Oggi sul Fatto Quotidiano: “Utero in affitto, cattivi genitori e…”

il “caso Gammy” scuote l’Australia

Siamo alle solite. E il solito prete dalle colonne dell’Huffington Post mette il becco in fatti che non dovrebbero riguardarlo, quali maternità surrogata, genitorialità e autodeterminazione. Ne scrivo sul Fatto Quotidiano, rispondendo a tal Paolo Padrini:

Premesso dunque che si può essere genitori e anche parecchio delinquenti, ci sono almeno due aspetti per me inaccettabili dell’articolo di Padrini. Innanzi tutto, il suo tentativo di partire dall’enormità della mercificazione del corpo femminile (e qui siamo perfettamente d’accordo) per arrivare alla riduzione donna-madre, soprattutto quando dice: “La donna è donna, nella sua integrità, nella sua capacità potenziale di persona integrale, accogliente, sacra. […] L’utero non è uno strumento per la donna, non è un contenitore nel quale si realizzano meccanismi puramente biologici. E la donna non è una produttrice di figli, ma una madre”.

E ancora:

quando si blandisce il criterio di selezione della prole come atto disumano, andrebbe ricordato al sacerdote che la stessa cosa avviene nei confronti dei/lle giovani persone omosessuali e transessuali, che in molti casi – poiché non previste dalla morale comune e imposta dall’alto, Vaticano in primis – vengono cacciate da casa ed esposte a tutti i rischi che una vita senza la protezione della propria famiglia può comportare.

Per il resto, potete leggere il mio articolo sul Fatto on line.

Annunci

Matti da Lega(re)

La rete ha parlato poco del parlamentare leghista Buonanno, che alla Camera esibì un finocchio durante il dibattito scaturito dalle dichiarazioni di Guido Barilla, che tanto scalpore hanno suscitato in tutto il mondo.

Così come nessuno ha fatto caso all’ilarità di Marina Sereni, allora vicepresidente, che invece di reprimere quel gesto lo ha addirittura trovato divertente, tanto da riderci sopra (immagino le risate, quando hanno lanciato le banane a Kyenge).

Adesso è notizia che il capogruppo leghista al Comune di Milano, tale Alessandro Morelli, ha pubblicato su Facebook un’immagine di Vendola con il suo compagno:

vendolagay

 

con tanto di commento, sempre sul social network:

vendolamorelli

 

Credo che la cosa si commenti da sé e, ve lo dico con tutta franchezza, da un leghista non mi aspetto niente di meglio che insulti verso neri, omosessuali, rom e altre categorie discriminate.

Ovviamente, lo scandalo che ne è seguito è giusto e il clamore che si è levato ha obbligato l’esponente di quel partito a cancellare l’immagine in questione e a chiedere scusa. Ma mi chiedo: bastano le scuse? Certa gente non dovrebbe essere messa in condizione di non fare più alcun male alle persone LGBT (nello specifico) e, più in generale, a tutte le altre minoranze?

Adesso aspettiamoci le proteste dell’italiota ignorante, che si lamenterà per la mancanza di libertà di opinione, senza nemmeno rendersi conto che quelle “opinioni”, che nel mondo civile vengono chiamate col loro nome e cioè insulti, sono già state proferite in piena libertà.

Mi chiedo, inoltre, se la legge voluta dal Pd e da Scelta Civica non tutelerà proprio questo tipo di esternazioni dentro i palazzi del potere. Morelli è un consigliere comunale. Forse può essere querelato per diffamazione, nella parte in cui etichetta il leader di SEL come pedofilo (ma scatteranno le aggravanti, in questo caso?). Ma lo scherno sulla genitorialità e l'”esser madre” rientra nelle “libertà” protette e difese dal provvedimento in questione?

Noi intanto continuiamo a indignarci. Temo che non ci rimanga molto altro.

Sodomia e genitorialità

Riporto la citazione del deputato Buonanno, in quotazione Lega Nord:

Visto che tanto pensano solo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alle adozioni da parte di persone dello stesso sesso, allora questi comunisti di Sinistra e Libertà cambino nome e si chiamino, invece, Sodomia e Libertà.

Evidentemente c’è un po’ di confusione, in Padania, su certi temi. Perché la genitorialità non c’entra niente con la sodomia. A meno che Buonanno non confonda l’esser padre con forme di violenza sui minori tipiche in certe famiglie eterosessuali.

Riguardo alla pratica sessuale in questione, essa fa parte dei costumi degli italiani, sia quelli uniti in matrimonio – e quindi eterosessuali – sia tra le coppie formate dallo stesso sesso. Ma per praticarla non c’è davvero bisogno di arrivare a sposarsi.

Adesso, è già grave di per sé per qualunque essere umano non saper distinguere tra l’amore per la prole e un atto penetrativo. Che poi questo stesso individuo sia chiamato a decidere per i destini ultimi del paese, in Parlamento, la cosa assume aspetti raccapriccianti.

Qualcuno avvisi Buonanno. Sia per salvarlo da future figure penose, sia perché non insozzi con la sua ignoranza situazioni troppo grandi per il suo panorama mentale.

La puttana regina

Triste destino quello della donna dell’eterosessuale che dice: «voi gay siete come noi, ma non potete adottare e fare i figli, perché in natura tra due uomini o due donne non funziona».

Mi spiego meglio, onde evitare che l’affermazione di cui sopra appaia oscura a chi legge.

Si parte dal concetto di “natura”. In natura, per l’eterosessuale, l’accoppiamento è funzionale alla riproduzione. Lo precede e, se possibile, si utilizza il sesso cercando di evitare la conseguenza della gravidanza. Per questa gente il mondo è “sessocentrico”.

Bisognerebbe poi vedere se i fautori di questa equivalenza “sesso=filiazione” si comportino coerentemente con la legge che vorrebbero imporre a milioni di gay e lesbiche. Evidentemente non è così. Se in Italia c’è la crescita zero ci sarà pure una ragione.

Eppure tale accostamento viene agitato come legge immutabile che deve fare i conti, però, con una pratica crapulatoria indiscriminata, per cui l’eterosessuale saggia e prova diverse femmine fino a quando, per errore, caso o scelta, ne elegge una destinata a sacralizzare l’atto sessuale con la benedizione di una gravidanza.

L’arrivo del bambino, quindi, dà valore all’atto primigenio della penetrazione. Senza quell’atto, per il maschio eterosessuale di un certo tipo, non esiste vita. E non può esserci altrimenti. Secondo un processo matematico per cui: (pene + vagina) • penetrazione = vita.

L’eterosessuale, quindi, sessualizza il suo rapporto con la genitorialità, per cui è il sesso che genera il figlio, ma non è quasi mai vero il contrario e cioè che un atto di volontà – volere essere genitore – si serva della sessualità come strumento conseguente.

La donna eterosessuale destinata a portare in grembo il frutto di quel caso, di quell’errore o di quella scelta che, per paradosso, procede – e non precede – l’atto sessuale, perché in esso ricordiamolo sta la significazione dell’intera identità dell’eterosessuale maschio, quella donna, dicevo, è solo la regina di una serie di puttane (sempre secondo l’ottica al maschile) destinata a produrre nuovi maschi o nuovi contenitori per maschi (altrimenti detti femmine).

Questa è la mentalità maschilista e il suo modo di intendere e creare l’esistenza. La genitorialità come conseguenza della sessualità.

Noi persone LGBT partiamo da una considerazione opposta: la genitorialità come scelta voluta che sta alla base di ogni nuova vita. Essa va raggiunta attraverso una serie di strumenti, sessualità inclusa (per chi la vuole).

Per questo, dicevo in apertura, una donna che si accompagna a un uomo siffatto – «voi gay i figli mai, quella è nostra prerogativa» – ha un destino davvero ingrato.

La festa dei rottamatori

Cominciamo col dire che il nome del luogo in cui si è consumata la kermesse sembra quello di una drag queen di altri tempi: la Leopolda. Che poi sarebbe il nome di una vecchia stazione di Firenze, che stanno ristrutturando, pure abbastanza fica. E se vogliamo dirla tutta, la location si adattava perfettamente al nome della manifestazione – Prossima fermata: Italia – e alla filosofia che la animava: prendere il vecchio e sostituirlo, dopo opportuna fase di restauro e ristrutturazione, col nuovo. Diciamo che sotto l’aspetto semiologico ci hanno azzeccato in pieno.

Nella sala degli stand, poi, c’è di tutto un po’. I Giovani Democratici che raccolgono le firme, i banchetti di chi si occupa delle aree tematiche della legalità, dell’ambiente… manca, ma forse non c’è bisogno di dirlo, lo spazio GLBT. Vuoto colmato da diversi interventi al pubblico, ok. Ma se la semiotica è importante, nel suo atavico rapporto tra significante e significato, sotto questo aspetto dovrei dire che si è usato l’espediente linguistico dell’estensione semantica: usiamo parole (spazi, fuor di metafora) nelle quali includere altri significati (o argomenti, sempre fuor di metafora).

Adesso, la prima regola del linguaggio è quella che se vuoi definire un pezzo di mondo, gli devi cercare una parola per determinarlo. Per costruirne i confini. Lo spazio GLBT non aveva confini fisici, alla festa dei rottamatori. Solo testimonial, pregevoli per di più. Ma lo conosciamo tutti il vecchio adagio del verba volant.

Belli, a tal proposito, gli interventi di Capriccioli, Sappino, Fornario, Alicata. Temi che toccano in pieno la causa del matrimonio esteso a gay e lesbiche o che lo sfiorano. La reazione, da parte del pubblico, della sua maggioranza almeno, è come la minestra del giorno prima: tiepida. Lo scrivo pure sulla pagina dell’evento di Facebook dedicata e usufruibile direttamente in loco: «ragazzi, sul tema dei diritti siamo alle solite: deludete». Mi risponde Renzi in persona, anzi, in tastiera. Anche se siamo in disaccordo, parliamone. Ok, parliamone: in cosa discordi sul fatto che cittadini che hanno gli stessi doveri degli altri non debbano anche avere gli stessi diritti? E fu silenzio.

Adesso io non ho visto solo quello che mancava. Ho ascoltato anche tutto il resto: lotta alla mafia, energie rinnovabili, scuola – ma è stato solo un esponente di SEL a dire di togliere i soldi alle scuole private per darle alle pubbliche – ecologia. Il pubblico, vario ed eterogeneo, per età e provenienza politica, ha a volte un atteggiamento pavloviano: applaude perché si fa.

Perché quando dici che sostenere il governo Lombardo è un insulto a persone che si chiama(ro)no Falcone e Borsellino non può che portarti a dire “bravo!”, ma poi la realtà è che in Sicilia il partito democratico Lombardo lo sostiene.

Perché quando dici che l’omofobia è un male che va contrastato anche la platea tiepidina ha un sussulto di dignità, ma la termodinamica dell’entusiasmo di rito si spegne immediatamente di fronte alla concretezza delle parole quali matrimonio e genitorialità.

Perché quando dici che l’acqua deve essere pubblica, non puoi che essere d’accordo salvo poi continuare a militare in un partito il cui dominus maximus è, scusa il bisticcio, Massimo D’Alema.

La mia impressione, in poche parole, sull’appuntamento di Firenze si può dischiudere in almeno tre considerazioni.

La prima: il partito democratico ha una parte della sua base che potrebbe militare serenamente in SEL. Il perché non lo faccia rientra in una serie di ragioni che vanno dalla propensione al martirio all’idealismo più puro. A questi auguro buona fortuna.

La seconda: l’altra parte della base che ho visto lì mi dà l’impressione di quei vecchi compagni nostalgici di passate glorie e in attesa di future opportunità. Come faranno con Bersani e la Bindi è un mistero soteriologico ancora più grande dell’idealismo dei primi, ma a nessuno va tolta un’illusione.

La terza: bella vetrina. Per Renzi e Civati più che mai. Per il resto si attendono i fatti.

Ma adesso che ho ascoltato e non ho parlato, così come mamma mi ha consigliato – potevo pure iscrivermi per farlo e credo proprio che non avrei rischiato la lapidazione – so, almeno nella parte più profonda del mio essere (e ciò vuol dire che posso pure sbagliarmi ma tant’è) di non aver visto tutta quell’energia, evocata, ostentata, sottolineata dai più, la stessa che un giovane militante mi chiedeva se non avessi riscontrato, esattamente come lui, mentre batteva i pugni sul tavolo.

Io ho visto solo molta stanchezza da una parte e molti sogni, non so quanto motivati visti i fatti concreti di cui è responsabile il pd, dall’altra. A quel ragazzo non ho detto che mi sono emozionato di più di fronte a cinque minuti di video in cui Gianfranco Fini, ex fascista, difende gli omosessuali, cosa che per esempio Bersani non è in grado di fare. Come ho già detto a nessuno va tolta l’illusione. Neanche quella del momento.