Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

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Un regione “normale”…

Dunque, se ho ben capito:

1. l’ex governatore del Lazio, Marrazzo, si è dovuto dimettere solo perché frequentava una prostituta transessuale, senza che la cosa incidesse sulla vita delle persone – almeno quelle non omo-transfobiche

2. l’attuale gestione della regione Lazio, in mano a Renata Polverini e al centro-destra, UdC compresa – che tanto piace a Bersani – è al centro di uno scandalo senza precedenti a base di sperperi e di festini da ventimila euro l’uno (per non parlare degli stipendi coi consiglieri regionali, ingrassati oltre modo) il tutto a discapito, tra le altre cose, dei posti in ospedale, ridotti dall’attuale governo regionale, e la presidente in carica rimane ben ancorata al suo posto.

Temo che, ancora una volta, l’odio indiscriminato verso le persone LGBT, agitato come questione morale contro il centro-sinistra, abbia colpito fasce di popolazione ben più larghe. In nome del più becero moralismo – cattolico, omofobo ed eterosessista – si è premiato chi prometteva una regione “normale”, dopo lo scandalo Brenda. Una regione “normale”, appunto. E invece…

Se fosse il nostro paese a essere normale – come possono esserlo Francia, Germania, USA e Regno Unito, tanto per citarne alcuni – certa gente andrebbe in galera e, subito dopo, nel posto più lontano possibile da ogni carica pubblica e politica. E invece.

Ma la famiglia tradizionale, per esistere, ha bisogno dell’odio per i gay?

Dando anche solo uno sguardo un po’ distratto alla “Conferenza sulla famiglia” parrebbe che si tratti di una gigantesca pezza, proposta attraverso la solita vetrina mediatica, per nascondere i reali problemi che attanagliano le famiglie italiane oggi e sviando l’attenzione su questioni altre che nulla hanno a che fare con i problemi in questione.

Innanzi tutto va ricordato che la conferenza è stata voluta da Giovanardi, ex dirigente dell’UdC, il partito che ha organizzato il Family Day con quel Cosimo Mele poi scoperto a far festini a base di sesso e droga; e la stessa conferenza poi doveva essere presentata da Silvio Berlusconi, rimbalzato nuovamente agli onori della cronaca per il suo “bunga bunga” e per la presunta predilezione per escort minorenni. Un riproposizione dei valori cristiani, evidentemente, che porta linfa nuova al concetto di famiglia tradizionale tanto propugnato da una chiesa che non ha ancora risolto i suoi problemi con la pedofilia e che è difeso dai suoi sicari parlamentari, gli stessi dei festini e della droga per intenderci.

In secondo luogo non si capisce perché, sempre a sentir ciò che si blatera in quella sede, la cosiddetta famiglia tradizionale, per esistere, debba aver bisogno di un nemici naturali ovvero single, gay e coppie di fatto. Adesso in natura, e secondo logica, qualcosa esiste di per sé e non in opposizione a qualcos’altro. I cattolici di piddì del PdL però sembrano non rendersene conto e, puntualmente, appena gli è consentito dirlo, lanciano i loro strali omofobi e anticostituzionali contro le categorie citate.

L’ultima in ordine di tempo, dopo le più antiche dichiarazioni di Rosy Bindi – sempre a una conferenza sulla famiglia che per esistere ha bisogno di istigare all’odio gli italiani su altre forme di affettività – arriva il sindaco di Roma che, da Milano, afferma:

«In un momento di crisi non si può dare tutto a tutti, bisogna sporcarci le mani. Se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, vuol dire aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli […] e quindi ai gay e ai single, altrimenti non faremo mai politiche familiari. Bisogna concentrarci sulla famiglia della Costituzione formata da un uomo e una donna che fanno figli.»

Adesso, il buon Alemanno dovrebbe spiegarci nell’ordine:

  • come fa a indicare chi è single e chi no? In base a quale parametro? Non essere sposati rende una persona single? Perché allora già dal compimento dell’età di matrimonio molte famiglie italiane avranno figli in giro per casa a cui pagare la penale per non essere sposati;
  • se un single è costretto a pagare più tasse, come farà a mettere denaro da parte in vista di un progetto di vita a due? Non è un po’ la storia del cane che si morde la coda?
  • se sa quanto costa a un single affittare una camera singola nella sua città. Come faranno migliaia di cittadini, magari emigrati, a sostenere le spese ordinarie e assieme un aggravio punitivo per una condizione personale?
  • come farà a tassare i gay visto che non esiste un registro apposito in cui ci si dichiara gay? Vorrà forse procedere con schedature o liste di proscrizione per altro vietate per legge?

Ecco, in base a queste e molte altre argomentazioni che per adesso tralascio, parrebbe che la boutade di Alemanno sia solo l’ennesimo occhiolino ai soliti poteri religiosi in vista di future elezioni.

Sarebbe forse il caso di parlare di altri elementi di crisi della famiglia, dei singoli individui e, di conseguenza, della società tutta: dai licenziamenti al caro-affitti, dalla mancanza di lavoro alla mancanza di tutele per chi è precario.

Tutti questi problemi Alemanno e i quattro cialtroni della Conferenza milanese li hanno mai presi in considerazione? Vero è pure che in molti casi si troverebbero di fronte a un mea culpa, ma molto spesso le assunzioni di responsabilità, se da una parte non portano alla rielezione, dall’altra assicurano un posto nell’Olimpo dell’onestà intellettuale.

Dote che evidentemente manca a certa gente che parla a vanvera di famiglia, sull’onda di una nuova campagna d’odio che, dai tempi del miglior nazi-fascismo, ha bisogno di categorie sociali su cui sviare l’attenzione per non affrontare i reali problemi del presente. Ieri gli ebrei, oggi single e gay.

Il problema, invece, è proprio all’opposto: la mancanza di diritti per i single e le coppie non sposate, etero o meno poco importa, espone la società tutta a un grave pericolo sociale ed economico. Una società che mantiene al suo interno un intero segmento in stato di minorità e di apartheid nella fruizione del diritto è una società debole. E una società siffatta è, di conseguenza, più insicura per tutti, famiglie tradizionali comprese. Ma questo ai fautori dell’odio verso i diversi e del nulla di fatto verso chi dichiarano di voler proteggere sembra non interessare per nulla.

Chissà se questo sarà di aiuto concreto alle famiglie di chi, perché cassintegrato o senza lavoro, non arriva a fine mese. Io ho le mie perplessità.