Verba volant, scripta queer!

Il prossimo week end, dal 10 al 12 maggio, si svolgerà la seconda edizione della rassegna letteraria organizzata dal Movimento Pansessuale Arcigay Siena, intitolata “Verba volant, scripta queer!”.

Verranno presentati sette autori (tra cui io) e si parlerà di fumetti, narrativa, saggistica e altro ancora in chiave LGBT.

L’evento si svolgerà in occasione della Settimana contro l’omofobia.

Per chi fosse interessato/a, non ha che da venire e partecipare. E poi l’ingresso è libero!

Annunci

Essere come Arisa

Quando all’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo venne presentata per la prima volta Arisa sul palco, non ho potuto fare a meno di notare, da subito, tre momenti in sequenza.

Il primo: la cantante che scendeva la gradinata, sul palcoscenico, con una certa circospezione, come se avesse paura di cadere. Quindi lo sguardo beffardo delle due bellone, Rodriguez e Canalis, dritte e sicure verso la telecamera. E infine, la risata a microfono forse lasciato inavvertitamente acceso di Belen. Una risata inopportuna, un po’ sguaiata. Decisamente fuori contesto.

Ho rivisto più volte quella scena e ho riscontrato una certa ilarità, proprio durante la presentazione della goffa, ma bravissima, Arisa. Qualcosa mi suggerì, già allora, che le altre due ragazze ridessero del fatto che lei non fosse nata per la passerella, che non fosse aggraziata o “splendente” come loro, che fosse inadeguata al loro concetto di esistenza.

Poi Arisa ha cantato e in questo caso è la risata ad esser stata seppellita.

Dico questo perché ogni tanto, nella nostra vita, ci si ritrova sempre di fronte a una scalinata che si ha paura di percorrere, perché ci hanno insegnato ad aver paura di cadere e di diventare ridicoli di fronte a tutto il mondo.

Perché alcuni di noi non avranno mai la dignità di una farfalla tatuata. Però, forse, magari si trovano addosso una bella voce, o delle cose da dire, o un grande senso di tenerezza e una tragica nostalgia.

Perché qualcuno riderà sempre di noi. Perché non siamo all’altezza della vanità di quel qualcuno.

Dico questo perché nella vita ci capiterà, almeno una volta, di sentirci un po’ più Arisa che Belen. E a me succede spesso, soprattutto da qualche tempo a questa parte.

E in questi momenti, non mi rimane altro che fare una cosa, e una soltanto. Cantare.

Vorrei avesse vinto Carlo

 

Il festival è finito e per me dovevano vincere Arisa e Celeste Gaia.

La prima, perché la sua canzone ha raccontato le mie notti negli ultimi tre anni e mezzo.
La seconda perché è semplicemente matta, non-sense, bionda, svampita. E perché canta in modo delizioso.

A quest’ultima dico: non preoccuparti, se sei stata sbattuta fuori a primo giro è solo buon segno. Ti faccio due nomi soltanto: Vasco Rossi e Carmen Consoli. Stessa sorte. Magari lo stesso futuro?

Secondo poi: forse non lo sai ancora, ma sei entrata nel cuore di milioni di gay e lesbiche in tutta Italia. Anche quelli più improbabili, quando si incontrano mettono avanti la mano e si salutano dicendo “Carlo”.

Insomma Celeste, sei na frociara! Di fatto sei famosa. Molto più di qualsiasi bimbominkia da reality pronto a conquistare l’Ariston per poi cadere nel più cupo oblio.

E a Sanremo i Soliti Idioti ci fanno rimpiangere Povia

L’attuale edizione del Festival della Canzone Italiana non andrebbe ricordata solo per le prediche di Celentano e le sue invettive contro la stampa cattolica, il fatto che #coprofagia sia un trend di Twitter che fa il paio con #sanremo, la bruttezza proverbiale della quasi totalità delle canzoni (mai come quest’anno), Irene Fornaciari che fa work out sul palco dell’Ariston e dell’ormai leggendaria passera al vento di Belen Rodriguez (anche se un microtanga in realtà c’era).

C’è di peggio, anche se si stenta a crederlo: i Soliti Idioti.

Per capirne la portata comico-culturale dobbiamo ricordare, anzi tutto, quanto segue: nell’Italia non ancora deberlusconizzata la giusta dose di trivialità, allusioni sessuali, luoghi comuni cavalcati e l’uso di parole chiave quali “culo” e “cazzo”, pagano ancora e pagano bene. I due lo hanno capito e infatti sono famosi. Peccato che il loro talento finisca qui. Tutto il resto è tedio. Per chi ascolta, per chi paga il canone, per chi è gay.

Perché? Parliamo della performance sulla coppia di omosessuali presentata sul palco, ieri sera.

Tralasciamo gli aspetti legati alla comicità dell’intervento, tali da prevedere un intero ciclo di puntate di Chi l’ha visto?, magari in versione reality.
Tralasciamo pure la sequela di stereotipi spiattellati di fronte a milioni di italiani che, per l’ennesima volta, riprodurranno l’equazione gay/coglione, senza capire che su quel palco, ieri, a mancare erano proprio i gay.
Tralasciamo, infine, la sequela di “ma perché”, di “mai più” e di “porca troia”, non importa se mentali o verbalizzati, che i puri di cuore hanno lanciato verso lo schermo del televisore.

Rimane il dramma di una TV di Stato (che per altro manda quelle immagini in Eurovisione) ancora bisognosa di espedienti da bimbominkia anni ottanta per fidelizzare un pubblico di decerebrati. O, per lo meno, così mamma Rai tratta i suoi spettatori.

E siccome al peggio non c’è mai fine, dopo il bacio “gay” tra uno di loro e Morandi, quest’ultimo ha esordito con un «non ho niente contro gli omosessuali, ma preferivo Belen». Come a dire: ok i froci esistono ma ad ogni modo viva la figa.

Per fortuna, il popolo di Twitter ha reagito, dimostrando che qualche italiano che non merita il meteorite esiste.
Tra i post più interessanti:

Paola Minaccioni: Soliti Idioti. L’ultima frontiera della comicità , il futuro è nel pernacchione.

contechristino: Finché non si sradica questa concezione secondo cui amare la figa è, per non so quale legge, condizione superiore o migliore non ne usciamo.

Dabliu: State rimpiangendo Povia eh.

Se poi volete proprio la riprova che Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio (questi i nomi) hanno sostituito egregiamente la Dolce Euchessina, vi ricordo che Morandi ha detto loro “bravissimi”  – come a chiunque sul palco e la merda non c’entra, lo giuro – e pure il solito, immenso e omofobo Mario Adinolfi, quello con la stessa tensione intellettuale dell’autore di Luca era gay, lo charme di Giovanardi, e politicamente utile come Carmen Russo,ha pubblicamente apprezzato.

Questo numero in buona sostanza ci ha fatto capire il ruolo che la natura ha previsto per Svastichella, se solo il caso, a volte, non fosse così cieco o “intelligente” come un attacco della NATO in Libia. E magari i due simpaticoni di MTV – senza augurare loro nessun male, ma la presa di coscienza che mai pseudonimo d’arte al momento della scelta era pronto a dare un senso nuovo alla locuzione latina nomen/omen – si renderanno conto, un giorno, che sketch come il loro stanno alla base di tanta omofobia di cui andiamo fieri nel mondo. In prima serata, magari, sualla rete ammiraglia del servizio pubblico.

Dio non voglia, o chi per lui, che la loro “ironia” non produca altri danni, nel frattempo.

Fratelli d’Italia: le parole di Elio Germano

Volevo ringraziare di cuore Daniele Luchetti, il mio regista, Rai cinema e Cattleya che hanno creduto in questo film. Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano al cinema di parlare male del nostro paese, volevo dedicare questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente

Elio Germano, vincitore della Palma d’Oro al Festival del Cinema di Canne 2010.

Post gentilmente preso in prestito – o se preferite, rubato – dal Blog di Fabio (già Fireman).

Sanremo 2010: il ritorno di Hannibal Lecter

Ok, ditemi pure che sto invecchiando, che a volte sento pure l’esigenza di parlare di cose leggere e che sono a corto di argomenti. Ma Sanremo è arrivato e io non posso trattenermi dal parlarne. Ovviamente male. A tal proposito, visto che si tratta della prima serata mi limiterò al seguente elenco. E non perché gli altri cantanti non meritino attenzione, ma più semplicemente perché non sono abbastanza masochista.

Irene Grandi: non so voi, ma mentre cantava pensavo a Bruci la città. E al fatto che il suo stile sembrava quello di Simona Ventura. Stella in piena decadenza? Domanda più che lecita.
Valerio Scanu: leggi il nome e pensi “e questo chi cazzo è?”. Ma subito dopo viene pronunciata la formula magica – Amici di Maria De Filippi – e  un  senso di rassicurante tristezza pervade il tuo animo.
Toto Cutugno: si lamenta sempre che arriva secondo. Quest’anno l’han fatto fuori a prima serata. Dovrebbe esserne contento.
Arisa: l’anno scorso l’ho amata. Quest’anno rischia di rimanere schiacciata da se stessa e dal personaggio che si è cucita addosso. Può sempre sperare nell’italica incompetenza e passarla liscia. Ma, per quel che mi riguarda, non convince, per adesso.
Marco Mengoni: il ragazzo c’è. La voce pure. Ed è pure un gran fico. Gli mancano, tuttavia, la canzone, un parrucchiere decente e un buon amico che lo dissuada a vestire come Sue Ellen il giorno in cui viene arrestata proprio in quella puntata di Dallas.
Malika Ayane: per carità, è brava. Peccato che sembra che abbia ingoiato un iPod che manda a manetta la discografia completa di Dolores O’Riordan.
Povia: Arcigay ce lo ha insegnato e bene. Basta non cagarlo di striscio per farlo passare per quello che è. Una mediocre comparsata sanremese. Lo avesse capito anche Mancuso, l’anno scorso, sarebbe stata ottima cosa.
Pupo & Emanuele Filiberto: il principe ci prova a riciclare il suo personaggio. Fallendo. Qualcuno lo salvi. Da se stesso, da una delle canzoni più brutte della storia dell’universo e dalle cacofoniche prestazioni di Pupo e da una figura di merda in Eurovisione. Ah, per la cronaca: il tenore ci sta come un pugno nel sonno.
Simone Cristicchi: si muove sulla stessa scia filosofica di Vorrei cantare come Biagio Antonacci. E vorrebbe pure spacciarsi per un tipo originale. Mah!

In tutto questo va fatto notare che la Clerici ha tenuto bene il palcoscenico più difficile d’Italia. Piccola nota di gossip: le malelingue riferiscono che Bigazzi le abbia chiesto asilo televisivo dopo il suo esilio da La prova del cuoco. Privilegio che gli è stato negato dalla direzione RAI quando il vecchio divoratore di felini ha cominciato a parlare di Morgan accostandolo a un piatto di fave e a un buon Chianti…