La serra

Mentre il cielo si tinge di perla e le foglie danzano a terra.

Non dobbiamo mai, mai, credere a chi ci ha raccontato, in passato, dell’inadeguatezza del nostro vivere.
Il nostro sangue è uguale.
I globuli rossi pompano lo stesso ossigeno.
Sappiamo perfino emozionarci per lo sguardo di un bambino, anche quando non siamo disposti ad ammetterlo a noi stessi.

In tutto questo, lasciamo che gli altri ci attraversino, come i vetri di una serra spezzati. Ci facciamo tagliuzzare. Ripariamo da soli le nostre ferite.

La soluzione, invece, sta nel fatto, evidente, che nelle serre si coltivano i fiori più belli. Quelli che, al di fuori di quei vetri, potrebbero rimanere offesi dall’esuberanza del vento e delle stagioni improprie. Forse è nostro dovere cacciare i teppistelli che lanciano sassi sulle pareti. Siano essi persone concrete, o solo brutti ricordi.

(dedicato a Barbara e a Frenky. E un po’ pure a me stesso)

Sogni nel cassetto

Una casa, la mia, non troppo piccola, non troppo grande. Col parquet, sul pavimento. E il camino. Fuori un giardino, per piantarci le fresie, che tanto piacevano a Bloody Nell. E una stanza in più, perché una casa vuota è una casa triste e deve esserci sempre posto per qualcuno/a che vuol venire a trovarti o a trovare rifugio da te.

La mia gatta, anche se è vecchietta e sta in Sicilia… perché a lei piaceva dormire con me, in mezzo alle gambe e ultimamente, siccome sente la mia lontananza, e siccome i gatti si offendono se non gli stai accanto, adesso dorme vicino al telefono, ma perché sa che lì può sentire la mia voce.

Nella cucina devono esserci tanti oggetti, per cucinare per le persone a cui voglio bene e, magari, una in particolare… e poi le ceramiche, portate da lontano o comprate ai mercatini, da attaccare al muro o da usare come sottopentola.

Una stanza solitaria, dove poter scrivere i pensieri, le cose che un giorno avrò da dire, o conservare le lettere ricevute, le poesie da nascondere e le mie parole d’amore da far trovare sotto il cuscino, vicino al piatto, accanto al televisore acceso.

E ancora.

Le tende bianche e il vento irriverente.
Le risate buone, il profumo di una torta mai provata e quello del bucato steso.
Il piumone davanti alla tv, sul divano grande, con la musica accennata.
Il letto, a due piazze, dove fare l’amore.
La vasca da bagno con le zampe.
Le finestre socchiuse, per non aver paura dei temporali e ascoltare il suono della neve.
I quadri appesi alle pareti.
E i sogni nel cassetto. Come questo.

Per nessun altro

Mi piace.

La nobiltà dei gatti.
Il profumo del sapone al cipresso.
Il cielo di primavera.
Il suono del pianoforte, da un appartamento che non so, qui vicino.
Il profumo del bucato steso.
Il lungotevere, in certi suoi punti.
Le strade di Parigi.
Il piumone bianco della Pinzi.
Il tè verde e la tisana alla liquirizia.
Le poesie di Dina Basso.
Il sapere. E sapere sempre cose nuove.
Il sushi.
Le prospettive.
Il cortile della Casa delle donne.
Le fresie, in questo periodo.
Le finestre aperte, che lasciano passare l’aria.
Leggere all’ombra degli alberi.
Il pepe rosa.
Le fragole.
Le vie del Pigneto, verso il tramonto.
L’incenso alla rosa.
L’acqua effervescente naturale.
L’aperitivo da Cargo.
La sciarpa verde, che posso mettere per qualche settimana ancora.
Le onde giganti, nel mare del pomeriggio, a fine estate.
Il pensiero dei viaggi che intendo fare, in estate.

Adesso capisci perché, in mezzo a tutto questo, non c’è posto per nessun altro?