Sul suicidio di Simone e su chi lo ha ucciso davvero

buffoniCondivido una riflessione di Franco Buffoni condivisa su Facebook, sul recente suicidio di Simone:

«Dalle cronache dei giorni scorsi ho appreso che a Roma il 21enne Simone si è ucciso gettandosi dal tetto dell’ex pastificio Pantanella in via Casilina perché omosessuale.

“La vita piena e serena di Simone, i suoi impegni, i suoi sogni, il suo essere grato a tutte le persone, il suo obiettivo di diventare un bravo infermiere per aiutare gli altri…”: sono le parole con cui Don Lorenzo, chelo conosceva bene, inizia l’omelia nella chiesa di San Giustino di viale Alessandrino, accanto alla sua bara insieme a Don Giulio, Don Silvano e padre Gianni. Anche Don Giulio, Don Silvano e padre Gianni conoscevano bene Simone e i suoi famigliari, molto assidui in parrocchia.

“Pur con l’amore della sua famiglia” – ha continuato Don Lorenzo – Simone non è riuscito a superare le fatiche e le difficoltà della vita quotidiana, nonostante i suoi valori forti e i suoi principi. Pensiamo a quanto potesse stare male, a quanto forte fosse il suo disagio che nessuno è riuscito ad ascoltare e comprendere”.

Leggendo la parola “disagio” lo scenario mi si è illuminato. Disagio – per chi sa di catechismo e di chiesa cattolica – è un termine-spia. Gli omosessuali devono vivere la propria condizione con disagio; gli omosessuali devono essere accolti con delicatezza.

E se fossero stati proprio i valori forti e i principi di cui parla Don Lorenzo a soffocare Simone?
Un interrogativo avvalorato dalle parole della sorella di Simone, Ilaria; parole lette in chiesa dal padre di Simone, Fabio: “Sentirsi diversi non è bello per nessuno, ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà”.
La sorella con cui Simone si confidava, oltre all’accoglienza e al conforto, menziona subito il “diverso”. Da qui inevitabilmente il disagio.

Non viene a nessuno il dubbio che forse un ragazzo di 21 anni non ne potesse più del disagio e dell’accoglienza, della castità e della tolleranza? E che – se invece della parrocchia di San Giustino di viale Alessandrino – avesse frequentato la sede Uaar di via Ostiense o il vicino Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, magari avrebbe imparato che altri valori forti, altri principi, erano in grado di indirizzarlo verso la realizzazione dei suoi sogni e delle sue aspirazioni?

Non viene a nessuno il dubbio che a uccidere Simone non sia stata l’omosessualità ma il cattolicesimo?»

Non credo ci sia molto altro da dire.

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Mario Mieli, trent’anni dopo. Molto presto nelle vostre librerie

copertinamieliTrent’anni fa moriva, suicida, Mario Mieli. Franco Buffoni ne ha scritto, su Le parole e le cose, a cui rimando invitandovi caldamente alla lettura.

Ne riporto un pezzo, qui di seguito, per una ragione particolare:

Oggi 12 marzo 2013, in occasione del trentennale della scomparsa, il Circolo Mario Mieli pubblica un libro intitolato Mario Mieli trent’anni dopo, a cura di Dario Accolla e Andrea Contieri, in cui appaiono tutte le poesie inedite e le lettere di Mario a me indirizzate, nonché un testo teatrale pure inedito e, tra le altre, una testimonianza di Milo De Angelis. Questo il sommario completo:

Andrea Maccarrone, Presidente Circolo Mario Mieli, Prefazione
Franco Buffoni, Mario Mieli trent’anni dopo
Mario Mieli, Lettere
Mario Mieli, Poesie
Milo De Angelis, Quella poetica creatura che era Mario Mieli
Mario Mieli, La mia Justine
Francesco Paolo Del Re, La performance totale di Maria M.
Corrado Levi, Che bello scrivere di Mario Mieli!
Francesco Gnerre, Ricordo di Mario Mieli
Dario Accolla, L’eredità di Mario Mieli e il senso della militanza oggi
Nota bio-bibliografica

Per richiederlo: cultura@mariomieli.org

Ben presto, il 24 marzo, presenteremo il libro al Circolo intitolato all’intellettuale e attivista di cui oggi si ricorda la scomparsa.

Ringrazio Franco, per aver reso possibile tutto questo.
Ringrazio Andrea Contieri, per la dedizione e la pazienza.
Ringrazio tutte le persone citate nel suo pezzo, per aver collaborato con me a con Andrea.
E ringrazio Anna “Nim” Borello, per aver prestato la sua arte e aver reso possibile la copertina di questo volumetto.

I gay stanno tutti su Facebook…

Che sembrerebbe un’evidenza, soprattutto a vedere certi profili… :)
Ma quello che sto cercando di dirvi, è che da oggi esiste la pagina ufficiale del mio libro:

https://www.facebook.com/IGayStannoTuttiASinistra

Registrarsi non costa nulla… comprare il libro solo 11 euro, ma questo sta al vostro buon cuore.

Intanto, per chi fosse a Roma, vi ricordo che domenica 7 ottobre, alle 11.00, presenterò il mio libro alla Casa della Sinistra di Testaccio in Via Zabaglia n. 24.

Saranno presenti, oltre me, Franco Buffoni, scrittore, e Gemma Azuni, di Sinistra Ecologia Libertà Roma Capitale. Coordinerà Saverio Aversa.

Per ulteriori informazioni, cliccare qui.

Un piccante, laico alfabeto…

Questo libro è per me l’inizio di un nuovo corso e di un’amicizia molto bella e speciale. Ero alla sede del Partito Radicale, alla presentazione di Opus Gay, di Ilaria Donatio. Vi era un dibattito con un editorialista de l’Avvenire, tale Gianni Gennari.

Intervenni, perché le sue argomentazioni sull’affettività tra gay e tra lesbiche mi apparvero offensive e contraddittorie. Dopo qualche giorno da quell’intervento, registrato su Radio Radicale, mi contattò un signore dal fare garbato, con un gradevole accento del nord e una delicatissima erre uvulare, che voleva regalarmi il suo libro. Si trattava di Franco Buffoni.

Da Laico alfabeto in salsa gay piccante ho tratto, per altro, la giusta ispirazione per scrivere il mio saggio sulla condizione omosessuale in Italia (ma questa è un’altra storia…) e sempre da quell’opera è cominciato un percorso intellettuale che reputo un dono, non importa mandato da chi. La laicità, a ben vedere, è proprio questo: non si interroga su presenze arcane, ma valuta il buono che c’è o la sua assenza. E dalla parte del “buono” c’è questo libro che vi consiglio caldamente di comprare e leggere.

Le ragioni sono molto semplici.

Innanzi tutto per la struttura, originale: l’autore raggruppa in ordine alfabetico ben cinquantasei voci, due per lettera, alle quali affida riflessioni importanti sui grandi temi non solo della laicità, ma del vivere civile in una terra, l’Italia di adesso, sempre più imbarbarita da nuove guerre di religione – tra papato e res publica, questa volta – e dall’arretramento di quell’esercito dei “giusti” – i partiti politici in primis – che da troppo tempo si lascia intimorire di fronte a questo scontro.

A inframezzare questi capitoletti, Buffoni introduce cinque approfondimenti in cui affronta temi più universali, quali la libertà individuale, l’autodeterminazione, l’onestà intellettuale, le ipocrisie dei poteri religiosi, l’importanza della militanza politica che è, prima di ogni altra cosa, engagement civico e umanizzante.

Di lettura agile, il Laico alfabeto apre finestre tematiche su quegli aspetti culturali, i quali, prima ancora di appartenere alla questione omosessuale italiana, sono fondamentali per la tenuta democratica di un paese che ardisce a chiamarsi moderno ed europeo. Elementi, tutti questi, che contribuiscono a rendere questo saggio un vero e proprio “manuale per l’uso” di una rinascita intellettuale, politica, civile.

In parole più semplici: un testo imprescindibile.

Laico alfabeto in salsa gay piccante, di Franco Buffoni, Transeuropa, 2010, € 14,00.

Report

Il week end che scivola via.
I vestiti sempre più stretti.
Le risate di Nano Mondano, contagiose come sempre.
Hello Kitty in calore.
Laura e Phoosky, con cui mi diverto tanto.
Milla, che mi cita in interessanti discorsi tra donne.
E Giada, bella come sempre.
Il Pompiere e Gian e la loro tenerezza. Su di me.
Il sole.
E la nausea, attutita solo un po’.
Il sesso.
Sesso, appunto.
Il bucato profumato.
Vale, nella sua isola abitata dagli uccelli della memoria e i gatti che mi guardano speranzosi.
La presentazione del libro di Franco, le mie parole e ogni emozione di cui ero capace.
Andrea che si prende gioco di me… (e gli voglio bene anche per questo).
Un pensiero su Vinz, ormai senza alcun dolore.
Andrea, l’altro Andrea, andato via e giunto a destinazione.
E uno sguardo che non dovevo incrociare.

E allora ascolto canzoni che chiudono un cerchio lungo di anni.

Perché la musica mi fa sempre compagnia quando la solitudine ritorna a sproposito e quando tutti i miei sensi in allarme mi sussurrano di andare a dormire e di lasciarmi travolgere da una quotidianità ogni giorno più estranea. Ma tant’è.