Sfiga littoria. E nemesi padana

Non so voi. Ma. Il fatto che ci sia gente allontanata dalla tv, a volte per sempre, per l’ennesima bestemmia da reality mi sembra decisamente idiota. E anche largamente ipocrita. Ok, la sensibilità dei cattolici… Mi chiedo dove siano questi signori di fronte a scempi umani quali un’intera pagina del Corriere dedicata al Grande Fratello. Misteri della fede.

E ancora.

A Padova fa notizia l’annuncio di tre studenti che affittano casa a tutti, ad esclusione dei leghisti. E poi dicono che l’Italia è un paese incivile…

Dulcis in fundo.

È stata messa in vendita un’applicazione che permette di ascoltare sull’iPhone i discorsi di Mussolini. Certo che il mondo è pieno di sfigati…

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Message from Venezia (e dintorni)

Da domenica sono in Veneto, per trovare Himelda che adesso vive qui. Ieri perciò scendo dall’aereo, vedo un tipo che aspetta agli arrivi e penso “poveraccio, è il sosia di Brunetta”. Ecco, per la cronaca: non era il sosia.

Che culo!

Dove mi trovo adesso è un paesino di poche anime. Tutti tremendamente gentili, per carità. Peccato che votino Lega con punte bulgare.

Qui i veneti sono curiosi come scimmie: hanno bisogno di sapere chi sei, da dove provieni e cosa fai qui. Appena capiscono che non vuoi far loro del male (perché basta vedermi in faccia per capire che ho sordidi legami con Al Qaeda, ne converrete) si rasserenano e ti guardano per sempre con un sorrisino da Joker.

Mia sorella ha già fatto le prime vittime. Un ragazzino le ha chiesto: “prof, ma perché lei è così cattiva?”, smentito subito dopo da una sua compagnetta che ha controbattuto: “non è vero, non è cattiva. E’ cattivissima!”.

(Perché Himelda, fondamentalmente, è Maaadre).

Per il resto, oggi siamo stati a Venezia tutto il giorno, a mangiare kebab e strudel di mele, a vedere la laguna in un clima autunnale e piovoso che me l’ha resa molto più gradevole di qualche anno fa. Venezia è fondamentalmente malinconica e vederla sotto un sole mediterraneo e allegro, con orde di turisti quasi più perniciosi dei ben famigerati piccioni locali, è puro sacrilegio. Domani vedremo Padova e la cappella Scrovegni. Ecco, se magari evitasse di piovere a piscio di canarino come pare d’abitudine da queste parti sarebbe cosa gradita.

Nell’attesa di questo momento non posso non inorridire di fronte a una tv accesa che trasmette immagini di giovani senza speranza che distruggono il concetto stesso di dignità al Grande Fratello. Ed io che ero tanto fiero del fatto che quest’anno non ne avevo visto nemmeno una puntata. Qualcuno poi mi spiegherà perché non ci sono più i tamarri di una volta, perché tutti piangono come fossero i figli di Grecia Colmenares nel sequel di Topazio e come mai il concorrente catanese ha deciso di assumere le fattezze di Has Fidanken.

I fantastici quattro (o del perché non me ne frega niente dell’ennesimo gay al Grande Fratello)

Ragazzi, così non va. La novità della settimana è quella di un gay, l’ennesimo, al Grande Fratello? Si può solo commentare il tutto con due sole parole: già visto. O tre: niente di nuovo. Perché non so se ve ne siete accorti, ma è quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani, teodem inclusi, quando preme il telecomando e si ritrova Platinette ad Amici o Signorini a far gossip su Mediaset.

Non mi perderò a cercare un senso a tutto questo. Le teorie su quanto può far bene o male un gay in TV non mi entusiasmano molto. C’è chi dice che così si normalizza il fenomeno, chi sostiene che veniam messi ulteriormente alla gogna. Io vedo solo che, da Luxuria in poi, le cose non mi pare siano cambiate, se dobbiamo pensare ai grandi numeri. Ma non è su questo che dovremmo porre la nostra attenzione.

Il fatto che dovrebbe farci riflettere è che la televisione ha semplificato la complessità umana in quattro macrocategorie da “reality & Striscia”, che potrei così riassumere:

1. il modello Taricone: ovvero il maschio eterno. Belloccio, ma di quel bello che piacerà sempre al prototipo della velina assoluta (vedi qui di seguito). Muscoloso, tracotante, col mito del proprio pene, senza mai fare un discorso che preveda la lettura di un libro o uno spiccato senso critico. L’italiano medio, a ben vedere. Ma maschio, bianco, cattolico e, possibilmente, di destra.

2. la velina assoluta: dove per “velina” vada intesa una categoria onnicomprensiva che includa “letterine”, “venturine”, “bagagline” e tutto quello che il bikini da palcoscenico ha previsto e concepito per la gioia dell’italico tariconiano.

Caratteristica fondamentale dei due modelli appena analizzati è quella di essere interscambiabili con tipologie di altri format, inglobandole, per cui tariconiano e velina assoluta vanno bene sia in un programma della Carlucci, il sabato sera alla RAI, sia in un trono qualsiasi della solita De Filippi, a vomitare bile in trasmissione per esterne a luci rosse (e poi a dimettersi è Marrazzo).

Ma andiamo oltre…

3. il modello Jonathan: ve lo ricordate? Quello dal cappellino facile e con una virilità seconda solo a quella di Solange nella prima edizione de La fattoria. Quello così maschio da aver prestato il proprio nome a un insulto: a Torino si diceva “sei come Jonathan del Grande Fratello”, con conseguente tragedia (un ragazzo si suicidò, per questo). Il modello in questione prevede l’omosessualità dell’individuo in genere data la sua assoluta evidenza, purché di omosessualità non se ne parli. Il caso più felice di questo modello fu Luca Calvani, de L’isola dei famosi. Tutta la blogosfera lo etichettava come finocchio. Bono, per di più. La conferma arrivò, a livello mediatico, quando una povera stronza di cui non ricordo il nome – ma assurta agli onori della cronaca per una relazione con un tronista – lo etichettò, durante una lite, con l’epiteto di “cretina”. La poveretta venne messa alla gogna ma non certo per omofobia. Aveva accennato alla parola che non si dice. E il modello Jonathan questo non lo prevede nel modo più assoluto.

4. il modello Vladimir: o del gay redento. Ora è pur vero che la Luxuria è una trans. Ma all’italiano medio poco importa. Con o senza le tette, sempre frocio rimani. Il modello Vladimir, contrariamente a quello precedente, non nasconde la sua natura ma, al contrario, la spettacolarizza. Cosa che manda in bestia milioni di militanti LGBTQI (a voi lo scioglimento dell’arcana sigla), un po’ perché ci credono davvero, un po’ per invidia.

Morale (e moralismo) della favola

Domanda da sei milioni di euro (il dollaro, converrete, è sempre in calo): perché tutta sta manfrina? Perché non so se ve ne siete accorti, ma la nostra società prevede solo il primo modello come modello di comportamento. Uomo forte, maschio, sciupafemmine, un po’ gradasso, sventrapapere e, nel caso del reale Taricone, neppure troppo alto. Vi ricorda qualche premier attualmente al potere?

In questo imperio assoluto – potremmo ribattezzarlo “napoleonismo da viagra”? – la velina assoluta esiste perché nella Bibbia c’è scritto che Dio previde una Eva per ogni Adamo, ma a ben guardare, in un modello siffatto la donna è prevista per fare da spalla, da controfigura, non certo per essere personaggio che dice qualcosa (e non a caso le veline tacciono e le troniste urlano).

Gay e trans ci stanno perché ogni società ammette la sua corte dei miracoli. La TV lo ha capito e, siccome siamo in Europa, non potendosi più dire impunemente che “i froci tanto sanno prenderla solo in c**o”, allora ci scappa pure il caso umano. Ma rassegnatevi, voi sostenitori della bontà e bellezza del frocio da video: qualsiasi Vladimir su teleschermo sta alla liberazione del mondo GLBT come Padre Pio su Gente, Oggi e via dicendo sta allo spiritualismo vissuto come purezza della fede.

La vera rivoluzione, che in molti si ostinano a non vedere, è che a questo prezzo siamo tutti previsti. Come “deviazione” dalla norma tariconiana. Adesso, per me e molti di voi questo può anche essere un sollievo. Ma a votare è la famosa casalinga di Voghera, il cui marito, magari, con la scusa delle sigarette va a trans, le stesse che schifa con gli amici al bar. E quest’allegra famigliuola – che tanto piace oltre Tevere – vede i reality, prende la comunione e vota Berlusconi. Sono solo io a vederci un curioso circolo vizioso?