Solo perché fa freddo

È solo colpa dell’inverno.

Perché fa freddo. E siccome fa freddo, non posso fare un sacco di cose: come fumare nella mia stanza, senza tenere la finestra chiusa, o dormire abbracciato a qualcuno che non sia il mio cuscino.

Per scaldarmi meglio, mica per altro. E poi i vestiti, pesanti, goffi, in perenne lite col vento…

Ma arriverà il bel tempo e il letto sarà solo mio e di nessun altro, sia esso un ricordo in carne ed ossa o meno. E dalla finestra entreranno, non invitati e a caso, i suoni del mercato e i pollini degli alberi di strada.

La tempesta

Mi piacciono i temporali estivi. Il cielo si colora della sua furia benigna e l’odore dell’acqua pervade ogni cosa, dall’anima alla pietra. Di là, intanto, voci di donne preparano i cibi destinati alla sera. E la testarda immobilità del canneto alla finestra, al mio cospetto, tra i diamanti di pioggia che ha rubato alle nuvole, trattenendoli, tra trame e brame di corda.

Tutto questo è come quello che sento. Un sentimento fuori stagione. E la frescura del tempo, che contraddice le profezie del meteo, che fa nascondere la gente sotto i balconi. È esattamente quello che porto dentro, adesso. Come il colore di occhi che ignorano, ma che si incrociano ai miei, tra un sorriso senza pretese, dentro il sapore del tè, dentro domande che ne nascondono altre. Impronunciabili.

Il fulmine e la sua voce, in uno scrigno di vapore celeste. Chissà che non illumini il giusto scorcio, sin qui, al di qua del mio oblò.