Oggi su Gay’s Anatomy: “Giovanni e Rosaria, alla conquista del mondo”

joele

La Sicilia è tragica. Per  via delle sue origini greche. Lo vedi nelle pietre di calcare, sbriciolate dal tempo, dal sole e dalla salsedine. Quella disperazione, che attraverso la storia si arrampica sulle rovine dei templi e dei teatri, si attacca al sangue degli abitanti dell’isola. Per questo le nostre reazioni sono così plateali. Per tale ragione uno schiaffo è una promessa di morte. Un bacio, invece, la più assoluta delle speranze.

Joele Anastasi, che è siciliano, ambienta a Palermo una storia di quotidiana fragilità, di una rivolta interiore e di ordinaria violenza.

E il resto leggetelo su Gay’s Anatomy.

 

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Oggi su Gay’s Anatomy si parla di Gender Bender 2013

E per inaugurare il mio ritorno sul blog del Mario Mieli, ecco un pezzo sulla splendida manifestazione bolognese:

«Comincia sabato 26 ottobre il Gender Bender di Bologna, ormai tradizionale appuntamento che regala alla città emiliana e alle migliaia di visitatori e visitatrici che vi si recheranno appuntamenti culturali, teatrali, mostre e splendidi party sull’onda della liberazione del sé e sul disvelamento delle potenzialità più profonde dell’essere.

Si parte, quest’anno, dal «desiderio di scoprire della bellezza laddove solitamente altri vedono un errore», dal recupero di un’umanità problematica che ritrova la sua totale pienezza e la sua dignità.

Ricchissima l’offerta culturale, a cominciare dalla presentazione di opere letterarie come il recentissimo Le cose cambiano, progetto contro il bullismo omofobo tra i giovani…»

Il resto lo puoi scoprire su Gay’s Anatomy!

Unione gay: ecco perché deve chiamarsi “matrimonio”

Giusto ieri su Gay’s Anatomy ho scritto un articolo sulla morte di Dominique Venner, storico militante dell’estrema destra francese che a 78 anni si è suicidato a Notre-Dame per protestare contro la legge sul matrimonio egualitario.

Tra i commenti che mi hanno scritto, ne ho trovato uno particolarmente penoso – nel senso che mi ha dato pena leggerlo – e che vi riporto:

Il matrimonio è il vincolo che lega uomo e donna, sia esso religioso o solo civile. Viceversa il vincolo civile che unisce due persone dello stesso sesso puoi chiamarlo come vuoi, hai solo l’imbarazzo della scelta. O bisogna per forza chiamarlo matrimonio, solo perché vogliamo fare dispetto?

Ho riflettuto a lungo sulla risposta da dare e alla fine ho scritto quanto segue.

La questione terminologica è fondamentale e non è un fatto secondario né tanto meno un “dispetto” fatto da una componente minoritaria – evidentemente vista come tenutaria di una dignità minore – nei confronti di una maggioranza “naturale” o “normale”.

Il matrimonio è un contratto giuridico che, nel corso dei secoli, è stato soggetto a continui rimaneggiamenti: da compravendita (con tanto di dote) di figlie femmine a unione affettiva. Anche nei diversi punti del globo esistono svariate forme di matrimonio, anche tra elementi dello stesso sesso, per ragioni simboliche, religiose, pratiche, ecc (vi consiglio la lettura di Contro natura di Remotti in merito alla non unicità del matrimonio tra eterosessuali).

La questione apre una riflessione duplice: siamo, in quanto gay e lesbiche, capaci di sentimenti. Questi sentimenti sono uguali a quelli degli eterosessuali? Sì o no? Se sì, perché bisognerebbe creare due istituti paralleli (o uguali e paralleli) per disciplinare lo stesso progetto di vita che scaturisce da sentimenti uguali? Se è sempre amore, lo è sempre. Per chiunque.

Altrimenti i fautori del pensiero cattolico, anche gay-friendly, vogliono dimostrarci che esiste un amore di serie A e uno di serie B. Vogliono ma non lo fanno – ne, aggiungo, potrebbero – perché fino ad ora si limitano a posizioni di principio, tipo quella: il matrimonio è solo tra uomo e donna.

E sappiamo che non è vero, visto che siamo partiti dall’assunto che esso varia nel tempo e nello spazio.

C’è poi un aspetto molto pratico sul perché deve essere (e non solo chiamarsi) “matrimonio”: la creazione di un istituto parallelo genererebbe nel linguaggio una prima discriminazione che potrebbe portare, a livello giuridico, una differenza di trattamento nel godimento di diritti specifici.

Si è uguali a partire dal modo che abbiamo di chiamare le cose e i fenomeni. Nomi diversi indicano cose diverse. E cose diverse alimentano diversità, anche di trattamento, nel caso della legge.

Concludo non potendo non notare come l’aderenza a una fede rende inevitabile la percezione di se stessi, nel caso di certi gay credenti (e ribadisco certi, non tutti) , come soggetti “inferiori”. C’è un’ottimalità – garda caso cristiana e di natura specificamente eterosessuale – che i gay non possono nemmeno pronunciare. Ma vi sentite davvero così sporchi e peccatori, cari amici gay cattolici, da non ritenervi nemmeno degni delle stesse parole che descrivono (e tutelano) i sentimenti della maggioranza eterosessuale?

Vi lascio con questa domanda, nella speranza riusciate a trovare, prima di tutto dentro voi stessi, una risposta che non sia la solita riproposizione di un senso di colpa con cui cercate di conciliare la vostra appartenenza religiosa e – scusate il francese – ciò che si agita tra le vostre mutande.

P.S.: questo ragionamento parte dal presupposto che un matrimonio abbia come base un progetto affettivo. Tende a cadere e a modularsi diversamente quando per matrimonio intendiamo un progetto di vita basato su interessi altri. I quali, intendiamoci, per me hanno piena legittimità se avviati da adulti consenzienti.

Su Gay’s Anatomy di oggi: “I cinque sassi di Letta”

Ho ascoltato, in parte, il discorso di Letta sulla fiducia. E non ho potuto fare a meno di rabbrividire di fronte a quella che sembrava sempre più un’omelia da chiesa che il discorso di un leader politico: «Bisogna fare come Davide: abbandonare l’armatura e raccogliere cinque sassi dal fiume, per affrontare il gigante con bastone e fionda».

Ecco perché penso che questo esecutivo sia uno dei peggiori della storia. E lo scrivo sulle pagine di Gay’s Anatomy!

Oggi su Gay’ Anatomy: “Al Quirinale voglio…”

In questi giorni convulsi, in cui non si vede uno spiraglio certo per la sorte del governo Bersani, destinato a navigare a vista nei tempestosi mari del Senato, la più alta carica dello Stato fa gola a molti, a cominciare da quel Berlusconi che già grida al golpe, perché secondo la sua lettura della Costituzione non sarebbe possibile una tripletta tutta a “sinistra”, insieme alla presidenza delle due camere già assegnate a Grasso e Boldrini.

Ignora, re Silvio, che ci sono diversi precedenti che assegnano alla maggioranza di governo non solo Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche il Quirinale. Sarebbe il caso che qualcuno glielo ricordasse. Anche perché sarebbe gioco facile, per il PdL, sostenere adesso il Pd, ottenere la presidenza della Repubblica, ribaltare il tavolo, tornare a votare e fare l’en plain, tra esecutivo e altri palazzi, una volta tornati al governo. Per non parlare del fatto che un presidente in quota PdL farebbe passare qualsivoglia “porcata” di un futuro governo berlusconiano. E, in caso di governo Bersani, rallentare la sua azione con continui rimandi alle camere.

In questo quadro così complesso, perché scegliere Emma Bonino come futuro presidente della Repubblica? Scoprilo su Gay’s Anatomy.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Italia pena comune”

Sulle elezioni di ieri:

I dati parlano chiaro. Le elezioni che dovevano far nascere un’Italia nuova ci hanno restituito la fotografia di una nazione vecchia, nel suo elettorato, nelle sue scelte, nella sua incapacità di crearsi una leadership credibile, autorevole e stabile. Un’Italia arroccata dietro il mito dell’uomo forte, non importa quanto impresentabile. E con una sinistra incapace di parlare al popolo tutto.

Molti errori sono stati fatti negli ultimi mesi e, a dar ragione a Travaglio, a partire da quel tragico novembre del 2011 quando il Partito Democratico non decise di andare subito alle elezioni. Lì avrebbe fatto man bassa di voti con Berlusconi praticamente distrutto nella sua immagine sia umana, sia politica.

E invece: Berlusconi è risorto, Grillo è il vincitore morale e i “grandi” del centro-sinistra si sono autoesiliati in un silenzio che appare colpevole…

Si badi, la mia non è una critica contro il Partito Democratico (la cui coalizione ho votato, dando la mia preferenza per SEL), ma una considerazione su alcune scelte specifiche. Cercherò di parlarne per punti, analizzando sia aspetti contingenti, sia alcune storture di sistema.

Il resto, leggilo su Gay’s Anatomy di oggi.

Oggi, su Gay’s Anatomy: “Il Pd candida tre gay. E molti supercattolici”

«Sono tra quelle persone che sostengono la non necessità di una presenza confessionale in parlamento. Mi spiego meglio: non voglio dire che gli appartenenti a una fede, qualunque essa sia, non debbano essere votati ed eletti o addirittura esclusi. Semmai, dovrebbero essere scelti per le loro capacità politiche e non per un’adesione religiosa.

In Italia quella che dovrebbe essere una tara, ovvero il confessionalismo, viene invece visto dai nostri rappresentanti nei partiti come certificato di qualità e garanzia per determinare una candidatura. E il problema non finisce qui.

[…]

Emerge il dato, assolutamente angosciante, che nella prossima legislatura avremo una discreta componente di tipo religioso – e in questo caso, non stiamo parlando di una fede qualsiasi – a fronte di una pattuglia assolutamente simbolica di rappresentanti della gay community.»

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy.

Matrimonio egualitario: il mondo civile dice sì

Spagna, 6 novembre 2012: La Consulta ha bocciato il ricorso del Partido Popular e conferma la legge Zapatero sul matrimonio esteso alle coppie gay e lesbiche. Un passo importante nei confronti della cultura mondiale del diritto per le minoranze. La Spagna, anche in un momento di grave crisi economica, non rinuncia al dibattito sulla questione dei diritti e, soprattutto, alla loro salvaguardia.

Stati Uniti d’America, 7 novembre 2012: Obama vince le elezioni presidenziali per la seconda volta consecutiva, con un programma di grande apertura sui diritti delle coppie gay e lesbiche. Il presidente rieletto, per altro, si è detto favorevole al matrimonio egualitario. Nella stessa giornata di ieri è stato votato con esito positivo un triplice referendum, in Maine, Maryland e Washington, che istituisce il matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso. In Minnesota, invece, un referendum contrario viene respinto.

Francia, 7 novembre 2012: il governo ha approvato il disegno di legge sul matrimonio egualitario, che verrà discusso a gennaio in Parlamento.

In poco meno di ventiquattro ore il mondo civilizzato e democratico sconfessa, nell’ordine: la filosofia omofoba del Vaticano e dei suoi galoppini parlamentari italiani; Pierferdinando Casini e il suo orrido partito fondamentalista; l’italica destra (PdL e Lega) sempre più arroccati su posizioni medievali; l’intera linea del Partito democratico sulle unioni civili – con conseguenti mediazioni al ribasso – portate avanti dal 2007 a oggi, e in particolar modo le posizioni di personaggi discutibili quali Fioroni, Bindi, D’Alema e altri personaggi, più o meno grigi – Renzi e Bersani inclusi – della cricca cattocomunista di cui sono fieri alfieri.

A tutto questo non si può che dire sì. Un sì che va in direzione contraria al medio evo in cui pensano di vivere ancora le suddette persone e realtà politiche e che, proprio per la loro inadeguatezza di fronte al presente e alla storia, devono essere cancellati dalla scena politica italiana.

Sarebbe opportuno, adesso, che il movimento LGBT si desse una bella scossa e organizzasse, da qui ai prossimi mesi, continue iniziative di protesta e di sensibilizzazione per arrivare, in tempi brevi, a una legislazione avanzata sui diritti di cittadinanza. Magari mettendo da parte, per una volta, dissidi, dissapori, inimicizie politiche e quanto, fino a ora, ci ha reso, anche per colpa nostra, fanalino di coda in Europa e in quella parte di mondo che si fregia dell’aggettivo “civile”.

P.S.: per integrare, potete pure leggere il mio articolo di oggi su Gay’s Anatomy.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Note sul dibattito sulla questione omosessuale in Italia”

«Quando in TV si parla di gay, di diritti, di genitorialità, raramente si affronta il tema avendo come obiettivo quello di fare informazione su di esso, bensì si insiste sulla sua spettacolarizzazione. L’argomento diventa il drappo rosso da agitare davanti il toro della discriminazione. Immancabilmente, infatti, viene dato diritto di parola a chi, dall’alto della propria ignoranza, lascia parlare i propri pregiudizi. Cosa sanno i personaggi del popolo, sia esso di strada o da salotto televisivo, delle questioni sulle quali discettano come filosofi d’altri tempi? Temo niente. E più che un timore personale, è un’evidenza oggettiva.

[…]

Dovremmo esigere, in altre parole, un dibattito serio attorno alla questione omosessuale, rinunciando a dare voce a chi si fa acritico portatore di discriminazione e, di conseguenza, di odio sociale. Sarebbe impensabile se, parlando di quote rosa o di diritti dei bambini, ci fossero “opinionisti” contrari a volere un mondo più accogliente e responsabile nei confronti di donne e minori. Immaginate cosa accadrebbe a chi, in un dibattito sui diritti ai neri, sposasse le cause di organizzazioni palesemente razziste… Con la questione gay si fa ancora.»

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy!