Napolitano, CL e il rispetto della democrazia

Il presidente Napolitano è stato accolto da eroe al consueto meeting dell’ennesima associazione cattolico-integralista, Comunione e Liberazione (il cui nome per altro rievoca semanticamente un partitino ormai obsoleto degli anni ottanta, Fascismo e Libertà).

All’incontro di Rimini ha partecipato anche Enrico Letta, esponente dell’area cattolica del partito democratico. Lo stesso partito che ha lasciato che un suo rappresentante – l’ex ministro Fioroni – di presenziare a una riunione carbonara indetta da Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, con lo scopo di creare una task force di cattolici in parlamento che abbia come fine non tanto il bene del paese, quanto le richieste della chiesa da spacciare per il bene del paese.

Faccio notare che a quell’incontro, tuttavia, non è stato invitato Casini, reo di aver appoggiato Burlando, ex comunista, alle precedenti regionali in Liguria. Ciò dimostra come un ipotetico asse tra pd e UdC sia fallimentare in partenza.

Dovrebbero riflettere tutti quegli esponenti di sinistra, o presunta tale, che vanno a svendere i loro principi in nome di un’alleanza con i settori più retrivi, antidemocratici e integralisti della nostra società. Dovrebbero, queste persone, scegliere tra convenienza politica e rispetto per gli aspetti fondanti della nostra società, a cominciare dal suo carattere laico.

E ciò vale anche, e forse a maggior ragione, per il nostro presidente della Repubblica.

La mandria

Ironia della sorte.

A pochi giorni della bocciatura della legge contro l’omo-transfobia da parte della maggioranza e dell’UdC, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, giudica con parole severissime il presunto trasferimento dei ministeri al nord.

A sentire il presidente, l’atto è di per sé contro la Carta Costituzionale, perché non preceduto da una legge apposita poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. E poi, ha aggiunto, la capitale è una sola.

Tale decisione, ricordiamolo, è stata fortemente voluta dalla Lega Nord, partito estremista, razzista, omofobo e attentatore dell’unità nazionale, supportata dal PdL e non osteggiata dall’UdC con le dovute pregiudiziali di incostituzionalità, scomodate, invece, per impedire a milioni di persone GLBT di essere tutelate dalle aggressioni.

Dalle mie parti si direbbe che il bue ha detto cornuto all’asino. Mi pare evidente che di tali bovini, in parlamento, è presente una più che discreta e vergognosa mandria.

Bocciata la legge contro l’omo-transfobia: facciamo chiarezza

Com’era largamente prevedibile, il disegno di legge dell’onorevole Paola Concia è stato respinto alla Commissione Giustizia. Il testo, tuttavia, verrà proposto in parlamento e lunedì comincerà la discussione per poi arrivare, dopo qualche giorno, al voto finale.

Le associazioni, tra cui Certi Diritti, fanno giustamente notare come la Commissione ha bellamente ignorato il messaggio del presidente Napolitano – un messaggio di grande equilibrio istituzionale e, al tempo stesso, di elevata perizia politica – e l’avallo diretto del ministro Carfagna e del presidente Fini.

Diverse le dichiarazioni dei politici. Dallo sgomento della relatrice, e giustamente, alle critiche degli esponenti del partito democratico. Dall’esultanza di Giovanardi ai rilievi, del tutto imbecilli, dell’onorevole Lussana.

Vorrei che si ponesse l’accento su due questioni fondamentali.

In primis: l’ira della Carfagna. Che il ministro, dopo le sue frasi omofobe, sia passato al sostegno della legge è certamente buon segno. Eppure anche le nuove dichiarazioni favorevoli devono far riflettere.

Il Popolo della libertà col voto di oggi in Commissione, ha perso un’occasione. Il testo, infatti, non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo.

Il ministro svela i limiti della legge stessa. Non si introduce un reato nuovo, si rendono più gravi le conseguenze per aggressioni, accoltellamenti, omicidi. Per carità, un punto a favore. Ma uno solo. Con questa legge, infatti, non si colpiscono le dichiarazioni omofobe. Si cura il sintomo del male, per quanto grave, ma si lascia intatto il virus che lo produce, ovvero le istigazioni all’odio di specifici attori politici e ecclesiastici. La legge europea, infatti, prevede altro. E cioè prevede il reato di omofobia, che non ammette attenuanti generiche.

Contrariamente a quello che sproloquia Buttiglione, non sarebbe più grave aggredire un gay. Sarebbe grave esattamente come insultare un ebreo per antisemitismo o un congolese o un tedesco per razzismo. Non si punirebbe il reo per la persona che aggredisce, ma per il motivo per cui lo fa.

Questo ci mette, perciò, qualora la legge venisse approvata (ed io spero che l’approvino), indietro rispetto all’Europa. Ma in parlamento c’è la gente che c’è e non possiamo chiedere a un carciofo di profumare come una rosa. Con tutto il rispetto per i carciofi, va da sé.

In secundis: le dichiarazioni dell’onorevole Lussana. Che ci chiede

Il tema va affrontato, ma perché applicare aggravanti in caso di reati commessi per omofobia e non nei confronti di chi è disabile o la pensa politicamente o calcisticamente in modo diverso?

Adesso non so quanta malafede ci sta dentro questa dichiarazione – e sospetto che ce ne sia troppa – ma è evidente il fatto che, per come è posta, la questione sia illogica. In parole più semplici: Lussana ha detto una cretinata.

Per le persone disabili è prevista una legislazione speciale in vari ambiti: dalla rimozione delle barriere architettoniche alla presenza degli insegnanti di sostegno nelle scuole alle corsie preferenziali di accesso per gli uffici pubblici, a parità di punteggio in graduatoria, e via dicendo. Per altro se si aggredisce un disabile vi sono aggravanti che scaturiscono dallo stigma sociale verso questo tipo di violenze.

Lo stesso stigma sociale, per le violenze perpetrate a gay, lesbiche e transessuali, non c’è. Anzi, semmai c’è una condanna aprioristica proprio contro queste categorie e da questa scaturisce la violenza, il disprezzo e la discriminazione.

La risposta da dare a Lussana è semplice: occorre introdurre i reati di omofobia per la stessa ragione per cui si sono introdotti i reati sul negazionismo della shoah, di razzismo, di antisemitismo. Per difendere una categoria debole.

Le scelte politiche rientrano, appunto, nelle scelte e non investono una condizione personale immutabile e/o caratterizzante.

La fede calcistica, infine, si commenta da sola. Argomento, appunto, pedestre. Ma stiamo parlando di una leghista.

Adesso occorre fare quadrato attorno alla miglior legge possibile (seppur la proposta che sarà votata, proposta dal piddino Soro, è largamente peggiorativa), sperare che dentro il parlamento si crei una maggioranza trasversale e favorevole, sperando che i cattolici del partito democratico non subiscano il fascino della minaccia vaticana.

Associazioni e partiti, quindi, devono lavorare in parallelo e congiuntamente perché si arrivi, in seguito, all’introduzione del reato di omofobia e di transfobia. E questo non perché picchiare un gay sia più grave che picchiare un eterosessuale. Più semplicemente, perché essere militantemente omofobi – armati di argomenti o di coltelli poco importa – è considerato aberrante in tutto il mondo civile. Esattamente come lo sarebbe essere a favore dello sterminio degli ebrei o della segregazione razziale.

L’Italia, in pratica, deve scegliere se essere culturalmente più vicina all’Uganda e all’Iran o al Canada e alla Gran Bretagna. Ognuno, poi, sia libero di pensarla come vuole. Ma nella consapevolezza che tra odio e rispetto non ci sono equivalenze di nessun tipo. Anzi.

Napolitano incontra le associazioni GLBT

A quanto pare anche le buone notizie non arrivano mai da sole. Dopo la messa la bando delle terapie riparative da parte degli ordini degli psicologi, leggo oggi sul profilo personale di Paola Concia che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceverà le associazioni GLBT in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, il 17 maggio.

«È particolarmente importante che in questa fase estremamente difficile per il nostro Paese, le massime istituzioni italiane celebrino per la prima volta la Giornata Internazionale contro l’Omofobia insieme alle associazioni impegnate per la piena affermazione dei diritti civili» dichiara l’onorevole Concia e credo che si possa condividere serenamente le sue posizioni.

Ottima, per altro, l’apertura da parte di un presidente la cui azione è piuttosto controversa, tentennante e a volte anche poco coraggiosa. Penso sia comunque importante che le istituzioni si aprano al cambiamento e al miglioramento della democrazia. Nella speranza che la delegazione ricevuta dal presidente non sia composta dai soliti quattro, ma sia rappresentativa delle diverse anime del movimento, da quelle che si riconoscono in Arcigay a quelle facente parti dell’associazionismo indipendente.