Pensieri random sulle elezioni europee

vinciamo poi...

vinciamo poi…

Pensieri random, e molto a caldo, sulle proiezioni delle elezioni europee, il cui spoglio è attualmente in corso:

  •  a vedere gli exit pool il prezzo orientativo di un italiano è di 80 euro. 
  • adesso voi gioite, ma se vincono Renzi e Merkel vincono larghe intese, precariato, ingiustizia sociale e tagli alla spesa pubblica.
  • sempre sugli exit pool: l’italiano medio(cre) ha votato per anni Berlusconi, perché adesso non dovrebbe votare la sua ridicola fotocopia?
  • vi faccio notare che il Pd è riuscito a superare il 30% dopo la trasformazione dell’ex sinistra in un partito conservatore. Cattolico lo era già. Omofobo pure.
  • per capire come stanno messi male nel PSE: Schultz si affida al successo del Pd italiano per risollevare il fallimento della socialdemocrazia (come se il Pd fosse di sinistra).
  • la cosa peggiore della vittoria del Pd è che tra i renziani crescerà la sindrome di rivalsa dello sfigato che li ha caratterizzati fin ora.
  • ora vedrete che col Pd al 40% ci fanno subito le unioni civili uguali ai matrimoni… (e soprattutto credeteci).
  • un pensiero al M5S i cui militanti (alcuni di loro) mi diedero del mafioso quando dissi che in democrazia avrebbero dovuto permettere, a suo tempo, un governo Bersani.
  • Debora Serracchiani è la risposta di “sinistra” a Stefania Prestigiacomo. Sono venti secondi che la ascolti ed è già narcolessia.
  • i gay entusiasti della vittoria del Pd sembrano galline contente di essere finite in batteria perché almeno così si mangia (tradotto per i renziani: non vi sto dicendo che siete galline, non è un insulto, è una battuta e no, non sono come Hitler, men che mai sono “dopo Hitler” e se proprio ci tenete, ricordo che siete voi quelli alleati con un partito al cui congresso si salutavano col saluto romano, per dirla tutta).
  • va dato atto ai detrattori di Grillo che gli hashtag  e rientrano in quel linguaggio dell’ironia che vince. Questo almeno.

Dulcis in fundo: non ho votato per il M5S, il suo posizionamento non mi sconvolge – per me è già un buon inizio se la Lista Tsipras ottiene dei seggi qui in Italia – e continuerò a credere che la vittoria del Pd sia solo il proseguimento di un percorso che porterà ancora a larghe intese, diseguaglianze sociali e al rinfocolare i partiti estremisti che dite di non amare.

Il resto, più ragionato, a quando dati e numeri saranno più certi.

Basi malate e teste che puzzano

“Quando il pesce puzza dalla testa non è mai buon segno.”

“Brutta troia, lesbica vacci a succhiare il pisello a la checca del tuo padrone vecchia zozzona.”
“Io spedirei lei, la kyenge, coucky, letta e tutto il pd in africa assieme ai loro amici rom, clandestini,e gay e costringerli a vivere la.”
“Questa e una povera depressa lesbica.”
“Sei brutta come una ZINGARA nn ti si può guardare.”

Questi e altri commenti dello stesso tono – e grammaticalmente ardui – sono presenti in molti post del blog di Beppe Grillo, e giustamente Alessandro Capriccioli si chiede (e chiede al leader del M5S) come mai si permette a certa gente di avere diritto di parola, in quei modi e in quei termini, senza provare anche un minimo di vergogna.

Queste sono le ragioni per cui non posso votare M5S. Sessismo, omofobia e razzismo rappresentano un robusto sostrato culturale della base del partito pentastellato. Ed è urgente e necessario che i vertici – che se ne dica, Grillo e Casaleggio sono i capi indiscussi – siano chiarissimi in merito. Anche se temo che non abbiano gli strumenti culturali per prendere le distanze da tutto questo. E quindi, come dicevo poc’anzi, non posso votare un partito che presta il fianco a certi sottovalori.

Fatta questa premessa, vorrei però ricordare anche a quanti si stracciano le vesti di fronte a questi fenomeni, che altrove non si naviga in acque migliori.

A Macerata, ad esempio, di recente i rappresentanti del Partito democratico hanno votato un ordine del giorno dell’IdV «con il quale il Consiglio si impegna ad opporsi a qualsiasi disposizione normativa in merito ai diritti degli omosessuali, che sia di contrasto all’omofobia o di riconoscimento delle unioni omosessuali».

Mentre questo accade, il nostro premier Enrico Letta sarà uno dei pochi capi di governo a presenziare ai giochi olimpionici di Sochi, nell’omofoba Russia. Faccio presente che moltissimi altri leader europei e mondiali, a cominciare da Obama, diserteranno l’appuntamento mandando delegazioni LGBT come risposta politica alle persecuzioni di omosessuali russi.

Scrive Cristiana Alicata sul suo blog e sul suo profilo Facebook che gli elettori di un partito danno il senso di cosa sia quel partito stesso. Credo che bollare i milioni di votanti del M5S come “feccia” della politica sia un atto di arroganza pari a quella del grillino medio(cre) che tanto si vuole contestare.

E credo pure che se parte della base del M5S sia malata del tipico cancro italiano – i cui ingredienti stanno appunto nel sessismo, nel razzismo e nell’omofobia, e che ritroviamo sparsi anche in molti altri partiti con cui lo stesso Pd fa accordi politici e governi – altrettanto preoccupante è una dirigenza che non si limita a scrivere insulti su questo o quel blog, ma istituzionalizza l’odio contro le persone LGBT con atti pubblici e gesti istituzionali che fanno forse più male del delirio di un manipolo di esaltati.

Anche perché gli autori di quegli insulti non stanno al potere, chi va a stringere la mano a Putin, invece, è il nostro presidente del consiglio. E quando il pesce puzza dalla testa non è mai un buon segno.

Il M5S e quelli della V maiuscola

Vi racconto una storia. Una storia ormai molto vecchia. Tempo fa militavo in un’associazione. Era un’associazione antagonista, di quelle “dure & pure”. Funzionava così: si era in assemblea permanente. Non c’era un leader. Le decisioni venivano prese in gruppo. Una testa, un voto. Ed erano scelte giuste, perché in quelle quattro mura dove ci riunivamo per decidere i destini del mondo, a guidarci c’era la Verità.

Vi spiego il concetto di Verità – guarda caso anche questa con la V maiuscola, come certi moVimenti – che si respirava lì dentro. Noi eravamo i/le custodi del bene assoluto. Eravamo più avanti di ogni altra rivelazione. Eravamo le sentinelle del pacifismo, dell’antifascismo, dell’ambientalismo, dell’antimafia, del femminismo, dell’antisessismo. Eravamo “ismisti” e anche un po’ estremisti. Eravamo la Rivoluzione. Quella che sarebbe arrivata a cancellare tutto il male del mondo.

Questa Rivoluzione, ispirata dalla Verità, ci poneva di volta in volta di fronte a dubbi laceranti: come quando fummo costretti a confrontarci con l’esistenza dell’AIDS. La Verità, sempre quella con la V maiuscola, ci suggerì che era una bugia cattolica, borghese, capitalista e made in USA per non far scopare i froci. E chi credeva che fosse una malattia, venne chiamato a giudizio, al cospetto di tutti e tutte. La Verità e la Rivoluzione avrebbero dato la giusta ispirazione per far tornare chi cadeva in torto sui passi della ragione. Quando questo non accadeva, chi era in torto poteva liberamente andar via. Perché noi eravamo liberi. Liberi di credere alla Verità e di lottare per la Rivoluzione. E se il dubbio veniva suggerito dalla realtà e se la realtà non coincideva con la Verità, tanto peggio per la realtà stessa. In quei casi però partivano gli insulti, le maldicenze, i sospetti, i veleni. E la persona, dopo tutto questo, era libera di scegliere il bene o di allontanarsi, sempre secondo i suoi desideri.

Poi venne il tempo in cui altre realtà, simili alla nostra ma meno “Vere”, decisero di voler dialogare con noi. Qualcuno di noi disse che forse era il caso di stare a sentire cosa avevano da dire anche gli altri. Ma quel qualcuno venne accusato di esser passato dalla parte della menzogna: venne prima condannato, poi processato e poi lasciato libero di andarsene. Con epiteti quali “borghese” che nella bocca di chi li pronunciava avevano un unico accento: quello del disprezzo.

Vennero i tempi dei PaCS e dei DiCo. Io realizzai che in un momento in cui il mondo cambiava così velocemente sul versante dei diritti, di fronte a quell’epoca storica uguale ad altre così importanti come la questione femminile o la liberazione dei neri, era un suicidio politico disinteressarsi alla cosa. Dissi come la pensavo: noi, che avevamo la Verità, dovevamo utilizzarla per rendere migliore la vita di tutti e di tutte. Fui processato, come altri e altre, e mi fu detto che volevo ricondurre la Verità e la Rivoluzione al servizio del concetto borghese di matrimonio e di famiglia. Che noi volevamo distruggere. L’aveva suggerito la grande presenza della V maiuscola…

Sono passati molti anni, dal giorno del mio processo. E altri ne arrivarono.Venni a sapere, qualche tempo dopo aver deposto la mia armatura dell’esercito della Rivoluzione, che fu detto di me: «è vero che ci ha abbandonato! Ma adesso possiamo dire di essere veramente coerenti col concetto di antifascismo e di lotta alla mafia!». Doveva averlo suggerito qualche voce interiore…

Col passare del tempo – a furia di imporre la Verità – quella realtà così gloriosa ha fatto fuori, nel giro di pochi anni, coloro che non si piegavano ad essa in nome della ragione. Adesso quella realtà non esiste più, al di là delle sue rovine.

Vi racconto questa storia perché leggendo degli ultimi deliri del MoVimento 5 Stelle, vedo le stesse dinamiche. Un primus inter pares che in nome di un non meglio identificato bene superiore veste i panni di voce interiore e decide che tutti/e sono uguali, fino a quando non sopravviene la ragione a scontrarsi col loro destino. Gambaro oggi, qualcun altro ieri… pian piano il partito personale di Grillo e Casaleggio, dove chiunque ha l’illusione di contare davvero qualcosa per il semplice fatto di cliccare su un mouse decisioni già prese dall’alto, si svuoterà per amputazione. Anzi, per qualcosa che con essa fa rima.

Quel bene superiore oggi come ieri, mutatis mutandis, ha come iniziale una consonante scritta bene in maiuscolo. Forse per nascondere tutta la sua pochezza e la sua miseria intellettuale. E anche una certa tendenza a seguire un leader che non si è mai nemmeno proclamato tale.

E se è vero che la storia si ripete, il sacro fuoco che brucia nel tempio non impiegherà molto tempo a trasformarlo in un cumulo di macerie fumanti. È un film già visto, in più di un’occasione.

Elezioni amministrative 2013: e adesso?

Riassumendo.

1. Il centro-sinistra vince ovunque. Ok, con la metà di elettori ed elettrici a casa, ma questa è la democrazia, tesoro! Adesso il Pd, assieme ai suoi alleati, ha due opzioni: o cavalcare l’onda, prendersi tutte le sue responsabilità, darsi un’identità definitiva – progressista, laica, moderna, europea e europeista a cominciare dai fatti – oppure convincere quel 50% di astenuti a passare dall’altra parte e perdere parte dei suoi. Dal 2006 sono stati maestri i nostri eroi in questo. Adesso anche basta.

2. Il MoVimento 5 Stelle frana rovinosamente, perdendo fino a trenta punti percentuali sui precedenti consensi in Sicilia – a meno che non si voglia fare un raffronto con i tempi di Federico II di Svevia o col periodo normanno e dichiarare la vittoria netta e imprescindibile. Forse, e sottolineo forse, il primo errore è stato quello di aver negato la fiducia a Bersani quando era possibile farlo. Appoggio esterno, governo tenuto sotto controllo vigile, magari Rodotà al Quirinale e, soprattutto, Berlusconi politicamente finito. Invece il Cavaliere detta legge a Letta, anche se lui fa di tutto per smentire l’evidenza. Questo risultato è un insieme di cause. Una di queste va ravvisata delle scelte di Grillo, imposte ai suoi parlamentari. E oggi siamo con un M5S al 3-4%. Contenti loro…

3. Il governo delle larghe intese ne esce a pezzi, sotto il profilo politico: vincono i personaggi anti-sistema ma dentro ai partiti di centro-sinistra e proprio quelli con un’identità specifica: Serracchiani e Marino oggi, Zedda e Pisapia ieri. Identità e programmi, riconoscibilità politica e pragmatismo. Ciò che è mancato la Pd da che è nato. Per star dietro a Bindi e D’Alema, per altro. E oggi ci siamo ridotti a Letta. (S)contenti noi!

4. Il PdL perde malissimo ma campa (e con tanto di fanfara) proprio quando il centro-sinistra perde identità e pragmatismo e sostituisce l’anelito vitale della politica, elemento fondamentale di ogni democrazia efficace, a certo “immobilismo riesumazionista”. Insomma, quando il democratici fanno il partito-zombi. Il Pd di questi anni è stato, sul piano nazionale, il territorio di sfida di due cadaveri piuttosto ingombranti: PCI e DC. Seppelliamo definitivamente i morti e diamo nuova linfa al futuro. Ma in casa Berlusconi stiano molto attenti: Roma era di Alemanno, la Sicilia in mano ai sindaci destroidi. Hanno perso tutti. A Catania il sindaco uscente si fa battere addirittura da un residuato bellico come Enzo Bianco. Cari ragazzi, che pensate ancora che Ruby Rubacuori sia nipote di Mubarak, evidentemente avete fatto schifo. Se se ne accorge anche la popolazione italiana, ma a livello nazionale, siete finiti. Per fare questo occorrerebbe, ovviamente, una sinistra forte e cazzuta. Per cui per ora potete continuare a star tranquilli. Per ora. Anche se io spero che muoiate tutti. Politicamente parlando, ça va sans dire.

E adesso? Adesso la strada è quella di sempre: una linea retta, il solito bivio e quindi il coraggio o la mediocrità. Fino a oggi abbiamo scelto la via di destra. Lo vogliamo avere uno scatto di dignità? A quanto pare, anche quando tutto sembra andare in merda, qualcosa di buono succede. Basta avere un’identità chiara. E buone idee. E una pala, per seppellire il cadavere di ciò che fu. Anche se parla ancora, si batte il petto e si accarezza il baffetto hitleriano. Abbiamo solo da guadagnarci. Fidatevi.

Letta al governo? Lo ha voluto Grillo

È inutile che Beppe Grillo si indigni ora per il governo Letta, messo insieme con Pd e PdL.

Perché in matematica, per arrivare a due mele, su tre disponibili, devi metterne insieme due esemplari. E se una mela si rifiuta di esser tale, e nel cestino per il pic nic ne devi mettere per forza due, alla fine rimarranno solo quelle che ci stanno.

L’inciucio presente, che vedrà di nuovo al potere gente come Brunetta o Gelmini, o loro simili, dipende da quattro fattori:

1. l’elettorato italiano, democraticamente idiota
2. l’incapacità di Bersani di farsi da parte dopo aver non-vinto le elezioni
3. la sordità del MoVimento 5 Stelle rispetto a qualsiasi ipotesi di cambiamento
4. l’incacapità del Pd di capire quando era il momento buono di cedere a Grillo su Rodotà per poi avere un governo col suo partito.

Adesso non si pianga sul latte versato. Letta al governo nasce dal sì di Pd e PdL. E dal no di Grillo. Per cui ciò che accadrà nei prossimi mesi è sua diretta responsabilità. Nel bene e, soprattutto, nel male.

Napolitano bis: Italia mummificata

Dopo le ore convulse di questi ultimi giorni per la rielezione del capo dello Stato, emergono alcuni fatti sui quali è bene soffermarsi e dai quali ripartire per comprendere le prossime mosse future della ormai devastata e disperata situazione politica nel nostro paese.

Andrò per punti.

1. Il Napolitano bis è l’emblema dell’Italia di oggi: inciuciona, gerontocratica, incapace di rinnovarsi, imprescindibilmente vecchia. In una parola soltanto: mummificata.

2. Il Partito democratico ne esce a pezzi – forse addirittura morto – e dimostra di essere quello che ho sempre pensato: il più grosso errore storico in Italia dopo fascismo e berlusconismo (di cui, a ben vedere, è solo una pallida emanazione).

3. Bersani adesso ha un grosso problema: deve restituire il voto per la sua coalizione a me e ad altri milioni di italiani/e che gli hanno dato fiducia. Anche se per l’ultima volta. E stavolta per davvero.

4. Il Partito democratico dovrebbe adesso eliminare la sua classe dirigente, quella proveniente dalla ex DC, dalla Margherita e dal PCI-PDS-DS. Ovvero: Bersani, Bindi, D’Alema, Finocchiaro, Letta, Franceschini, Fioroni, ecc. Ne va della loro sopravvivenza. Anche se, da come si sono messe le cose dalle elezioni in poi, mi sa che più che un auspicio, dovremmo cominciare a pensare a un epitaffio. Ma vedremo cosa accadrà adesso.

5. Berlusconi trionfa per l’ennesima volta: non ha più nemici interni, non ha più avversari esterni. Se dovesse vincere alle prossime elezioni (e le vincerà) avrà praticamente in mano un potere assoluto, complice anche un presidente del tutto compiacente quale Napolitano è stato (e sarà).

6. Grillo e il suo M5S rappresentano una grossa incognita: saranno capaci di concentrare il desiderio di cambiamento? Riuscirà il partito di Grillo a dotarsi di una classe dirigente capace di portare il paese verso una politica di rinnovamento reale? Si abbandoneranno certi toni per assumersi responsabilità politiche? A guardare personaggi come Crimi e Lombardi sembrerebbe di no. Ma anche qui dobbiamo solo aspettare.

7. La situazione attuale è diretta responsabilità di tutti gli attori politici attuali. Grillo e M5S inclusi. Militanti, elettori e simpatizzanti si facciano un bell’esame di coscienza. Se avessero sostenuto Bersani da subito, forse non si sarebbe arrivati a questo punto. E invece.

8. Rimasto Napolitano, bisognerà vedere cosa proporranno i partiti per superare l’impasse politica. Tramonta ogni ipotesi di collaborazione tra Pd e M5S. Aspettiamoci un “Monti bis”, un “Amato di nuovo qua”, un “Berlusconi quattro” (ma con le prossime elezioni) e la solita Italia di merda.

9. La dirigenza del Pd consegnerà il suo destino in mano a Berlusconi, il quale, come ha sempre fatto, farà saltare il tavolo al momento a lui più opportuno. Quindi se ne deduce che il Pd ha di fatto consegnato il paese a Berlusconi. E questo lo rende non solo invotabile, ma anche complice.

10. Vendola auspica un soggetto politico nuovo. E se ne sente il bisogno. Magari uno il cui simbolo ricordi quello del film Ghostbusters. Con i protagonisti tutti della seconda repubblica al posto del famoso fantasmino.

Per il resto, come ho già scritto almeno due volte, c’è da aspettare. Col timore di dover attendere, questa volta sì, la fine.

I due no a Bersani e a Rodotà

La gente vuole Rodotà. L’opinione pubblica, l’elettorato del Partito Democratico di SEL e del MoVimento 5 Stelle, guardano con favore alla sua elezione. Oggi su Twitter Paolo Flores d’Arcais ha scritto a chiare lettere che l’elezione del giurista aprirebbe la strada anche ad un’intesa tra Pd e M5S per il governo. La società civile sarebbe più felice e si sentirebbe finalmente rappresentata anche sullo scranno più alto delle istituzioni italiane.

Basterebbe dire solo sì e il nodo che ci ha portati all’inazione, per tutti questi mesi, si scioglierebbe in un colpo. Condannando Berlusconi a una permanenza all’opposizione che per lui sarebbe solo logorante. E invece…

Ma vogliamo analizzare fino in fondo le ragioni di questa ennesima impasse?

Ieri Grillo ha negato il sostegno a Bersani, facendo tornare in campo lo spettro delle larghe intese e consegnando al leader del PdL un potere fortissimo di veto su ogni decisione futura. E non ne sentivamo di certo la necessità.

Oggi Bersani e i suoi non riescono a vedere oltre se stessi e il grigiore istituzionale che rappresentano, riuscendo a dialogare solo con quelle forze politiche che rappresentano il passato e l’attuale sfacelo dell’Italia.

Quando bastava semplicemente dire due sì: ieri al governo di Pd e SEL e oggi a Rodotà presidente. E invece.

Il Quirinale e l’anima del M5S

Scrive Andrea Scanzi, sul suo profilo Twitter:

#quirinarie. 10 (bei) nomi di sinistra o certo non di destra. Quelli che “il #M5S è fascista” possono (devono) vergognarsi. Serenamente.

La rosa di nomi che i sostenitori e le sostenitrici del partito di Grillo hanno scelto per presentare il loro candidato alla Presidenza della Repubblica dimostra, in effetti, un’anima profondamente orientata più a sinistra che alla peggiore destra di tutti i tempi (e di tutti i luoghi, eccezion fatta per le dittature militari sudamericane).

Vediamo chi sono le personalità indicate dal Movimento 5 Stelle (in ordine alfabetico):

– Bonino Emma
– Caselli Gian Carlo
– Fo Dario
– Gabanelli Milena Jola
– Grillo Giuseppe Piero detto Beppe
– Imposimato Ferdinando
– Prodi Romano
– Rodotà Stefano
– Strada Luigi detto Gino
– Zagrebelsky Gustavo

nomi come quello di Zagrebelsky, Rodotà e Prodi, tra gli altri, danno un colore politico specifico al partito grillino. Ed è confortante che compaiano due nomi di grande spessore istituzionale e culturale al femminile, quali Bonino e Gabbanelli, anche se ancora, pur nei movimenti anti-sistema, la politica è pensata per lo più al maschile.

Ma torniamo al commento di Scanzi: il M5S ha dato prova, con quella lista, di essere culturalmente e politicamente progressita e non certo populista, conservatore e laido come lo schieramento guidato da Berlusconi & co. Ma andrebbe aggiunta, e Scanzi questo non lo fa, un’ulteriore considerazione: se l’anima del M5S è di sinistra, risulta ancora più incomprensibile il no a un governo con il Pd e Sel.

Primi segnali di rinnovamento, targati Pd-Sel-M5S

Bene il centro-sinistra. Davvero. E chi mi conosce sa quanto io sia stato feroce nei confronti del Pd in questi anni. Ma l’elezione di Boldrini alla Camera mi fa ben sperare che qualcosa in quel partito possa cambiare davvero. E chissà che non diventi, un giorno, la mia casa politica.

Qualche dubbio, invece, lo nutro per Grasso. Non perché pensi che non sia una persona per bene, ma ha elogiato la lotta “anti-mafia” di Berlusconi. Insomma, quest’affermazione mi ha lasciato estremamente perplesso, a suo tempo.

A tal proposito c’è gente che mi dice che se il capo della DIA ha elogiato il passato governo qualche ragione dovrà pure averla. E che non si può buttare tutto il berlusconismo a mare. Per il garantismo, la buona fede e quelle cose lì.

Io penso, tuttavia, che dopo vent’anni di berlusconismo essere garantisti è come leggere per la seconda volta tutto Harry Potter e sperare, fino all’ultima pagina del settimo libro, che Voldemort diventi buono e si converta al bene. Ma queste sono elucubrazioni domenicali e mattutine di un elfo che non ha ancora preso il suo caffè.

Poi per carità, penso che Grasso sia una persona a modo e credo che farà del bene, in Senato.

Per il resto, un ultima considerazione: credo che tale rinnovamento, dentro il parlamento, sia dovuto in parte anche all’azione rinnovatrice del M5S. Se così fosse, ne conseguirebbe che il movimento di Grillo farebbe solo bene alla democrazia e alle nostre istituzioni. E proprio per questa ragione, proprio per quel desiderio di novità e di trasparenza, nel nome del bene collettivo, l’unica alleanza possibile in questo momento per questo paese è quella tra Pd, SEL e M5S.

Quella classe dirigente, tanto inadeguata, ha comunque dato prova di cambiamento. Ripeto, coi grillini e con il loro fiato sul collo. Altrimenti ci saremmo ritrovati ancora mummie istituzionali quali Franceschini e Finocchiaro (e magari Amato alla presidenza della Repubblica).

Speriamo solo che il M5S segua il buon senso dimostrato da alcuni dei suoi al Senato. Perché qui non è importante il disprezzo di Grillo per le intellighenzie di Pd e PdL. Qui c’è di mezzo il paese, i suoi interessi e il futuro di tutti e tutte noi. Se non fosse chiaro.

Grillo, quando sente parlare di cultura, mette mano alla pistola?

Credo che l'”invotabilità” per un personaggio di laida bruttezza istituzionale quale Beppe Grillo non stia tra i canoni classici di ineleggibilità di un candidato qualsiasi, ma sta racchiuso in poche e antiche parole: quel “vecchia puttana”, tanto per cominciare, che a suo tempo – nel 2003 – il leader dei Cinque Stelle indirizzò alla professoressa Rita Levi Montalcini, allora novantaquattrenne.

Un disprezzo verso la cultura, vista come espressione del vecchio senza comprendere che il nuovo di per sé non è un valore e che non coincide necessariamente con criteri rigidamente anagrafici. In mezzo a questo mettiamoci pure un linguaggio da cricca berlusconiana, da cui il comico si distanza per un fatto squisitamente prospettico: evidentemente per lui la donna è da etichettare in quel modo quando non rientra nei suoi canoni, mentre per certi simpatizzanti del PdL la donna è un oggetto da prostituire magari omologandola a certi canoni.

Il punto di vista è diverso, la vittima è sempre quella, la tristezza è tragicamente uguale. Ma siamo un popolo maschilista, per cui certe sottigliezze non appartengono all’italiano medio di qual si voglia schieramento.

Sta di fatto che adesso che la tragedia è vicina, il mondo degli intellettuali si mobilita per fare l’unica cosa che va fatta: un governo, e subito, per affrontare le emergenze reali del paese. Alcuni di questi hanno firmato un appello per fare in modo che il M5S dia la fiducia a un governo Bersani, magari con supporto esterno, per poter concretizzare quegli otto punti che ricalcano o richiamano il programma dei grillini. Secondo una logica di buon senso, per cui le forze presenti in parlamento dialoghino tra esse, in nome dell’interesse collettivo.

Vero è pure che Grillo si è presentato come voto anti-sistema, ma è pur vero che quel voto ha raccolto il consenso di quasi un italiano su quattro. Per gli altri tre italiani e più, il sistema è ancora valido. Va corretto nella sua applicazione pratica e su questo, credo, siamo tutti e tutte ampiamente d’accordo. Per questo si vede di buon occhio un accordo Pd-SEL-M5S. Non per fare inciuci, ma per fare del bene.

Grillo, al contrario, vede in questo invito alla ragione collettiva – e funzionale alla comunità – come uno scodinzolamento del mondo della cultura ai vertici del Pd. Accusando poi gli intellettuali di superbia, di mancanza di dubbio, di considerarsi detentori della verità assoluta: atteggiamento intollerabile, evidentemente, con chi pretende di possederla tutta.

Per Grillo gli intellettuali sono, in due parole, dei cani boriosi.

Sono tra quelli che, pur non avendo votato il M5S, ha sempre criticato coloro che dentro i partiti tradizionali hanno visto in quel movimento una sorta di riedizione del fascismo in salsa web. E credo tutt’ora che un governo di minoranza con l’appoggio esterno dei grillini sia salutare per i partiti, obbligati alla trasparenza, e al paese tutto.

Tuttavia, questo mettere mano alla pistola ogni qual volta si sente odor di cultura e la più totale sordità dei “dirigenti” stellati di fronte alle urgenze imposte dalla vita democratica e politica del paese in un balletto di dichiarazioni che, tra un insulto e l’altro, ripropongono marce sul parlamento – magari come ai bei vecchi tempi – qualche dubbio cominciano a farmelo venire. E il paese reale non ha certo bisogno dell’ennesima classe dirigente che per interessi di partito mandi in vacca le nostre vite. Magari solo per far dispetto a Bersani.