Del disagio (e altri demoni)

images

Momenti di mattutino disagio:
– mi chiede l’amicizia, ma non ha la foto profilo
– usa la chat di Facebook come se fosse Grindr
– gli dico che non uso Facebook per rimorchiare e lui prova a rimorchiarmi lo stesso
– guardo sul suo profilo e vedo post sessisti, tra cui stangona con coscia lunga in evidenza e la scritta “condividi se non sei gay”
– rimuovo dagli amici e blocco i messaggi.

Poi però dallo psicologo ci vado io.

Grindr e la colonia batterica

coltNoi gheis abbiamo gli ultimi ritrovati della tecnologia, quali Grindr, Romeo, ecc, che dovrebbero servire a metterci in contatto per farci conoscere, innamorare, scopare. Il tutto separatamente o insieme. Or bene, quando torno al natio borgo selvaggio gli oriundi mi deliziano con comportamenti quali:

1. irrompere in modo anonimo nella mia vita – magari con immagine di presentazione equivalente a sfondo grigio – pretendendo di sapere tutto di te, ma lesinando informazioni su chi sono, che faccia hanno o come si chiamano, sia mai che mamma con cui vivono alla veneranda età di 35-40 anni possa sapere che sono gheis a loro volta

2. annunciarsi senza nemmeno dir ciao, ma mostrando i generosi doni che la natura ha dato loro e che il più delle volte coincidono non solo con le gonadi ma anche con il centro propulsore del loro intelletto

3. pretendere che tu sia al loro servizio, per qualsiasi capriccio passi loro per la mente – dalla fellatio al classico caffè al bar – per altro offendendosi se hai altro da fare, visto che torni giù una volta ogni quattro mesi. Che si sa: tu stai sui social per riempire il vuoto degli altri, a guisa di novella “madre Teresa dei phrochee”.

Poi ci lamentiamo delle “epidemie da solitudine gay”, del fatto che sui diritti siamo indietro anni luce rispetto al pianeta delle scimmie e sulla mancanza di empatia umana che sta alla base di ogni identità condivisa. E per forza, mi viene da aggiungere: quando il tuo interlocutore mostra di avere lo spessore intellettuale di un protozoo, più che a quello di “gay community” possiamo aspirare al rango di colonia batterica. E credo che il vero problema del nostro non essere comunità trovi in questi fenomeni una delle cause più urgenti da affrontare.

Fenomenologia di Grindr (e di qualsiasi altro social gay)

A titolo meramente descrittivo, ça va sans dire

1. Quelli solari (o delle nuove frontiere della semantica).
2. Quelli insospettabili e riservati (il tuo culo è leggenda).
3. Quelli che esibiscono pettorali & crocifissi (Ratzy, come mai su questi non dici mai niente?).
4. Quelli che non cercano sesso (l’avevo giusto capito dalla foto del pisello).
5. Quelli che senza foto, manco ti rispondono (e ritorna l’estetica iconografica dei punti 2-3-4).
6. I pausiniani. I ladygagari. E i madonnari… (e le faide che manco in Palestina).
7. Quelli che cercano una storia vera (ma poi lo hai più visto a…?).
8. I fanatici del piede (potere delle Lelli Kelly vieni a me!).
9. Quelli maschili per maschili (mai sentito parlare del significato della parola “frocio”?).
10. Quelli che fanno paura a Hulk (e poi aprono bocca e vengono presi per il culo pure da Lovely Sara).
11. Quelli simpatici come cobra (poi lamentati che sei single).
12. Quelli che non invecchiano mai (che, per caso fai Cullen di cognome?).
13. Quelli che ciao congiuntivo (avada kedavra!).
14. Quelli che si incazzano se esordisci con “ciao” (la prossima volta ti copio e incollo Petrarca, tanto non ci capisci un cazzo uguale).
15. Quelli che cominci con solenni porcate e poi finisci a parlare di politica (se me lo dicevi prima, finivo quel trattato di Spinoza abbandonato sul comodino nel 2004).
16. E i maniaci dei paesaggi (smettete di leggere il D’Annunzio panico, non siete in grado di metabolizzarlo).

E le solite varie ed eventuali.

Per cui sfatiamo un mito: i gay non scopano di più. Fanno solo più pornolalia, ma non significa nulla.