Partito a vocazione peggioritaria

Vendola silurato, accordi con l’MPA e con l’UDC e l’omofoba Rosy Bindi come icona femminile. Il 2009 finisce all’insegna del peggio, in casa Bersani. Il dramma è che loro non se ne rendono conto. O forse sì.

Cominciamo dalla Puglia. Vendola governa bene ed è pure cattolico. Ma è gay. E all’UDC questo non piace. Il pd gli schiera contro il sindaco di Bari, tale Emiliano, gradito a Casini. Durante quella che doveva essere la cerimonia di investitura del nuovo candidato alla presidenza della regione, decisa dall’alto e con un secco niet alle primarie di coalizione, un drappello di sostenitori di Vendola occupa la sala della riunione e rende impossibile l’acclamazione di Emiliano, il quale commenta: roba da fascisti, camorristi, da Achille Lauro. Complimenti per i toni sereni. Ma decidere dall’alto chi sarà il candidato della regione senza consultare il popolo delle primarie, su cui si basa l’attività politica del pd, che metodo è?

Andiamo poi in Sicilia. Varata la nuova giunta Lombardo. Nel nuovo esecutivo c’è anche “Mario Centorrino, docente di economia all’università di Messina, considerato di area Pd, sebbene i democratici neghino di avere segnalato alcun nome”. Avranno fatto come Nicola La Torre, in quella famosa puntata di Omnibus a La7: glielo avranno scritto in un biglietto.

Ultima nota di gossip. Il Corriere on line stila una classifica delle donne più rappresentative del 2009. Accanto a persone del calibro di Noemi Letizia e Elisabetta Canalis, passando dalla D’Addario, spunta il nome di Rosy Bindi. Il pezzo su di lei recita: diventata icona femminista italiana da quando a Berlusconi che le diceva «lei è più bella che intelligente» ha risposto «non sono una donna a sua disposizione». Icona femminista… Quindi per capire un po’ meglio: la destra crea il modello Carfagna, donna assurta agli onori di ministro per i suoi meriti estetici, e la presunta sinistra, invece, riesce a contrapporre una donna che ha l’unico merito di non essere sessualmente gradita al premier. La mia domanda è: a quando una donna che, oltre a non essere a disposizione dei premier in carica, sia in grado di far politica? Possibilmente non al servizio dei vescovi, se non chiedo troppo.