Le lacrime, il sangue e i soliti scemi

La manovra è stata annunciata e, a quanto pare, non sarà una passeggiata. Salgono le tasse, pagano i soliti, non si riforma poi tanto.

Ho letto su Twitter che le lacrime, in questi provvedimenti, ce li ha messi la ministra Fornero. Il sangue tocca al popolo. I soliti scemi. O corsi e ricorsi, fate voi.

Adesso, per quanto io sia estremamente contrario a questo governo – che reputo di destra economica – e poco propenso al sottobosco culturale che lo anima – un certo clericalismo conservatore – devo ammettere che Monti e il suo team dovranno avere il consenso di un parlamento in mano a partiti nel migliore dei casi discutibili, qualora non ridicoli e indegni. Ma questa è un’altra storia.

Monti ha potuto agire nella morsa di una situazione che è e rimane tremenda – il rischio default, per intenderci – e i veti di partiti i cui leader sono D’Alema/Bersani e Berlusconi/Alfano. La situazione, direbbe qualcuno, è tragica ma non è seria. Appunto.

In mezzo a questo delirio vi sono alcuni aspetti di natura sociale, politica e quotidiana che non posso non sottolineare.

1. La cosa più agghiacchiante della manovra di Monti è l’entusiasmo di certa militanza del pd… non hanno ben capito che è una manovra di destra. E che non si tratta di una manna dal cielo, bensì di una mannaia sociale. Si prevedono brusche flessioni nei sondaggi. Si spera nella sua scomparsa, che è ora che l’Italia abbia un partito di sinistra serio, e non un residuato di ex PCI e di mummie democristiane.

2. Monti ha chiesto e otterrà il sangue degli italiani. I privilegi della chiesa rimangono intatti. E in un contesto simile, la chiesa sarà più forte e chiederà maggiori garanzie ai futuri governi per avere il suo appoggio. Saremo l’equivalente europeo dell’Iran, mentre certi “giovani” democratici esultano per Monti e la sua rapina definita “decreto salva Italia”.

3. In questo quadro, la CEI che parla di equità della manovra è come quello stupratore che, dopo aver violentato una donna, argomenta liberamente di educazione sessuale sul campo.

4. Aumenta l’IVA. I proventi serviranno ad aiutare le giovani famiglie. Eterosessuali e sposate. Questo per rispondere a chi mi dice, gay inclusi, che una legge sulle unioni civili e sul matrimonio allargato, è inutile o secondaria di fronte a certe questioni. Come ben si può notare, viene ancor prima. Se non si è tutelati nei propri affetti, non si potrà poi pretendere lo stesso beneficio riservato alle coppie sposate. In tutto questo, poi, va da sé, a parità di sacrifici, che si chiederanno pure alle famiglie gay e alle coppie di fatto. Senza niente in cambio. (Posso dire, coglioni?)

In questo quadro ben poco rassicurante, emerge un’unica consapevolezza. A pagare, e a soffrire, saranno sempre e solo i soliti noti. Con qualche contentino marginale, certo, ma giusto per far impazzire i twits di qualche catto-comunista.

La società, nella vita reale, da ieri ha già qualche problema in più.

La cura di Monti e la fine della democrazia

Mini patrimoniale pro-tempore. Ritorno della tassa sulla prima casa, detta anche ICI. Riforma delle pensioni che porterà a lavorare qualche anno in più. Questi i punti qualificanti della finanziaria che ha prospettato Monti ai partiti e alle parti sociali.

Per le valutazioni della stessa, sarà opportuno aspettare il testo definitivo.

Due considerazioni di carattere politico possono essere tuttavia fatte e riguardano, appunto, gli schieramenti politici italiani.

1. PdL e destra

I provvedimenti di Monti sono la prova che il berlusconismo è causa non certo di un male antico, ma sicuramente dell’incancrenirsi della situazione attuale. Berlusconi e chi lo ha votato negli ultimi vent’anni sono la causa diretta del disastro attuale per come esso si è evoluto.

Un po come dire che se ti sei beccato una malattia respiratoria non è certo colpa tua, ma se l’hai trattata fumandoci sopra come se niente fosse, poi non puoi non assumerti la responsabilità di un suo decorso maligno.

2. Partito democratico e sinistra in generale

Bersani e Franceschini fino a poche settimane fa si sperticavano in lodi. Poi si è scoperto che Monti è un uomo di destra. Una destra che non usa parolacce, ma che taglia (e taglieggia) sulle risorse dei poveri, del popolo, dei lavoratori.

Singolare poi la scelta di reintrodurre l’ICI. La chiesa cattolica possiede il 25% degli immobili in Italia. Nessun partito ha sollevato il problema di alleggerire la pressione sulle famiglie italiane tassando, appunto, quel patrimonio immobiliare che rimane intatto. Mentre noi saremo più poveri, i proprietari vaticani di supermercati, banche e hotel diventeranno sempre più ricchi sul nostro sangue. E non sono cifre irrisorie, si tratta di oltre cinquecento milioni di euro l’anno.

Nessun partito, men che mai il pd, ha sollevato la questione. Per il pd è comprensibile, visto che i cattolici impediscono qualsiasi discussione in tal senso. Ma IdV e SEL perché dormono?

3. Centristi e terzo polo

Voteranno la manovra senza se e senza ma. D’altronde Casini è un cattolico.

4. Conclusioni finali

Abbozzo uno scenario apocalittico.

C’è da credere che la manovra salverà le banche e potenzierà la chiesa, l’unica a non essere toccata dai provvedimenti lacrime-e-sangue di questa manovra. Tutta una serie di servizi rischia di cadere nelle mani del clero, quali scuola e sanità.

A lungo andare sarà vietato agli insegnanti di divorziare e alle donne di abortire. Saremo un paese più sessista, meno egualitario, più omofobo. E le radici di questa involuzione cattolico-iraniana stanno in questa finanziaria.

I partiti in questione, soprattutto quelli presenti in parlamento, hanno il ruolo storico di aver fatto finire la democrazia in Italia. Il popolo esautorato dell’autodeterminazione del proprio destino economico e politico, in cambio di pochi spiccioli. Il grosso ingrasserà una parte dell’attuale casta.

Di fronte a questo scempio Casini si sfrega le mani, Bersani e Franceschini stanno impotenti a guardare mentre Berlusconi ci ha portati a questo punto.

Gli estremi per una rivoluzione, con tanto di teste rotolanti, ci sarebbero tutti. Peccato che gli italiani scendano in strada solo quando si vincono i mondiali.

Patrimonium Petri

La pagina Facebook Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria ha raggiunto in tempi straordinariamente celeri ben oltre centoventimila contatti.

In un periodo siffatto, in cui si chiedono sacrifici immani a coloro che, volenti o nolenti, hanno tenuto in piedi l’economia di questo paese con le loro tasse e il loro lavoro – impiegati, operai, lavoratori dipendenti, studenti, insegnanti, ecc – l’attuale classe politica ha deciso di lasciare immutati certi privilegi. Molti di questi riguardano, appunto, la chiesa cattolica, a cominciare dal suo enorme patrimonio immobiliare.

Si stima, infatti, che il Vaticano detenga il 20% tra palazzi, case, terreni presenti in Italia. Gli enti che li possiedono non pagano le tasse, per cui la differenza è a carico del cittadino. Per non parlare del fatto che questi immobili non sono certamente baracche e ruderi.

Adesso, che questa destra tolga alla gente che lavora per dare ai ricchi non stupisce. Altrimenti non sarebbe destra. Se poi vediamo chi è il capobanda, il quadro si chiude, tra farsa e tragedia.

Quello che stupisce, ma poi non più di tanto, è la reazione dei leader della cosiddetta sinistra di palazzo. Un timido Bersani si mostra possibilista su una tassazione parziale sulle attività commerciali della chiesa, a cui fa eco una ben più battagliera Rosy Bindi che dichiara:

Francamente non si capisce la polemica alimentata dai radicali, che si ostinano a minimizzare l’enorme lavoro di supplenza svolto dalle associazioni e dalle realtà ecclesiali di questo paese: dalle mense della Caritas, ai centri di accoglienza dei profughi, alle comunità di aiuto per famiglie e minori, all’assistenza ai più deboli. Si tratta di una presenza preziosa nel tessuto sociale del paese e che non gode di alcun privilegio ma di un trattamento previsto dalla legge per chi svolge attività di solidarietà.

Credo che dovrebbe valere il principio democratico che tutti debbano contribuire a pagare le tasse, soprattutto chi ha di più. Per chi vive meglio un prelievo fiscale sostanzioso non muterebbe di certo il tenore di vita. Se a Berlusconi tassassero il 70% del suo reddito annuale, continuerebbe ad essere ricchissimo. E Berlusconi è ben più povero di chi possiede, in media, un appartamento su cinque su scala nazionale.

Per Bindi, invece, vale un principio opposto: poiché lo Stato è incapace di aiutare poveri, migranti e persone sfortunate, i cittadini che lavorano e pagano le tasse devono dare più soldi a chi ne ha già molti (ricordiamoci l’otto per mille).

Forse non ha realizzato, la signora, che se tutti pagassero le tasse – a cominciare dalla sua chiesa – quei soldi per aiutare chi ne ha bisogno lo Stato li avrebbe.