Dizionario minimo del cattolico integralista medio

cimAccade che il mio profilo Twitter – così come questo blog o il mio profilo su Facebook – diventi oggetto di interesse del/la cattolico/a integralista di turno la cui missione sarebbe, in apparenza, far crollare le mie acquisizioni circa la questione LGBT con le certezze assolute della sua fede. Non importa che le prime siano frutto di studi di settore e le seconde un acritico approccio alla superstizione spacciata per verità assoluta.

Il cuore del problema, a mio avviso, è il seguente: l’umanità non può essere definita nella sua complessità, e quindi non può essere racchiusa esaustivamente in nessuna gabbia definitoria rigida. Per questo, almeno io credo e penso, per comodità terminologica possiamo usare delle categorie in quanto descrittive di un comportamento umano, ma non onnicomprensive dell’umanità intera. Si potrà essere eterosessuali in un modo o in un altro, ci sono gay di un tipo e di tipo completamente opposto, ecc.

Per il cattolico integralista medio (CIM, da ora in poi), invece, esiste un solo concetto di umanità: il suo. Tutto ciò che esula dal quel concetto è sbagliato. E se si prova a chiedergli le ragioni, si ottiene come risposta un “perché sì” o, al massimo dell’elaborazione culturale di cui è capace, scomodando l’ipse dixit di turno.

Ho cercato di isolare alcune sfere argomentative e alcuni termini chiave che servono al cattolico integralista per potersi muovere nel mondo di oggi con lo scopo di sopravvivere a una modernità che non comprende e che ha bisogno di controllare o di disprezzare per potervi sopravvivere. E ho cercato di spiegare cosa essi descrivono nella semantica del mondo civile.

Ma andiamo per ordine. Alfabetico, naturalmente.

Accoglienza (delle persone LGBT): omofobia e transfobia.

Adozione: procedura legale che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente preclusa a gay e lesbiche.

Bambino/a: creatura di qualsivoglia nazionalità da tenere distante da persone LGBT, da affidare preferibilmente a esponenti religiosi di ogni ordine e grado, non importa se pedofili. Ved. -> feto, -> embrione.

Bestemmia: tendenza a praticare singolarmente e nell’insieme ironia, critica e libero pensiero su questioni religiose attinenti al cristianesimo.

Catechismo: metodologia scientifica di descrizione e decifrazione di tutto il reale.

Cimitero: (per -> embrione/feto) luogo dove conservare qualsiasi produzione cellulare assimilabile al concetto di -> essere umano.

Cristianofobia: qualsiasi esternazione critica nei confronti della -> religione cattolica romana.

Democrazia: sistema politico basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Diritto: esclusiva prerogativa di individui battezzati secondo i precetti della religione cristiana cattolica romana.

Donna: involucro biologico funzionale agli atti procreativi, incubatrice. In certi contesti sinonimo anche di “colf”.

Embrione/feto: soggetto giuridico dotato di identità percepita e autonomia biologica vedi vita.

Essere umano: ente caratterizzato da consistenza cellulare minima, dal liquido prespermatico in su.

Fede: ved. -> religione.

Funerale: sacramento riservato in particolar modo a mafiosi, dittatori, politici corrotti, guerrafondai.

Gay pride: pratica sociale in voga a Sodoma, giustamente punita da Dio col fuoco divino.

Lesbismo: 1. mito dell’antica Grecia per cui due donne insieme possono non solo esistere ma addirittura provare piacere fisico; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Matrimonio: istituto giuridico che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente precluso a gay e lesbiche.

Morale: approccio relativista per cui pratiche ammesse (anche di nascosto) a soggetti bianchi, eterosessuali, cattolici e preferibilmente maschi sono da vietare e condannare per tutte le altre categorie sociali.

Natura: tendenza dell’individuo a non esercitare, possibilmente sotto ricatto o per divieto, atti quali libertà di pensiero, critica verso il potere precostituito, sesso omoerotico e pre- o extramatrimoniale, pratiche autoerotiche, gratificazione del sé (shopping incluso), profilassi da malattie sessualmente trasmissibili e quanto non previsto dalle relative encicliche di filosofia wojtyłiano-ratzingeriana.

Normalità: ved. -> fede.

Omofobia: teorizzazione per cui i soggetti LGBT non devono essere uccisi, umiliati, discriminati, picchiati in modo ingiusto, ma solo in modo giusto.

Omosessualità: pratica esistenziale coincidente con svariati mali del mondo, dall’evasione fiscale alla guerra atomica. In alcuni casi è sinonimo di abusi sui minori; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Privilegio: qualsiasi richiesta proveniente da individuo esterno alla chiesa cristiana cattolica romana.

Pro-life: tendenza filosofica che porta il CIM a inorridire di fronte alle leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza, testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito, per poi affrontare in modo passivo o eventualmente entusiastico fenomeni quali guerre, genocidi, violenze omofobe, stupri di minori in parrocchia, appoggio a dittature sanguinarie, pappa&ciccia con cosche mafiose e fenomeni analoghi.

Religione: tendenza a non tollerare chiunque sia critico con quanto espresso e contenuto nel -> catechismo.

Rispetto: tendenza filosofica per cui il pensiero del CIM ha la prerogativa ad essere esternato sempre e comunque senza contraddittorio, per cui ogni obiezione a tal pensiero viene vista come mancanza di rispetto.

Sensibilità: intolleranza.

Scuola: sistema educativo basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Sobrietà: tendenza innata a fustigarsi con cilicio e altra tipologia di strumento di mortificazione del proprio corpo. In alcuni casi, sinonimo di sciatteria, ineleganza, inchiavabilità.

Tolleranza (per le persone LGBT): omofobia e transfobia.

Transessualità: vedi -> omosessualità.

Transfobia: vedi -> omofobia.

Verità: 1. -> catechismo della chiesa cattolica romana; 2. tutto quanto proferito da esponenti religiosi di ogni tipo di ordine e grado, purché contenuto nel -> catechismo della chiesa cattolica romana.

Vita: 1.condizione per cui è vietato non nascere o si è obbligati a non morire, possibilmente attaccati a un respiratore artificiale (o altro supporto medico-chirurgico) con eventuale suora accanto che ti ricorda quanto sei fortunato a trovarti in siffatta condizione; 2. associazione di due o più cellule prodotte e/o secrete da organi genitali umani e funzionali alla riproduzione, comprendente vasta tipologia di casistiche dal contenuto mattutino del fazzoletto post-alzabandiera fino a malato grave in fase terminale; 3. qualcosa da garantire a chiunque, ad eccezione di non credenti, esseri umani di altre religioni, donne non devote, gay, lesbiche, trans, ecc.

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L’esigenza di Dio

Ogni tanto suscito le ire e i dispiaceri, rispettivamente, dei cattolici integralisti e dei miei amici credenti nel momento in cui dico che secondo me la religione è solo fantasy di bassa lega. Mi si risponde che non devo fare confusione tra religione e fede, tra alte sfere e credenti, perché stiamo parlando di cose diverse. Sarà, ma a me sembra che le due cose siano diverse come le due facce della stessa moneta.

Se c’è una massa di fedeli è perché c’è una chiesa che la gestisce e la riproduce (a tal proposito ricordo quella godibilissima pagina di Cuore, il settimanale, che riduceva il battesimo a circonvenzione di incapace). Se c’è una “fede”, perciò, è la conseguenza di una religione che diffonde miti, pratiche, ideologie. Sbaglia e grossolanamente, a parer mio, chi pensa che le due cose siano scisse. E ancor di più chi crede nelle religioni fai da te, quelle, per intenderci, che si basano sul Levitico e lo sterminio di infedeli ma poi nella vita di tutti i giorni sono portate avanti da persone che fanno spallucce di fronte a sesso prematrimoniale, coppie gay, divorziati, ecc.

La religione, assieme alla fede che ne deriva – perché non è la fede a creare la prima come abbiamo visto (fosse non altro perché entrambe ci vengono imposte fin dalla più tenera età) – è un concetto totalizzante, assoluto, radicale. Non è e non dovrebbe essere come la politica, il cui male non sta nel suo esatto opposto, ovvero cambiare principi in base alla convenienza del momento.

La religione si basa su qualcosa che preesiste e che ha generato tutto, dettando le sue regole. Su quelle non ci possono essere deroghe. Per cui i cristiani fai da te, quelli per cui Cristo è una cosa, Ratzinger un’altra – senza sapere che Cristo stesso era venuto per applicare la legge (proprio perché Dio preesiste, appunto) non certo per cambiarla – stanno a “fides et religio” come i catari stavano alla chiesa di Roma nel medioevo. Alla meglio, dovrebbero essere trattati come eretici. E di fatto, roghi ed esecuzioni sommarie a parte, ormai passati di moda in Vaticano, lo sono. Almeno dagli ultimi tre papi, fieri avversari del relativismo. E sì, mi spiace deludervi: anche il simpaticone di Bergoglio ha detto la stessa cosa. Solo che l’ha fatto con l’accento di Maradona e, convengo con voi, è cosa diversa da ben altre inflessioni hitleriane. Ma tant’è.

Ovviamente questo è un problema, e pure bello grosso, per chi si ostina a rimanere nell’ambito di un’istituzione che ha bisogno di tutto, alti ranghi e fedeli, religione (intesa come linguaggio di quei ranghi) e fede (intesa come sentimento dei fedeli), per mantenere inalterato lo status quo. L’otto per mille, per dirne una soltanto, dovrebbe avervi insegnato qualcosa. Anche se temo di no.

Per chi invece come me pensa che tutto questo castello di favole non abbia niente di diverso da una saga di maghetti occhialuti, di vampiri innamorati o di regine di draghi – con la sola differenza che la Bibbia è noiosa, con pochi poteri magici e un editor da licenziare in tronco – la questione si pone in altri termini.

Credo che più che parlare di esistenza di Dio, che è indimostrabile, occorrerebbe parlare della di lui esigenza. Perché è comodo. Perché sappiamo su chi riversare dolore, aspirazioni, esasperazioni e bestemmie quando l’occasione lo richiede. Perché fa parte del sistema operativo: al momento opportuno rimuovi i file di troppo e svuoti il cestino. Se così non fosse si potrebbe impazzire. E il computer diverrebbe inservibile.

Credo che questa esigenza nasca dalla paura. Quando l’uomo ha smesso di essere scimmia e ha guardato il cielo ha avuto il terrore del fulmine. E ha cercato una spiegazione che fosse in linea con la sua scala evolutiva: io produco dei fenomeni e li domino, ergo quel fulmine è prodotto da uno come me che, tuttavia, sta in cielo. Creare Dio per dominare l’inspiegabile. E avere meno paura. E se guardiamo bene, cos’è la preghiera – per fare un esempio e uno solo – se non il tentativo di dominare il terrore per qualcosa di incontrollabile? Ci rimettiamo nelle mani del Signore e poi è tutto affar suo. Riproducendo all’infinito il meccanismo, attraverso al più formidabile generatore di fede: il senso di colpa. E si sa, il senso di colpa è lo strumento migliore per non assumersi le proprie responsabilità.

Oggi per fortuna abbiamo mezzi che spiegano l’inspiegabile, fulmini inclusi ovviamente, e abbiamo psicologi in grado di gestire il lutto, il senso di sconfitta, la delusione. È bastato che l’uomo abbia smesso di guardare il cielo, di sentirsi inferiore (ho già parlato di senso di colpa?) e di prendere di petto le responsabilità del suo presente. L’essere umano è sceso dall’albero rinunciando a essere scimmia. Dovrebbe smettere di camminare con la testa tra le nuvole e comprendere che non c’è bisogno di cercare altrove le risposte che può trovare guardandosi dentro e tutto intorno.

Per quanto mi riguarda, l’abbandono dell’esigenza di Dio rientra nel concetto darwiniano di evoluzione della specie.

Diceva un bellissimo spot dell’UAAR: la brutta notizia è che Dio non esiste, quella buona è che non ne hai bisogno. Che Dio esista o no, non potremo mai saperlo. Che non se ne abbia bisogno, a meno che di non pagare questa esigenza con la perdita di se stessi, può essere invece una conquista. Di libertà, innanzi tutto.

Il carrello della spesa (lettera aperta a Finocchiaro e Marini)

Gentile senatore Marini, gentile senatrice Finocchiaro, le cronache di questi giorni vi vedono rispettivamente come possibili candidato e candidata per la Presidenza della Repubblica, la più alta carica dello Stato. A quanto pare, Renzi in una sua intervista vi giudica poco rappresentativi – per non dire impresentabili – per una serie di ragioni.

Lei, senatore, è stato trombato alle ultime elezioni e per di più, a sentire il sindaco di Firenze, farebbe leva sulla sua appartenenza religiosa per avallare la sua candidatura. Cosa che, appunto, accade solo in paesi come l’Iran. Lei reagisce sdegnato, perché, sempre secondo quanto apprendiamo dai giornali, non ha mai fatto leva sulla sua fede per ottenere incarichi.

Lei, senatrice, è stata beccata da Ikea con le guardie del corpo le quali sono state impegnate a contenere gli eccessi di un pericolosissimo carrello della spesa, dovendolo evidentemente spingere ai fini della sua sicurezza. Per tali ragioni, si è sentita in dovere di apostrofare come miserabili le parole di Renzi.

Or bene, a siffatte argomentazioni, vorrei farvi notare quanto segue:

1. esibire la qualifica di “cattolico” come indicativa di un’identità politica, senatore Marini – e lei lo ha sempre fatto –, significa esattamente utilizzare la propria fede per far carriera nelle istituzioni. Non so se ci ha mai pensato… (poi un altro conto è che questo sia avvenuto per lei, come per molti altri, dentro il gioco democratico, Renzi incluso);

2. se quando ho fatto il dottorato di ricerca il mio tutor mi avesse mandato a fare la spesa da Ikea, cara senatrice, si sarebbe parlato di baronie, di gerontocrazia, di demansionamento del mio ruolo. Mutatis mutandis, la inviterei a riflettere su questo esempio (e sul fatto che magari, per far spingere quel carrello al suo bodyguard, hanno tolto i soldi a qualche ente di ricerca dove altri dottori di ricerca come me non verranno mai assunti, per le ben tristi condizioni della nostra economia).

Adesso io non sono mai stato un fan di Renzi – non l’ho votato alle primarie – così come non ho mai votato il vostro partito, grazie anche alla presenza di personaggi istituziolmente lugubri come voi due, egregi Marino e Finocchiaro, ma posso garantirvi che un domani, se ci fossero nuove primarie e semmai Renzi dovesse essere candidato premier, forse il mio appoggio l’avrebbe.

Sarà “populista” (accusa tutta da dimostrare), sarà di “destra” (ma gli inciuci con Berlusconi li avete fatti pure voi, e anche meglio), ma almeno sa capire che la spesa al supermercato non è un affare di stato. E di questi tempi non è poco. Davvero.

Sotto casa, Max Gazzè

Non chiedo mica un regno intero,
dico io…
sono un indegno messaggero
e cerco Dio
in chi vendette onore per denaro
e ora nel cuore mette un muro!

Non sono credente, si sa… ma questa canzone mi riappacifica con molte cose che non riesco a comprendere fino in fondo.

O forse mi piace perché qualcuno dice di me che nel mio cuore ho messo un muro. Chissà.

Sulla laicità, senza esagerare

Dal dialogo tra Dito Storto e Therese (dal minuto 0:51:51):

Therese – La madre superiora dice che Dio ha creato tutte le cose, ma non vuole riflettere su chi sia stato a creare Dio.
Dito Storto – La tragedia di quelli che credono in Dio è che la loro fede controlla il loro intelletto. Per quanto ne so, le religioni spesso sono causa di distruzione e di morte. Ma continuiamo con Platone…

da L’albero di Antonia, di Marleen Gorris, 1995

P.S.: aggiungo, a margine di questa riflessione, che molto spesso la morte di certi personaggi, più che sottolineare la perdita di grandi figure, evidenza l’assenza di un pensiero critico largamente condiviso. O, come nel caso italiano, non solo la presenza degli atei devoti, ma anche della nuova categoria dei laici genuflessi.

Horcrux ante litteram

«Mi spiace, ma non ci credo…»
«Non dire così…»
«Per me è niente di più di un fantasy scritto male e il protagonista ha pure poteri magici poco interessanti.»
«Credimi, ci ho provato a distruggerla, la Bibbia, ma non ci sono riuscito…»
«Hai provato con un dente di basilisco?»

(Durante una discussione tra me e un amico credente.)

Ecce homo

Qualche anno fa a Catania è stata presentata la mostra di Elisabeth Ohlson, Ecce homo che rappresentava la vita di Cristo in chiave GLBT. Per queste ragioni molte delle opere esposte sono state sfregiate – prima che arrivassero in città – perché ritenute blasfeme.

Il messaggio dell’artista è molto chiaro e, a mio modo di vedere le cose, del tutto condivisibile.
Se oggi Cristo dovesse tornare sulla terra starebbe con i nuovi paria, e cioè con i transessuali, i malati di AIDS e con quelle persone a cui viene negato il pieno diritto di cittadinanza.

Credo che, visto il giorno che è oggi, sia giusto dare voce anche all’espressione di un’artista che veicola con queste immagini la sua fede. Una fede che include, esattamente secondo lo spirito del messaggio cristiano, chi oggi è costretto a vivere ai margini.

Credo che le immagini che seguono – sicuramente molto forti ma che, almeno a me, danno una profonda sensazione di pace – siano una risposta possibile per chi, nel mondo GLBT, sente bisogno di una sincera adesione alla fede.

L’annunciazione.
Due compagne ricevono il seme dall’arcangelo Gabriele. L’amore è sempre fecondo.

La natività.
Due famiglie omosessuali e i loro amici accolgono Gesù bambino al mondo.

Il battesimo di Cristo.
Le due persone ritratte erano due amici di Elisabeth.
Entrambi sieropositivi e morti di AIDS.

La trasfigurazione.
Riprende l’estetica leather.

L’ingresso a Gerusalemme.
Questa foto è stata scattata durante un gay pride di Amsterdam.

L’ultima cena.
Uno dei capolavori della mostra. Gesù ha i tacchi a spillo e il piumino per la cipria invece del pane.
Giuda è una drag queen sulla destra, con le banconote nel reggicalze.
In luogo degli apostoli ci sono persone transessuali.

Il bacio di Giuda.
Manifesto antiborghese della mostra.

Il calvario.
Anche in questo caso, il protagonista dell’immagine è un malato terminale di AIDS.
L’uomo in basso, a sinistra, regge in mano le pillole che occorrono al modello per poter rimanere in vita.
Gli altri protagonisti sono i familiari del ragazzo.



La crocifissione.
Subito dopo La pietà l’immagine più inquietante e di elevato contenuto simbolico.
Un giovane gay è appena stato ucciso da picchiatori nazi. Sul corpo esanime del ragazzo si proietta l’ombra del sacrificio di Cristo.

La pietà.
L’uomo che veste i panni di Gesù morente è in fase terminale.
Morirà di AIDS pochi giorni dopo aver posato per questa immagine.

La resurrezione.
All’uscita del sepolcro le Marie danno il bentornato al Cristo risorto.

Il cielo.
La mostra chiudeva con questa immagine, bianca e rasserenante.
Sotto la gigantografia c’era scritto “Non abbiate paura, Dio è amore”.