I’m not panda

Comunicazione di servizio per i miei amici e le mie amiche: dopo la serata di ieri ho capito che la fine della mia “singletudine” vi sta particolarmente a cuore, ma siccome credo di provvedere sufficientemente a me stesso, gradirei che si finisse di trattarmi come un panda da far accoppiare a tutti i costi. Grazie.

In caso, invece, dovesse risultare che sono inadeguato a costruire relazioni di medio o lungo periodo, l’insistenza e il pungolo continuo a farmi conoscere questo o quel possibile candidato potrebbero causare l’effetto opposto a quello prefigurato e cioè creare ansia da prestazione che si tradurrebbe in una perdita di autostima per senso indotto di inadeguatezza.

Ad ogni modo, credo che esser sufficienti a se stessi sia una conquista anche tenendo in considerazione quegli inevitabili accidenti della vita che ti portano ad essere single, per scelta o per necessità, o in coppia. E, in entrambi i casi, essere “interi” a prescindere dall’altro, presente o meno, è indice di somma virtù. Converrete.

Essere come Arisa

Quando all’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo venne presentata per la prima volta Arisa sul palco, non ho potuto fare a meno di notare, da subito, tre momenti in sequenza.

Il primo: la cantante che scendeva la gradinata, sul palcoscenico, con una certa circospezione, come se avesse paura di cadere. Quindi lo sguardo beffardo delle due bellone, Rodriguez e Canalis, dritte e sicure verso la telecamera. E infine, la risata a microfono forse lasciato inavvertitamente acceso di Belen. Una risata inopportuna, un po’ sguaiata. Decisamente fuori contesto.

Ho rivisto più volte quella scena e ho riscontrato una certa ilarità, proprio durante la presentazione della goffa, ma bravissima, Arisa. Qualcosa mi suggerì, già allora, che le altre due ragazze ridessero del fatto che lei non fosse nata per la passerella, che non fosse aggraziata o “splendente” come loro, che fosse inadeguata al loro concetto di esistenza.

Poi Arisa ha cantato e in questo caso è la risata ad esser stata seppellita.

Dico questo perché ogni tanto, nella nostra vita, ci si ritrova sempre di fronte a una scalinata che si ha paura di percorrere, perché ci hanno insegnato ad aver paura di cadere e di diventare ridicoli di fronte a tutto il mondo.

Perché alcuni di noi non avranno mai la dignità di una farfalla tatuata. Però, forse, magari si trovano addosso una bella voce, o delle cose da dire, o un grande senso di tenerezza e una tragica nostalgia.

Perché qualcuno riderà sempre di noi. Perché non siamo all’altezza della vanità di quel qualcuno.

Dico questo perché nella vita ci capiterà, almeno una volta, di sentirci un po’ più Arisa che Belen. E a me succede spesso, soprattutto da qualche tempo a questa parte.

E in questi momenti, non mi rimane altro che fare una cosa, e una soltanto. Cantare.

Alemanno non sa che nevica pure sulla testa dei prof

Alemanno ne ha combinata un’altra delle sue.

Il comune di Roma ha infatti deciso la «sospensione dell’attività didattica e delle lezioni a Roma in tutte le scuole di ogni ordine e grado nei giorni di domani e sabato». Con un bel distinguo: i ragazzi possono rimanere a casa, le scuole però rimangono aperte e docenti e personale ATA dovranno comunque recarsi a scuola. D’altronde si sa: quando nevica i prof, bidelli e amministrativi sono magicamente immuni da incidenti e disagi.

Adesso, che Alemanno non avesse ben chiaro il concetto di buona amministrazione è cosa evidente. La prassi ce lo ricorda. E se è vero che ogni scelta quotidiana è comunque un atto politico, ne consegue che il primo cittadino romano risulta politicamente incapace. Come ce lo dimostrano, per altro, sia il suo passato in partiti a dir poco imbarazzanti, sia la croce celtica che porta appesa al collo.

Una cosa non sapevamo e cioè che non fosse ferrato neppure in climatologia (programma di primo anno della scuola media). Da oggi ne siamo certi.