Super Gesù! (Dio ci salvi, o chi per lui)

Il video si commenta da solo.

Mi limito a invitarvi a sentirla tutta: quando si arriva alla parte dei super poteri avrete voglia di convertirvi all’islam. Capirete…

P.S.: non avrei mai creduto di rimpiangere i tempi in cui questo tipo di iniziative venivano premiate con una sana visita nelle segrete dell’inquisizione, con falò finale dell’eretico sul rogo.

Gli 11 settembre

11 settembre 2001, attentato terroristico alle due torri di New York da parte di Al Qaeda, 3000 morti. Seguiranno due guerre, in Afghanistan e in Iraq, con la scusa di esportare la democrazia.

11 settembre 1973, colpo di stato in Cile, attuato da Augusto Pinochet – con l’aiuto della CIA – contro Salvador Allende, presidente democraticamente eletto. 3000 morti, 30 mila persone torturate, 17 anni di dittatura.

Ricordiamole tutte, queste date. E non certo per stilare una classifica di buoni e cattivi, ma, semplicemente, per capire fin dove può spingersi la follia dell’uomo.

Il salto nel tutto

La vita è quella cosa che ti fa fare scelte folli. Quella promessa che è un salto nel vuoto. Quella carezza data in lontananza, quando speri – e forse un po’ lo sai – che ogni cosa è possibile. Come ogni atomo di presente. Come tutto il caso, pronto a trasformarsi in destino.

Perché tu sai che al di là dell’angolo può esserci il vuoto. Oltre il precipizio, la strada a livello. Il salto rischia di diventare solo asfalto calpestato troppo forte. Da far tremare le ginocchia. E nulla più.

Oppure.

Il buio riscaldato dalle persiane marittime. E la luce a scaglie, sulle pareti.
Le cose sussurrate, col sottofondo della tv e un divano bello come un presepe.
La gentilezza dei mirtilli, sul tavolo. E l’eleganza delle opinioni, sul piatto.

Ogni cosa, o il nulla. E in ogni caso, la pienezza dell’essere. A dispetto delle convenzioni del sentire comune. Al niente – quello vero – delle cose che devono essere dette o fatte.

Io scelgo il salto. Il vuoto. Il volo.
Io scelgo tutto.
Perché anche morire può dimostrarti che hai saputo essere vivo. Per davvero. Senza nessuna mediazione. Senza tradirsi, o senza farlo più.

Potremmo ricominciare dai fiori di Bach…

In poco meno di ventiquattrore.

Vengo definito un leghista mancato e la cosa riceve plausi anche dagli amici. Il tutto perché, ho capito, mentre vengo elogiato se punto il dito sui mali del sud, non posso fare altrettanto contro quelli di un nord che non mi piace perché lo vedo come grigio, brutto, egoista, disumano e freddo (premettendo che so che al nord ci sono persone per bene che rispetto).

Una persona alla quale voglio bene permette all’amichetto-bimbominchia-da-discoteca di sentenziare sul rapporto che ci ha legati. Gli faccio notare l’assoluta mancanza di sensibilità nei miei confronti. Mi si risponde che così si vuol essere. Egoisti, superficiali, insensibili.

Un’altra persona, con cui ho militato per anni, vomita ancora la sua bile contro di me e ancora una volta in un contesto in cui sono assente, nel quale non posso difendermi, nel quale si allude a rapporti con realtà danarose che avrebbero comprato il mio silenzio su questioni di fondamentale importanza (voi ce la vedete una banca che mi dà denaro perché io, che rappresento solo questo blog, non voglio che finanzi un pride…).

Che dire.

Esiste tutta una serie di rimedi che parte dai fiori di Bach fino a comprendere i più moderni ritrovati tra gli psicofarmaci. Forse ci faccio un post, magari qualcuno ritrova un po’ di pace interiore.

Berlusconi aggredito: roba da matti

Ieri sera con Cristiana – serata molto amena, assieme ad Anellino ed altri – si era d’accordo su un fatto fondamentale: per fortuna l’aggressione a Berlusconi non ha una matrice politica. Sarebbe, fino a prova contraria, il gesto di un folle. Se si fosse trattato anche del primo del popolo degli imbecilli dell’ultimo dei centri sociali, si sarebbe scatenata una guerra senza quartiere che avrebbe avuto come “vittime” privilegiate – ancor di più di quanto stiano facendo adesso gli scagnozzi di sua maestà – giudici, politici dell’opposizione e, ça va sans dire, i soliti “comunisti”.

L’aggressore del premier, invece, è solo una persona con turbe psichiche. Un soggetto che, di punto in bianco è diventato pericoloso. Ha preso una statuetta e l’ha lanciata in faccia al presidente del consiglio. L’analisi di una azione siffatta dovrebbe far arrivare anche l’osservatore più inetto a un paio di ovvie considerazioni. Poiché stiamo parlando di una compagine politica in cui l’inettitudine viene spacciata per efficienza, è già cominciata l’immotivata (e inutile) caccia ai mandanti politici di un gesto che di politico (diciamo) ha solo la sua vittima.

Secondo i giullari di corte la colpa sarebbe, in ordine sparso: dei giudici, rei di seguire la legge e di indagare su presunti illeciti commessi dal nostro capo di governo; Di Pietro, su cui pesa il crimine di far l’unica opposizione presente nel paese; i liberi cittadini che esibiscono la colpa di non adorare Silvio come un dio; e, ovviamente, le falangi comuniste mai sconfitte nel nostro paese post-sovietico che si nascondono nei giornali, nelle scuole pubbliche, nelle sedi di partito e in qualsiasi altro luogo in cui non si canticchia “Meno male che Silvio c’è”.

Che poi queste lamentationes vengano pronunciate non solo dai soliti Emilio Fede & Co., ma anche da ministri e rappresentanti dello stato (per stavolta scritto in minuscolo), ci fa davvero capire a che punto di cretinaggine sia arrivato il livello dei nostri attuali politici.

Dicevo: l’aggressione di ieri ha solo due letture possibili. La prima: è il gesto di uno squilibrato, sicuramente da condannare perché certi metodi possono essere usati solo da folli o da fascisti – illuminante il post di Anellino in tal senso; la seconda: se Berlusconi è stato aggredito, la responsabilità è di chi ha gestito la sicurezza. Non è ammissibile che un capo del governo venga esposto a pericoli così gravi e questo vale anche per il tanto odiato premier in carica.

Occorrerebbe interrogarsi su questo. Ma quando i maggiordomi vestono anche i panni degli sciacalli, il risultato è quello che oggi leggiamo su tutte le prime pagine. Dichiarazioni folli, con intento specificamente politico – e qui diciamo: vergogna! –per l’atto di un folle che di politico non ha nulla.