Dimissioni di Marino: il sindaco ne esce pulito, il pd annaspa nel fango

un manifesto contro il pd

un manifesto contro il pd

Ho appena visto la conferenza stampa di Ignazio Marino. La mia opinione non vale nulla, lo so benissimo. Ma all’ex sindaco di Roma va tutta la mia solidarietà di cittadino, di militante LGBT, di essere umano. Credo inoltre che Marino stia venendo fuori da questa incresciosa vicenda in modo dignitoso. Matteo Renzi e il suo partito, nella sua interezza, stanno annaspando nel fango che, a quanto pare, sta diventando l’habitat naturale di tale formazione politica. I cittadini e le cittadine della capitale faranno le loro giuste valutazioni in cabina elettorale sperando che la democrazia, una volta ristabilita, non assuma i connotati della farsa e del dramma. Aggiungo, ancora, che non sono tra gli elettori e i fan del sindaco dimissionario, ma credo – pur tra gli errori che ha commesso – che abbia tentato di portare un po’ di pulizia nella capitale, nella sua amministrazione, nella sua politica. Per questo si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai suoi danni. Mauro Orrico, su Facemagazine, lo spiega bene.

Di fatto, oggi a Roma si consuma definitivamente la scelta di fronte a un bivio: c’è chi ha l’amaro in bocca, per come sono andate le cose. E chi gioisce. C’è, come sempre, chi ha a cuore la legalità e chi invece non ha problemi a tollerare che nella propria città ci siano fatti come i funerali di Casamonica, l’inchiesta “mafia capitale” e altre manifestazioni che non si addicono alle “persone per bene”. Ognuno poi, liberamente, scelga dove collocarsi.

Concludo con una considerazione su cosa è diventato il partito democratico (almeno in questo blog, lo scrivo in minuscolo), citando Gilioli in un suo recente articolo: «Ora, come ho già detto altrove, Marino ha certamente fatto errori – specie di vanità e di comunicazione – e pure pasticci. Ma questa cosa di fare passare un’umiliazione per una gentile concessione del principe dà la misura di cosa è oggi il Pd renziano. Un misto di arroganza, boria e bullismo. Proporzionale peraltro alla storica contaminazione con i più fangosi poteri di Roma».

Questo partito è quello che ha l’ardire di governarci, l’arroganza di cambiare il nostro sistema democratico-istituzionale senza aver ricevuto un mandato elettorale legittimante di tale percorso, che pensa di “concederci” (Boschi dixit) i diritti civili in quanto coppie (ma non famiglie, si badi!) gay e lesbiche. Questo partito sta riconsegnando Roma a un sistema di potere che l’ha devastata. Ricordiamocelo sempre. E ricordiamolo quando domani dovremo andare a votare, per il destino delle nostre città e del nostro disgraziato paese.

Io non mi accontento ed è un mio diritto

Ogni tanto succede. Scazzo qua e là su questioni di principio, ti mando a quel paese e per me l’argomento è chiuso. E se sei particolarmente odioso, mentre questo succede, per me è chiuso anche il canale di interazione. Per questa ragione vengo accusato spesso di essere antidemocratico, incapace di sostenere il confronto, tirannico, ecc. Quando la verità è che non defollowo mai perché non tollero l’altrui pensiero. Per me puoi credere ciò che più ti piace, è un tuo problema semmai. Più semplicemente, a quarantuno anni non ho più tempo da perdere con gente che reputo indegna, stupida o con cui è inutile parlare. Credo sia un mio diritto. E, soprattutto, accetto lo stesso trattamento.

Dopo di che, credo che in democrazia valga la regola del massimo consenso attorno alla proposta. Per cui – ed è questo che mi preme spiegare – se, come vedo, c’è anche dentro a certi settori del movimento e della comunità una certa voglia di adagiarsi sul riconoscimento pubblico offerto dalla politica, attraverso le civil partnership, è giusto che la comunità LGBT ottenga un certo tipo di legge e nonostante i dubbi enormi su fatti fondamentali, quali la reversibilità della pensione e la stepchild adoption. Insomma, se alla maggioranza piace essere trattata da specie da discriminare, con il pretesto di proteggerla, se insomma è la riserva indiana il massimo che questo paese può offrire a gay e lesbiche e se la maggioranza di loro si accontenta in nome del “meglio poco che nulla”, è giusto che quelle persone siano trattate di conseguenza.

Ora però, poiché si è in democrazia – o almeno finché dura – è opzione della minoranza fare quanto segue: sostenere che ciò che si profila come un vero e proprio apartheid non ci piace (si legga il comunicato di Rete Lenford, in merito) e prendere tutte le distanze (fisiche, filosofiche, interattive) con chi ha portato il paese e lo stato di diritto a questo livello.

Per cui se ti senti autorizzato a dirmi che mi devo accontentare del fatto che la classe politica sta preparando l’ennesima legge che va contro la mia dignità, sono altrettanto libero di dirti che a me la tua arrendevolezza fa orrore o mi offende e decidere, quindi, di non proseguire oltre. Non ho molto da dire a chi mi suggerisce di accontentarmi di vivere in un ghetto o a chi pensa sia civile prendere l’equivalente giuridico di un autobus per “negri”. Per me il dibattito finisce qui. Non ti piace? Come si dice in certi ambienti filo-governativi: sta sereno, me ne farò una ragione.

Dopo di che, consiglio una lettura di Gilioli: un post che parla di lavoro e del fatto che le nuove generazioni si fanno piacere di tutto, in nome di quella arrendevolezza di cui sopra. Credo si possa estendere alle altre forme di diritti che, in questo paese, si profilano sempre più a svantaggio di chi dovrebbe beneficiarne.

È ufficiale: Bersani è omofobo

Dal blog di Gilioli, sull’Espresso on line, su Bersani:

Lei considera «una questione di civiltà riconoscere alle coppie omosessuali un quadro giuridico che fissi reciprocità, diritti e doveri e che non si blocchi davanti a problemi di definizione per i quali dobbiamo rimetterci al quadro costituzionale». Detta altrimenti, Lei è contrario al matrimonio tra omosessuali e favorevole a qualcosa di simile ai Dico, ma tutti da definire.

E ancora, sempre dallo stesso articolo:

Lei si dice apertamente contrario all’adozione di bambini da parte di coppie gay perché «ci sono tante coppie eterosessuali che vorrebbero adottare un bambino e ritengo che la funzione pubblica debba garantire soprattutto queste, dando loro la precedenza».

Queste dichiarazioni, presenti in un libro-intervista di recente pubblicazione, fanno il paio con quelle dell’onorevole Giorgio Merlo che sul caso Ikea si scaglia contro le famiglie gay e difende, addirittura, il sottosegretario Giovanardi.

Queste ulteriori evidenze sono la ciliegina su una torta di ingiustizie che ha tra i suoi principali ingredienti i DiCo della Bindi, le crociate della Binetti, la bocciatura in Campidoglio del registro delle unioni civili – bocciatura imposta dal Vaticano ed entusiasticamente accolta da Veltroni e da tutto il gruppo consiliare del pd che per l’occasione votò con Storace – e la piena sudditanza dal Vaticano in materia di diritti civili.

Nonostante questo, i miei amici del pd continuano a volerci convincere del fatto che il cambiamento, per noi persone GLBT, in questa società, potrà avvenire solo dentro un partito le cui posizioni sono, con ogni evidenza, quelle di un segretario che è palesemente omofobo.

La differenza tra lui e un Giovanardi, un Casini, una Bindi, ecc., sta nel fatto che il segretario del pd non è in grado di pronunciare la parola gay con gelida serenità o con aperto disprezzo.

Ne consegue, a questo punto, che il partito democratico non solo non è la soluzione per la questione omosessuale italiana, ma ne costituisce il principale problema. Almeno fino a quando la base continuerà a votare in modo entusiasta personaggi così mediocri.