Gli 11 settembre

11settembre1973

ci sono due 11 settembre

11 settembre 2001: ricordo che ero in giro a Catania. Cercavo casa. Mi chiamò un’amica al telefono, Katia, per avvisarmi: «accendi subito la TV!» Venni poi a sapere, chiamando a casa. Andai subito all’associazione in cui facevo volontariato, per cercare di capire meglio. Perché era tutto troppo confuso, troppe parole, le stesse della paura. Trovai Lucia, un’altra amica, che mi disse: «lo sai che siamo in guerra, vero?»

Avevo ventisette anni, quel giorno. E tutto si è avverato, così come mi è stato detto.

11 settembre 1973: il Cile sprofonda in una dittatura sanguinosa e crudele, grazie al supporto del mondo occidentale. Il presidente Allende, socialista e democraticamente eletto, venne spodestato per gli interessi dell’occidente. Lo stesso che appoggia i golpe militari, ma che poi prova orrore per il terrorismo.

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Ecco cosa fa veramente male all’infanzia

Adozioni da parte di persone LGBT? Nascere in famiglie omogenitoriali? Crescere con un solo genitore, indipendentemente dal suo sesso e dal suo orientamento sessuale? Queste sono alcune delle “condizioni” che secondo un certo pensiero conservatore, omofobo e clericale influirebbero sulla serenità e sulla felicità di bambini e bambine.

Credo che la migliore risposta a certe illazioni stia in un’immagine, presumibilmente un’opera, che sta girando su Facebook e su Twitter e che richiama i sei mali che affliggono l’infanzia oggi:

savethechildren

 

Riporto la didascalia dell’immagine (probabilmente tradotta, per cui non perfetta sotto il profilo stilistico):

La prima immagine si riferisce alle società controllate di pedofilia in Vaticano.
La seconda immagine si riferisce alla pedofilia in Tourism Authority of Thailand.
La terza immagine si riferisce alla guerra nel paese della Siria.
La quarta immagine si riferisce al traffico di organi sul mercato nero, dove le prime vittime sono i bambini dei paesi più poveri.
La quinta immagine si riferisce alle armi libere negli Stati Uniti
E infine la sesta immagine si riferisce ad obesità che hanno causato grandi aziende di fast food nei bambini.

SAVE THE CHILD

Guerra, violenze, mancanza di affetto, malnutrizione. Ecco cosa nuoce veramente a miliardi di bambini e bambine in tutto il mondo.
E credo che non si debba aggiungere altro. Che non sia biasimo per tutto ciò, naturalmente.

Governo Monti: c’è crisi, ma non per fare la guerra

Riporto un tweet di Ignazio Marino, senatore del partito democratico, che recita, alla lettera:

Un caccia F35 da 100 mln di euro vale 20 treni per pendolari di cui beneficerebbero 20mila persone.

In altri termini: le spese militari continueranno a essere alte, a nostre spese ovviamente.

Monti, d’altronde, è espressione di quegli stessi poteri che hanno causato la crisi e, politicamente, non è molto distante dal berlusconismo di cui ha tessuto le lodi, per le scelte di politica economica, per non parlare del fatto che è assai gradito agli ambienti vaticani (che, ripetiamolo, manterranno intatti i loro privilegi).

Questo governo affama gli italiani, taglieggia i pensionati e i lavoratori, deprime i consumi (IVA e rincaro benzina, due voci su tutte), determina l’aumento dei beni di prima necessità e, come se non bastasse, ama la guerra.

Il ministro della difesa, Di Paola, ha fatto sapere, infatti, che le spese militari non si toccano.

Evidentemente per comprare aerei, missili e pallottole – per ammazzare la gente in altri termini – il mantra del “rigore, sviluppo ed equità”, assieme alla crisi da cui scaturisce, passa in secondo piano.

A pagare, del resto, ci pensa il popolo italiano.

Ma io approvo la missione in Libia.

Sono un non violento, anche se a volte mi incazzo e medito sterminio. Ma sono i deliri dell’indignazione. Ho sempre pensato che l’occidente invada alcuni territori, in nome della libertà e della democrazia, per ottenere potere e ricchezza. L’Iraq insegna. Adesso il Mediterraneo brucia e c’è la guerra, dietro casa mia. Siracusa è a pochi chilometri dalle coste libiche. Se davvero Gheddafi avesse delle armi, potrebbe essere colpita la mia città, assieme alla mia terra, e questo mi terrorizza.

Eppure stavolta io sono d’accordo con la missione internazionale.

Sono e sarò sempre contro la guerra. L’Italia, per altro, non dovrebbe mandare i suoi caccia a bombardare Tripoli, su questo non ho dubbi. Perché lo dice la nostra Costituzione.

Ma dall’altra parte non c’è un dittatore che è stato accusato, ingiustamente, di avere gas nervini. Dall’altra parte c’è un uomo che tutti abbiamo schifato quando, pochi mesi fa, qui a Roma, è venuto a farsi omaggiare come un satrapo.

Gheddafi spara sulla folla che chiede giustizia e libertà. Gli spara addosso con i missili, dagli aerei. Non so se avete visto i corpi bruciati, accatastati senza identità, vicini, dalle identità perdute per sempre.

La Libia sta cercando di darsi un futuro. La rivoluzione libica è una rivoluzione di popolo. Noi dovremmo sostenerla. E purtroppo, per sostenere i ribelli, occorre fermare la macchina da guerra del Colonnello. E un carro armato che sta per sparare si ferma solo in un modo.

L’Italia dovrebbe giocare su due fronti: quello dell’appoggio militare, con le sue basi, e quello del rilancio delle relazioni diplomatiche. Dovrebbe dire ai suoi alleati: noi non possiamo bombardare un altro paese, se non per legittima difesa. Ma possiamo aiutarvi a portare giustizia. Dovrebbe essere questo il senso della nostra partecipazione a quella che è l’ennesima missione di guerra, ma che dovrebbe essere improntata in modo nuovo.

Io penso questo.

Mi stupiscono gli strepiti di chi, da Gino Strada in poi, si trincera dietro affermazioni di principio sterili e fini a se stesse. Non credo che ci siano persone sane di mente a cui piaccia la guerra. Ma qui non si tratta di invadere un paese straniero. Si tratta di impedire a un criminale di uccidere ancora.

Non prendere una posizione, in nome dell’integralismo pacifista, significa approvare il lancio dei missili del regime di Tripoli su Misurata, Bengasi e le altre città in mano ai ribelli.
Significa essere dalla stessa parte di una orrenda Lega Nord che invece di guardare al dramma, pensa che verranno milioni di clandestini e che non avremo più petrolio.
Significa stare dalla parte di chi lascia che quei migranti che non raggiungono l’Italia muoiano nel deserto.

Non so come finirà la crisi libica, ma occorrerebbe farsi da subito delle domande su quale senso abbia appoggiare dittature sanguinarie, idolatrarle come ha fatto più volte Berlusconi proprio con Gheddafi – ennesima riprova che è inadatto a governare e che deve andarsene per sempre dalla vita politica del paese – perché come ha fatto notare giustamente Emma Bonino, a Che tempo che fa, queste prima o poi si sfaldano.

Speriamo, come dice Cristiana Alicata, che la missione duri poco e che faccia pochissimi danni. È l’unica cosa che, al momento, possiamo fare.

Siamo al centro del Mediterraneo, dovremmo creare una rete di popoli tra noi e il Maghreb, tra noi e l’Europa, in nome della pacifica convivenza. Cominciamo a non avallare la tirannide dei satrapi.

La calda estate dell’omofobia: ci si mette pure Repubblica!

Il titolo è chiaro: gay, solo e ha tradito l’America. Perché nella società d’oggi la solitudine una colpa e l’omosessualità, ça va sans dire, pure. Con l’aggravante, però, di essere anche un peccato che porta al male, alla rovina, alla tragedia finale.

L’articolo odierno di Federico Rampini su Repubblica on line segue grosso modo questa falsariga. Si parla di Bradley Manning, il soldato americano che ha violato gli archivi del Pentagono pubblicando su WikiLeaks dossier segretissimi che grande scalpore hanno fatto in tutto il mondo non solo per la notizia in sé, ma per la stessa conduzione della guerra in Afghanistan made in USA.

Adesso è venuto fuori che Manning è gay. E Rampini ci fa sapere che questa sua condizione lo ha condannato alla solitudine, relegato alla marginalità sentimentale – l’unico amore della sua vita sarebbe una drag queen – e condotto, inevitabilmente, al crimine.

Forse un’informazione più corretta, anche intellettualmente parlando, avrebbe evitato certe semplificazioni e certe imprecisioni che solo un ignorante o un deputato dell’UDC avrebbe potuto concepire.

Perché non è la condizione di esser gay che relega automaticamente alla solitudine: è l’omofobia che isola le persone, in nome di una normalità che deve ancora essere dimostrata, e a volte le picchia e le uccide pure. Questo forse doveva essere messo maggiormente in evidenza.

Così come non significa nulla affermare che l’accettazione sociale è «la stessa molla che due anni fa lo spinse nelle braccia di una drag queen, una storia d’amore impossibile». La drag queen è una categoria artistica: un po’ come essere mimi, clown, ballerini e via dicendo. C’è dietro, in altre parole, la stessa coerenza logica di chi vorrebbe affermare che l’eterosessualità di Raimondo Vianello ha spinto il comico a cercare affetto da Sbirulino.

In altre parole, l’intera redazione di Repubblica dovrebbe vergognarsi per il pressapochismo di questo articolo.

La calda estate dell’omofobia è pure questo: non sapere di cosa si sta parlando, ma fare in modo che certi pregiudizi, non importa se utilizzati come muse ispiratrici o morali finali della favola di turno, restino saldamente in piedi.

E se queste sono le elaborazioni culturali dell’élite intellettuale del nostro paese, poi non dobbiamo stupirci se ieri, dopo la presa di posizione dei finiani a favore delle unioni gay è seguita la solita manfrina delle suore mannare di turno capeggiate dall’immancabile Binetti, che ai gay deve tutta la sua fortuna politica e parlamentare.

Rientra tutto, a ben vedere, in una logica ferrea. Per quanto tragica.