Bersani e i diritti civili? Forse, tra un anno

Quando ero bambino mio padre mi chiedeva spesso di fare questo o quel lavoretto. Dall’andare a comprare il pane fino a prendere un attrezzo nel ripostiglio. Molto spesso rispondevo “poi lo faccio” e in cuor mio ero sincero. Lo avrei fatto. Ma poi… Allora mio padre, forte della sua autorità, mi diceva: «le cose o si fanno subito o non si fanno. Per cui vai!».

Questo piccolo spaccato di vita familiare mi serve per commentare l’apertura, l’ennesima, di Bersani alla Convention organizzata ieri a Roma da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Equality Italia e Famiglie Arcobaleno sui diritti civili. Gli esponenti del movimento LGBT chiedevano al centro-sinistra di pronunciarsi in modo chiaro su fatti non più rinviabili all’interno della questione omosessuale italiana, tra cui la legge contro l’omofobia, la regolarizzazione delle unioni gay – purtroppo alcune delle associazioni di cui sopra si accontenteranno di una mediazione al ribasso, ma tant’è – e il diritto del minore di veder riconosciuta la sua famiglia omogenitoriale.

Bersani ha così risposto: entro un anno la legge tedesca sulle unioni omosessuali sarà tradotta in «legislazione italiana»; entro sei mesi si avrà una legge contro l’omofobia; e si affronterà «il nodo del riconoscimento del diritto del bambino che cresce all’interno di un nucleo famigliare omogenitoriale a vedere riconosciuto dalla legge il legame affettivo con il genitore non biologico, soprattutto nei casi di malattia o morte del genitore biologico».

Va molto bene, per quel che mi riguarda, il riferimento al diritto del bambino di vivere con il genitore non biologico in caso di disgrazia. Sarebbe comunque carino, da parte del futuro premier (ammesso sia lui, naturalmente), ricordare il diritto del genitore non biologico di poter continuare a crescere il figlio su cui, magari, ha tanto investito in termini di amore e umanità. Ma stiamo parlando di Bersani: quello che fa rima con grigiore. Già queste parole, per quanto a metà, sono una vera e propria rivoluzione nel suo caso.

Ciò che mi inquieta di più è il riferimento sulla legge tedesca da “tradurre” in legge all’italiana. La legge tedesca equipara le coppie formate da due gay o da due lesbiche alle coppie sposate. Questa traduzione in italiano vorrà forse significare – secondo la carta di intenti del Pd che rimanda al documento sui diritti dettato da Rosy Bindi al partito e basato sul riconoscimento dei diritti individuali, cioè al non riconoscimento della coppia per legge – che si rifaranno i DiCo?

Per le motivazioni appena espresse, tutto lo lascia pensare: c’è il rischio reale che si farà una legge per le coppie di fatto che sancirà che lo Stato non le riconosce in quanto coppie ma solo come individui, occasionalmente in gruppi di due, con tutele minori rispetto alle coppie unite in matrimonio. I DiCo, ricordiamolo, sancivano questa discriminazione e la rendevano legale. Il Pd vuole continuare su quella strada?

C’è poi la questione del carnet dei diritti: quali di essi verranno introdotti nel futuro disegno di legge? Saranno uguali a quelli del matrimonio o saranno dimezzati? Per intenderci, il vecchio disegno bindiano non prevedeva l’assistenza carceraria e sottometteva il diritto del partner di recarsi in ospedale per assistere il compagno alle disposizioni del primario, senza però garantire la piena eguaglianza…

Terzo aspetto problematico: perché dodici mesi? Si vuole forse aspettare il peggioramento del quadro politico, per poi avere una scusa per non farli? Conoscendo i personaggi che si candidano ad andare al governo e avendo piena fiducia nella loro assoluta incapacità di gestione politica, non mi stupirei che si verificassero occasioni siffatte. Hollande, si badi, ha fatto i matrimoni ben prima di un anno dalla sua elezione, dando una data certa – entro primavera del 2013 – e Zapatero entro i primi cento giorni dal suo insediamento al governo.

Bersani e il suo partito cattocomunista ci chiedono invece di essere cittadini nel pieno dei nostri doveri subito – e di votare ovviamente centro-sinistra firmando l’ennesima cambiale in bianco – per poi “concedere” diritti (e forse a metà) poi. Un bel concetto di democrazia, a ben vedere.

Secondo me Bersani non riuscirà a far nulla di quello che ha promesso e lo penso semplicemente perché quelli che oggi promettono la derivata prima del “tutto” sono gli stessi che niente hanno fatto dal 2006 al 2008. Non hanno mantenuto le loro promesse allora su un disegno di legge nel migliore dei casi umiliante. Perché adesso dovrebbero volerlo fare e riuscirci su un provvedimento che, a sentir loro, è il migliore possibile?

Non se ne farà nulla, come disse Veltroni a Bertone quando era sindaco di Roma, sul registro delle unioni civili nella capitale. Ed era il 2008 appunto. Quanto scommettiamo, mentre si attende una traduzione dal tedesco all’italiano (forse d’oltretevere) da spalmare in un anno, che la storia si ripeterà?

Matrimonio egualitario in Francia: la democrazia attorno al baratro

L’Assemblea Nazionale francese ieri ha votato una legge che ridefinisce il matrimonio come «accordo tra due persone di sesso diverso o del medesimo sesso». È il primo passo di un provvedimento che introduce il matrimonio egualitario in Francia, la quale si allineerà ad altri paesi di aria latina e germanica (Spagna, Portogallo, democrazie nordiche e latino-americane, ecc) sulla piena equiparazione delle coppie, sia quelle eterosessuali sia quelle omosessuali.

Hollande, in altre parole, ha mantenuto la sua promessa. Aveva detto che entro marzo del 2013 si sarebbe avuta la legge. E così è stato.

Indignate le reazioni delle forze del regresso italiane. Per Bagnasco, presidente della CEI, siamo vicini al baratro in Europa. E ha intimato i partiti italiani – ma si potrebbe benissimo di parlare di minacce, viste le elezioni imminenti – di non emulare il caso francese.

Al solito, la chiesa cattolica, incapace di provare amore e di riconoscerlo quando questo trionfa, spaventa le sue pecorelle italiane – e se chiamano “gregge” i loro fedeli, diceva un tempo il blogger Malvino, ci sarà un perché – facendo disinformazione. Basterebbe infatti vedere che laddove il matrimonio egualitario esiste già nessuna distruzione dell’ordine sociale è avvenuto.

Ancora: il matrimonio egualitario rende uguali coppie dello stesso sesso e coppie di sesso diverso. Il diritto si estende, a parità di doveri, praticamente a tutti e a tutte. Con una precisazione: chi non vuole sposarsi, o con un uomo o con una donna, sia egli etero o gay, non lo farà. Non sarà obbligato a farlo. E questo vale anche per tutti i cattolici che non si riconoscono in questo istituto.

In altre parole, il matrimonio egualitario è un allargamento della democrazia. Per Bagnasco allargare la democrazia equivale a cadere nel baratro. La chiesa quindi si dichiara, ancora una volta, nemica della democrazia. Io, invece, sono dell’idea che le garanzie democratiche siano il recinto che ci salvano da quella voragine… I nostri partiti dovrebbero tenerne conto, sotto elezioni soprattutto. Magari emulando proprio l’esempio francese.

Russia e diritti LGBT: una cartina al tornasole per la civiltà

Il vento della Siberia colpisce la comunità LGBT in Russia. Una proposta di un parlamento locale della regione siberiana di Novosibirsk è stato inviato e approvato dalla Duma e che prevede che qualsiasi atto di “propaganda” dell’omosessualità, dal parlarne ai minori fino ai gay pride, verrà punito con multe salate, con l’arresto e la prigione. La legge dovrà essere ancora discussa e votata in aula altre due volte, ma il primo sì dei deputati è stato schiacciante.

Tutto questo avviene mentre nel mondo il presidente americano Obama, nero e democratico, si appresta a varare norme a favore della gay community. E Obama, ricordiamolo, è quel presidente che sta cercando di costruire una forma di stato sociale nel suo paese, di dare più diritti alle classi disagiate e di far ricadere le spese di questi costi sociali sui ricchi.

Tutto questo avviene mentre in Francia il socialista Hollande sta cercando di rendere il matrimonio non più un privilegio per le coppie eterosessuali, ma un diritto di tutti e di tutte, scatenando le rappresaglie delle confessioni monoteiste, cristiani ed ebrei in prima linea.

La Russia di Putin, invece, si riallaccia al suo passato fatto di tirannide e di disprezzo per i diritti umani. Le argomentazioni del partito putiniano sono le stesse di certi nostri rappresentanti locali, da Albertini a La Russa, passando per le immancabili Bindi & Binetti: la salvaguardia delle giovani e future generazioni, il concetto “sacro” e/o “naturale” di famiglia, la condanna del vizio e della perversione e via discorrendo. Il tutto con la benedizione del pope di turno (o del papa di turno, se guardiamo a noi).

Tra poco in Italia ci saranno le elezioni. La scelta per i candidati al parlamento dovrebbe seguire, tra i vari criteri, anche lo spartiacque storico degli eventi che ci stanno davanti agli occhi: scegliere, cioè, quei politici che più si avvicinano, nella loro prassi e nelle loro idee a personaggi quali i presidenti americano e francese. E non votare quelle persone che vorrebbero l’Italia, Berlusconi in testa, fosse un paese più simile a quello del suo amico Vladimir. È una questione di civiltà. E la questione omosessuale è una delle sue tante cartine al tornasole.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Chi protegge il bambino queer?”

«Gli integralisti cattolici, ebrei o musulmani, i sostenitori di Jean-François Copé senza più vergogna di esserlo, gli psicanalisti edipici, i socialisti naturalisti alla Jospin, i sinistrorsi eteronormativi e la truppa sempre più ingrossata di coloro che sono alla-moda retrogradi si sono trovati d’accordo domenica scorsa per fare del “diritto del bambino ad avere un padre ed una madre” l’argomento cardine per giustificare la limitazione dei diritti delle persone omosessuali. È stato il loro giorno di uscita, un giganteso outing nazionale degli eterocrati nazionali. Tutti costoro difendono un’ideologia naturalista e religiosa di cui conosciamo bene i fondamenti. La loro egemonia eterosessuale si è sempre retta sul diritto di opprimere le minoranze di sessualità e di genere. Siamo abituati a vederli brandire un’ascia. Il problema sta nel fatto che stavolta forzano i bambini a portare questa loro ascia patriarcale.»

Da Chi protegge il bambino queer? – di Beatriz Preciado, filosofa, direttrice del programma di studi indipendenti del Museo di Arte contemporanea di Barcellona (Macba).
Pubblicato su Libération, 14 gennaio 2013.
Traduzione di Sara Garbagnoli, dottoranda in Sociologia alla Sorbona di Parigi.

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy. Ne vale davvero la pena.

Sul matrimonio egualitario, in sintesi

Come riassumere brevemente il rapporto tra politica e questione omosessuale, in Italia e nel mondo? Io ci provo, rispolverando Sciascia:

1. Uomini

2. Mezz’uomini

3. Ominicchi

4. Quaquaraquà

in quest’ultimo caso, non solo per la questione dei diritti civili, ma un po’ per tutto.

Se anche il rabbino perde la memoria…

Gilles Bernheim, gran rabbino di Francia, si è recentemente scagliato contro la decisione di Hollande di allargare il matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Per fare questo, il religioso ha scritto un saggio di una ventina di pagine, intitolato Mariage homosexuel, homoparentalité et adoption: ce que l’on  oublie souvent de dire (Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione: ciò che spesso si dimentica di dire).

Premetto che ho visionato in modo incompleto l’intero documento, lacuna che mi riservo di colmare nei prossimi giorni. L’impianto del saggio, tuttavia, sembra ricalcare la vulgata, ormai classica, di un pensiero omofobo – e attenzione, non sto parlando di violenze generiche, ma di un tipo di violenza specifica in cui rientrano anche le dichiarazioni del rabbino – che percepisce e dipinge i gay come pericolosi:

1. per la società, perché incapaci di creare un’armonia sociale e infatti, secondo altre tendenze religiose, saremmo oggettivamente disordinati
2. per la libertà, in quanto al centro di congiure internazionali per controllare, attraverso azioni di lobbismo, la politica dei paesi in cui viviamo
3. per le future generazioni e a questo proposito faccio notare l’equazione, non troppo rara, ahimè, tra omosessualità e pedofilia.

A tal proposito, vorrei ricordare al rabbino capo, semmai avessi l’onore di conferire personalmente con lui – e sappiamo tutti/e che questo mai accadrà, per cui mi limito a queste parole qui sul mio blog – tre leggende che circolavano sul suo popolo fino a non molti anni fa:

1. il mito di Aasvero, l’ebreo errante per aver deriso Gesù sulla croce e destinato a non avere fissa dimora – e con ciò gli antisemiti giustificavano la condizione di senza patria del popolo ebraico
2. i protocolli dei Savi di Sion, documenti falsi ma spacciati come reali, per dimostrare la volontà da parte degli ebrei di voler dominare il mondo3. il mito della Pasqua ebraica, per cui i “perfidi giudei” rapivano e sgozzavano bambini cristiani per impastare, col sangue delle giovani vittime, il pane azzimo da consumare per la celebrazione.

Come si può notare agevolmente, cambiano le forme, per altro anche poco fantasiose, di “narrazione” del pregiudizio, ma la dinamica pare essere sempre la stessa: essere dipinti come minacce per le persone, per la loro libertà, per il loro futuro.

Monsieur Bernheim dovrebbe ricordare, ancora, che l’insieme di queste dinamiche ha costituito un ottimo terreno di coltura per tutte le tragedie che il suo popolo ha dovuto subire e per le quali, tra qualche settimana, verrà giustamente ricordata la Shoah nelle scuole e nei luoghi istituzionali.

Dal rappresentante massimo di una comunità così importante, anche per la storia (anche tragica) che essa porta con sé, mi aspettavo una maggiore sensibilità verso il trattamento delle minoranze. Le vicende del suo popolo ci avrebbero dovuto insegnare che se crei una lacerazione nel tessuto sociale, per cui generi una componente di “diversi” sotto il profilo giuridico, poi quel principio potrà essere applicato a qualsiasi altra categoria. E, penso, siamo arrivati a un punto della nostra storia – storia comune, egregio Bernheim, perché anche i gay vennero sterminati nei lager nazisti – in cui certe leggerezze dovrebbero essere considerate un lusso per imbecilli e non ingredienti argomentativi.

Ho sempre pensato che la diversità abbia un carattere rivoluzionario proprio perché ci impone di pensare in modo “ulteriore” rispetto alla norma condivisa e fare in modo che il mondo dei normati e dei normali diventi il mondo di tutti e di tutte, dove poter esprimere le proprie peculiarità. Credo sia un principio insieme liberale, democratico che risale alle origini più nobili della nostra cultura, a cominciare da quella illuminista.

E pare, purtroppo, che Gilles Bernheim abbia dimenticato cosa significa appartenere a una categoria che viene stigmatizzata per il solo fatto di esistere. Ribadisco: per il rappresentante di una cultura che basa la propria esistenza, tra le altre cose, sul valore della memoria, questa mi sembra una leggerezza ben poco tollerabile.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Muse ispiratrici”

Solo l’estate scorsa nessuno avrebbe scommesso nemmeno sulla riapertura del tema delle unioni civili.

Adesso, invece, pare che pure i nemici tradizionali delle famiglie LGBT si stiano aprendo a forme di riconoscimento che, rispetto ai DiCo proposti nel 2007, appaiono addirittura futuristiche: Casini, ultimo in ordine di tempo, apre agli stessi diritti delle coppie sposate, purché l’unione non venga denominata come “matrimonio”.

Nel centro-sinistra, ancora, Bersani ha dichiarato che il tema delle unioni civili toccherà al prossimo governo del PD, dove pare stiano discutendo per approvare la civil partnership, mentre Di Pietro si converte direttamente al matrimonio allargato.

Sarà l’influenza di Hollande e Obama? Scoprilo su Gay’s Anatomy.

Oggi su Gay’s Anatomy: “I grandi della Terra dicono sì al matrimonio gay”

Ieri Cameron e Zapatero. Oggi Hollande e Obama. E non solo…

I grandi della Terra si stanno aprendo, pian piano, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie di fatto. Forse per calcolo, forse per tenersi buoni i propri elettori. Ma di certo questo tema non li spaventa, non li intimorisce e, addirittura, fa in modo che sia la destra a seguire le sinistre nella propria agenda politica.

E nel peggiore dei casi, questi sono comunque favorevoli ai diritti alle coppie (e non ai singoli, come prevedevano i DiCo).

In Italia avremo mai un “grande” alla guida del nostro paese? Leggilo su Gay’s Anatomy!

Obama e Hollande: sì a nozze gay! Bersani invece…

Francia, terzo millennio. Hollande viene intervistato sui  matrimoni tra persone dello stesso sesso che  «potrebbero diventare realtà nella primavera del 2013». Il giornalista gli chiede «Perché proprio allora?» e in neo-presidente francese risponde così:

I primi mesi dei lavori parlamentari saranno essenzialmente dedicati alla programmazione economica e, poiché desidero una buona discussione, meglio cominciare agli inizi del 2013 e terminare in primavera. E poi si sa che la primavera è una buona stagione per sposarsi!

Seguono una serie di illuminate – ma si sa, siamo nella patria dei lumi – riflessioni sulla lotta all’omo-transfobia, sulle adozioni, sulle politiche per le persone transessuali.

Stati Uniti, terzo millennio. Il presidente Obama si dichiara favorevole alle nozze gay:

I matrimoni gay dovrebbero essere legali. Ho tratto la conclusione che per me personalmente è importante andare avanti ed affermare che ritengo come le coppie dello stesso sesso debbano potersi sposare.

Italia, 2012 dopo Cristo. Bersani sta ancora aspettando il permesso del papa per potersi esprimere al riguardo. Rosy Bindi, invece, si dichiara fermamente contraria. Ma solo perché sa che lei non troverebbe moglie.

Elezioni in Italia ed Europa: nuova (e brutta) politica all’arrembaggio!

Tempo di elezioni in Italia e in Europa. E credo che si possa sposare l’affermazione di Paola Concia, riguardo Parigi e Atene: la Francia rappresenta la speranza, la Grecia l’incubo.

Non nascondiamoci, infatti, un aspetto importantissimo: l’avanzata dell’estrema destra. Non solo il Front National, di Marie Le Pen, ma anche i neonazisti ellenici, di Alba Dorata. Roba, per intenderci, che i nostri leghisti, in confronto, sembrano mammolette illuministe.

Voto di protesta, certo. E voto di crisi. Ma pur sempre voto. Una scelta che non è per la “democrazia” in senso classico. Una scelta che non è, per altro, orientata verso l’astensione o la scheda bianca bensì verso opzioni comunque violente. E questo non va tenuto sotto gamba. La storia lo insegna.

In ogni caso, come già detto due settimane fa, adesso Hollande, in Francia, dovrà affrontare una sfida difficilissima: dare nuova credibilità a quella politica “tradizionale” che in tutta Europa è insidiata da una politica nuova – erroneamente accostata al prefisso anti-, e si pensi agli stessi Pirati tedeschi… – che non si riconosce nell’architettura istituzionale. Questo tentativo, si ricordi, dovrà inserire un nuovo percorso sui diritti GLBT. Vedremo come.

Per quanto riguarda l’Italia, credo che si possa riassumere la situazione di queste amministrative in modo seguente:
• le urne premiano la sinistra, sebbene la sinistra, anche in questo caso, benefici delle difficoltà della destra
• la Lega perde consensi, ma non scompare
• il PdL si scioglie, come il cerone di Berlusconi
• il Terzo Polo, di fatto, non esiste (Bersani e D’Alema, avete capito adesso o avete bisogno di un disegnino?)
• esplode il Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni

A questo proposito, mi soffermo su alcune ulteriori considerazioni:

1. a Genova vince il candidato di SEL, Doria, come a Milano la primavera passata. E a Palermo sembra profilarsi una situazione simile a quella di Napoli dell’anno scorso. Un candidato sostenuto da democratici e sinistra e che viene travolto da quello dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. L’IdV rischia di divenire un alleato indispensabile. E questo devono capirlo non solo gli amici piddini, ma anche quelli dipietristi;

2. sul Terzo Polo. Un articolo sull’Unità parla di sostanziale flop di un’accozzaglia di partiti che si riduce a un’UdC allargata a pochi transfughi del PdL (Fini) e del Pd (Rutelli). Casini, intanto, si trincera dietro un assordante mutismo. A cominciare dal suo profilo su Twitter. Sperando che si tratti dell’inizio del giusto oblio della sua orripilante carriera politica;

3. i numeri del voto. Molti già dicono: «ha votato solo il 67% degli aventi diritto». Or bene, la democrazia non è ciò che potrebbe accadere se. È ciò che accade a urne chiuse. I berlusconiani lo ripetevano sempre. Non sarebbe male rinfrescar loro la memoria;

4. dal voto italiano ed europeo emerge un messaggio chiarissimo all’Europa dei burocrati. Merkel a livello internazionale e Monti, qui in Italia, hanno avuto un messaggio più che chiaro.

La sinistra, se vuole essere forza egemone e leader, deve partire da tutte queste considerazioni, bloccare il tentativo proporzionalista dell’UdC, partito che ha candidato Cuffaro e Romano – ricordiamolo sempre – e trovare un’unità interna, di programma e quindi di coalizione, che dia a questo paese un futuro nuovo.