Omofobi e LGBT? Ecco le differenze

differenzaGli omofobi hanno bisogno di dire bugie per far valere le loro ragioni, noi persone LGBT ci limitiamo ai fatti oggettivi.

Loro hanno bisogno di odiare le diversità, noi siamo portatori di un messaggio per cui tutte le differenze hanno pari dignità.

Loro si inventano il fantasma del gender per attaccare le leggi contro l’omofobia o le unioni civili, noi facciamo i percorsi di educazione alle differenze a scuola.

Loro organizzano il Family Day attaccando la gay community.
La gay community, intanto, si organizza per aiutare le persone migranti bisognose alla stazione Tiburtina.

Il CCO Mario Mieli, infatti, e si fa promotore di una raccolta di beni di prima necessità presso la sua sede (Via Efeso 2A). Potete portare il vostro contributo da lunedì 22 a venerdì 26 giugno dalle 9:00 alle 18:00.

Il resto lo potete leggere qui. E questa è la differenza tra noi e loro.

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Diritti, gay e immigrati: urgenze, dilazioni e diluizione.

Leggo dei diritti da dare agli immigrati e la ritengo una cosa giustissima. È singolare, tuttavia, che in questo frangente nessuno dica che le priorità stiano altrove, come ad esempio la soluzione della crisi. Quando si parla di legge contro l’omofobia o di una normativa per le unioni civili, c’è sempre chi agita lo spettro benaltrista di provvedimenti più urgenti da prendere.

La dilazione del diritto, dunque, vale solo per i gay?

L’aspetto mitico della vicenda – nel senso che la logica non ha pace di fronte a certi fenomeni – è che i primi a fare tale ragionamento sono i gay stessi… Se si dicesse che i diritti dei migranti non sono poi così urgenti rispetto alle difficoltà economiche e alle politiche sul lavoro, si verrebbe tacciati di razzismo.

Invece molti di noi – anche dentro al movimento GLBT, e ciò è gravissimo – trattano i propri diritti nemmeno come privilegi, bensì alla stregua di capricci. Con i risultati che sono agli occhi di tutti.

Il discorso si apre, ancora, a considerazioni politiche che minerebbe la credibilità dei nostri partiti di (centro)sinistra: SEL inclusa, sempre più vicina a un’impostazione piddina della questione omosessuale italiana. La dilazione che diviene diluizione. Per arrivare al niente.

Ovviamente io non nego i diritti delle minoranze. Tutte. Critico l’atteggiamento di molti, gay inclusi, riguardo alla questione dei diritti civili per le coppie di fatto. Ben venga, perciò, ogni passo in avanti verso una maggiore civilizzazione di questo paese.

L’eguaglianza, tuttavia, dovrebbe essere qualcosa che riguarda tutte le categorie, non certo a beneficio settori più uguali degli altri. Altrimenti si scade nel privilegio più deleterio.

Alluvioni e nubifragi? Un problema di “sinistra”

A Genova è piovuto talmente tanto che in poche ore si sono riversate quantità di piogge che, normalmente, cadrebbero in quattro mesi.

Vogliamo riflettere un po’ su questi fatti?

Prima aspetto: tra i morti ci sono ancora immigrati. E non è un caso: gli stranieri affittano più facilmente seminterrati, perché più economici. Anche nel recente nubifragio di Roma una delle vittime è stato un immigrato. La questione, perciò, che è prima di tutto ambientale, avrebbe dei risvolti sociali legati alla povertà e agli stili di vita. E questo sarebbe un campo d’azione della politica.

Seconda aspetto: il mutamento climatico e la tropicalizzazione del clima è il frutto delle emissioni di gas nel pianeta aggravato dalle deforestazioni. Il cielo si ribella ma a terra l’uomo è così stupido da aggravare la situazione con l’abusivismo edilizio: si costruisce laddove non si dovrebbe, magari vicino al corso di un fiume o sotto una collina pronta a franare. Lo dicono anche gli esperti.

Le soluzioni, a quanto pare, toccano temi specifici di un’area politica e una soltanto: il rispetto dell’uomo, a prescindere dalle sue origini e la sua etnia, il rispetto dell’ambiente, la lotta all’abusivismo, la creazione di una coscienza sociale e ambientale insieme, il livellamento delle differenze legate al reddito, il diritto a una dimora adeguata.

Tutti cavalli di battaglia che l’attuale sinistra dovrebbe far propri, in modo serio, al cospetto di ciò che ha prodotto in questi anni il berlusconismo: il disprezzo per lo straniero visto come criminale, il diritto di cittadinanza per evasori e abusivisti di ogni sorta, l’intensificazione delle disparità sociali, il più completo disinteresse per la creazione di una cultura del e per l’ambiente.

Adesso va da sé che non è colpa di Berlusconi se piove e le piogge sono così violente. Il “piove, governo ladro!” non è una risposta all’analisi critica di certi fenomeni. Ma è certo che la cultura politica che il berlusconismo e i suoi uomini rappresentano non è buona, tra le altre cose, a risolvere nemmeno questo tipo di problemi che, invece, rischiano di aggravarsi. Questo è pacifico.

Ed è per questo che abbiamo bisogno di una sinistra che sia degna di questo nome e una destra, quella attuale, ricacciata nell’opposizione per almeno un quindicennio. Ne va della nostra sicurezza, della nostra vita e del futuro di noi tutti.

Dietro il caso De Gregorio c’è l’alleanza piddì-Lega?

Da qualche giorno il web è stato scosso dalla notizia che Concita De Gregorio, l’attuale e dimissionaria direttrice de L’Unità, lascerà la guida del quotidiano dell’ex-PCI, ora piddì, di comune accordo con il suo editore, Renato Soru, ex presidente della regione Sardegna.

Non mi interessa ripercorrere le vicende editoriali, le lettere, le smentite, le conferme. Chi vuole informarsi può benissimo fare una ricerca su Google.

Ma già da un po’ un sospetto serpeggia tra i miei pensieri.

De Gregorio è stata colei che ha dato voce, dalle colonne del suo giornale, a quell’Italia che negli ultimi mesi si è rivelata più dinamica, innovatica, a tratti disperata. L’Italia di precari, di donne, di immigrati, di gay e lesbiche. L’Italia di Pisapia e di De Magistris, l’Italia che ha vinto i referendum contro l’attuale governo.

Una voce del genere, dentro un organo ufficiale – e non un organo qualsiasi, ma il giornale storico della sinistra italiana – può dare fastidio se, per esempio, dalle alte sfere si stanno organizzando piani e alleanze di un certo tipo, lontane ad esempio con quello che è il concetto tradizionale di “sinistra”.

Non è peregrino pensare che certe fazioni, dentro il piddì, tenteranno di far fuori i partiti dell’IdV e di SEL per creare un’alleanza spuria con il terzo polo e la Lega.

Lo stesso Vendola, che pure non schiferebbe trovarsi a braccetto con un Casini che però schifa lui in quanto gay, si è allarmato di fronte all’eventualità del genere.

E a ben vedere queste alleanze prevedono dei sacrifici e, quindi, categorie sacrificabili.

I gay non piacciono a Casini.
I precari che chiedono più diritti non piacciono a Confindustria.
Gli immigrati non piacciono alla Lega.
E via discorrendo.

Certo, c’è chi mi fa notare che Bersani ha smentito: «noi siamo alternativi alla Lega!».

Però è vero pure che, dentro quel partito, tempo addietro un certo Cofferati, prima di divenire sindaco di Bologna (uno dei più odiati per altro) aveva dichiarato che, finita la sua esperienza da segretario della CGIL, si sarebbe ritirato dalla scena politica.

E sempre da quel partito, un certo Veltroni, prima di consegnare l’Italia e Roma, la città di cui era sindaco, a Berlusconi e Alemanno, aveva giurato che se ne sarebbe andato in Africa a fare del bene. E poi si è candidato a premier…

Non mi stupirei, dunque, se fosse già pronto un comunicato di rettifica sulle alleanze. Magari da pubblicare, in un futuro non lontano, sulle pagine dell’Unità.

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pubblicato su Gay.tv