La morte di Mandela alla lente dell’Italia berlusconiana

Nelson Mandela

Muore Nelson Mandela. Non credo ci sia molto da dire perché è di grande portata storica la sua figura, un personaggio chiave del secolo scorso, il padre della democrazia in Sud Africa, l’esempio che cambiare è possibile anche sotto la lente della “rivoluzione”, del sovvertimento dello status quo, se questo significa il perdurare di un’ingiustizia.

Per cui aggiungere altro al vuoto assoluto che lascia la sua morte rischia di essere oltre modo retorico. La storia, e la sua storia nello specifico, parla da sola.

Poi ti svegli in Italia e questa notizia si declina con le reazioni di politica e media. Due casi limite per capire quanto ancora sia inadeguato il nostro paese in tema di diritti civili.

Il Giornale che fa un titolone con tanto di refuso, chiamandolo padre dell’apartheid. I lapsus si sa dischiudono verità nascoste. È la destra italiana è ben lontana dal non essere razzista. Quel titolo dice molte cose in merito.

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“Mandela padre dell’Apartheid!” pessima figura del Giornale

Poi ancora: l’immancabile retorica del Pd che lo piange. Dimenticando, lor signori d’apparato, che se c’erano loro in Sud Africa, avrebbero fatto una legge contro l’apartheid a tutela dei bianchi razzisti. Ricordiamoci la recente legge sull’omofobia….

Concludo con una piccola nota a margine. Nel Sud Africa nato dalle lotte di Mandela, dopo anni di dittatura bianca, si approvarono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nessuno disse mai che c’erano altre urgenze. Si fecero perché o è democrazia per tutti/è o non è democrazia. Da noi certi benaltrismi sono portati avanti, a ben vedere, proprio dai capi del Pd. O osteggiati dai lettori del Giornale e dai loro rappresentanti in parlamento.

Gli stessi “microbi” di un sistema di potere che scompaiono, umanamente e politicamente, di fronte alla grande lezione di civiltà data al mondo intero da Mandela. Ricordiamocelo sempre.

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Oggi su Gay’s Anatomy: “Le nozze “gay”, Magdi Allam e il suicidio della logica”

magdi-allam«Gentile Magdi Cristiano Allam, le scrivo perché ho letto il suo articolo sul Giornale on line sul matrimonio egualitario in Francia, riguardo al quale lei è fermamente contrario, e visto il profluvio di inesattezze, tutte sicuramente dovute a ignoranza, ho sentito il dovere in quanto cittadino della Repubblica Italiana e di convinto europeista di rispondere al suo pezzo. Adesso, premetto da subito che basta avere un minimo di contatto con la realtà per capire da soli che quanto da lei scritto basta, da solo, a ricoprire di ridicolo l’intero edificio argomentativo delle sue tesi. Ma poiché in Italia abbiamo ancora persone convinte che il peccato sia più importante dell’amore – e tra questi molti sacerdoti e, temo, anche lei – ho deciso di obbedire al mio spirito illuminista e di suggerirle una via per salvare non dico la sua anima, poiché non credo di possedere il potere, come qualsiasi uomo attualmente in terra, di salvare il nostro lato spirituale (lo spirito è dato di per sé e semmai dovremmo salvare i nostri atti qui in questo mondo), quanto il senso della logica.»

Il resto della mia lettera aperta a Magdi Allam? Ovviamente su Gay’s Anatomy!

Famiglie e matrimonio gay: tutte le bugie del Giornale

Non fatevi ingannare dalla parole del Giornale. Sappiamo tutti di che cosa sono capaci le testate berlusconiane. Hanno raccontato per anni menzogne e favole. Prima tra tutte: in Italia non c’è crisi, è solo la sinistra che gufa. E invece…

Adesso, dopo le parole, inutili e offensive – come lo è, politicamente, chi le ha pronunciate – di Angelino Alfano e dopo il rilancio di Rosy Bindi, diversa dal segretario del PdL solo perché di sesso diverso, ma non certo meno omofoba, arriva il titolo del quotidiano diretto da Sallusti.

Cosa è successo in realtà? Molto semplice: il Parlamento Europeo ha votato un provvedimento che obbliga i paesi dell’UE di non dare «definizioni restrittive di famiglia».

Cosa significa? Alcuni stati, a cominciare dall’Italia, per vietare il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni allargati a gay e lesbiche vogliono affermare che il concetto di famiglia è uno solo, quello fatto da un uomo e una donna sposati e con prole. Se l’istituto familiare è solo quello, ne consegue, tutte le altre in realtà non esistono, perché non sono “famiglia”, e quindi non devono essere garantite.

Il che è falso. Dove c’è un legame affettivo e un progetto di vita c’è famiglia. Due anziani che si sposano o si risposano, un genitore con prole (si pensi ai casi di vedovanza o ai casi in cui il/la partner si defila dall’accudimento), una coppia non feconda, una coppia di persone dello stesso sesso… la società moderna ha declinato al plurale quel concetto.

Le destre retrive, confessionali, integraliste, radicali ed estreme – tra cui quelle italiane, rappresentate da partiti quali UdC, PdL e Lega – vogliono invece imporre un unico modello familiare, quello eterosessista.

Il voto del Parlamento Europeo, quindi, sancisce un principio fondamentale: non esiste più una sola famiglia, ma le famiglie. In tal senso, gli stati non possono definire rigidamente un solo concetto di istituto familiare e men che mai per impedire il riconoscimento degli altri. E, ovviamente, niente cambia per chi intende sposarsi in modo “tradizionale”.

Con il modello che tanto piacerebbe ad Alfano, a Bindi, a Bossi e a Casini, invece, verrebbero garantite solo alcune fasce sociali.

Con questa nuova risoluzione saranno garantite tutti/e i/le cittadini/e d’Europa. Continueranno a esistere le famiglie composte da coniugi eterosessuali, mentre verrà garantito il diritto di esistenza alle nuove famiglie. Nessuno imporrà niente a nessun altro. E nessuno dovrà sposare un gay contro la sua volontà!

Il Giornale mente e sa di mentire. La sua politica è quella di sviare l’attenzione pubblica, attraverso atti di terrorismo mediatico, con il solo scopo di nascondere il tragico fallimento di vent’anni di berlusconismo. Per cui, ripeto, non fatevi ingannare. L’Europa ci dice qual è la direzione giusta: dall’altra parte ci sono ancora interessi sordidi e intenti discriminatori.

I musulmani per bene non vanno in moschea

Giuliano Pisapia, in accordo con le comunità musulmane, farà aprire dei centri di preghiera nei vari quartieri di Milano.

Insorge la destra, dalle pagine del Giornale. Per Magdi “Cristiano” Allam, l’avvento delle moschee genererà «violenza, odio e morte».

Lo stesso signore – ex musulmano e convertitosi al cattolicesimo con tanto di fanfara mediatica (vedi foto) – parla, di contro, di musulmani per bene in opposizione a quei credenti che decidono di vivere la propria fede in un luogo di culto. Per questo individuo, quindi, un musulmano “per bene” non va in moschea.

A questo punto qualcuno abbia la bontà d’animo di ricordare a Magdi “Cristiano” Allam che se per lui fossero valse le restrizioni che la sua nuova cultura di riferimento vorrebbe ora per i suoi ex fratelli musulmani, oggi non starebbe in Italia e non scriverebbe liberamente le sue parole razziste sul Giornale.

Argentina: sì alle nozze gay. Si scatenano chiesa locale e lettori del Giornale

Sulla Repubblica di oggi si legge che «l’Argentina è diventata il primo Paese dell’America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.»

L’approvazione del decreto da parte del Senato ha portato in piazza cinquantamila persone, arringate dalla chiesa cattolica locale, che ha provocato incidenti e ha turbato l’ordine pubblico alimentando scontri e scandendo slogan omofobi e violenti.

Curioso che la stessa indignazione non venga messa in atto contro gli abusi di cui si sono macchiati esponenti della chiesa cattolica in Argentina come in tutto il resto del mondo. Evidentemente per i fedeli riuniti a Buenos Aires è grave che due persone si possano amare liberamente sotto la tutela dello Stato, mentre sono disposti a passar sopra agli stupri perpetrati dai sacerdoti. Ognuno, d’altronde, ha la sua scala di priorità.

Un giorno felice per la nazione sud americana, che si apre all’allargamento dello stato di diritto proprio nel giorno in cui si ricorda la presa della Bastiglia – data infausta per il clero dato che portò alla fine dei privilegi ecclesiastici nella Francia di antico regime.

Una curiosità: la legge sui matrimoni in Argentina ha provocato non pochi scompensi all’elettorato nostrano, soprattutto a quella fetta di elettorato che vota Berlusconi. Sulla pagina Facebook de Il Giornale, infatti, la notizia è stata variamente commentata nel modo in cui segue:

e ancora:

gli elettori del divo Silvio, evidentemente, sono più preoccupati per quelli che le loro menti gli fanno concepire per lo più come pruriti sessuali piuttosto che per i destini ultimi di un paese che il loro voto ha consegnato a personaggi di discutibile moralità. Per tacere dell’uso criminoso che fanno della lingua italiana…

A ben vedere la questione GLBT diventa non solo una cartina al tornasole per tastare la civiltà di un luogo, ma anche per dimostrare il marcio che si nasconde dietro chi si fa fiero alfiere dell’omofobia: chiesa e destra, nel caso specifico. Di questo non possiamo che esserne felici.