Ecco chi è Massimo D’Alema

Mentre leggevo un certo articolo sulla fine del berlusconismo, altrove, a Roma, alla festa dell’Unità per l’esattezza, si stava svolgendo un intervento importante per la comunità GLBT della capitale. Muccassassina, la festa organizzata dal Centro di cultura omosessuale Mario Mieli, varcava i confini di un territorio fino a qualche tempo fa dichiaratamente ostile verso l’affermazione dei diritti civili di gay, lesbiche e transessuali. L’apertura delle Terme di Caracalla a “Mucca” è un evento non secondario, perché mette in contatto due culture, quella derivata dalla fusione di ex comunisti e cattolici da una parte e quella del movimento gay dall’altra. Onore e merito non solo a Cristiana Alicata, che si è spesa in prima persona affinché ciò avvenisse, ma a tutto il partito che almeno in questa occasione si è dimostrato aperto e disposto al dialogo con un universo altro.

Ma, ritornando al discorso d’apertura, mentre tutto questo avveniva, la mia attenzione veniva catturata da quell’articolo menzionato in cui non si parla solo della fine dell’età berlusconiana, auspicio che dovrebbe accomunare tutte/i coloro che credono nella legalità e nella democrazia, ma anche delle mosse dei vari attori politici per accelerare questo percorso. Tra questi, l’onnipresente Massimo D’Alema. Del quale si legge quanto segue:

Alle cene di casa Vespa Massimo D’Alema non è stato invitato, ma un contatto diretto con il segretario di Stato vaticano l’ha avuto anche lui. Quando la settimana scorsa ha fatto arrivare al cardinale Tarcisio Bertone la nuova copia della rivista della fondazione Italianieuropei da lui presieduta. Il numero due vaticano ha molto apprezzato il pensiero e il contenuto, una monografia interamente dedicata alla questione cattolica, con una svolta significativa nell’editoriale di presentazione: l’elogio di papa Ratzinger, la critica verso i laici che hanno eliminato la nozione di radici cristiane dalla Costituzione europea.

Adesso, a parte che trovo preoccupante che i nostri leader debbano ottenere l’avallo della chiesa cattolica per avviare il ricambio politico in Italia – queste cose accadono in Iran – il dato politico che va messo in evidenza è duplice.

In primo luogo, è D’Alema a seguire la regia del dopo Berlusconi, non Bersani, il quale, si legge sempre nell’articolo, era impegnato a Brooklyn a partecipare a una cena vip. Questo la dice lunga sullo spazio di autonomia del leader del maggior partito di centro-sinistra.

In secondo luogo, la strategia politica di D’Alema, e quindi il nuovo corso che dovrebbe scaturirne, ha come cifra culturale l’elogio a un papa inviso a tutto il mondo civile per gli scandali che hanno coinvolto la chiesa sul tema della pedofilia; l’attacco alla laicità delle istituzioni; il vedere nelle gerarchie ecclesiastiche gli interlocutori privilegiati per il rinnovamento politico italiano; e, infine, il progettare alleanze con gli elementi più retrivi della società italiana quali il partito di Casini.

Tutto questo non potrà non avere ripercussioni importanti sul nuovo assetto dell’Italia del dopo-Silvio. Un’Italia dove a governare saranno i soliti noti: chiesa, potentati economici, burocrazie di partito. L’humus ideale per gente come D’Alema, a ben vedere.

Un’Italia siffatta non avrà posto per tematiche quali i diritti civili: le unioni gay e lesbiche, il testamento biologico, il trattamento di fine vita, l’omogenitorialità, la questione ambientale a cominciare dall’acqua pubblica.

Il nuovo corso consisterà nel sostituire a Berlusconi una pattuglia guidata da D’Alema, berlusconiani pentiti, l’UDC con il bene placito di Bertone – cioè del Vaticano? Non sembra di trovarsi di fronte a un’idea di società così alternativa rispetto all’Italia berlusconiana. Di sicuro non si faranno gli interessi dei ceti medi, dei lavoratori, delle minoranze sociali, della laicità.

Chissà se di questo ne saranno coscienti, a danze finite, a festa finita, gli amici GLBT e gay-friendly che animano notti, dibattiti e incontri dentro un partito che su certe questioni deve trovare non solo una linea, ma addirittura un’identità. Identità che non può e non deve essere la visione cattolica: quella di una Rosy Bindi che pensa sia meglio che un bambino muoia in Africa tra stenti e guerre, piuttosto che poter vivere dignitosamente anche in una famiglia arcobaleno.

Il lavoro dentro il partito democratico deve continuare e sarà duro e in salita. Il pensiero che vi siano persone come la Alicata è un segno che lascia ben sperare. Il fatto, però, che vi siano ai vertici persone come D’Alema (ma anche Veltroni, la Bindi, Fassino e tutta la cricca analoga) getta solo discredito a tutta l’idea stessa di un partito che ha l’ambire di chiamarsi, appunto, “democratico”.

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ConTatto. Il telefono amico per gay, lesbiche, bisessuali e trans

Comunicazione di servizio: sulla fan page di questo blog mi è stato segnalato un servizio che reputo sia importante pubblicizzare. Si tratta di ConTatto, un telefono amico per le persone GLBT. Ecco cosa dice l’annuncio:

ConTatto il telefono amico per gay, lesbiche, bisessuali e trans, attivo dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 e il sabato dalle 15 alle 17. Telefono 011.5211132, sito www.contattoglbt.it, email contatto@contattoglbt.it, anche su msn messenger.

Per altro, sul sito indicato possiamo leggere:

ConTatto è il nuovo servizio d’ascolto, supporto, accoglienza ed informazione rivolto in particolare alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, ma anche alle persone ad esse “vicine”, sia in relazioni personali, sia nei rapporti sociali o professionali (es. insegnanti, assistenti sociali, educatori, etc…) del Circolo di cultura gay, lesbica, bisessule, transessuale Maurice di Torino.

Un’iniziativa che, non a caso, si svolge a Torino, città in cui il movimento è più coeso che in altre città italiane – si pensi al caso di Roma, di cui parlerò in seguito – e dove da anni le associazioni GLBT dialogano serenamente con le istituzioni (di sinistra, ça va sans dire).

A buon rendere. Nella speranza che altri imitano ciò che di buono, altrove, il movimento riesce a fare.

Ecce homo

Qualche anno fa a Catania è stata presentata la mostra di Elisabeth Ohlson, Ecce homo che rappresentava la vita di Cristo in chiave GLBT. Per queste ragioni molte delle opere esposte sono state sfregiate – prima che arrivassero in città – perché ritenute blasfeme.

Il messaggio dell’artista è molto chiaro e, a mio modo di vedere le cose, del tutto condivisibile.
Se oggi Cristo dovesse tornare sulla terra starebbe con i nuovi paria, e cioè con i transessuali, i malati di AIDS e con quelle persone a cui viene negato il pieno diritto di cittadinanza.

Credo che, visto il giorno che è oggi, sia giusto dare voce anche all’espressione di un’artista che veicola con queste immagini la sua fede. Una fede che include, esattamente secondo lo spirito del messaggio cristiano, chi oggi è costretto a vivere ai margini.

Credo che le immagini che seguono – sicuramente molto forti ma che, almeno a me, danno una profonda sensazione di pace – siano una risposta possibile per chi, nel mondo GLBT, sente bisogno di una sincera adesione alla fede.

L’annunciazione.
Due compagne ricevono il seme dall’arcangelo Gabriele. L’amore è sempre fecondo.

La natività.
Due famiglie omosessuali e i loro amici accolgono Gesù bambino al mondo.

Il battesimo di Cristo.
Le due persone ritratte erano due amici di Elisabeth.
Entrambi sieropositivi e morti di AIDS.

La trasfigurazione.
Riprende l’estetica leather.

L’ingresso a Gerusalemme.
Questa foto è stata scattata durante un gay pride di Amsterdam.

L’ultima cena.
Uno dei capolavori della mostra. Gesù ha i tacchi a spillo e il piumino per la cipria invece del pane.
Giuda è una drag queen sulla destra, con le banconote nel reggicalze.
In luogo degli apostoli ci sono persone transessuali.

Il bacio di Giuda.
Manifesto antiborghese della mostra.

Il calvario.
Anche in questo caso, il protagonista dell’immagine è un malato terminale di AIDS.
L’uomo in basso, a sinistra, regge in mano le pillole che occorrono al modello per poter rimanere in vita.
Gli altri protagonisti sono i familiari del ragazzo.



La crocifissione.
Subito dopo La pietà l’immagine più inquietante e di elevato contenuto simbolico.
Un giovane gay è appena stato ucciso da picchiatori nazi. Sul corpo esanime del ragazzo si proietta l’ombra del sacrificio di Cristo.

La pietà.
L’uomo che veste i panni di Gesù morente è in fase terminale.
Morirà di AIDS pochi giorni dopo aver posato per questa immagine.

La resurrezione.
All’uscita del sepolcro le Marie danno il bentornato al Cristo risorto.

Il cielo.
La mostra chiudeva con questa immagine, bianca e rasserenante.
Sotto la gigantografia c’era scritto “Non abbiate paura, Dio è amore”.

Cominciamo bene?

Il papa: «La pace comincia dal rispetto di chi è diverso.»
Gay, lesbiche e trans inclusi/e?

Botti di Capodanno, nessun morto quest’anno. I feriti si contano sulle dita di una mano. Dito più, dito meno… (presa dallo stato di Facebook di Enrico).

(Che poi a ben pensarci, Enrico è pure bellino.)

Per il resto.

La festa di ieri è stata un po’ noiosetta. Con cretina inclusa.
Poi si è optato per quattro salti in discoteca. Bottino di guerra: cubo e palco ormai conquistati.
(Chi è che ha memoria del CCCP?)

A proposito di.

La Adry ha una fidanzata fighissima, bellissima e parecchio stronza. Ho adorato il suo sapiente prender per il culo praticamente chiunque dandogli l’illusione di entrare a far parte di un universo in cui la sua esperienza umana fosse centro d’attenzione.

Che poi, per scrivere quello che ho appena scritto, ho pure bruciato qualche neurone, con tanto di tic a palpebra nell’occhio sinistro.
Succede quando vai a dormire alle sette del mattino e mammina, radiosa, ti sveglia alle dieci e mezza portandoti il caffè a letto. Per cui, se a un certo punto leggerete cose del tipo vfvvvfvfhiscdjac, vorrà dire che sono crollato miseramente sulla tastiera, per narcolessi da sfinimento.

Ad ogni modo, il 2010 è cominciato ma, non so perché, a me gli anni pari non piacciono. Preferisco quelli dispari. Non è un caso, per altro, se tutte le apocalissi finora predette cadono in un anno divisibile per due. Speriamo di essere smentiti…

Nell’attesa di passare questi ultimi giorni in Sicilia, e quindi del mio rientro a Roma, non posso che rinnovare elfici auguri a tutti e a tutte. Purché meritati, ça va sans dire.

20 novembre, tra Agrado e Brenda

Oggi è il Transgender day of remembrance, la giornata del ricordo delle vittime della transfobia. E in Italia, la terra in cui domina la chiesa, certi politici, la terra di Berlusconi e di tutto ciò che tutto quest’accozzaglia si porta dietro, ovvero violenza sulle persone transessuali incluse, questa giornata ha un significato particolare.

Non spenderò molte parole sul TDOR, vi rimando al sito del Codipec Pegaso, per la scelta di «combattere la tragedia con un sorriso, e l’ignoranza con una riflessione», attraverso il video di Agrado, dal film Tutto su mia madre.

E vi faccio notare come proprio oggi, quasi per un assurdo e tragico caso del destino, al quale piace giocare coi simboli, evidentemente, è stata trovata carbonizzata Brenda, una delle transessuali coinvolte nel caso Marrazzo. Ancora violenza contro chi è previsto solo come diversivo erotico. A cominciare dai giornali, incapaci di chiamare al femminile chi si sente donna perché donna lo è nell’anima.

Vince Bersani: il pd sceglie il clericalismo e l’omofobia

Il mio amico Gugliandalf l’aveva detto: «Marino che vince? Dovrebbe scendere lo spirito santo a cagar senno nella mente degli italiani.» La storia delle ultime ore ci insegna almeno due cose: la prima, lo spirito santo non esiste; la seconda, in cabina elettorale e nei gazebo gli italiani hanno la testa vuota.

Bersani sarà pure un bravo economista, peccato però che la vita della gente non sia solo l’emanazione del suo pallottoliere. In Italia non ci sono solo problemi economici, esistono anche quelli legati ai diritti di cittadinanza – altrimenti detti diritti civili – che rendono ancor più insostenibili i periodi di crisi e che non spariscono quando non c’è recessione ma sviluppo.

Bersani è stato interrogato su questioni quali il matrimonio gay, le unioni civili, le adozioni e l’omo-transfobia e ha fatto sapere che siccome non sa nemmeno di cosa si sta parlando, preferisce non esprimersi in merito. Questo è l’uomo che guiderà l’opposizione nei prossimi anni.

A livello di strategie politiche, è molto probabile che Bersani lascerà andare Di Pietro – attualmente dato al 10% – e imbarcherà Casini, il che vuol dire che si attuerebbe, qualora vincessero le elezioni, una politica economica di stampo centrista e moderato e la totale negazione di ogni diritto per le coppie gay e lesbiche.

Il neosegretario, per altro, in qualche sezione ha pure vinto, durante la prima fase delle primarie, con un numero di votanti superiori a quello degli iscritti. Questo getta un’ombra non proprio lieve sulla trasparenza della sua elezione.

Non si dimentichi, infine, che è stato voluto da D’Alema. D’Alema è ammanicato con l’Opus Dei, che è quella cosa brutta e cattiva da cui si è generata la Binetti – complice Rutelli – la quale ha votato no sulla legge contro l’omofobia e che, subito dopo, ha dichiarato il suo voto a favore di Bersani. Il quale, invece di dire “no, grazie”, non ha disdegnato. Il messaggio mi pare fin troppo chiaro.

Prevedo un periodo non roseo per la stagione dei diritti civili in Italia e, fino a quando Bersani non smentirà i miei timori, il pd rimarrà un soggetto politico inaffidabile per una scelta che pare premiare, ancora una volta, clericalismo e omofobia. Due cose che non volevamo più vedere, nemmeno per ipotesi, dentro il pd.