quando è in stato embrionale?

A leggere tutto questo, penso di poter affermare che il termine “marcia” possa essere affibbiato esclusivamente alla società che ieri ha sfilato per le strade del centro della capitale. La vita, come diceva Kundera nel titolo di un suo libro, è altrove. Ciò che rimane, invece, è solo un grande senso di squallore.

Matrimonio gay e Stato di diritto: lettera aperta ai movimenti radicali antagonisti

Ragazzi e ragazze, non ci siamo. Siamo in Italia – membro dell’Unione Europea – nel 2012 e molti/e di voi vivono come se fossimo nella società di inizio ‘900, ancora a dividere il mondo in padroni e proletari. In bianchi e neri. In buoni e cattivi. Proprio non ci siamo.

Faccio parte della gay community da quattordici anni. Ho attraversato una maturazione da un pensiero più radicale a uno più pragmatico. Che non vuol dire aver rinunciato a certe idee, bensì significa cercare di capire come metterle in pratica in quell’Italia di questo presente.

Quando vi sento parlare di matrimonio e di Stato di diritto – soprattutto da parte dei soggetti che si definiscono antagonisti, di sinistra radicale e da parte di alcune compagne (vetero)femministe – mi vengono i capelli bianchi e visto che alla mia età non ne ho ancora, capirete quanto possa essere fastidioso tutto ciò. Sento dire troppo spesso che non bisogna rivendicare i diritti, perché provengono da una struttura patriarcale e noi rifiutiamo tutto di quella cultura. Vedo con quanta superficialità viene bocciata l’idea di accedere al matrimonio perché modello che ripropone la divisione dei ruoli e dei sessi. E lo ribadisco: superficialità.

E, se posso permettermi, metteteci pure una certa povertà di allargamento del vostro orizzonte politico. E non solo: aggiungeteci, anche se non vi piacerà, anche una buona dose di ipocrisia, a volte non so quanto inconsapevole. E vi spiego perché.

In primis: il nostro sistema di produzione è orripilante, non serve una raffinata analisi – magari marxista – per rendercene conto. Dovremmo semmai capire che ridurre tutto a un rapporto di produzione è disumanizzante come quel sistema che dite di voler combattere. Io preferirei parlare di sistema di rapporti sociali di cui l’economia è un aspetto, non è né il motore unico né il forgiatore supremo.

Non è vero, per altro, che di questo sistema rigettate ogni cosa: i diritti acquisiti, maturati dentro tale meccanismo perverso, piacciono a chiunque. E ci piacciono talmente tanto che facciamo di tutto per difenderli, dall’articolo 18 all’interruzione di gravidanza. Mi pare, in altre parole, che si sia disposti a mettere in dubbio solo i diritti che gay, lesbiche, bisex e trans avanzano per trovare un loro posto in questa società. A queste rivendicazioni rispondete con: «la società fa schifo per cui non c’è bisogno di lottare per entrarci». Ma detto da chi ci sta dentro, magari pure a pieno titolo, ecco, questo vi rende ben poco credibili.

Secondo poi: la struttura del matrimonio, così come è, è sicuramente maschilista. Accedervi da parte di coppie di soli uomini e di sole donne, tuttavia, scardina il cuore di quella struttura. Tant’è che la chiesa cattolica ne ha il terrore. Se dovessi usare il vostro metro di valutazione – e ovviamente sto usando una provocazione – dovrei dire che state dalla stessa parte dell’istituzione più maschilista del mondo.

State per altro regalando il significato della parola “famiglia” a coloro che dite di voler combattere. La famiglia è un concetto che cambia nel tempo e nello spazio. Per voi è un’entità immutabile, generata dal capitale. La famiglia dovrebbe essere il luogo dove gli affetti si verificano. E si sta lottando, udite udite, per fare in modo che diverse specificità vengano riconosciute dentro quel “luogo” – attraverso le unioni civili, il matrimonio esteso, i diversi vincoli affettivi – che deve essere prima di ogni altra cosa giuridico. Altrimenti non vale.

Potete dire che questo mondo così com’è fa schifo e che rifiutate tutto di esso, ok. Allora rinunciate al diritto allo studio, alle rivendicazioni sindacali, all’interruzione di gravidanza, al divorzio, alle pensioni di reversibilità, ecc. Tutte queste tutele nascono proprio dal sistema che dite di odiare. E, a ben vedere, a odiare queste conquiste ci stanno persone del rango di Ratzinger, Casini, Giovanardi, Buttiglione, Bindi, Binetti e via discorrendo. Da quale parte volete stare?

Anche a me le cose, come stanno, non piacciono poi così tanto. Ma il senso della politica dovrebbe essere quello di rendere il mondo un posto più bello e vivibile, non ragionare per contrapposizioni, cercare lotta e conflitto anche quando si sceglie la bustina dello zucchero per il caffè al bar – tanto arricchireste sempre un detentore di capitale, ci avete mai pensato? – e dire a chi no ha diritti di non avanzarli nemmeno. Mentre magari, voi, quei diritti, li avete già.

Perché questo forse vi metterà in pace con le vostre coscienze. Ma di certo vi rende invisi e invise a milioni di persone che vorrebbero poter vivere la loro vita nella pienezza delle loro scelte. E voi, di fatto, col vostro integralismo politico state impedendo tutto questo.

Famiglie e matrimonio gay: tutte le bugie del Giornale

Non fatevi ingannare dalla parole del Giornale. Sappiamo tutti di che cosa sono capaci le testate berlusconiane. Hanno raccontato per anni menzogne e favole. Prima tra tutte: in Italia non c’è crisi, è solo la sinistra che gufa. E invece…

Adesso, dopo le parole, inutili e offensive – come lo è, politicamente, chi le ha pronunciate – di Angelino Alfano e dopo il rilancio di Rosy Bindi, diversa dal segretario del PdL solo perché di sesso diverso, ma non certo meno omofoba, arriva il titolo del quotidiano diretto da Sallusti.

Cosa è successo in realtà? Molto semplice: il Parlamento Europeo ha votato un provvedimento che obbliga i paesi dell’UE di non dare «definizioni restrittive di famiglia».

Cosa significa? Alcuni stati, a cominciare dall’Italia, per vietare il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni allargati a gay e lesbiche vogliono affermare che il concetto di famiglia è uno solo, quello fatto da un uomo e una donna sposati e con prole. Se l’istituto familiare è solo quello, ne consegue, tutte le altre in realtà non esistono, perché non sono “famiglia”, e quindi non devono essere garantite.

Il che è falso. Dove c’è un legame affettivo e un progetto di vita c’è famiglia. Due anziani che si sposano o si risposano, un genitore con prole (si pensi ai casi di vedovanza o ai casi in cui il/la partner si defila dall’accudimento), una coppia non feconda, una coppia di persone dello stesso sesso… la società moderna ha declinato al plurale quel concetto.

Le destre retrive, confessionali, integraliste, radicali ed estreme – tra cui quelle italiane, rappresentate da partiti quali UdC, PdL e Lega – vogliono invece imporre un unico modello familiare, quello eterosessista.

Il voto del Parlamento Europeo, quindi, sancisce un principio fondamentale: non esiste più una sola famiglia, ma le famiglie. In tal senso, gli stati non possono definire rigidamente un solo concetto di istituto familiare e men che mai per impedire il riconoscimento degli altri. E, ovviamente, niente cambia per chi intende sposarsi in modo “tradizionale”.

Con il modello che tanto piacerebbe ad Alfano, a Bindi, a Bossi e a Casini, invece, verrebbero garantite solo alcune fasce sociali.

Con questa nuova risoluzione saranno garantite tutti/e i/le cittadini/e d’Europa. Continueranno a esistere le famiglie composte da coniugi eterosessuali, mentre verrà garantito il diritto di esistenza alle nuove famiglie. Nessuno imporrà niente a nessun altro. E nessuno dovrà sposare un gay contro la sua volontà!

Il Giornale mente e sa di mentire. La sua politica è quella di sviare l’attenzione pubblica, attraverso atti di terrorismo mediatico, con il solo scopo di nascondere il tragico fallimento di vent’anni di berlusconismo. Per cui, ripeto, non fatevi ingannare. L’Europa ci dice qual è la direzione giusta: dall’altra parte ci sono ancora interessi sordidi e intenti discriminatori.

Libera minchiata in libero stato

Prima fa un convegno contro il darwinismo. Per dimostrare che il mondo l’ha creato Dio.
Poi va a Radio Maria e, sul Giappone, dice: «I terremoti sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio».

Il mondo della scienza si ribella. In molti chiedono le sue dimissioni. Ma il vicepresidente del CNR, Roberto De Mattei, non ammette di aver detto la boiata.

Per capire la gravità di quello che ha fatto: scopri che hai un cancro, vai dal medico e quello ti dice che devi gioire, ché sei stato toccato dall’amore di Dio, dio temibile ma giusto. (Dovrebbe seguire, a questo punto, la domanda su cosa scaglieresti sulle gengive del dottore, se un crick o un grosso posacenere di vetro dagli angoli non smussati, ma per stavolta passiamo.)

De Mattei si difende: io ho solo citato un vescovo, che disse le stesse cose in occasione del terremoto di Messina.
Tradotto: l’ha detto un prete, per cui posso dirlo anch’io.
Libera minchiata in libero stato, insomma.

Allora, visto che ci piacciono tanto le citazioni, possiamo ricordare Totò che in un suo film diceva: «Lei è un cretino, si informi». Almeno De Curtis faceva ridere sul serio e veniva pagato, lui sì, proprio per questo.

Eluana, la dignità e gli assassini delle libertà civili

Il 9 febbraio 2009 moriva Eluana Englaro. Moriva nel senso che il suo cuore smetteva di battere. Dopo diciassette anni di stato vegetativo, dopo la morte, cioè, dei suoi pensieri, delle sue aspirazioni, dei suoi sogni, di tutto l’amore che poteva provare.

Eluana era ridotta a un vegetale e il padre, allora, ha cominciato una lotta di civiltà per fare in modo che la figlia si spegnesse in modo dignitoso. Non dissolvendosi dentro un corpo tenuto in vita artificialmente, ma lasciando che la natura completasse il percorso deciso dal caso, ben più tragico.

La vicenda di questa ragazza è divenuta terreno di scontro tra la parte più sana del paese – coloro che credono nella libertà individuale delle persone a prescindere dal loro credo religioso e nel rispetto di tutte le scelte, anche quelle contrarie al sentimento della laicità – e i cattolici che, con la complicità di una destra da postribolo che per farsi forte dell’appoggio vaticano ha contrastato la libertà di scelta di chi non ha voluto sottomettersi alle conseguenze di un credo nelle quali non si riconosce.

La legge sul testamento biologico e sul fine vita è un banco di prova fondamentale per la libertà dell’individuo: si deve poter scegliere di rifiutare le cure, l’alimentazione e l’idratazione forzate. Se queste, infatti, vanno contro il nostro più intimo concetto di libertà personale, bisogna fare in modo che si muoia secondo la nostra coscienza.

Il Vaticano, che pare non essersi più ripreso dall’evidenza galileiana e dalle scoperte di Copernico, fa di tutto per renderci delle larve da addossare alle nostre famiglie, che devono scontare costi, umiliazioni, sacrifici e disagi di una scelta imposta da altri – i clericali – che si limitano, al massimo, di pregare per le nostre anime all’interno delle loro ipocrite parrocchie di provincia.

Tra pochi giorni verrà presentato in parlamento un provvedimento sul fine vita. Il berlusconismo agonizzante spera di comprare così l’ennesima complicità di una chiesa che, in cambio di una legge ad hoc, chiuderà volentieri un occhio sugli scandali sessuali – non proprio conformi al concetto di famiglia cristianamente intesa – del premier.

Occorre fermare, con le armi della politica, questi volgari assassini delle libertà civili. Bisogna dire sì, con forza, al testamento biologico e all’eutanasia.