Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omo-transfobia: alcune questioni sulla lotta”

«La settimana appena trascorsa non solo ha visto la celebrazione della Giornata Internazionale contro l’omo-transfobia, ma anche il proliferare in tutta Italia iniziative organizzate dalle associazioni Lgbtin nome della fine delle discriminazioni. Questo evento, che ha coinvolto per altro le amministrazioni comunali di diverse città (si pensi a Roma e alla Queer Week, in occasione della quale il sindaco Marino ha esposto la bandiera rainbow in Campidoglio, gesto emulato da altri sindaci, come Bianco a Catania e Garozzo a Siracusa, solo per citare le mie tre città) è un’utile occasione per fare alcuneriflessioni sulla questione omosessuale in Italia.»

Il resto lo potete leggere sul Fatto Quotidiano.

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Idahot 2014: giornate contro l’omo-transfobia

Si è appena conclusa la Giornata Internazionale contro l’omo-transfobia, un appuntamento ormai decennale che ricorda a tutto il mondo, civile e non, che non si deve discriminare nessuno/a per il suo orientamento sessuale e per la sua identità di genere.

Tradotto: se sei gay, lesbica, bisessuale, trans, queer, intersessuale (e qualsiasi declinazione tu abbia della tua identità affettiva) hai la stessa dignità della maggioranza eterosessuale.

Per celebrare tutto questo, diverse realtà hanno organizzato diversi appuntamenti. Due per tutti: la Settimana contro l’omofobia organizzata dal Movimento Pansessuale di Siena e la Queer Week di Roma, alla quale hanno partecipato diverse realtà LGBT della capitale.

Sono stato invitato a Siena per parlare della figura di Mario Mieli, a Roma per analizzare il rapporto tra media e rappresentazione delle sessualità non normative e, proprio ieri, nella Repubblica di San Marino per presentare il mio libro, I gay stanno tutti a sinistra. È emersa un po’ ovunque l’esigenza di una maggiore democrazia da estendere, nella sua interezza, a chi eterosessuale non è, non può e non vuole esserlo.

Tornando a casa, stanco ma soddisfatto per i riscontri, per lo scambio di idee e per aver trovato molti/e compagni/e di percorso, ero in treno e guardavo su Twitter le immagini di chi – soprattutto nel mondo eterosessuale – si spendeva per la causa della piena uguaglianza.

Due considerazioni, su tutto questo. La prima: se molti gay fossero come quelle persone, staremmo già a buon punto ma purtroppo c’è molto da lavorare proprio all’interno della comunità. La seconda: due mie amiche di social network (grazie Lucia e Elisabetta) si sono esposte con la loro identità. Perché non fare altrettanto? Anche lì, davanti a tutti/e. Ho preso carta e penna e ho fatto questo

Idahot 2014

Idahot 2014

…il mio contributo per quest’anno l’ho dato. Sperando che ben presto si possa celebrare non più qualcosa contro, ma un giorno per il raggiungimento della piena uguaglianza e per la totale dignità, di tutti e di tutte.

Diritti gay: tra teoria e pratica – di Nicolas Van der Maren

Ho conosciuto Nicolas qualche anno fa, a Catania, in occasione del suo erasmus. Allora era uno studente di giurisprudenza. Mi colpì subito per i modi molto garbati e per la sua grande sensibilità umana. Non conoscevo, tuttavia, il suo impegno politico per i diritti delle persone LGBT.

Ho scoperto questo articolo scritto per Le soir, uno dei principali quotidiani belgi, che ho trovato molto interessante soprattutto per il dibattito italiano sui diritti civili e sulla questione “pride”.

Riporto qui la traduzione, invitandovi alla lettura. Secondo me dice cose interessanti, soprattutto in risposta indiretta a chi, oggi, in un’Italia che nulla ha dato alla sua gay community, liquida le giornate dell’orgoglio come inutile e dannosa ostentazione. La risposta a certe critiche arriva, da un paese lontano, proprio dalle sue parole.

Nicolas Van der Maren è oggi giurista e lavora come assistente incaricato presso l’Université catholique de Louvain.

***

La Giornata Internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio. Tre giorni prima, si era svolta la giornata dell’Orgoglio Gay 16 a Bruxelles, un’opportunità sia per gay, lesbiche, bisessuali e transgender sia per le persone loro sostenitrici di celebrare la loro festa fino alle prime ore del mattino, ma anche per rivendicare i propri diritti.

Questi eventi hanno ancora senso in Belgio? Negli ultimi anni, gli omosessuali del Regno hanno effettivamente visto i loro diritti notevolmente migliorati. Dal 1 ° giugno 2003, data di entrata in vigore della legge del 13 febbraio dello stesso anno, due persone dello stesso sesso possono sposarsi, formare una coppia riconosciuta dalla società. La successiva legge del 18 maggio 2006 ha integrato i loro diritti, modificando alcune disposizioni del codice civile per consentire alle famiglie gay di adottare un bambino, e la maggior parte dei testi di legge anti-discriminazione vietano espressamente la disparità di trattamento fondate sull’orientamento sessuale.

Tuttavia, se il legislatore ha compreso lo sviluppo liberale della nostra società e ha adottato gli strumenti giuridici di cui sopra, è lecito chiedersi se, in pratica, la società – in tutte le sue componenti – ha la stessa concezione del legislatore. Mentre ogni cittadino obbedisce alle leggi dello Stato e può rivendicare specifici diritti, egli è ugualmente sottoposto alle regole di altre comunità o organizzazioni.

Pertanto, gli atleti devono osservare le regole della sua federazione sportiva, gli aderenti al Rotary alle direttive dei propri club di servizio, i credenti a quelle della loro comunità religiosa, i lavoratori alle disposizioni dell’azienda, ecc. Tutti questi ordinamenti giuridici contengono le stesse regole egualitarie tra omosessuali e eterosessuali? Anche indipendentemente dei testi che regolano la loro organizzazione, questi diversi club, gruppi, associazioni o comunità rispettano i principi di non discriminazione?

Più in generale nella nostra società, fortemente ancorata alla tradizione giudaico-cristiana e che vede sorgere per di più anche certe influenze da altre religioni, si osserva ancora quotidianamente che i datori di lavoro preferiscono assumere un “vero uomo” piuttosto che “un frocio”, i proprietari rifiutano di affittare casa a una coppia gay per «preservare la serenità del quartiere», o che un giovane gay, disposto a impegnarsi in politica, debba affrontare l’ostilità da parte di un suo leader per il fatto che la politica è un “ambiente molto maschile”… come se un uomo cessasse di essere tale poiché gay!

Non occorre, tuttavia, dipingere il quadro a tinte fosche e generalizzare, in questi casi. Se alcuni hanno più problemi con il cambiamento delle norme sociali, la mentalità sta evolvendo verso una maggiore libertà per i gay ed è sempre meglio vivere adesso nella nostra società, se si è gay, rispetto a ieri. Non bisogna dimenticare tuttavia che, nonostante i diritti riconosciuti agli omosessuali, i comportamenti aggressivi e discriminatori contro la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono ancora numerosi in certi ambienti, perfino a noi vicini.

Per queste sole ragioni, le manifestazioni sopra citate sono sempre più necessarie. Rappresentano anche uno standard di possibilità di diritti per gay e lesbiche della comunità internazionale. In alcuni paesi, le associazioni e gli attivisti della comunità dei diritti umani, e dei diritti gay in particolare, devono affrontare enormi battaglie e non per il matrimonio o l’adozione, bensì per il solo diritto di vivere! Si pensi in particolare all’ultima proposta di legge ugandese, infine sospesa sine die, dove per il “crimine” di omosessualità si rischiava la pena di morte… Si pensi ancora a certe donne sudafricane che subiscono gli stupri “correttivi” per la sola colpa di aver amato altre donne.

I diritti e le libertà di uomini, donne, bambini, lavoratori, disabili, omosessuali, anziani, ecc., sono nati tutti da lotte, più o meno lunghe, portate avanti da gruppi di uomini e donne, sindacati o ancora da genitori. E una volta che essi vengono sanciti nei testi giuridici, questi devono essere coltivati perché la storia ci ha già dimostrato che i diritti e le libertà più elementari non sono sempre evidenti e non sono mai definitivamente acquisiti.

Nicolas Van der Maren, Le soir, 26 maggio 2011

Rumore contro l’omofobia

Promemoria utile e necessario: oggi è la Giornata Mondiale contro l’omofobia. Avvertite gli stronzi…

Per chi poi volesse pure rendersi utile e militante, c’è questa iniziativa di We have a dream:

Rumoros* contro il silenzio!

Il 17 maggio 2010 si celebra la sesta giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia (IDAHO International Day Against Homophobia and Transphobia).

La data ricorda il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso anche l’omosessualità ego-distonica dall’elenco delle malattie mentali.

Il Parlamento Europeo si è già pronunciato il 18 Gennaio 2006 con una Risoluzione sull’omofobia in Europa nella quale condanna con forza ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale ed è tornata a parlarne con la risoluzione del 26 aprile 2007 per ricordare la necessità che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale in tutti i settori sia vietata completando il pacchetto legislativo contro la discriminazione basato sull’articolo 13 del trattato CE, indicendo il 17 maggio di ogni anno quale Giornata internazionale contro l’omofobia (per le istituzioni europee parlare di omofobia equivale a parlare anche di transfobia).

Ancora oggi, nel 2010 alle sollecitazioni del Parlamento Europeo lo Stato Italiano risponde con l’indifferenza e il silenzio e continua a evitare di promulgare una legge che riconosca i reati di Omofobia e di Transfobia.

Al silenzio istituzionale si unisce quello sociale. Entrambi favoriscono non solo la violenza fisica, ma anche la discriminazione a scuola, sul posto di lavoro, nei luoghi di aggregazione per le persone lesbiche, gay, trans gender, bisessuali, queer e intersessuali.

L’omofobia e la transfobia si subiscono ogni giorno, anche nei piccoli gesti della vita quotidiana, per questo vi invitiamo a scendere in piazza per farci sentire, in maniera pacifica, colorata e chiassosa!

Portate in piazza i vostri ‘strumenti’ per essere rumorosi contro il silenzio delle Istituzioni: strumenti musicali, fischietti, pentole, coperchi, campane, cellulari e tutto quanto troviamo nelle nostre case per squarciare il silenzio che circonda l’omofobia e la transfobia.

Vi aspettiamo Lunedì 17 maggio dalle ore 19 in poi, davanti la piazza di Montecitorio

– Leggeremo una sintesi della risoluzione europea contro l’omofobia, per conoscere ciò che succede attorno a noi e ciò che ancora non succede in Italia.

– Ognuno di noi potrà leggere le dichiarazioni omofobiche e transfobiche, esplicite o velate, di personaggi pubblici, politici e prelati che contribuiscono a diffondere questo clima di odio sociale. Vi invitiamo a portare dichiarazioni, articoli, brevi scritti estratti da qualsiasi pubblicazione che ognuno di noi potrà leggere in piazza.

– Sulla scia della mobilitazione, della rottura del silenzio e dello spirito di solidarietà, alla fine imbracceremo tutti i nostri ‘strumenti’ e contribuiremo a costruire una chiassosa, ma pacifica orchestra rumorosa contro il silenzio!

puoi farti un’idea qui http://www.youtube.com/watch?v=HpEOQEjrjpM&feature=related

Napolitano incontra le associazioni GLBT

A quanto pare anche le buone notizie non arrivano mai da sole. Dopo la messa la bando delle terapie riparative da parte degli ordini degli psicologi, leggo oggi sul profilo personale di Paola Concia che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceverà le associazioni GLBT in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, il 17 maggio.

«È particolarmente importante che in questa fase estremamente difficile per il nostro Paese, le massime istituzioni italiane celebrino per la prima volta la Giornata Internazionale contro l’Omofobia insieme alle associazioni impegnate per la piena affermazione dei diritti civili» dichiara l’onorevole Concia e credo che si possa condividere serenamente le sue posizioni.

Ottima, per altro, l’apertura da parte di un presidente la cui azione è piuttosto controversa, tentennante e a volte anche poco coraggiosa. Penso sia comunque importante che le istituzioni si aprano al cambiamento e al miglioramento della democrazia. Nella speranza che la delegazione ricevuta dal presidente non sia composta dai soliti quattro, ma sia rappresentativa delle diverse anime del movimento, da quelle che si riconoscono in Arcigay a quelle facente parti dell’associazionismo indipendente.